Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mostra. Mostra tutti i post

giovedì 11 settembre 2014

Partorire con l'arte, l'arte di partorire

Al via un originale ciclo di dibattiti sulla maternità promosso dal MAXXI di Roma

Roma, (Zenit.org) Maria Gabriella Filippi 

Collegare il museo alla sala parto, perché il museo, che è fucina dell’arte e del pensiero, è un luogo molto simile a quello in cui viene alla luce la più grande opera d’arte, la vita di un nuovo essere umano.
Questo è il connubio perfetto formulato da Antonio Martino, ginecologo del Fatebenefratelli di Roma e collezionista e cultore di arte contemporanea, il quale grazie alla collaborazione con la psicologa dell’arte Miriam Mirolla, docente presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, ha ideato la realizzazione del progetto intitolato Partorire con l’arte ovvero l’arte di partorire.
L’iniziativa che ha preso il via venerdì 5 settembre, si svolgerà in altri cinque incontri a cadenza settimanale: uno per ogni fase della gravidanza, dal concepimento fino al parto.
Il primo appuntamento svoltosi venerdì scorso presso il museo MAXXI di Roma è stato dedicato all’“annunciazione della gravidanza” e al suo primo trimestre. La visione di sculture, opere di street art, video e audio installazioni si è intrecciata ai contributi di medici, artisti e storici dell’arte: sono intervenuti la biologa Irene Martini, l’artista Donato Piccolo, la genetista Maria Lisa Dentici e l’ostetrica e poetessa Silvia Battistini.
Da Giotto alla Madonna del parto di Monterchi, affresco di Piero della Francesca e opera ispiratrice di questo progetto, a Beato Angelico e ai fiamminghi, per giungere alla ‘Gravida’ di Aurelio Bulzatti e ad altri contemporanei come Luigi Ontani, sono tante le opere d’arte incentrate sul tema dell’annunciazione di una gravidanza; le loro radici sono rintracciabili in testimonianze letterarie sublimi - la prima di tradizione romana pagana, è la narrazione di Apuleio del mito di Amore e Psiche; per non parlare dell’insuperabile racconto dei Vangeli, con l’apparizione dell’angelo a Maria, segno indelebile per l’intera cultura occidentale.
“La sala travaglio è il mio pane quotidiano”, ha spiegato Martino durante l’incontro. Innamoratosi dell’arte contemporanea 25 anni fa, il medico ha avuto l’idea di condividere la sua passione e le sue conoscenze con le partorienti, le neo mamme e i papà, con l’obiettivo di allentare l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e di restituire lo stupore e la serenità nel vivere la bellezza di questo evento irripetibile.
In un periodo storico in cui viene penalizzata la maternità, la coppia e la famiglia, in cui la gravidanza sembra essere vissuta come un’attesa a cui di dolce è rimasto ben poco e che assomiglia sempre più ad una condizione patologica, questo percorso vuole avere la funzione di abbassare il livello dell’ansia e della tensione, fino a contribuire alla prevenzione della depressione post parto.
“Come ginecologo – ha raccontato Martino - ho fatto nascere almeno cinquemila bambini e con tutto questo vissuto in prima persona, difficile e pieno di responsabilità ma meraviglioso, mi sono reso conto che a questa esperienza straordinaria mancava quella dimensione filosofica e artistica che fosse in grado di far apprezzare ancora con più forza e coscienza, alle donne e alle loro famiglie, l’esperienza della gravidanza”.
“In fondo - ha concluso il ginecologo - pure noi ginecologi siamo degli artisti, perché in alcuni casi le decisioni da prendere, pure quelle difficili” ma “mai andando contro i protocolli, nascono sicuramente da sensibilità, capacità ed intuito personali”.

