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venerdì 31 marzo 2017

Record di vendite di ellaOne: diminuisce l'aborto? Interrogazione al Senato
























di Anna Fusina

Nella Seduta Parlamentare n. 795 del Senato del 29 marzo corrente è stata presentata dall'On. Giuseppe Marinello un'interrogazione al Ministro della Salute relativamente al record di vendite di ellaOne, la “pillola dei 5 giorni dopo” e la presunta correlata diminuzione degli aborti.
L'Onorevole interpellante osserva nella sua interrogazione come i dati raccolti recentemente da Federfarma sull'utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo suscitino scalpore per le dimensioni assunte da questo fenomeno: “le vendite nel 2016 sono cresciute del 96 per cento in 10 mesi. Rispetto al 2014 sono aumentate di 15 volte. Dopo che l'Italia ha tolto l'obbligo di ricetta, si acquista una compressa ogni 2 minuti”.
Rileva poi come il record delle vendite di ellaOne sia stato raggiunto dopo la tormentata liberalizzazione del farmaco. Dal 9 maggio 2015 infatti chi vuole avere la pillola non deve più presentare nessuna prescrizione, e neppure un test medico che accerti uno stato di non gravidanza, come era stato richiesto fino ad allora. L'obbligo della presentazione della ricetta medica rimane solo per le minorenni.
La liberalizzazioneprosegue l'On. Marinello - è avvenuta a seguito della decisione dell'Agenzia del farmaco (Aifa) assunta per allineare l'Italia al resto d'Europa. Già nel gennaio 2015, infatti, la Commissione europea aveva dato indicazione di distribuire in farmacia, senza prescrizione medica, il farmaco perché ritenuto sicuro e più efficace, se usato durante le 24 ore successive al rapporto sessuale a rischio. L'Aifa, di conseguenza, ha liberalizzato il farmaco in rottura con il Consiglio superiore di sanità”.
L'Onorevole interpellante fa notare come l'impennata di vendite della pillola dei cinque giorni dopo sia il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione: “ci si affida a metodi risolutivi d'emergenza e non a una vera programmazione o meno delle gravidanze. La battaglia di un'informazione corretta è lontana dall'essere vinta” - afferma l'On. Marinello.
Egli fa notare come i dati emersi sull'impennata delle vendite di ellaOne si prestino a numerose riflessioni.
In primo luogo ricorda che una relazione del dicembre 2016 dello stesso Ministero della salute mette in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco (meno 9,3 per cento rispetto al 2014) e che nella divulgazione della pillola ellaOne si dice spesso che essa non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d'emergenza, da assumere entro 120 ore dal rapporto a rischio.
Secondo l'On. interrogante c'è il pericolo, però, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle ragazze e di dire una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei 5 giorni dopo è quello di rendere inospitale l'endometrio per l'annidamento dell'embrione. Quest'ultimo viene bloccato perché la pillola in questione è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l'ormone che serve all'embrione per annidarsi.
Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica, che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486. In poche parole, si tratta di un farmaco abortivo;
questi dati sono tutt'altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione
”- afferma l'On. Marinello.
Chiamare il farmaco come contraccettivo "d'emergenza" sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da bancoprosegue - è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, paradossalmente, necessita di prescrizione medica, un medicinale come la "ellaOne", il nome commerciale della pillola, no; peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati, dopo l'assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non si parla per nulla sono gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per "sicurezza", questo non fa che rovinare l'apparato riproduttivo.”
Anche per questa ragione, a parere dell'interrogante, non risulta corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco: “gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all'interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato;- evidenzia l'Onorevole -
inoltre, nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni.”
Secondo l'On. Marinello è necessario chiamare le cose con il loro nome. Egli osserva come l'uso senza prescrizione e senza freni della pillola dei 5 giorni dopo comporta una strisciante e mai annunciata autorizzazione all'aborto continuo e ripetitivo, senza tenere per nulla in considerazione la salute della donna, che dovrebbe essere centrale in qualsiasi approccio medico.” - E prosegue: “La parola d'ordine è prevenzione e comunicazione: bisogna parlare del tema e diffondere la cultura del dialogo e non della vergogna. È necessario informare le donne del fatto che non assumono con questo medicinale un integratore vitaminico, ma un medicinale a tutti gli effetti, che potrebbe causare serie disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni c'è bisogno di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi.”
L'on. Marinello, nella suddetta interrogazione indirizzata al Ministro della Salute, chiede quindi:
“-
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco;
- se non sia il caso di subordinare l'adozione del farmaco, dopo un certo numero di utilizzi all'anno, al possesso della prescrizione medica;
- se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, piuttosto che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne.”


venerdì 5 agosto 2016

La pillola del giorno dopo può causare aborto. Dalla Spagna un'altra conferma.



 
 
di Anna Fusina
Uno studio condotto da un gruppo di scienziati spagnoli guidati dal Dr. Emilio Jesús Alegre del Rey e pubblicato dall'European Journal of Clinical Pharmacy ribadisce il potenziale effetto abortivo del Levonorgestrel, la pillola del giorno dopo.
Il Dr. Alegre del Rey è farmacista presso il Dipartimento di Farmacia all'Universitary Hospital di Puerto Real (Cadice) ed effettua studi da vari anni sulla cosiddetta "contraccezione d'emergenza".

- Dr. Alegre del Rey, quando inizia la vita?

R.: Inizia al concepimento, quando lo spermatozoo e l'ovulo formano lo zigote. Questa è una osservazione scientifica.


- Ci viene detto che la gravidanza inizia con l'impianto dell'embrione in utero. Si manipola la lingua per nascondere la realtà?

