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lunedì 24 febbraio 2014

LA MODIFICA DEL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO DELLA PILLOLA DEL "GIORNO DOPO" VIOLA IL DIRITTO DI OBIEZIONE DI COSCIENZA

RU486_obiezione_coscienza

COMUNICATO STAMPA 11 -2014
«La libertà di pensiero, di coscienza e di religione, è uno dei fondamenti di una società democratica». La solenne affermazione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo deve essere ricordata in questi momenti nei quali il diritto all'obiezione di coscienza dei sanitari alle pratiche abortive è messo in discussione oppure decisamente negato, in Italia e in Europa.
I Giuristi per la Vita sono già intervenuti a difesa del diritto all'obiezione di coscienza all'aborto, rappresentando cinque associazioni davanti al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa per opporsi al Reclamo della CGIL che sosteneva che l'alto numero di medici obiettori impedisse un efficiente servizio e determinasse condizioni di lavoro troppo gravose per i non obiettori: la memoria dei Giuristi per la Vita ha dimostrato l'assoluta infondatezza delle tesi del sindacato e – dati ministeriali e scientifici alla mano – l'irrilevanza del numero degli obiettori sul “servizio IVG”, purtroppo assai efficiente in Italia.
Ciò che ora viene pesantemente aggredito è il diritto all'obiezione di coscienza dei medici e dei farmacisti alla prescrizione e alla distribuzione delle “pillole dei giorni dopo”. Con una forzatura giuridica e scientifica, questi preparati sono stati classificati come "contraccettivi", quando gli studi onesti e approfonditi hanno dimostrato che essi – oltre ad essere anche rischiosi per la salute della donna – possono avere l'effetto di impedire l'annidamento del concepito, determinandone la morte.
A suo tempo, ciò fu reso possibile utilizzando l'ambigua espressione «interruzione volontaria della gravidanza» utilizzata dalla legge sull'aborto, che permise di ritenere che l'azione antiannidamento non integrasse la pratica oggetto della legge 194.
Oggi è stato compiuto un passo ulteriore: sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio è stata pubblicata la revisione del foglietto illustrativo del Norlevo, cancellando l'azione di possibile impedimento dell'impianto dell'embrione. Ora, secondo quel foglietto revisionato dall'AIFA, il Norlevo si limiterebbe a "inibire o ritardare l'ovulazione".
Occorre affermare con forza che il provvedimento si basa su dati scientifici accuratamente selezionati per nascondere quella parte di azione del preparato che, poiché non sempre riesce ad impedire il concepimento, provvede ad uccidere gli embrioni; non solo: come dimostra la dichiarazione di Emilio Arisi, Presidente della Società Medica Italiana per la Contraccezione, questa opera di falsificazione scientifica è stata messa in atto specificamente per colpire gli obiettori. Il dr. Arisi, per niente interessato alle sollecitazioni della coscienza dei suoi colleghi, si è rallegrato perché sarebbe caduto «definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della contraccezione di emergenza»; scrupolo che il dr. Arisi considera «un atteggiamento inaccettabile».
«La sfida dello stato democratico è di mantenere la tensione verso i suoi valori fondamentali nel rispetto del principio di legalità»: così il Comitato Nazionale di Bioetica concludeva il documento del 12/7/2012 sull'obiezione di coscienza, ampiamente valorizzata e sostenuta.
Si sceglie, invece, la strada della verità ufficiale – affermata con la forza delle leggi e dei provvedimenti amministrativi e che, sebbene falsa, non può essere messa in discussione – e con la spinta repressiva verso professionisti sanitari, come i medici e i farmacisti, non solo preparati e aggiornati, non solo attenti al rispetto dei valori espressi dai Codici deontologici, ma anche ubbidienti alla coscienza e non disposti a chiudere gli occhi sulla realtà.
I Giuristi per la Vita saranno accanto a loro.