 

venerdì 4 aprile 2014

Il Centro 21 nella nuova casa di via Limentani. Domenica inaugurazione

Sarà inaugurato domenica pomeriggio alle 16,30 con la benedizione del vescovo Lambiasi, il centro 'Daniela Conti' a casa Limentani 15 a Riccione. Accoglierà progetti e laboratori per l'educazione all'autonomia ed in preparazione al futuro lavorativo di persone con sindrome di down. 

centro21.jpg

RICCIONE | 04 aprile 2014 
 
Mancano ancora i mobili, ma sarà tutto pronto per domenica. La casa di via Limentani che sarà gestita dall'associazione 'centro21' è un sogno che diventa realtà e che risponde alla domanda che tutti i genitori di persone con sindrome di down si fanno: che cosa sarà dei nostri figli dopo di noi? Il centro, intitolato alla memoria di Daniela Conti, morta di leucemia nel 2007, a 18 anni, ha l'obiettivo di educare i ragazzi e gli adulti all'autonomia e ad un futuro lavorativo. Attualmente sono 16 le persone, da 2 a 42 anni, seguite direttamente dall'associazione.
La ristrutturazione della vecchia casa di proprietà del Comune è costata 564.000 mila euro, coperti per 177.074 euro dalla Regione, dal Comune per 150 mila euro. Il resto a carico delle famiglie del Centro 21 e donazioni di privati: 237.736 euro.
La struttura, di 230 metriquadrati, ha un salone laboratorio al piano terra e di sopra, cinque camere con 8-10 posti letto, un grande terrazzo e tanto spazio fuori.

'Arriva finalmente a compimento quello che all’inizio di questo mandato sembrava solo un sogno – è il commento del Sindaco Massimo Pironi. Ci siamo riusciti anche grazie ad una legge regionale molto avanzata. Ma le leggi non bastano, ci vogliono le persone giuste. In questo caso le famiglie del Centro 21, che si facessero carico di una sfida. Le istituzioni fanno un passo indietro e lasciano spazio a chi ha le competenze e la spinta per gestire. Di fatto questa casa sarà non solo dei ragazzi e delle famiglie di Riccione ma anche di quelle dei comuni vicini, dell’intero comprensorio Sud'.

'Confesso che ero molto spaventata all’inizio – ammette Maria Cristina Codicè, presidente dell’Associazione Amici del centro 21 – all’idea di farci carico, come famiglie, di una quota importante dei costi di costruzione della casa. Poi, quando abbiamo cominciato a vedere la risposta della città e delle singole persone, abbiamo capito che non eravamo soli, che avevamo una collettività e un’Amministrazione alle spalle. Il centro non sarà una cattedrale nel deserto, ma un luogo vivo, dove i ragazzi svolgeranno attività e trascorreranno esperienze di autonomia residenziale. I ragazzi che oggi già fanno questo percorso (in un appartamento in affitto) sono 5, ma passo dopo passo questo potrà essere allargato anche ad altri. L’altro obiettivo che il Centro21 persegue è quello del lavoro, il passaggio dalla borsa-lavoro dell’Ausl all’impiego vero e proprio tramite assunzione.
Dopo la ristrutturazione, la casa di via Limentani, di proprietà comunale, è ora composta da un grande salone vetrato al pianoterra, con funzione di laboratorio per le attività di lavoro, una sala da pranzo e una cucina, cinque camere con servizi al primo piano, per un totale di 8-9 posti letto, una grande terrazzo, in tutto 230 metri quadrati.


Durante tutto il pomeriggio di domenica sarà possibile visitare il Centro e la mostra:

17,15 Jerome Lejeune e la trisomia 21. Conversazione con Pierluigi Strippoli, professore di Biologia applicata dell’Università di Bologna.

Ore 18 spettacolo “Gustosa”, un varietà tutto da gustare. Creatività, allegria e impegno dei ragazzi del Centro 21.

Mostra “Che cos’è l’uomo e perché te ne ricordi?” Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune.