R.: Sì. Per esempio, è stato ripetuto fino alla nausea che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Per affermare questo, si è ipotizzato che l'aborto ponga fine alla gravidanza e che quest'ultima inizi al momento dell'impianto dell'embrione in utero. Ma questo è un gioco di parole, che cancella la realtà.
In primo luogo, non è che la gravidanza inizi al momento dell'impianto, è che è a partire da lì che é possibile rilevarla. Ma in secondo luogo, e cosa ancora più importante, ciò che è eticamente rilevante non è la fine della gravidanza, ma la fine della vita di un essere umano. Pertanto, ciò che conta non è quando vogliamo dire che inizia la gravidanza, ma quando inizia la vita. La manipolazione del linguaggio ha un sacco di "magia": distoglie l'attenzione dagli ascoltatori allo scopo che essi non guardino al punto chiave della questione.
Tertulliano, già nel III secolo, ha detto: "Homo est qui futurus est" (se in futuro sarà umano, già lo è). Curiosamente, è interessante notare che questa osservazione semplice e saggia è anche un principio fondamentale della embriologia del XXI secolo.

- Il Levonorgestrel, la cosiddetta "pillola del giorno dopo" riduce le gravidanze di oltre l'80% quando assunto entro tre giorni dal rapporto sessuale?
Quali sono le conclusioni del vostro studio?

R. :
Il nostro studio si concentra sul meccanismo d'azione del levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un'analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel, c'era stata stata la fecondazione, è stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all'embrione di continuare il suo processo di sviluppo, la sua vita.
- La pillola del giorno dopo è catalogata come mezzo di contraccezione di emergenza. Questo è quello che ci dicono i media e la versione scientifica "ufficiale"...

R. : Non c'è un vera "ufficiale" versione scientifica, ma diverse pubblicazioni sull'argomento. Nella scheda tecnica originale del levonorgestrel, all'inizio era stato riconosciuto a quest'ultimo anche l'effetto di impedire l'impianto. Due lavori scientifici puntavano nella stessa direzione (Fertil Steril. 2007 Sep;88(3):565-71. Epub 2007 Feb 22; Ann Pharmacother. 2002 Mar;36(3):465-70). Poi è stata diffusa una nuova versione del produttore e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), che non è indipendente.
Quest'ultima posizione, che ha negato l'effetto abortivo, si è basata su dati relativi agli studi su animali, il cui ciclo ormonale non ha nulla a che fare con quello della donna, e su uno studio su donne con nessuna validità statistica.
Abbiamo dimostrato che, con le evidenze attuali, nessuno può seguitare a negare l'effetto contragestativo, abortivo di questa pillola.
Un contraccettivo è un prodotto che impedisce il concepimento. Nel caso del levonorgestrel, è vero, ma è solo una mezza verità, letteralmente. Per l'altra metà il suo effetto viene esercitato impedendo ad un embrione esistente di continuare il suo sviluppo e la vita. Noi chiamiamo questo effetto "contragestativo", una parola che poche persone conoscono.

Dunque assumendo il levonorgestrel si possono verificare aborti embrionali. Perché i media non ci dicono nulla su questo?

R.: La disinformazione crea un falso senso di sicurezza. Si omettono informazioni-chiave per le utenti, che hanno il diritto di conoscere il potenziale effetto abortivo di questa pillola.
Il motivo per cui non venga fatta questa informazione penso sia in parte commerciale ed in parte ideologico. Si presume che le donne non abbiano bisogno di sapere, che a loro non importi sapere. Tuttavia, in uno studio effettuato su donne spagnole (dell'équipe di Jokin de Irala), è stato loro chiesto se avrebbero assunto quel prodotto sapendo che esso era abortivo. La maggior parte delle donne ha detto di no. Le donne che inconsapevolmente prendono quel prodotto e scoprono poi che si tratta di un abortivo, possono sentirsi ingannate e caricate ingiustamente di questo problema nella loro coscienza.
Quando la pillola è stata messa in commercio c'è stato un notevole rifiuto verso di essa; la scheda tecnica del levonorgestrel non ometteva il possibile effetto anti-annidamento, quindi abortivo. Così il prodotto ha avuto molte difficoltà ad essere diffuso, ed anche ad essere approvato nei paesi che proteggono la vita umana dal suo inizio, come l'America Latina. I produttori quindi hanno usato poi la strategia di negarne l'effetto abortivo, e fu modificata quindi la scheda tecnica del levonorgestrel.
Ora, anche i produttori di un altro “contraccettivo d'emergenza”, l'ulipristal acetato (EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”) sembrano aver imparato la lezione, e negano che esso abbia un possibile effetto abortivo. Tuttavia, è evidente che esso lo abbia, impedendo la gravidanza anche se preso cinque giorni dopo il rapporto. C'è bisogno solo di un po' di buon senso per rendersi conto che non è credibile che abbia solamente un effetto contraccettivo...

- Anche per il personale sanitario è necessaria una accurata e completa informazione su queste pillole…

R. : Certo. Per prendere qualsiasi decisione etica, sia individuale che collettiva, è prima essenziale avere le migliori informazioni scientifiche sul problema, senza pregiudizi di alcun genere. Il personale sanitario ne ha bisogno per due motivi: per informare correttamente gli utenti e per prendere le proprie decisioni etiche, e, se necessario, fare obiezione di coscienza.
Di questo era ben consapevole il genetista francese Jerome Lejeune: una buona etica parte dalla migliore informazione scientifica disponibile. Questa è la ragione del nostro lavoro. Dobbiamo fare in modo che questa informazione sia libera da condizionamenti commerciali, ideologici o da altri tipi di condizionamenti, né in un senso né nell'altro.
Nel nostro team collaborano ricercatori con diversi punti di vista, ma tutti cerchiamo di dimostrare la realtà, con il metodo scientifico.

- La pillola del giorno dopo è utilizzata principalmente da adolescenti, anche più volte. Quali ne sono le conseguenze ed i rischi?