IL PRESIDENTE
Avv. Gianfranco Amato

fonte: giuristiperlavita.org

martedì 11 febbraio 2014

La pillola è abortiva, anche se la sua scheda lo nega

di Renzo Puccetti
Produzione di Levonorgestrel
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù. Nel ruolo di edulcorante della pillola del giorno dopo non c'è bisogno di Mary Poppins, più semplicemente si fa carico dell'impresa nientepopodimeno che l'agenzia italiana del farmaco, AIFA, attraverso la revisione della scheda tecnica del Levonorgestrel come preparato somministrato dopo il rapporto sessuale. Nella gazzetta ufficiale del 4 febbraio è riportato che la vecchia dicitura che avvertiva del possibile meccanismo antinidatorio della molecola, un meccanismo eticamente criptoabortivo, è stata modificata per cui si dice che la pillola del giorno dopo “inibisce o ritarda l’ovulazione”.
«Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della contraccezione di emergenza. Si colma così un gap noto da anni a tutta la comunità scientifica», è il commento soddisfatto di Emilio Arisi, presidente della Società della Contraccezione. Ah, scienza, scienza, quando ne sento parlare a proposito di questi argomenti, mi vengono in mente i versi del Metastasio: "che vi sia, ognun lo dice, dove sia, nessun lo sa". Nessuno più di un incallito pro-life come il sottoscritto sarebbe lieto di apprendere che la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo non agiscono come abortivi, ma per farlo dovrebbe essere convinto da argomenti un po' più solidi di quelli, debolissimi, ex auctoritate. Dispiace che si debba scendere in aspetti tecnici, ma dal momento che si invoca la scienza, come si dice, se scienza dev'essere, che scienza sia.
Siamo piuttosto certi che tra la documentazione che l'agenzia del farmaco produrrà a sostegno della decisione vi saranno sicuramente gli studi del gruppo del Karolinska Institutet e quelli del gruppo dell'Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva, entrambi vengono in genere assunti come la prova provata che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Ma gli studi non sono come il whisky nei saloon che si tracanna tutto d'un sorso senza badare bene alla qualità della materia, le conclusioni, soprattutto se sono studi finanziati da enti distributori del farmaco, o se gli autori hanno qualche interesse con le aziende produttrici, vanno sorseggiate meditandone pregi e difetti. Nel primo studio gli autori non hanno rilevato alcuna differenza statisticamente significativa nel tasso di adesione degli embrioni ad un preparato tridimensionale di endometrio aggiungendo Levonorgestrel o placebo, concludendo da ciò che la pillola del giorno dopo non impedisce l'annidamento dell'embrione. Non so se gli esperti dell'Aifa hanno preso in considerazione l'articolo scientifico pubblicato da Mozzanega e Cosmi su Gynecological Endocrinology nel 2011 che rilevavano come questo modello era ben lungi dal replicare le condizioni di reale somministrazione del Levonorgestrel. Gli stessi espertissimi non so se abbiano pensato ad un altro elementare criterio scientifico: la dimensione del campione. Non ci vuole molto, basta un piccolo software statistico e mettendo dentro i dati di quello studio ci si accorge che la differenza tra i campioni non è nulla, ma è ben presente, ed è del 16%, essa non raggiunge la differenza statisticamente significativa perché il campione è troppo piccolo, per escludere con certezza la significatività serviva un numero di casi almeno dieci volte maggiore. Negli studi di Croxatto e coll. gli autori hanno invece verificato gli effetti del Levonorgestrel somministrato prima o dopo l'ovulazione rilevando nel primo caso un'efficacia del 100% e nessuna differenza statisticamente significativa rispetto alle gravidanze attese in assenza di farmaco nel secondo caso.
Questi dati provano l'assenza di effetti abortivi? Per nulla. Essi dimostrano solo che la pillola del giorno dopo è più efficace se somministrata prima dell'ovulazione. A questi studi si possono sollevare una marea di critiche metodologiche ma si tratta di elementi molto tecnici da riservare alle sedi appropriate, due cose però spiccano su tutte e sono più facilmente comprensibili. Per escludere che la differenza rilevata rispetto alle attese sia statisticamente significativa in questo studio il campione avrebbe dovuto essere cento volte più grande. È come se gli autori si fossero messi alla ricerca di un microbo con un microscopio capace di vedere oggetti soltanto cento volte più grandi del microbo in questione e così concludere che il microbo non c'è perché non si vede. Il secondo aspetto che gli esperti dell'Aifa e il professor Arisi speriamo ci possano spiegare è un vero e proprio arcano: tra le donne che hanno assunto il Levonorgestrel prima dell'ovulazione non si è verificata nessuna gravidanza pur ovulando nell'80% dei casi. Deve trattarsi di uno stranissimo effetto antiovulatorio per cui l'ovulazione c'è, nessun ritardo è documentato (nello studio pubblicato da Croxatto e coll. nel 2004 che ha esplorato questo parametro, il ritardo della rottura del follicolo ovarico si è verificato con la stessa incidenza nel gruppo trattato rispetto al placebo), la gravidanza viene evitata nel 100% dei casi, eppure gli esperti dell'Aifa ci vogliono convincere che la pillola del giorno dopo ha agito bloccando o ritardando l'ovulazione. È un effetto antiovulatorio a cui viene ricondotta la cosiddetta "disfunzione ovulatoria" di cui è però parte integrante l'inibita produzione di progesterone post-ovulatoria, un effetto notoriamente associato all'abortività precoce. Si pregano gli interlocutori di non rifugiarsi nella storiella dei possibili effetti sul muco cervicale e gli spermatozoi perché trattasi di meccanismi dimostrati inesistenti da almeno cinque studi. Per l'altra molecola, la pillola dei cinque giorni dopo, Mozzanega e coll. hanno appena pubblicato una revisione dei dati sulla rivista Reproductive Sciences che distrugge la tesi degli effetti solo ovulatori. Di tutto questo egli ci parlerà al convegno del 3 maggio che si svolgerà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum il giorno precedente la Marcia per la vita in cui personalmente potrò aggiungere un po' di dati.
La schiera di quanti la pensano come me, Mozzanega e Cosmi è piuttosto lunghetta: Chris Kahlenborn, Walter B. Severs, Joseph B. Stanford, Rafael T. Mikolajczyk, Emilio Jesús Alegre-del Rey ed altri ancora tutti autori di pubblicazioni scientifiche sull'argomento regolarmente omesse nei documenti di consensus emanate da società scientifiche da cui invano attendiamo una disclosure dei possibili conflitti d'interesse.
Adesso si apre un contenzioso che crediamo finirà davanti ai giudici. Al dottor Arisi, che esultante crede che da oggi saremo obbligati a prescrivere quelle pillole, siamo ben felici di dare una piccola delusione perché non so se ne è al corrente, ma c'è una cosetta che nel codice di deontologia medica si chiama clausola di coscienza; alla luce di questa scriteriata decisione, essa diventa un bene ancora più prezioso da difendere con l'unghie e coi denti. Se lo mettano bene nella testa, noi quelle pillole non le prescriveremo mai.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
 (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-pillola-e-abortiva-anche-se-la-sua-scheda-lo-nega-8401.htm)