Fonte: newsrimini.it
510840

martedì 22 ottobre 2013

“Che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune”

 

L’Associazione Medicina e Persona del Piemonte, in collaborazione con l’Associazione ‘Il Cammino’ e con il Centro Culturale Piergiorgio Frassati e grazie al patrocinio della Regione Piemonte, propone la mostra dal titolo “Che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune” curata dall’Associazione Euresis e dalla Fondazione Jerome Lejeune con il contributo dell’Associazione Nazionale Medicina e Persona.
La mostra sarà esposta presso il Centro Incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23 a Torino seguendo il seguente orario: lunedì 21 ottobre h 9-­-19; martedì 22 ottobre h 9-­-20.30; mercoledì 23 ottobre h 9-­-19; giovedì 24 e venerdì 25 ottobre h 17-­-20; sabato 26 ottobre h 9-­-13.
Sono previste visite guidate prenotabili all’indirizzo email: prenotamostra@gmail.com.
Martedì 22 ottobre ore 20.45 si terrà l’incontro di presentazione della mostra con l’intervento del prof. Strippoli, genetista dell’Università di Bologna e la testimonianza di Walter Dal Pos, Letizia Salanitro e Stefano Lovato.

Breve presentazione della mostra.
La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino. Quella che viene proposta è un‘indagine sulla “natura umana” a partire dalla testimonianza di Jerome Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.
Il prof. Lejeune è lo scopritore della trisomia del cromosoma 21, l’alterazione che causa la sindrome di Down.
Lejeune è stato ricercatore e medico, in particolare un medico pediatra: la sua rigorosa ricerca scientifica è stata mossa dal desiderio di conoscere la genetica umana per poter curare; e curare per Lejeune significa prendersi cura della persona, di ogni singolo malato.
E’ un’esperienza professionale e umana fondata su una precisa visione dell’uomo e della realtà che ha alimentato le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che ogni uomo sia “unico” e “insostituibile” e come tale vada guardato.
Dalle scoperte di Lejeune ad oggi la genetica ha fatto grandi progressi: conosciamo gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; in tal modo diventa possibile individuare le basi genetiche di numerose malattie.
Questa evoluzione fa sorgere inevitabili interrogativi: qual è lo scopo di tali pratiche? Quali informazioni possiamo ricavarne? E’ proprio vero, come alcuni sostengono, che potremo sapere se una persona è portatrice di malattie genetiche, se è predisposta a malattie degenerative, addirittura quali saranno le sue doti, il suo carattere, le sue inclinazioni? Soprattutto, queste conoscenze servono a curare meglio?
All’interno della mostra viene sottoposta a critica l’idea, per altro molto diffusa, che ogni organismo vivente sia la somma di tanti “geni per” ogni caratteristica umana.
La moderna biologia evolutiva ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altri fonti di informazione, per costruire la sua vita.
Riaffiora dunque quell’immagine, cara a Lejeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni essere vivente: potevamo non esserci, invece ci siamo. Questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda.
Clicca qui per maggiori informazioni

giovedì 3 ottobre 2013

" Che cos’è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e Natura umana nello sguardo di Jérome Lejeune"



volA3-01

" Che cos’è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e Natura umana nello sguardo di Jérome Lejeune"
E’ questo il titolo della mostra che si terrà dal 7 all'11 ottobre 2013 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Perugia, Polo didattico Sant'Andrea delle Fratte, edificio A.

La mostra si potrà visitare tutti i giorni dalle ore 9,00 alle 19,00.
Il  7 Ottobre alle ore 17,15 ci sarà l'incontro inaugurale, al quale interverranno il Prof. Pierluigi Strippoli del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna e il Dr. Matteo Bianchini, padre di famiglia, che ci racconterà la sua esperienza di genitore di una bambina con sindrome di Down.
La mostra è organizzata dagli studenti dell'associazione Student's Office Universitas.