R. : Gli studi clinici su questa pillola non li ha fatti l'industria farmaceutica, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con il denaro pubblico. Si pensò che potesse essere usata abitualmente, ma gli studi di sicurezza con somministrazioni ripetute sono stati disastrosi: frequenti gravi disturbi mestruali, mal di testa, problemi vascolari ... logico, perché per ottenere l'effetto suddetto con una singola dose, queste pillole contengono una quantità di ormone 10-20 volte superiore alla normale pillola contraccettiva quotidiana.
Così la pillola del giorno dopo è stata lasciata per somministrazioni eccezionali.
Chiunque utilizza ripetutamente questa pillola si espone ad un serio rischio.
Purtroppo in alcuni Paesi questo prodotto è stato approvato anche senza l'obbligo di prescrizione medica.
Volevo anche rilevare come l'uso esteso della pillola del giorno dopo non riduce le gravidanze indesiderate o gli aborti in termini reali. E 'qualcosa che è stato dimostrato in numerosi studi in diversi paesi, con la massima evidenza.

- La pubblicazione del vostro studio è stata respinta da diverse riviste scientifiche ....

R.: I primi due rifiuti ci hanno stimolati a migliorare l'articolo, la forma di esposizione dei risultati. Ma siamo rimasti un po' sorpresi che uno studio sullo stesso argomento, con le conclusioni contrarie, ma senza l'analisi statistica di base, fosse stato pubblicato senza problemi.
Abbiamo parlato con altri gruppi di ricerca che hanno avuto complicazioni come le nostre quando le conclusioni del loro studio non erano "politicamente corrette".
In realtà, ci sono state difficoltà in tutte le epoche. Tuttavia, questa è scienza, e per fortuna ci sono riviste che esaminano solo la qualità scientifica di ciò che viene loro inviato. Infatti, di recente ci è stata accettata la stessa nostra interpretazione in un'altra rivista.
Non si può coprire il sole con un dito.





venerdì 22 aprile 2016

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus
Il 22 Aprile 2016 è la Prima Giornata Nazionale della Salute della Donna. A Roma, presso l'Aranciera di San Sisto  si terranno dieci tavoli tematici, e ciascuno affronterà un aspetto della salute femminile. Ci sarà anche il tavolo Sessualità, Fertilità e Salute Materna, cui CiaoLapo desidera fare pervenire alcune richieste, importanti per la salute delle donne, delle madri e delle loro famiglie.  
Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Salute, ha chiesto alle cittadine di partecipare attivamente ai dieci tavoli di discussione sulla salute femminile, attraverso l'invio di domande e di riflessioni via web. Non potevamo lasciare inascoltata questa richiesta, ed ecco dunque le nostre 10 proposte, che vi preghiamo di condividere il più possibile nelle vostre pagine, sui vostri canali, usando gli hashtag scelti dal Ministero #SD16 #MAMME #fertilità #mentalhealth aggiungendo #CiaoLapo e alcuni o tutti gli hashtag citati in fondo all'articolo.
I canali social da utilizzare sono questi (twitter e facebook), il programma completo della giornata si può scaricare qui.
Per saperne di più, visitate il sito

Premessa

In Italia, 1 gravidanza su sei si conclude purtroppo con una perdita: ogni anno sono circa 150.000 le donne che devono affrontare questo evento, troppo spesso senza alcun sostegno, e troppo spesso subendone pesanti conseguenze, in termini di salute psicofisica.
Questo decalogo riguarda migliaia di famiglie. E' importante che venga letto, recepito e discusso, è importante che questi cambiamenti vengano posti in essere. Le due serie monografiche di The Lancet sulla morte in utero (2011 e 2016), cui CiaoLapo ha partecipato come unica realtà italiana, ci hanno mostrato che per ogni vita salvata, un paese ne ricava un quadruplo guadagno: sopravvivenza e salute della donna, del bambino in utero, del neonato e miglior sviluppo psicofisico del bambino, con un conseguente miglior benessere globale della famiglia. Questo ha importanti ricadute in termini di "risparmio" nella spesa sanitaria e nelle spese assistenziali dello Stato. Quindi, una buona assistenza alle donne in gravidanza conviene davvero a tutti.
Chiediamo dunque al Ministro Lorenzin e al Tavolo di esperti in sessualità, fertilità e salute materna di investire nella salute materno infantile, anche in quella delle 150.000 donne che ogni anno affrontano una perdita per ottenere anche in Italia il quadruplo guadagno.
Noi stiamo già lavorando da 10 anni per questo.

 

I dieci punti per le donne e le famiglie Italiane promossi da CiaoLapo Onlus.