mercoledì 4 dicembre 2013

Dire sì alla coscienza, ovvero obiettare

Sì alla vita_Giulio Bianchi_Cav Belluno

Il Cav di Belluno organizza per venerdì 6 dicembre alle ore 20,30 presso la Sala Parrocchiale di S. Stefano (Belluno) un incontro con il Prof. Giulio Bianchi, dal titolo “Dire sì alla vita, ovvero obiettare“.


Clicca qui per maggiori informazioni

Fonte: prolifenews.it

venerdì 29 novembre 2013

Farmacisti di coscienza




farmacista_obiettore_medico 
 Il dott. Giorgio Falcon, Delegato Regionale dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani per il Veneto, ci invita a riflettere sulla delicata questione dell’obiezione di coscienza in farmacia
In quest’ultimo periodo si è tornato a parlare di obiezione di coscienza di medici e farmacisti, spesso con intenzione non troppo velata di demolire la legittimità e il valore di questo strumento, espressione di libertà e di civiltà, segno di rispetto per la vita umana.
Se per i medici l’obiezione è legalmente riconosciuta e il loro codice deontologico prevede una clausola di coscienza, per i farmacisti il suo riconoscimento sta seguendo una via lunga e tortuosa, non essendo assistiti ancor oggi da una vera tutela giuridica, né da regolamenti di principio. Nel febbraio 2011 il Comitato Nazionale di Bioetica ha approvato, a maggioranza, un documento nel quale si esprime a favore dell’applicabilità dell’obiezione di coscienza per i farmacisti, sottolineando la sua fondatezza costituzionale. Tutti i membri del CNB, anche coloro che si sono dichiarati contrari al documento, hanno ammesso “l’assoluta correttezza deontologica ed etica del farmacista che invochi la clausola di coscienza”.
Peccato che la FOFI (Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani) in questi anni non abbia mai proferito considerazioni in questi termini e non sia prevista alcuna clausola di coscienza nel codice deontologico professionale, che solo afferma nell’art. 3: “Il farmacista deve operare in piena autonomia e coscienza professionale, conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto della vita”.
Tutto questo non è sufficiente per avere delle vere e proprie tutele legislative: poiché vi sono altre normative che possono ostacolarne l’applicazione, l’obiezione di coscienza deve essere normata da una legge ad hoc, una legge che tuteli il farmacista obiettore per colmare quella lacuna con gli altri operatori sanitari che francamente è molto difficile da comprendere.
In generale l’obiezione di coscienza dei farmacisti non sembra destare grande interesse, ma a ben vedere vi sono degli aspetti che dovrebbero essere valutati attentamente.
Il farmacista svolge il proprio ruolo professionale in un ambiente pubblico, a stretto contatto con il paziente-cliente che ha di fronte, rapportandosi con le altre persone presenti nella farmacia. Anche nel rispetto della privacy, il suo comportamento nel ruolo professionale che esplica, è costantemente sotto lo sguardo e il giudizio dell’interlocutore e di tutti i presenti. Il rapporto con il paziente non potrà mai essere completamente privato e le sue azioni saranno sempre assolte sotto gli occhi di tutti. In quest’ottica l’obiezione di coscienza, che ha un particolare significato di testimonianza di fede e di rispetto per la vita umana, può assumere una valenza maggiore proprio perché svolta in pubblico, in un luogo di vitale importanza per la salute dei cittadini.
Invece il rapporto tra paziente e medico è esclusivamente personale, strettamente privato e confidenziale, svolto lontano dagli sguardi di estranei. Questo permette un’obiezione di coscienza accompagnata da un’informazione più diretta ed esaustiva che ne rappresenta la caratteristica peculiare.
Da quanto detto è facile capire che gli ambiti di applicazione dell’obiezione di coscienza di medici e farmacisti sono diversi, perché differenti sono i ruoli, ma il loro contributo può diventare complementare e rafforzarsi reciprocamente.
La vita umana non ha prezzo e così salvare anche un solo bambino rappresenta uno scopo da perseguire senza arretrare e senza compromessi, cercando la collaborazione, non il conflitto. “Quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza” (Papa Francesco).