Desideriamo organizzare quest’evento per far conoscere la figura di Lejeune, il medico che, cercando di individuare l’etiologia della sindrome di Down, ritenne che questa potesse risiedere a livello cromosomico. Nonostante i pochi mezzi a disposizione per le sue ricerche, egli riuscì a delineare il cariotipo trisomico 21 e ad aprire le porte alla genetica moderna. La sua dedizione a tale ricerca è dovuta alla grande passione ed attenzione alla realtà che gli hanno permesso di arrivare alla verità.
Lejeune è stato un ricercatore ma era anche un medico pediatrico: la sua ricerca era mossa dal desiderio di poter curare; e curare significa prendersi cura della persona, di ogni malato.  Tuttavia, con le sue scoperte, si aprì anche la possibilità della diagnosi prenatale e di conseguenza della selezione eugenetica, di fronte alla quale egli prese pubblicamente posizione contro l’aborto.  Questo gli costò l’ostracismo da parte della comunità scientifica, tanto che tuttora la figura di Jérome Lejeune è poco conosciuta.
 Per maggiori informazioni contattare il numero 3206055080 o scrivere a: mostralejeunepg@gmail.com


mercoledì 2 ottobre 2013

Camerino: mostra su Jerome Lejeune, il genetista che scoprì la causa della Sindrome di Down












L'Associazione Culturale di Camerino inaugurerà, giovedì 3 ottobre alle ore 18.30 presso la sala Betti del Palazzo Ducale di Camerino, una mostra sul genetista francese Jérôme Lejeune, scopritore della causa della Sindrome di Down, oggi ritenuto il padre della genetica moderna. All'inaugurazione della mostra, intitolata: "Cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune", interverrà Pierluigi Strippoli, Professore Associato di Biologia Applicata e Responsabile del Laboratorio di Genomica del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna. Oltre ad essere una figura di altissimo rilievo in ambito scientifico, Jerome Lejeune è stato prima di tutto un uomo, con uno sguardo eccezionale su tutti i suoi piccoli malati: infatti a una fiducia nella ricerca scientifica ha unito sempre un profondo amore per l’uomo.

Il Presidente dell’Associazione, Francesca Borghetti, sostiene “Il suo sguardo e la sua attenzione all’altro ci hanno colpito tanto da voler riproporre la sua persona, attraverso la mostra.” La mostra, realizzata grazie ai fondi messi a disposizione dall’Università di Camerino per le associazioni studentesche, rimarrà esposta dal 3 al 9 Ottobre 2013 presso i locali della Biblioteca di Giurisprudenza e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, sabato pomeriggio e domenica esclusi. Sarà inoltre possibile prenotare visite guidate mandando una mail all’indirizzo associazioneculturalecamerino@gmail.com L’ingresso e le visite sono gratuiti!

dall'Università di Camerino
www.unicam.it
 



























































































































                                                                     http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=428823    





        

giovedì 12 settembre 2013

Family Happening 2013



famiglia_genere_discriminazione

Venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 settembre 2013 c/o Piazze del Centro Storico – Verona si terrà la 9^ edizione del FAMILY HAPPENING: sport, laboratori, conferenze, mostre, spettacoli a misura di famiglia, co-organizzato dal Comune di Verona e dalla Associazione Family Happening.
Una manifestazione per promuovere la famiglia e i suoi valori in un contesto di festa.
Ma anche occasione di solidarietà con il sostegno al Banco Alimentare che assiste persone bisognose attraverso 230 strutture caritative beneficiarie.
Molto ricco il programma proposto, tra cui spiccano:
  •     venerdì 13: conferenza “Non lasciatevi rubare la speranza! Giovani e desiderio” con John Waters, columnist e scrittore irlandese che ha svolto la relazione principale al Meeting di Rimini 2013;
  •     sabato 14: conferenza/spettacolo “Dante, poeta del desiderio” con il prof. Franco Nembrini;
  •     sabato 14: presentazione della mostra tolkieniana “In te c’è più di quanto tu creda” a cura di Chiara Nejrotti;
  •     domenica 15: presentazione della mostra “Cos’è l’uomo perché tu te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune” a cura del prof. Umberto Fasol
I dettagli e l’elenco completo delle iniziative nel depliant allegato e sul sito dedicato www.familyhappening.it

fonte: prolifenews.it

lunedì 8 luglio 2013

Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi?

Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune
9 luglio – 21 luglio 2013  Santuario di Oropa – Galleria Sant’Eusebio
Presentazione della mostra
La mostra è composta da 40 pannelli
A cura di: Associazione Euresis e Fondazione Jérôme Lejeune.
In collaborazione con: Associazione Medicina e Persona e Centro Culturale Crossroads

La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino. Quella che viene proposta è un’indagine sulla “natura umana” a partire dalla testimonianza di Jérôme Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Oropa Lejeune 2Il percorso espositivo inizia ripercorrendo le fasi della formazione scientifica di Lejeune, pioniere della citogenetica, nel contesto delle conoscenze biomediche del suo tempo; viene quindi illustrata la sua attività scientifica, il suo approccio alla ricerca e le sue scoperte: in particolare, viene descritto il processo che l’ha portato a dimostrare il nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Lejeune è un ricercatore ma è anche un medico, in particolare medico pediatrico: la sua ricerca scientifica è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare; e curare significa prendersi cura della persona, di ogni singolo malato. L’attività medica di Lejeune è una testimonianza dell’importanza per il malato di un contesto umano, anche nei casi dove non registrino significativi progressi conoscitivi e terapeutici. È una esperienza professionale e umana fondata su una precisa visione dell’uomo e della realtà, che ha alimentato anche le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che ogni uomo sia “unico” e “insostituibile” e come tale vada guardato.

Oropa Lejeune 3Dalle scoperte di Lejeune a oggi la genetica ha fatto enormi progressi. Conosciamo ormai gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; è possibile quindi individuare le basi genetiche di numerose malattie. Non solo. Con le tecnologie attuali e con relativamente poca spesa possiamo ottenere l’intera sequenza del DNA di numerosi singoli individui.
Sorgono a questo punto inevitabile interrogativi. Qual è lo scopo di tali pratiche? Quali informazione possiamo ricavarne? È proprio vero, come alcuni sostengono, che potremo sapere se una persona è portatrice di malattie genetiche, se è predisposta a malattie degenerative, addirittura quale saranno le sue doti, il suo carattere, le sue inclinazioni? Soprattutto, queste conoscenze sono per curare meglio, come affermava Lejeune, o sono proiettate verso nuove forme di eugenetica?

Oropa LejeuneInfine, ampliando lo sguardo, viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica umana; è l’idea che l’uomo, e più in generale ogni organismo vivente, sia la somma di tanti “geni per”. La moderna biologia evolutiva suggerisce però un’altra prospettiva: ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita.
Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come a esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. E riaffiora quell’immagine, cara a Lejeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente: potevamo non esserci , invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda.

giovedì 23 maggio 2013

Inagurata al Policlinico di Bari la mostra “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune”

043

22 maggio 2013

di Francesco Elios Coviello

Si è svolto ieri pomeriggio, nell’ aula magna del Policlinico di Bari, gremita di studenti, medici, professori e semplici curiosi, l’incontro di inaugurazione della mostra Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune, che verrà esposta al pubblico nel corso di questa e della prossima settimana.