  1.  Applicazione delle Linee Guida Ministeriali sulla natimortalità pubblicate già nel 2008 in tutti i punti nascita italiani;
  2. Adeguato sostegno psicologico e adeguate competenze relazionali da parte di ogni membro dell'equipe curante in tutti i punti nascita, per tutte le donne e i loro compagni, indipendentemente dal tipo di gravidanza (appena iniziata o a termine), di parto (vaginale, cesareo, pretermine o a termine, abortivo o fisiologico), di esito (bambino nato vivo o nato morto);
  3. Adeguata formazione per tutti i membri dell'equipe curante per offrire un sostegno efficace in tutti i casi critici (morte perinatale, diagnosi infausta, patologia fetale, morte fetale, poliabortività, infertilità), nel rispetto delle Linee Guida Internazionali (per approfondimenti consultare i due numeri monografici sulla morte in utero Lancet 2011 e 2016);
  4. Adeguato sostegno all'equipe attraverso audit e sedute di debriefing dopo eventi avversi in sala parto o in TIN per migliorare le
    competenze relazionali del singolo e del gruppo curante, per aggiornare la loro formazione sulla comunicazione e sulla relazione d'aiuto e ridurre il carico di stress e il rischio di burnout;
  5. Adeguato follow-up di tutte le gravidanze sia fisiologiche che a medio ed alto rischio comprese quelle conclusesi con la morte del feto o del neonato, migliorando la rete tra ospedale e territorio in tutte le regioni italiane e lavorando concretamente per ridurre il rischio di depressione post partum o di lutto complicato, sia nella donna che nel partner (esiste la depressione post partum paterna, e spesso si associa a quella materna con ricadute gravissime sulla coppia e sui figli);
  6. Adeguato monitoraggio e sostegno alle gravidanze successive ad una perdita perinatale, con attenzione alla condizione psicologica della famiglia, offrendo un sostegno personalizzato alla madre, stimolando le sue risorse e rispettando la fisiologia ogni volta che si può;
  7. Educazione della popolazione italiana sui fattori di rischio evitabili e non evitabili correlati a perdita perinatale e promozione del cambiamento degli stili di vita associati a esito infausto con apposite campagne informative rivolte ai giovanissimi e ai  giovani;
  8. Riconoscimento del 15 Ottobre come giornata internazionale della consapevolezza e della sensibilizzazione sulla perdita in gravidanza e dopo la nascita in modo da facilitare la rete territoriale, la promozione delle risorse locali attraverso il confronto e lo scambio diretto tra donne, famiglie, operatori dell'area materno infantile e le istituzioni, come da proposta di legge promossa da CiaoLapo Onlus e presentata per la prima volta nel 2012;
  9. Istituzione di un database nazionale che raccolga tutti i dati sulla morte in utero (come già espresso nel modello delle Linee Guida Ministeriali del 2008), così da poter aumentare ed approfondire la conoscenza del fenomeno, valutare tutti i fattori associati e contribuire al corretto inquadramento di ogni singolo caso, al fine di  evitare ricorrenze nelle famiglie a rischio e di raggiungere il tasso statistico di 2 nati morti su 1000, come richiestoci dall'OMS, salvando circa 700 bambini sani ogni anno;
  10. Istituzione di una mappa nazionale dei centri di eccellenza per la ricerca, l'approfondimento diagnostico e la gestione delle gravidanze dopo una perdita perinatale così da permettere ad ogni cittadina di accedere al centro più vicino e più competente secondo i criteri nazionali e internazionali per affrontare la gravidanza successiva in modo il più attento e sereno possibile.
L'Associazione CiaoLapo Onlus da 10 anni rappresenta in Italia circa 10.000 donne colpite da aborto, morte in utero e perinatale. CiaoLapo tutela loro, i loro figli, i loro compagni, le loro famiglie e gli operatori sanitari che le assistono, proponendosi come interlocutore con le realtà scientifiche e assistenziali, le istituzioni e gli enti regolatori per rappresentare la voce dei cittadini e degli operatori dell'area materno infantile nella sfida globale alla riduzione del gap tra il nostro paese e i paesi più virtuosi, per ridurre il numero di eventi infausti e per innalzare gli standard di assistenza. 

Se condividi questi 10 punti, diffondili attraverso i social network usando gli hashtag ufficiali della campagna ministeriale.
Twitter: @SaluteDonnaMin
hashtag: #SD16 #CiaoLapo #MAMME #morteperinatale #saluteperinatale #endingpreventablestillbirths

venerdì 16 ottobre 2015

Dalla cicogna all'utero in affitto: soluzione o tratta delle schiave?

di Valeria Randone


In America aumenta, in maniera esponenziale, il numero delle “mamme surrogate” - donne che mettono a disposizione di un’altra coppia il loro utero - e gli italiani con la valigia in mano sono in costante e, preoccupante, aumento.

Leggi l'intero articolo in:

http://www.medicitalia.it/news/psicologia/6066-cicogna-utero-affitto-soluzione-tratta-schiave.html

venerdì 2 ottobre 2015

Contraccettivi o abortivi?



Contraccezione_emergenza

La prima è stata la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, arrivata in Italia nel 2000, seguita dalla “pillola dei 5 giorni dopo” nel 2012.
Presentate come “contraccettivi di emergenza” (per i meccanismi di azione vai a È davvero “contraccezione” d’emergenza?) promettono di impedire l’inizio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale “non protetto”. Rapidamente diffuse, soprattutto nella fascia di età 15 – 35 anni, insieme arrivano a circa mezzo milione di confezioni vendute in farmacia ogni anno, il 55% a minorenni.
Non tutto, però, è liscio come appare. Che abbiano un’azione abortiva in un numero elevato di casi è comprovato da numerosi studi internazionali ed è ammesso dalle stesse case produttrici, che ovviamente minimizzano e mascherano la realtà nei foglietti illustrativi (i bugiardini) attraverso un linguaggio tecnico falsamente rassicurante.
Vediamo cosa sono e come agiscono veramente.

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La pillola del giorno dopo
Le più vendute:
Norlevo, della HRA Pharma spa, costo € 13,00 circa
Levonelle, della Schering spa, costo € 12,40 circa
In commercio dal novembre 2000; è richiesta la prescrizione medica non ripetibile (cioè valida per una confezione) rilasciata del consultorio, del medico curante, della guardia medica.
 Vendite in Italia: 360.000 confezioni all’anno (dati HRA Pharma Italia; non è specificato se si riferiscano al solo prodotto Norlevo o siano globali)