di Giorgio Falcon

Fonte: Notizie Pro Vita
www.prolifenews.it

giovedì 18 luglio 2013

XXX LIFE HAPPENING “V. QUARENGHI”



“UNO DI NOI”
Se vuoi la pace difendi la Vita
Centro Congressi Hotel Villa del Mare
Acquafredda di Maratea (PZ)
28 Luglio – 4 Agosto 2013
PROGRAMMA:
Domenica 28 Luglio
21:00 – 22.30 Apertura dei lavori, a cura dell’Equipe Giovani MPV Italiano
·      Saluto delle Autorità: interventi di  Remo Cavicchini, Presidente di FederVita Basilicata, e di Mario di Trani, Sindaco di Maratea.
·      Celebrazione del trentennale
·      Presentazione e inaugurazione del 30° Life Happening
Lunedì 29 Luglio
9.10 – 10.00 Uno di noi: il concepito, l’Europa, la pace
On. Carlo Casini, Presidente Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, Presidente MPV Italiano
10.15 – 11.15 Gruppi di lavoro
11.30 – 12.30 CAV: il trionfo del sorriso della Vita – Bruna Rigoni, delegata per il coordinamento dei Centri di Aiuto alla Vita
21.30 – 23.00 Giochi di gruppo
A seguire discoteca sul terrazzo Ippocampo fino alle h 24
Martedì 30 Luglio
9.10 – 10.00 L’obiezione di coscienza: dal “No alle armi” al “Sì alla Vita”
Dott.ssa Marina Casini, Ricercatrice Istituto di Bioetica Univ. Cattolica Roma
10.15 – 11.15 Gruppi di lavoro
11.30 – 12.30 Approfondimento
16.30 Gita a Maratea
21.00 – 24.00 Pizza party in terrazza
Mercoledì 31 Luglio
9.10 – 10.00 La persona umana, via per la pace
Giuseppe Anzani, Magistrato ed editorialista di Avvenire, Vicepresidente MPV Italiano.
10.15 – 11.15 Gruppi di lavoro
11.30 – 12.30 Equipe del cuore: sorgente di speranzaEquipe Giovani MPV Italiano
16.30 – 18.00 Giochi in spiaggia
21.30 – 24.00 Caccia al tesoro nel centro di Maratea
Giovedì 1 Agosto
8.30  Gita a Padula e Grotte dell’Angelo
21.00 -24.00 Party in spiaggia e grigliata
Venerdì 2 Agosto
10.00 – 11.30 Giochi in spiaggia
15.30 – 16.30 Comunicare la Vita, costruire la pace – Il ruolo dei media
Rosario Carello, Giornalista e Presentatore “A Sua Immagine” – RAI1
16.45 – 17.45 Gruppi di lavoro
18.00 – 19.00 Tavola rotonda - MPV: testimoniare il bambino concepito, “uno di noi”
Educare alla bellezza della VitaPaola Mancini, Segretaria Generale MPV Italiano
L’impegno del MPV nel dialogo con le IstituzioniPino Morandini, Vicepresidente vicario MPV Italiano
Il volontariato per la Vita: una rete a servizio della personaRoberto Bennati, Vicepresidente MPV Italiano
21.30 – 22.45 Pace e vita in musica
Sabato 3 Agosto
9.10 – 10.00 Se vuoi la pace difendi la Vita: un impegno per l’Europa, una sfida per l’Africa
Mons. Jean Marie Musivi Mupendawatu, Segretario Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari
10.15 – 11. 00 La difesa della Vita, fondamento della medicina,
La medicina a servizio della vita che inizia, Prof. Riccardo Marana, Direttore Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI”
La medicina a servizio della vita che soffre e muore, On. Prof. Gianluigi Gigli, Senatore, Professore di Neurologia all’Università di Udine
11.15 – 12.00 Gruppi di lavoro
12.15 – 12.45 Conclusioni
21.30 – 23.00 Grande festa conclusiva della settimana
23.00 – 24.00 Nutella-party sul terrazzo Ippocampo
PropostE di preghiera e spiritualità
- 28 luglio ore 14.00 collegamento video con Rio de Janeiro per la S. Messa conclusiva della GMG celebrata dal S. Padre Francesco
- 29 luglio ore 16.00: ritrovo in spiaggia e costruzione della Croce
- 30 luglio ore 19.30 S. Rosario per la Vita
- 1 agosto ore 8.00 celebrazione comunitaria delle lodi mattutine
- 2 agosto ore 19.30 S. Messa, celebrate da Mons. Jean Marie Musivi Mupendawatu, Segretario Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari
- 2 agosto h 23.00: Veglia di preghiera e adorazione eucaristica
- 3 Agosto h 19.00S. Messa conclusiva, celebrata da S.E. Mons. Francesco Nolè, Arcivescovo di Tursi-Lagonegro
Alcuni sacerdoti saranno inoltre disponibili per le confessioni.
La S. Messa viene celebrata quotidianamente nella Chiesa parrocchiale di Acquafredda di Maratea. Una navetta con partenza alle 18.45 collegherà l’hotel con la Chiesa.
Focus tematici (a scelta)
 a cura dell’Equipe Giovani del MPV
31 Luglio h 14.45 – 15.30
CORSO: dalla bellezza dell’amore alla scoperta della fertilità
All’interno del Progetto “Crescere insieme” del Movimento per la Vita Italiano ed in concomitanza con il XXX Life Happening “V. Quarenghi”
29 Luglio ore 15.30 – 16.30:
Ragione, sentimento e volontà: le dimensioni dell’amore
Dott.ssa Marina Casini, Ricercatrice Istituto di Bioetica Univ. Cattolica Roma
30 Luglio ore 15.30 – 16.30:
La bellezza della fertilità di coppia
Dott.ssa Paola Pellicanò, Presidente Woomb Italia
31 Luglio ore 15.30 – 16.30:
Educare all’amore per educare alla vita
Dott.ssa Maria Fanti, Presidente CAV Viterbo