Invitati a presentarla sono stati tre ricercatori correlati, ognuno a suo modo, alla scoperta e alla persona del medico francese che scoprì la Trisomia 21 e che è protagonista dell’esposizione. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII “D. Diderot”, conosciuto dagli studenti durante la scorsa edizione del Meeting di Rimini come prima guida ai pannelli della mostra, ha fatto un’interessante premessa: “La proposta che viene presentata nel salone antistante quest’aula, da domani pomeriggio a sabato mattina, non è una rinuncia alla propria sensibilità o alla propria idea, ma uno sforzo di immedesimazione, una possibilità di scoprire lo sguardo di Jérôme Lejeune, come riporta il sottotitolo, e di vedere le cose dal suo punto di vista inedito e sorprendente”. Una sorta di scambio di occhi, quindi, ed è proprio dagli occhi chiari e dal sorriso sincero e insieme appassionato del geniale pediatra, genetista e biochimico che prende avvio questo viaggio nella sua esperienza, animata da una tensione instancabile alla verità. Questa forza si esprime dunque in un’esigenza, quella della ricerca scientifica, applicata alla realtà della sindrome di Down, così vicina nel reparto di pediatra del Saint-Louis di Parigi e così oscura nelle cause e nella terapia, e porta alla brillante intuizione, avvalorata poi da evidenze sperimentali, del cromosoma in più nella coppia 21. E’ il 1958, questa è l’origine della patologia e questa la strada giusta per comprendere anche le altre malattie cromosomiche. Nasce così la moderna citogenetica, seguono altre scoperte, come quella della causa della sindrome del cri du chat, e la ricerca non si ferma all’eziologia o alla descrizione dei sintomi ma si apre alla prospettiva della cura. A questo punto appare tutta l’umanità e la compassione di Lejeune, medico per vocazione e ricercatore per necessità, dove la necessità è quella di trovare una cura e di farlo al più presto, prima che si possa decidere se loro, i suoi piccoli pazienti, debbano vivere o morire, prima che si possa giocare all’immatura dama della selezione artificiale e dell’eugenetica. “Allora resta una via, una sola, guarirli e guarirli in fretta.” E ancora: “Troveremo. E’ impossibile non trovare, è molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna”. “Quella di Lejeune è la storia di un ottimista” afferma Flagiello: “non per indole ma per realismo, non per una predisposizione positiva alla vita ma per un’acutezza di sguardo, propria di un eccellente scienziato, che non trascurava nessun fattore e che andava dritta al problema, con la fiducia, anch’essa razionale, di poter comprendere e di poter guarire.” E prosegue: “Lavorando con un mio professore, ch’era stato allievo di Jérôme Lejeune, ho compreso quanto la ricerca sia un continuo domandare, in maniera esponenziale, e fare una scoperta significhi aprire centinaia di nuovi interrogativi. Egli, come il suo maestro, credeva bene che il nostro intelletto possa comprendere le leggi dell’universo, col quale è in sintonia.” Ma Lejeune non è solo questo, è anche il medico che compatisce i genitori in difficoltà, che consola e che ridà fiducia, come dimostrano le testimonianze di tanti padri, madri e figli trisomici. “E’ tutto questo ma è un uomo solo, una persona unita, integra, dunque medico sì, ma fino in fondo all’anima” conclude il professore.
La parola spetta a questo punto a Rosa Anna Vacca, ricercatrice del CNR di Bari ma innanzi tutto madre di un bambino trisomico. “Io e mio marito l’abbiamo accolto pieni di dubbi, guardando solo gli aspetti negativi della situazione, ma poi abbiamo riconosciuto in lui un dono, vera espressione di un amore eccezionale, seppure dotato di una maniera semplice di esprimersi come è quella di mio figlio Enrico”. La dottoressa ha poi chiarito le caratteristiche principali della malattia e i suoi aspetti più preoccupanti, come la tendenza a invecchiamento e neurodegenerazione precoci.  Sono stati menzionati i fattori e le proteine responsabili di alcuni dei sintomi e i loro effetti e si è parlato della complessità a scoprire i completi meccanismi metabolici che dal cromosoma soprannumerario condurrebbero alle caratteristiche note, considerando anche l’intricato network d’informazioni e d’influenze che s’intesse all’interno del genoma umano. Ha anche comunicato la scarsa attenzione che la ricerca biologica rivolge alla cura per la trisomia 21, più orientata alla miglior definizione dei metodi di diagnosi prenatale, e la diminuzione nel corso degli ultimi anni dei soggetti trisomici in Italia, al punto da far riferire alla sindrome di Down la definizione di malattia rara, con un affetto su duecento. Ed a realizzare ciò ha contribuito la frequenza di aborti e l’utilizzo della diagnosi prenatale come mezzo di riconoscimento e selezione e non opportunità di cura prima del parto. Ritorna perciò l’esperienza di Jérôme Lejeune, conosciuta dalla dottoressa Vacca per caso nel cercare un ente che finanziasse le sue ricerche sui mitocondri e su un estratto del tè verde che riattiva la loro funzionalità riducendo lo stress ossidativo e il deficit bioenergetico. Lo studio su questa molecola, l’epigallocatechina-3-gallato, è stato finanziato dalla Fondazione Lejeune, istituzione chiave in Francia per la ricerca sulla trisomia 21 e sulle altre patologie di origine cromosomica, fondata l’indomani della morte del genetista, nel 1996. L’estratto ha inoltre la proprietà di superare le barriere ematoencefalica e placentale e così si presenta come una possibilità di poter intervenire in senso terapeutico sul feto affetto, come era negli auspici del pediatra e genetista francese.