Il principio attivo è il Levonorgestrel, un ormone progestinico presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato con un dosaggio 10-15 volte maggiore.
Le indicazioni raccomandano l’uso «preferibilmente entro 12 ore, dopo il rapporto sessuale non protetto e non oltre 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto. Norlevo può essere assunto in qualsiasi momento del ciclo mestruale».
Nella versione precedente del bugiardino vi era l’annotazione «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione, ma nella nuova stesura, accettata dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) nel dicembre 2013, la frase è stata cancellata e si legge che «Norlevo agisce bloccando il rilascio dell’ovulo dalle sue ovaie. Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato». Infine, si aggiunge che «è stato dimostrato che Norlevo previene dal 52% all’85% delle gravidanze attese».
Queste affermazioni sono contraddette da uno studio sul Levonorgestrel e altre molecole contraccettive condotto da Susan E. Wills del Charlotte Lozier Institute di Washington, che dimostra come tutti i contraccettivi d’emergenza possano agire come abortivi.
L’autrice compara i risultati delle ricerche di altri studiosi, tra cui Bruno Mozzanega ed Erich Cosmi del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova, Rebecca Peck (Facoltà di Medicina della Florida State University) e Juan R. Vélez, Gabriela Noé e colleghi (Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva – ICMER).
Tutti questi studiosi concordano sulla conclusione che il Levonorgestrel abbia un’alta probabilità di agire nella fase successiva alla fecondazione, quando l’embrione è già formato. Esso, infatti, inibisce l’ovulazione solo se somministrato prima o appena all’inizio del periodo fertile. Se invece è somministrato quando il periodo fertile è già cominciato il Levonorgestrel fallisce come contraccettivo nell’80­-92% dei casi, cioè l’ovulazione avviene ugualmente ed è possibile che inizi una gravidanza. Inoltre, sono riportati nella letteratura scientifica i suoi effetti di modificazione dell’endometrio, cosa che impedirebbe l’impianto dell’embrione nell’utero.
Quale sia il suo effetto nel periodo tra il concepimento e l’annidamento non è chiarito in alcuno studio sulla sua efficacia, tanto che la Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia e il Consorzio Internazionale per la Contraccezione d’emergenza, che approvarono il farmaco come contraccettivo d’emergenza, in maniera sibillina dichiararono che “l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione dovrebbe essere il suo principale e forse unico meccanismo di azione”.
Le alte percentuali di successo della “pillola del giorno dopo” autorizzano a pensare che, nella migliore delle ipotesi, in gran parte dei casi venga assunta al di fuori del periodo fertile, col risultato di introdurre nell’organismo significative dosi di ormoni inutilmente; nella peggiore delle ipotesi, che svolga un’azione abortiva precoce, impedendo lo sviluppo di un embrione già formato, almeno nel 18-20% dei casi.
Il che equivale a dire che provoca circa 70.000 cripto-aborti l’anno.

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La pillola dei 5 giorni dopo
La più venduta: EllaOne, della HRA Pharma spa, costo € 34,89
In commercio da aprile 2012. Fino a qualche mese fa era richiesta la prescrizione medica e l’obbligo del test di gravidanza, ma nel marzo 2015 ne è stata completamente liberalizzata la vendita, senza prescrizione né test, per le maggiorenni; rimane la prescrizione solo per le minorenni.
Vendite in Italia: 20˙000 confezioni all’anno (dati 2014, L’Espresso). 
EllaOne  va assunta entro 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale e promette un’efficacia del 98% nell’evitare la gravidanza.

Il principio attivo è l’Ulipristal Acetato (UAP), «un modulatore selettivo sintetico del recettore del progesterone, che agisce legandosi con grande affinità al recettore umano del progesterone. Si ritiene che il meccanismo d’azione primario consista nell’inibire o ritardare l’ovulazione».
L’UAP è una molecola quasi perfettamente sovrapponibile per struttura chimica a quella del Mifepristone, l’ormone della pillola abortiva RU486, usato in ospedale per l’interruzione della gravidanza fino alla 7a settimana. Simile anche l’effetto di sostanza progestinica antagonista del progesterone, che blocca i suoi recettori e provoca modificazioni nell’endometrio dell’utero.
Ciò che le differenzia, in realtà, è il dosaggio e il periodo dell’assunzione consigliato. Infatti, come ha affermato il prof. Bruno Mozzanega (Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova): «Se per l’interruzione chimica della gravidanza si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo stesso quantitativo di UAP sia in grado di sopprimere, in eguale modo, l’embrione», dose che equivale a circa 4 compresse di EllaOne.
Questi effetti sono riconosciuti possibili – anzi lo erano – nell’ “Assessment Report per EllaOne” (EMEA/261787/2009) redatto nel 2009 dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) che mise in commercio il farmaco, nel quale un intero paragrafo era dedicato a «Off-label use as an abortifacient», vale a dire all’impiego fuori etichetta come abortivo.
Quindi, stando alla documentazione 2009, la pillola dei 5 giorni poteva avere diversi effetti: bloccare l’ovulazione se assunta prima che questa avvenga; impedire l’impianto dell’embrione in utero, interferendo nel corretto sviluppo dell’endometrio; agire anche durante i primi due mesi di gravidanza sfaldando l’endometrio e provocando la morte del bambino, se presa in dosi maggiori.
Nella documentazione aggiornata al 2014 e nel bugiardino presentati all’EMA, però, si legge che «EllaOne non interrompe una gravidanza esistente».
Poiché con questa dicitura, secondo l’accezione attuale, ci si riferisce ad un embrione già impiantato nell’utero, cioè oltre i 5 giorni dal concepimento, sorge spontanea la domanda: se l’embrione non è ancora arrivato nell’utero, troverà un tessuto adatto ad accoglierlo e potrà impiantarsi?
La risposta non è chiara né confortante, poiché più avanti si legge che «i dati provenienti da studi di tossicità riproduttiva sono limitati per l’assenza di misurazioni dell’esposizione in questi stessi studi». Inoltre «Ulipristal acetato ha un effetto embrioletale in ratti, conigli (a dosi ripetute superiori a 1 mg/kg) e scimmie. Non si hanno dati sulla sicurezza per l’embrione umano con queste dosi ripetute».
Ciò nonostante, l’azienda produttrice HRA Pharma, ha richiesto di classificare EllaOne come “medicinale non soggetto a prescrizione medica” e l’EMA, nella riunione del 21 novembre 2014, col voto a maggioranza (21 su 31), ha approvato la richiesta. La Commissione Europea poi l’ha ratificata con la raccomandazione agli Stati membri di eliminare l’obbligo di prescrizione.
Il rappresentante italiano dell’Agenzia del Farmaco (AIFA), in quella riunione, aveva espresso parere contrario, a causa della «mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o teratogenetici».
Il Governo italiano, allora, dovendo decidere se modificare il regime di vendita di EllaOne, ha interpellato il Consiglio superiore della Sanità (CSS) che pure si è espresso autorevolmente per il mantenimento della prescrizione medica, indipendentemente dall’età della donna (10 marzo 2015), anche per i rischi connessi ad un uso frequente non controllato.
A questo punto, non si sa cosa sia accaduto nei 15 giorni successivi ma dev’essersi trattato di qualcosa di veramente sbalorditivo, visto che l’AIFA il 25 marzo 2015 ha liberalizzato la vendita di EllaOne come medicinale da banco per le maggiorenni, e ha conservato l’obbligo della sola ricetta per le minorenni.
In un colpo solo, l’AIFA ha contraddetto il parere espresso dai propri tecnici all’EMA, se n’è infischiata del parere del CSS e ha ignorato la poderosa documentazione internazionale sugli effetti abortivi depositata dai parlamentari che si opponevano alla liberalizzazione.
La prima conseguenza di questo inspiegabile cambiamento sarà il boom delle vendite di EllaOne, rimaste basse (si fa per dire) in passato sia per il prezzo elevato sia per le difficoltà di acquisto (ricetta + test). Ora sarà facile come comprare l’aspirina. Paradossalmente, per la pillola del giorno dopo resta l’obbligo di ricetta.
Quante saranno le donne che pagheranno volentieri i 20 euro in più del prezzo di EllaOne per non doversi più preoccupare della ricetta? Quante saranno le minorenni che chiederanno il favore ad un’amica più grande? E quanto tempo ci vorrà prima che sui siti compiacenti sarà indicato il dosaggio da usare per provocare aborti alla 4a – 5 a settimana e oltre?