Movimento per la Vita Italiano
con la collaborazione di:
FederVita Basilicata
e con il patrocinio di:
Diocesi di Tursi-Lagonegro
Comune di Maratea

Fonte: http://seminarioquarenghi.blogspot.it/

giovedì 2 maggio 2013

Cinque modi per fermare l’aborto


Stop abortoIn America ci stanno lentamente riuscendo, così il medico Randall K. O’Bannon ha consigliato anche all’Europa una serie di strategie per mettere alla porta la cultura della morte. Questi approcci possono servire alla causa pro-life in tutti i Paesi.

Strategia 1: raccontare sempre la verità sul bambino.
Chi promuove l’aborto mente su tutto o quasi. La prima grande menzogna riguarda l’umanità del bambino non ancora nato, che viene negata in tutti i modi addirittura definendolo cellula indifferenziata o “tessuto”, qualcosa insomma che può e deve essere rimosso e gettato via come un unghia o un appendice tumorale del corpo della donna. Occorre dunque mostrare i libri scientifici di embriologia e dotare gli ospedali di ecografie 4D che mostrino davvero cosa siano l’embrione e il feto umano, concentrarsi sull’ascolto del battito del cuore del bambino inizia a tre settimane dal concepimento, informare nei consultori che il suo DNA è unico e irripetibile già dal momento del concepimento.

Strategia 2: raccontare sempre la verità sulla RU-486 e gli altri abortivi chimici.
L’industria dell’aborto è mantenuta economicamente dalle pillole abortive, come la RU-486. Per questo l’aborto chimico viene presentato come sicuro, semplice e alternativa non rischiosa dell’aborto chirurgico. La verità è gli aborti chimici sono complicati, dolorosi e rischiosi per la donna, con una miriade di altri effetti collaterali spiacevoli. Il tutto con una significativa possibilità che falliscano, causando la necessità di un aborti chirurgico.

Strategia 3: sostenere le alternative all’aborto.
La legge 194 invita a non usare l’aborto come metodo anticoncezionale e stimola a offrire alla donna tutte le alternative possibili a questa tragica scelta, è proprio quello che gli abortisti non vogliono fare quando invitano a cacciare i pro-life dai consultori. Occorrono politiche che facilitino l’adozione immediata, de-burocratizzando i processi di affidamento ma mantenendoli comunque sicuri, occorro politiche economiche e sociali a sostegno della gravidanza e delle famiglie con bimbi, occorrono più centri come quelli in quasi ogni Diocesi che offrano una vasta gamma di servizi come i test di gravidanza gratuiti, psicologi che affrontino le esigenze delle madri, sconti sul cibo per i neonati, sull’abbigliamento ecc. Occorre facilitare la successiva ricerca di lavoro della madre, corsi di genitorialità ecc. La società dovrebbe avere tutto l’interesse per avviare queste politiche che sono un’investimento sul suo futuro, altro che nozze omosessuali!