L’ultimo intervento è quello di Pierluigi Strippoli, medico e professore di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, che ha voluto esordire con un ragguaglio storico sulla sindrome e sul suo studio, partendo dalla prima descrizione medica dell’inglese John Langdon Down ed evidenziando l’accento di razzismo che era contenuto nella prima definizione della condizione, “mongolismo”, a cui si associava la torma dei pregiudizi cui l’ignoranza sulla patologia dava adito. Jérôme Lejeune vince su queste congetture e dimostra, con la pura lucidità del medico e dello scienziato, ch’essi, i trisomici, come dopo il 1959 vengono chiamati, sono uomini e dotati di pari dignità rispetto a qualsiasi altro individuo. E le parole di Bruno, il ragazzo trisomico che al termine del funerale del medico francese, nel 1994 a Notre Dame, strappa un microfono per poter parlare, esprime palesemente questa realtà: “Ti ringrazio mio professore per quello che hai fatto per mio padre e mia madre. Grazie a te, sono fiero di me.” E’ un uomo che cambia la vita delle persone che lo incontrano, grazie a uno sguardo che non esclude nulla, nemmeno il dolore, ed è pronto a rischiare tutto – anche un premio Nobel – per la riuscita della sua impresa, quella di trovare una cura e di difendere i suoi piccoli pazienti. E cambia la vita anche a chi lo conosce indirettamente, come a Strippoli stesso, che racconta di aver scelto di dedicarsi alla ricerca subito dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e di essere stato indirizzato dal suo professore allo studio della sindrome di Down. Per nulla motivato, intraprende tiepide ricerche e tuttavia scopre che, sebbene nel 2000 sia stato completato il sequenziamento del cromosoma 21, un gene di circa 100.000 basi non è ancora stato scoperto. Determinante è però l’incontro con la famiglia Lejeune e il monito di questa: “You must see patients.” Convinto, il medico bolognese inizia a frequentare l’ambulatorio e a incontrare i bambini, seguendo le orme del genetista francese, e da questo momento sgorgano giovani intuizioni, oltre all’inesauribile insegnamento che c’è sempre da imparare. “Mi pare che questi bambini non abbiano tanta difficoltà nel comprendere quanto più nel comunicare” afferma il ricercatore, che ha ripreso lo studio sulla malattia. “La  sindrome di Down è una malattia che fa paura: perché mentre per molte altre sono pochi i geni implicati, per questa non se ne conosce il numero preciso e quindi la sfida è nel trovare il musicista che stona”, nell’efficace metafora riportata anche in uno dei pannelli della mostra. E le intuizioni di Lejeune, considerato da Strippoli uno dei più grandi scienziati del ventesimo secolo, continuano ad essere studiate proprio per la loro lungimiranza, straordinaria per l’età storica e i mezzi: “Egli già diceva che la trisomia è una malattia da intossicazione, noi lo stiamo studiando, ed inoltre negli individui considerati normali v’è comunque una piccola percentuale di cellule mutate, trisomiche e monosomiche, pari in media al 2%, e la differenza con i soggetti Down sta in questa percentuale, che cresce, ma in uno spettro variabilissimo. Da cosa dunque noi decidiamo chi è normale e chi no e, ancor peggio, chi ha diritto alla vita e chi alla morte?” Conclude il ricercatore: “Inoltre Jérôme Lejeune era convinto che partendo dalla trisomia si possano capire le monosomie e noi ci stiamo rendendo conto che il modo migliore è questo.”
Cosa resta della vita di un uomo così grande, così arditamente innamorato della vita e dell’uomo, così realista eppure così ispirato dall’alto ideale? La certezza che si può continuare a cercare e, ancor più, la certezza che la risposta c’è, gli sguardi, le parole, i volti e l’opera di chi cerca ne sono la promessa.
Troveremo. E’ impossibile non trovare, è molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna.
La mostra rimarrà esposta nei giorni dal 22 al 24 maggio nello spazio antistante l’Aula Magna del Policlinico, dalle ore 14.00 alle 20.00, il 25 maggio nella mattinata, e poi continuerà ad essere fruibile nell’aula D del palazzo di Biologia, nel Campus Universitario di Bari, negli orari 8.00-9.00, 13.30-15.00, 17.00-20.00.