Fonte: http://www.editorialeilgiglio.it/

lunedì 17 agosto 2015

Cresce l'assuefazione alle madri-schiave







di Assuntina Morresi

giovedì 9 luglio 2015

Sindrome di Down, nel giorno della sua maturità… una lettera a una bimba nata


Silvia e la sua mamma 
Cento centesimi al Liceo delle scienze umane Virgilio di Milano. Silvia Barbarotto, ventenne con sindrome di down è oggi matura e la sua mamma le ha regalato una lettera con emozioni uniche che ha deciso di condividere con noi di Invisibili.
Silvia Barbarotto
Silvia Barbarotto
«Per quanto tempo ti abbiamo cercata, piccola. Ti volevamo, ti chiamavamo, ma tu esitavi, non eri mai pronta a farti avanti. E intanto passavano i mesi e crescevano l’ansia e lo sconforto dell’attesa. Poi, trascinata dai primi odori di un Natale, ho smesso di contare i giorni e ho lasciato di nuovo liberi il cuore, il corpo, il pensiero. E tu, dal tuo piccolo pianeta lontano, hai sorriso: ti arrivava finalmente un richiamo vero, sentivi che si era creato lo spazio per te e così per quel Natale ti sei annunciata».
Abbiamo allora incominciato il nostro grande viaggio insieme. Una gravidanza splendida che ci siamo centellinata e goduta reciprocamente. Tu nel tuo nido morbido e protetto succhiavi linfa per crescere e formarti fisicamente. Io, il tuo nido, succhiavo attraverso di te emozioni e sensazioni mai provate prima. Mi hai permesso, attraverso quel percorso, di scoprire la potenza dell’essere donna, la potenza e la gioia della femminilità, la consapevolezza di un corpo morbido. Ma anche un percorso così ricco di sensazioni e scoperte, così intenso e meraviglioso deve concludersi e si avvicinava il momento di separarci. Io non avrei mai voluto che arrivasse, ero così orgogliosa di mostrarci, così felice di quel rapporto privilegiato tra noi due.
Devo confessare che ero anche piuttosto in ansia di fronte al pensiero di te realmente presente. Una persona nuova, sconosciuta da accudire e proteggere. Forse, per la prima volta, non riuscivo proprio a immaginare come sarebbe stata la vita dopo. Gli ultimi giorni di attesa, per arrivare alla data presunta per il parto, sarebbero stati sicuramente molto combattuti, e tu hai evitato tutto questo prendendomi in contropiede anticipando il nostro incontro di ben sedici giorni.
Ci è stato concesso un parto splendido, in ospedale, ma con la stessa atmosfera che avremmo potuto avere se fossimo state a casa. Solo noi due, il papà e un’ostetrica bravissima, che era già un’amica e che da allora chiamiamo zia. Abbiamo avuto a disposizione il giusto tempo e una mole adeguata di lavoro per salutarci, per prendere coscienza che stavamo per lasciarci, ma che nel contempo stavamo anche per conoscerci.
Durante quel lungo saluto, attraverso quell’abbraccio ritmico e fortissimo, ho scoperto che potevo abbandonarmi fino in fondo, che potevo affidarmi, che sapevo anche vivermi da dentro. Tu avevi una gran fretta di nascere. Ricordo bene il tuo scalciare, il mio assecondarti col respiro, le nostre spinte, la tua testina piena di lunghi capelli neri che già urlava perché ti liberassi tutta. Io in realtà non potevo vederti perché ero in piedi appoggiata al lettino, ma ti ricordo con gli occhi del papà. E poi una scena tenerissima di te, ancora in sala parto, che, completamente nascosta in una copertina, la sollevi, quasi a cercarmi, sentendo la mia voce.
Poco più tardi, sdraiata da sola nella stanza del travaglio, ripenso a quante cose mi hai già dato e mi accorgo che ancora non ti conosco, che, nonostante tu sia stata a lungo sulla mia pancia, non ci siamo ancora guardate negli occhi. Era tutto troppo vorticoso, ma ora c’è calma e vi sto aspettando, te e il papà, per cominciare veramente la nostra vita a tre. Arrivi solo tu e, mentre mi vieni portata perché io ti prenda in braccio offrendoti il seno, finalmente i nostri occhi si incontrano e tu mi guardi con due splendidi occhietti. A mandorla. E’ un istante. Quello per sentire che io voglio abbracciare la mia bambina. Al resto ci penseremo dopo.
Ora hai quasi vent’anni, e oggi ha conseguito la tua maturità a pieni voti. Sei una bella ragazza, sana, inaspettatamente curiosa e determinata, che sa conquistare tutti con la sua straordinaria simpatia. Mi considero una mamma fortunata e vivo in te la mia ‘carta’ per la vita. Una ‘carta’ che tra le tante cose mi ha permesso di conquistare la capacità di vivere veramente il presente raccogliendo ogni giorno quello che può darmi, e che dà a tutti noi la possibilità di riconoscere gli altri oltre la maschera. Siamo una famiglia allegra e mi sembra atroce pensare che, se insieme al papà, non avessimo deciso di evitare un esame per non aumentare (seppur di poco) la percentuale di rischio naturale di una gravidanza tanto desiderata, tu, probabilmente, non saresti mai nata.
Silvia Barbarotto
Silvia Barbarotto
Cosa dirti Silvia oggi se non BRAVA!? Mi ricordo di quando, piccolina, una volta in macchina ti avevo detto che ero molto contenta di te e tu, da dietro, avevi chiesto: “anche fiera e orgogliosa?” Così “fiera e orgogliosa” è diventato parte del lessico famigliare. Sono veramente fiera e orgogliosa di te, di come hai saputo fruire di questi 13 anni di scuola. Sono soddisfatta di come la scuola pubblica italiana ti abbia accolta e accompagnata nella tua crescita, con qualche alto e basso, qualche interruzione anche dolorosa (ma così è la vita), ma anche con tante persone in gamba che ti hanno capita e supportata , credendo in te e scoprendoti, come noi ti scopriamo giorno dopo giorno.
Quando sei nata io e il papà ci siamo ripromessi di guardare avanti e di crescere assieme a te e tu regolarmente ci stupisci, come generalmente stupisci e gratifichi con belle soddisfazioni chi è disposto a investire in te.
Avevo scritto quei pensieri per te durante la stesura della mia tesi (per l’abilitazione all’insegnamento della matematica e delle scienze alle medie). Dovevo preparare un’uscita didattica di un giorno a tema geologico (io biologa!). Così avevo pensato di rapirti per un giorno e di andare a fare insieme il percorso geologico ai Corni di Canzo e dopo una giornata di camminate, appena salita in treno per tornare a casa, ti sei addormentata. Così io, seduta di fronte a te, guardandoti, ho lasciato correre i pensieri scrivendo mentre pensavo. Ho sempre considerato quella lettera la mia vera tesi!
Per la tua tesina di maturità, oltre a una presentazione sul tuo percorso durante questi cinque anni di liceo, hai presentato alcune tue poesie e abbiamo scoperto che non sapevi che anche io scrivo i miei pensieri in modo molto simile al tuo. Così mi è sembrato giusto farti trovare la mia lettera come risposta alla tua maturità.
Non saprei cosa aggiungere oggi, se non che mi dispiace moltissimo che la scuola sia finita (come dispiace a te) e, se non fosse per la promessa fondamentale fatta nei tuoi confronti, direi che sono un po’ spaventata per il futuro. In Italia la scuola ha forse il più alto livello di capacità di inclusione, ma dopo la scuola purtroppo si apre una voragine di vuoto. Sono (quasi) sicura, che anche questa volta troveremo la strada, sarai probabilmente tu (come sempre) a trovare la strada migliore per te. Quindi non mi resta che starti vicina e ripeterti come nella mia lettera, di andare, ma di ricordarti, ogni tanto, di voltarti e di farci uno dei tuoi splendidi sorrisi.