Strategia 4: abbattere la leggenda dell’aborto terapeutico.
L’aborto viene imposto attraverso il mito del pericolo di salute della madre, eppure i Paesi in cui l’aborto è illegale, come Cile e Irlanda, sono anche quelli in cima alla classifica per quanto riguarda la salute materna. Grazie al progresso della medicina sono rarissimi i casi in cui la salute della donna è in pericolo a causa di una gravidanza, occorre dunque abolire il concetto di aborto terapeutico che risulta essere completamente inutile. Occorre inoltre informare delle pesanti e gravi conseguenze dell’aborto indotto sulla salute della donna, come dimostrano gli studi scientifici: dal cancro al seno alla Sindrome post aborto.

Strategia 5: ripristinare il rispetto per la vita umana e per l’obiezione di coscienza.
Occorre un impegno anche politico verso il pieno riconoscimento del diritto fondamentale alla vita, il primo di tutti i diritti e per l’obiezione di coscienza dei medici e farmacisti. La vita umana è sacra per tutti, è l’unico vero bene che abbiamo e occorre difenderla dal concepimento fino al suo termine naturale, ognuno deve anche avere il diritto di rifiutarsi di compiere un omicidio, senza alcuna discriminazione lavorativa. Occorre un’educazione sociale, ma anche la politica dev’essere coinvolta. Per questo è importante firmare e invitare tutti ad aderire alla campagna europea “Uno di noi”, per sottolineare il riconoscimento giuridico dell’embrione.

Fonte: uccronline.it

mercoledì 3 aprile 2013

Essere obiettori in farmacia



Per parlare dell’Obiezione di Coscienza dei farmacisti prendo spunto dalla mia esperienza quotidiana. Nella mia vita professionale vengo a contatto con molte persone, colleghi, malati e loro famiglie, tutti con necessità e problemi diversi. È necessario offrire la massima disponibilità, avere rispetto per chi si ha di fronte, cercare il dialogo per comprendere e farsi comprendere: la più totale attenzione è rivolta all’altro, mai a se stessi, perché è nel rapporto con gli altri che si sviluppa la nostra professionalità. In quest’ambito il rispetto per la vita è fondamentale, perché il nostro ruolo e il nostro consiglio hanno come fine la cura della persona umana nella sua integrità: il farmaco viene consegnato per migliorare lo stato fisico e psichico del paziente, perché sia d’aiuto in una determinata patologia. In ultima analisi ciò che viene dispensato in farmacia ha lo scopo di “salvare” la vita, o meglio, migliorarne le condizioni alleviando sintomi ed effetti negativi di una malattia.

Vi sono farmaci che sono nati senza un fine terapeutico, soltanto per essere usati come scorciatoie per risolvere problematiche non di natura patologica. Lo scopo della pillola del giorno dopo e di quella dei cinque giorni dopo è soltanto quello di evitare una gravidanza indesiderata. Ma a che prezzo? Com’é evidente dagli studi più recenti, nella maggior parte dei casi questi “farmaci” agiscono evitando che l’embrione si annidi nell’utero materno per svilupparsi. La loro azione non evita l’incontro dei due gameti, ma impedisce lo sviluppo del concepito, dell’ovulo fecondato, che possiede nel proprio DNA tutte le potenzialità per diventare un essere umano adulto.

Il farmacista si trova di fronte ad un grande dilemma: agendo secondo l’etica professionale, nel rispetto del Codice Deontologico, deve scegliere se seguire pedissequamente le leggi vigenti, che lo obbligano a consegnare il farmaco, o ascoltare la propria coscienza e sottrarsi all’obbligo. Credo che se dobbiamo mettere al centro delle nostre azioni il rispetto per la vita umana, la scelta non può che essere quella di evitare di dispensare sostanze che servono a sopprimere una vita, anche se questa è piccolissima e al suo inizio.
Mi rivolgo ai colleghi che hanno criticato aspramente la nostra posizione: consegnereste con tranquillità un farmaco ad una persona ben sapendo che lo userà per togliersi la vita o per uccidere un altro uomo? Analoga condizione la ritroviamo nella dispensazione di farmaci che impediscono lo sviluppo del concepito, anche se in questo caso non vediamo l’essere umano che viene coinvolto. Per questo motivo è fondamentale la conoscenza, soprattutto nella nostra professione.

Uno dei principali compiti del farmacista è informare adeguatamente il paziente sui farmaci dispensati. Non dobbiamo quindi sottrarci al nostro ruolo, ma essere corretti nelle informazioni che forniamo.
Essere obiettori non significa esprimere un rifiuto, ma dare testimonianza di fede e di verità, accompagnata da una precisa spiegazione. Il nostro ruolo fondamentale è quindi contribuire ad una completa ed esauriente informazione rivolta alla donna, la sua scelta dipenderà poi dalla sua coscienza. Nessuno di noi vuole opporsi alla libertà della donna, ma la libertà degli altri non può ledere la nostra, proprio perché la libertà di tutti è sancita dalla nostra Costituzione. Costringere per legge a svolgere un’azione contro i propri principi, è paradossale per un Paese occidentale civile: eppure basterebbe così poco per legiferare garantendo i diritti del farmacista e della paziente.