Fonte: http://bari.ilquotidianoitaliano.it

sabato 18 maggio 2013

Bari - Inaugurazione della mostra su Jerome Lejeune, 'Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?'





Si inaugura martedì 21 maggio, presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, la mostra su Jerome Lejeune, “Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”.

Parteciperanno: il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII; il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down; la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari.

In occasione dell’Anno della Fede, gli studenti universitari di Biologia e Medicina di Bari presenteranno la mostra, “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”, sulla vita di Jerome Lejeune, già esposta nell’ultima edizione del meeting di Rimini.
La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino, proponendo un’indagine sulla “natura umana”, a partire dalla testimonianza di Jérome Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Lejeune è il medico che ha dimostrato il nesso tra la Sindrome di Down e Trisomia 21. Egli è diventato ricercatore per necessità: la sua ricerca scientifica è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare, e curare significa prendersi cura di ogni persona, di ogni singolo malato. Il suo impegno per la vita non nasce da riflessioni teoriche, morali, filosofiche o solo astrattamente scientifiche, bensì nasce accanto al malato. Coloro che l’hanno conosciuto, o incontrato solo per un istante, non possono dimenticarlo. La sua è stata un’esperienza umana e professionale fondata su una precisa visione dell’ uomo e della realtà, che ha alimentato anche le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che “ogni uomo è unico e insostituibile e come tale va guardato.

Dopo i vari progressi nella genetica, come l’intero sequenziamento del DNA, ci si domanda se queste conoscenze hanno come scopo la cura delle malattie genetiche, o se, come affermava Léjeune, sono proiettate verso nuove forme di eugenetica.

Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica umana; è l’idea che l’uomo sia la somma di tanti “geni per”. La moderna biologia evolutiva suggerisce però che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita. Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come ad esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. Riaffiora quell’ immagine, cara a Léjeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente: “potevamo non esserci, invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda”.
L'esposizione della mostra sarà preceduta, nel giorno 21 Maggio alle ore 17 presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, da un’ inaugurazione alla quale parteciperanno professori che indirettamente hanno incontrato Jerome Lejeune:
il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII, che in veste di curatore della mostra ha incontrato i ragazzi durante il Meeting di Rimini, avvicinandoli alla vita, all'umanità e alla tenacia di Jerome Lejeune;
il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down che avrebbe abbandonato la ricerca relativa alla Sindrome di Down se non avesse poi incontrato, dietro invito di un'amica, la famiglia Lejeune che proponeva di ritornare in clinica perché la ricerca di una cura parte accanto al malato da curare;
la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari, che avendo accolto con amore suo figlio affetto dalla Sindrome di Down ha iniziato a cercare una possibile cura, osservando in prima persona che nei pazienti aumenta lo stress ossidativo ed è fortemente compromessa la funzionalità mitocondriale, determinanti importanti del deficit cognitivo associato a questa sindrome; ma ha scoperto che una molecola di origine naturale estratta dal tè verde, può migliorare tale deficit.

La mostra sarà esposta:
• dal 22 al 25 Maggio presso la Zona Antistante l’Aula Magna “De Benedictis” del Policlinico di Bari, dalle 14 alle 20
• dal 27 al 30 Maggio presso l’ Aula D del Palazzo di Biologia dell’Università di Bari, dalle 8 alle 9; dalle 13,30 alle 15; dalle 17 alle 20
Per prenotazioni e informazioni:
Nadir Lezza (Biologia) tel. 342 3125191
Antea Lopergolo (Medicina) tel. 392 5302379

Fonte: http://puglialive.net