Mamma Cristina

Fonte: http://invisibili.corriere.it/

martedì 9 giugno 2015

Il coraggio di Chiara

Tg2000 Il Post - "Il coraggio di Chiara"


Pubblicato il 09 giu 2015
Con il nostro Tg Post vi raccontiamo la commovente storia di Chiara Corbella, la giovane mamma romana scomparsa tre anni fa, il 13 giugno 2012, a 28 anni, dopo aver scelto di non curare un tumore per dare alla luce il figlio. Stefania Squarcia ha raccolto la testimonianza dei genitori.

venerdì 8 maggio 2015

Mamma di pancia e mamma di cuore


 


di Anna Fusina


Riportiamo la testimonianza di Monica, mamma di cinque figli meravigliosi: tre adottivi e due naturali.

Sono mamma di cinque figli meravigliosi e moglie dell’uomo che ho sposato ormai ventisei anni fa’, nel 1989.
Dopo appena tre anni di matrimonio era talmente grande il mio desiderio di maternità, che iniziammo subito il lungo cammino verso l’adozione. Così nel 1994 ci venne destinato un bambino brasiliano, il nostro primo figlio: Enrico.
Partimmo per il Brasile inconsapevoli di che cosa volesse dire essere genitori, con la paura di non saper amare abbastanza quel bimbo, non avendo avuto il tempo di imparare a conoscerlo nei nove mesi di gravidanza, come solitamente succede. Nel momento in cui ci hanno dato in braccio Enrico, il nostro cuore si è riempito: avevamo veramente la sensazione di avere colmato qualcosa di vuoto. Immediatamente l’abbiamo sentito parte di noi: era proprio nato dal nostro cuore, quello mio e di mio marito. Ed è stato in quel momento che personalmente ho capito che non sarebbero bastati nove mesi, come non ne sarebbero bastati novanta, per essere pronti a fare i genitori, ma è bastato guardare quel bimbo negli occhi e stringerlo tra le braccia, per renderci conto di quanto lui avesse bisogno di noi, così com’eravamo, quanto noi ne avessimo di lui.
Purtroppo nel 1996, dopo neanche due anni, a causa di un tragico incidente lo perdemmo. Proprio lui, che era la nostra grande ragione di vita...
In quel momento ci sentivamo persi, ci chiedevamo continuamente perché proprio a noi, perché proprio Enrico, tanto desiderato e amato. Ma la fede in Dio ci fu di grande aiuto.
Nel 1999 siamo ripartiti con tanta forza per il Brasile ed abbiamo adottato il nostro secondo figlio: Leonardo, bambino dolcissimo, che allora aveva un anno e mezzo ed ora è un ragazzo di diciassette anni, che ci sta dando tante soddisfazioni.
Dopo Leonardo avevamo ritrovato la serenità ed eravamo così felici da pensare ad un fratellino o sorellina per lui, così da voler portare a casa altro amore: è stata la volta della nostra dolcissima Lidya, che aveva appena sei mesi di vita ed ora ha dodici anni. Una bambina etiope allora ridotta a pelle e ossa, che sembrava si stesse spegnendo, ma con la forza dell’amore è rifiorita. Ed ecco che subito abbiamo scoperto in lei energia pura… Aveva il sole dentro.
Tornati dall’Etiopia, dopo quattordici anni di matrimonio e la certezza che non avrei potuto avere figli, ho scoperto di aspettare Linda, per la quale nessuno avrebbe scommesso nulla. Tutti cercavano di fare in modo che io non mi illudessi di poter portare a termine la gravidanza, ma io ero serena e convinta che ce l’avremmo fatta. E così è stato.
Linda è nata nel Novembre 2003, sanissima, e dopo altri due anni è nato Luca, il 16 Agosto: la stessa data di nascita del nostro piccolo Enrico…
Oggi ci ritroviamo con una grande famiglia, dove ogni giorno viviamo emozioni nuove, emozioni che nel tempo saranno l’unica cosa che resterà nei nostri cuori, insieme all’amore.
Concludo con un mio modo di vedere la maternità.
Penso si possa essere mamme di cuore o mamme di pancia, come piace dire a me.
Ma, fondamentalmente, basta guardare in fondo agli occhi di un bimbo, che subito ti rendi conto che saresti disposta a tutto per lui.
In quel momento sei mamma.