È difficile far capire il nostro punto di vista ed ancor più arduo è trovare chi condivide le nostre posizioni. Ciò che mi rammarica non è tanto l’isolamento nel quale dobbiamo abituarci a vivere, ma la mancanza di rispetto nei confronti di un principio che prima di essere religioso, è etico e morale, ma ancor più lo definirei profondamente umano.
Il farmacista obiettore è l’unico operatore sanitario a non essere tutelato né dalla legge italiana, né dall’Ordine professionale. Chi agisce seguendo i propri principi morali con coscienza, lo fa a suo rischio e pericolo: la mia farmacia viene continuamente boicottata attraverso campagne denigratorie non sempre velate; in passato alcuni colleghi sono stati oggetto di aggressioni non solo verbali, con danneggiamento di loro proprietà; altri hanno subito denunce; alcuni collaboratori hanno perso il posto di lavoro. E tutto questo per quale ragione? Per aver rispettato la dignità e l’integrità dell’uomo e aver detto sì alla vita!


                                                                                                          Farmacista obiettore


 
(tratto dal sito www.ucfivenezia.it)

domenica 4 dicembre 2011

La pillola ellaOne: un’altra conferma del piano inclinato

Autore: Tanduo, Luca e Paolo  Curatore: Leonardi, Enrico
Fonte: CulturaCattolica.it

mercoledì 30 novembre 2011

Dopo approvazione da parte dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco che ha ritenuto la “pillola dei 5 giorni dopo” ellaOne un contraccettivo di emergenza, simile alla “pillola del giorno dopo”, e non un farmaco abortivo, con la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale essa diventa commerciabile anche in Italia.
Potrà essere messa in vendita nelle farmacie italiane come farmaco di classe “C”, ovvero a carico del paziente, avrà un costo di 35 euro e potrà essere impiegata solo da donne che avranno effettuato preventivamente un test di gravidanza.
Questa limitazione, che pure ha creato non poche polemiche, è solo una magra consolazione per chi si opponeva ad una nuova banalizzazione dell’aborto e della sessualità specie tra i giovani. Inoltre non sarà possibile controllare se le donne che riceveranno la pillola la useranno subito o la terranno per un successivo rapporto non protetto nel quale potrebbe invece risultare positivo il test della gravidanza.
La pillola ellaOne agisce tra il momento della fecondazione e quello dell’annidamento nell’utero, sfruttando l’azione del principio attivo ulipristal acetato, ovvero la versione sintetica dell’ormone sessuale femminile chiamato progesterone. Secondo la casa farmaceutica il principio attivo dell'ulipristal acetato contenuto in ellaOne consente di ridurre del 98% il rischio di gravidanza indesiderata se assunto entro i 5 giorni successivi al rapporto considerato a rischio. Le percentuali diminuiscono se la pillola è assunta oltre le 120 ore. Secondo chi sostiene questo farmaco, il solo effetto indotto è quello di inibire e ritardare il rilascio dell’ovulo da parte delle ovaie attraverso una sorta di “simulazione di fecondazione”, in modo da impedire che avvenga una fecondazione, ma la realtà è diversa: infatti l’azione anti-ovulatoria sembra manifestarsi regolarmente soltanto all’inizio del periodo fertile (il secondo e terzo giorno fertile del ciclo), inoltre è opportuno ricordare che l’effetto della pillola parte dal momento dell’assunzione della stessa. In caso di rapporto in periodo non fertile l’assunzione della pillola sarebbe inutile. In caso di rapporto non protetto nel periodo fertile del ciclo l’assunzione della pillola ellaOne non sarà efficace come contraccettivo perché l’ovulazione avrà avuto già luogo, la fecondazione potrebbe quindi essere avvenuta prima dell’assunzione. Si avrà esclusivamente un’azione anti-annidamento, cioè contragestativo, cioè abortivo. Assurdo sostenere che la gravidanza ha inizio quando l’embrione si annida, la gravidanza inizia con il concepimento. Gli ultimi studi dicono che l’embrione già nelle tube nel percorso che lo porta verso l’utero scambia messaggi tramite ormoni con la madre.
Ancora una volta si realizzerà un aborto a domicilio. Sì, perché il farmaco attraverso il principio attivo ulipristal acetato contribuisce anche ad impedire l’annidamento dell’embrione nel caso in cui sia avvenuta la fecondazione, modificando l’endometrio e il rivestimento uterino di modo che questo non sia predisposto a supportare un’eventuale gravidanza. Sul sito dell’HRA pharma si trova “The primary mechanism of action is thought to be inhibition or delay of ovulation, but alterations to the endometrium may also contribute to the efficacy of the medicinal product”.
La donna sarà sottoposta ad un grosso dosaggio ormonale e sarà lasciata ancora più sola, l’uomo sarà ancora meno coinvolto. Questo avrà sicuramente un impatto a livello educativo. Le conseguenze a livello psicologico dell’avvenuto aborto non saranno per nulla minori per le donne; un sessuologo e psicoterapeuta su Avvenire dice “abortire con una pillola realizza quello che si definisce "proporzionalità traumatica", ossia l’idea che la sofferenza è minore se l’embrione è più piccolo. In realtà, è sempre presente nella donna il senso di colpa, tipico della sindrome del post-aborto”. Inoltre nessuno indica e ricorda le controindicazioni delle pillole, si parla tanto di salute della donna e non si dice mai che assumere ormoni o alterarne le dinamiche può creare problemi alle donne che li assumono, se pensiamo poi che la maggior parte delle “utenti” saranno giovanissime già possiamo immaginare i risultati.
Dovrebbe far riflettere quanto è possibile trovare sul sito dell’HRA pharma: sul Summary of product characteristics della pillola ellaOne troviamo scritto “Children and adolescents: Safety and efficacy of Ellaone was only established in women 18 years and older”, eppure noi lasceremo che sia possibile reperirlo in tutte le farmacie anche alle minorenni. La Società italiana della contraccezione SIC e la Società Medica Italiana per la Contraccezione SMIC il 6 giugno 2011 hanno emanato un paper nel quale sostengono che in base alle leggi vigenti, la prescrizione e somministrazione dei contraccettivi d’emergenza è consentita anche a minorenni fino a 13 anni d’età. Negli ultimi anni con la diffusione dell’uso delle pillole come la Norlevo, 360mila confezioni all’anno distribuite in Italia, il 55% di esse alle giovanissime, si è contemporaneamente registrato un costante incremento nell’abortività spontanea; gli aborti spontanei sono aumentati di 11.000 unità all’anno nel 2001 (+20%), di 17.000 all’anno nel 2005 (+30%) e di 22.000 unità all’anno nel 2007 (+37%), con incrementi del +67% nel 2005 e +80% nel 2010 nelle giovanissime.

In questo paper inoltre si oppongono a quanto scritto dal Consiglio Nazionale di Bioetica (CNB) il 28-5- 2004, e al Codice di deontologia medica del 2001 art.22 che stabiliscono una “clausola di coscienza” per i medici nelle prescrizioni di contraccettivi d’emergenza che contrastino con la propria coscienza. Si oppongono alla nuova presa di posizione del CNB del 25-02-2011 che estende la “clausola di coscienza” anche ai farmacisti. Questo sta diventando un punto decisivo, infatti, spostando il tema dell’aborto e la sua realizzazione dall’ospedale all’uso farmacologico di queste pillole, decisivo diventa il diritto dei farmacisti di obiettare secondo coscienza, anche di fronte a prescrizione medica. Purtroppo in Italia anche l’ordinamento giuridico andrebbe aggiornato per evitare equivoci e proteggere questo diritto. Non si tratta, infatti, di farmaci salva vita; inoltre il tentativo di imporre ad ogni farmacia un medico non obiettore contrasta con la realtà dei fatti, converrebbe allora sostenere che all’interno della stessa ASL il farmaco debba essere reperibile senza imporre nulla alle farmacie che si opponessero alla vendita di questi farmaci potenzialmente abortivi. I numeri se letti bene parlano chiaro.
La commercializzazione di queste pillole ha anche un aspetto economico non secondario. L’HRA Pharma, la farmaceutica francese è già produttrice della pillola della giorno dopo. Impressiona il fatturato di questa azienda francese, 43,7 milioni di euro nel 2010 con un utile di 7,53 milioni. Solo in Italia con la vendita della pillola del giorno dopo ha avuto utili di 82.663 euro (dati tratti da èVita del 17 novembre 2011). Significativi sono gli scopi che si prefigge quest’azienda, come si trova facilmente sul sito dell’HRA Pharma: “Mettere a disposizione delle popolazioni più povere i propri prodotti è uno degli impegni aziendali che proprietà e management hanno assunto fin dal primo momento. HRA ha profuso sforzi significativi nello stabilire legami consolidati con ONG internazionali e autorità locali. L’Azienda partecipa a numerose iniziative che hanno lo scopo di promuovere l’educazione alla contraccezione e di facilitare l’accesso ai prodotti nelle aree più remote e povere del mondo”. Nella versione inglese che descrive il NorLevo program lanciato nel 2001 appare chiaro quali sono gli elementi da contrastare perché impediscono una più rapida diffusione dei loro prodotti “to facilitate access to emergency contraception for women on low incomes or who live in remote areas, or those countries where traditionally, social and religious norms and government policies have restricted access to emergency contraception”.