Monica


domenica 3 maggio 2015

Nostra figlia con sindrome di Down: una spirale di amore



 
di Anna Fusina




Riportiamo la bellissima testimonianza di Anna, mamma di sei figli, di cui l'ultima con sindrome di Down.

Era il 21 novembre 2012, il giorno della Madonna della salute, festa a me cara. Ero molto felice: nel mio grembo si stava formando una nuova vita, la nostra famiglia sarebbe cresciuta!
Sono andata a fare l’ecografia del terzo mese con il cuore in festa, serena, tranquilla. Ma il viso della dottoressa che mi percorreva la pancia con la sonda ecografica mi ha spaventata: lei era tesa, preoccupata. Mi ha detto che qualcosa non andava, che appariva un’immagine anomala che poteva associarsi a molte patologie, anche gravi….
Ho subito chiamato mio marito, che è corso veloce da me, e, con la sua mano stretta alla mia, abbiamo ripetuto nuovamente l’ecografia all’ospedale, dove hanno confermato l’evidenza di una gravidanza con problemi.
Non è facile tradurre a parole le emozioni che si provano in simili circostanze…. gelo, paura, angoscia, totale smarrimento. Ma eravamo assieme, mio marito e io.
Ci siamo tenuti stretti le mani e uniti i cuori. E siamo andati avanti.
Ci siamo sottoposti alle indagini suggerite dai medici. L’attesa dei risultati è stata particolarmente dolorosa, perché non sapevamo a cosa andavamo incontro.
Ricordiamo con tenerezza il momento in cui ci hanno comunicato la diagnosi.
La dottoressa era molto dispiaciuta nel comunicarci che la nostra bambina aveva la Sindrome di Down, ma ricordo che noi, usciti in corridoio, ci siamo abbracciati stretti e ci siamo sentiti fortunati che avesse ‘solo’ la sindrome di Down.
Ci sono famiglie che affrontano con coraggio disabilità ben più gravi. A noi veniva chiesto di accogliere lei e ci siamo sentiti di dire “Sì”.
A rafforzare questo “Sì” sono stati i nostri figli…
E' stato commovente il momento in cui li abbiamo radunati attorno al tavolo e abbiamo spiegato che la loro sorellina sarebbe stata diversa, che avrebbe imparato tante cose, ma più lentamente.
Hanno fatto a gara nell’immaginare cosa ognuno di loro le avrebbe insegnato! Che dono grande hanno i bambini!
Attraverso i loro occhi si può guardare senza paura la realtà...
Con il passare dei giorni, tuttavia, in me, mamma, hanno cominciato ad alternarsi momenti di fiducia e momenti di sconforto, di inadeguatezza, di paura. Sono giunta a pensare se sarei stata capace di volerle bene, se avrei avuto il coraggio di passeggiare con lei lungo i corridoi dell’ospedale, se mi sarebbe piaciuto il suo visino diverso...
Mi chiedevo cosa sarebbe stata in grado di fare, che vita avrebbe avuto...
Pensieri scomodi da vivere e da riportare.
Nostra figlia è nata un po' prima del previsto.
Nel suo visino così piccolo, i segni della sua diversità a suscitare una tenerezza infinita in noi e nel personale medico che ci ha assistiti...
Ancora una volta a darci la carica sono stati i nostri figli. Sono arrivati in camera correndo, se la sono contesa, ripetevano: “Mamma, è bellissima”, “Mamma, com'è bella!". L'hanno portata a turno in giro per i corridoi, tutti fieri. Le persone che ci vogliono bene, i nostri amici, la nostra comunità, hanno accolto la nostra bimba con tanto affetto. Diciamo sempre che la sua nascita ha innescato una spirale d'amore, perché ci ha fatto sentire tanto amati. Ora la nostra piccola sta crescendo, sta imparando a fare tante piccole cose, lentamente, con i suoi tempi. Quando la vediamo fare qualcosa di nuovo, è una festa! Con lei ogni piccolo traguardo sembra avere più valore, perché frutto di più fatica...
Una sera di qualche mese fa, osservavo la nebbia che ricopriva la pianura, mentre in collina splendeva la luna e il cielo era punteggiato di stelle. Ho pensato che in situazioni difficili della vita ci sentiamo smarriti, come se brancolassimo nella nebbia, e non pensiamo che solo qualche metro più su ci sono le stelle e la luna e il sereno... Basta fidarsi, basta guardare un po' in su e avere fede.