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venerdì 22 aprile 2016

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus
Il 22 Aprile 2016 è la Prima Giornata Nazionale della Salute della Donna. A Roma, presso l'Aranciera di San Sisto  si terranno dieci tavoli tematici, e ciascuno affronterà un aspetto della salute femminile. Ci sarà anche il tavolo Sessualità, Fertilità e Salute Materna, cui CiaoLapo desidera fare pervenire alcune richieste, importanti per la salute delle donne, delle madri e delle loro famiglie.  
Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Salute, ha chiesto alle cittadine di partecipare attivamente ai dieci tavoli di discussione sulla salute femminile, attraverso l'invio di domande e di riflessioni via web. Non potevamo lasciare inascoltata questa richiesta, ed ecco dunque le nostre 10 proposte, che vi preghiamo di condividere il più possibile nelle vostre pagine, sui vostri canali, usando gli hashtag scelti dal Ministero #SD16 #MAMME #fertilità #mentalhealth aggiungendo #CiaoLapo e alcuni o tutti gli hashtag citati in fondo all'articolo.
I canali social da utilizzare sono questi (twitter e facebook), il programma completo della giornata si può scaricare qui.
Per saperne di più, visitate il sito

Premessa

In Italia, 1 gravidanza su sei si conclude purtroppo con una perdita: ogni anno sono circa 150.000 le donne che devono affrontare questo evento, troppo spesso senza alcun sostegno, e troppo spesso subendone pesanti conseguenze, in termini di salute psicofisica.
Questo decalogo riguarda migliaia di famiglie. E' importante che venga letto, recepito e discusso, è importante che questi cambiamenti vengano posti in essere. Le due serie monografiche di The Lancet sulla morte in utero (2011 e 2016), cui CiaoLapo ha partecipato come unica realtà italiana, ci hanno mostrato che per ogni vita salvata, un paese ne ricava un quadruplo guadagno: sopravvivenza e salute della donna, del bambino in utero, del neonato e miglior sviluppo psicofisico del bambino, con un conseguente miglior benessere globale della famiglia. Questo ha importanti ricadute in termini di "risparmio" nella spesa sanitaria e nelle spese assistenziali dello Stato. Quindi, una buona assistenza alle donne in gravidanza conviene davvero a tutti.
Chiediamo dunque al Ministro Lorenzin e al Tavolo di esperti in sessualità, fertilità e salute materna di investire nella salute materno infantile, anche in quella delle 150.000 donne che ogni anno affrontano una perdita per ottenere anche in Italia il quadruplo guadagno.
Noi stiamo già lavorando da 10 anni per questo.

 

I dieci punti per le donne e le famiglie Italiane promossi da CiaoLapo Onlus.

  1.  Applicazione delle Linee Guida Ministeriali sulla natimortalità pubblicate già nel 2008 in tutti i punti nascita italiani;
  2. Adeguato sostegno psicologico e adeguate competenze relazionali da parte di ogni membro dell'equipe curante in tutti i punti nascita, per tutte le donne e i loro compagni, indipendentemente dal tipo di gravidanza (appena iniziata o a termine), di parto (vaginale, cesareo, pretermine o a termine, abortivo o fisiologico), di esito (bambino nato vivo o nato morto);
  3. Adeguata formazione per tutti i membri dell'equipe curante per offrire un sostegno efficace in tutti i casi critici (morte perinatale, diagnosi infausta, patologia fetale, morte fetale, poliabortività, infertilità), nel rispetto delle Linee Guida Internazionali (per approfondimenti consultare i due numeri monografici sulla morte in utero Lancet 2011 e 2016);
  4. Adeguato sostegno all'equipe attraverso audit e sedute di debriefing dopo eventi avversi in sala parto o in TIN per migliorare le
    competenze relazionali del singolo e del gruppo curante, per aggiornare la loro formazione sulla comunicazione e sulla relazione d'aiuto e ridurre il carico di stress e il rischio di burnout;
  5. Adeguato follow-up di tutte le gravidanze sia fisiologiche che a medio ed alto rischio comprese quelle conclusesi con la morte del feto o del neonato, migliorando la rete tra ospedale e territorio in tutte le regioni italiane e lavorando concretamente per ridurre il rischio di depressione post partum o di lutto complicato, sia nella donna che nel partner (esiste la depressione post partum paterna, e spesso si associa a quella materna con ricadute gravissime sulla coppia e sui figli);
  6. Adeguato monitoraggio e sostegno alle gravidanze successive ad una perdita perinatale, con attenzione alla condizione psicologica della famiglia, offrendo un sostegno personalizzato alla madre, stimolando le sue risorse e rispettando la fisiologia ogni volta che si può;
  7. Educazione della popolazione italiana sui fattori di rischio evitabili e non evitabili correlati a perdita perinatale e promozione del cambiamento degli stili di vita associati a esito infausto con apposite campagne informative rivolte ai giovanissimi e ai  giovani;
  8. Riconoscimento del 15 Ottobre come giornata internazionale della consapevolezza e della sensibilizzazione sulla perdita in gravidanza e dopo la nascita in modo da facilitare la rete territoriale, la promozione delle risorse locali attraverso il confronto e lo scambio diretto tra donne, famiglie, operatori dell'area materno infantile e le istituzioni, come da proposta di legge promossa da CiaoLapo Onlus e presentata per la prima volta nel 2012;
  9. Istituzione di un database nazionale che raccolga tutti i dati sulla morte in utero (come già espresso nel modello delle Linee Guida Ministeriali del 2008), così da poter aumentare ed approfondire la conoscenza del fenomeno, valutare tutti i fattori associati e contribuire al corretto inquadramento di ogni singolo caso, al fine di  evitare ricorrenze nelle famiglie a rischio e di raggiungere il tasso statistico di 2 nati morti su 1000, come richiestoci dall'OMS, salvando circa 700 bambini sani ogni anno;
  10. Istituzione di una mappa nazionale dei centri di eccellenza per la ricerca, l'approfondimento diagnostico e la gestione delle gravidanze dopo una perdita perinatale così da permettere ad ogni cittadina di accedere al centro più vicino e più competente secondo i criteri nazionali e internazionali per affrontare la gravidanza successiva in modo il più attento e sereno possibile.
L'Associazione CiaoLapo Onlus da 10 anni rappresenta in Italia circa 10.000 donne colpite da aborto, morte in utero e perinatale. CiaoLapo tutela loro, i loro figli, i loro compagni, le loro famiglie e gli operatori sanitari che le assistono, proponendosi come interlocutore con le realtà scientifiche e assistenziali, le istituzioni e gli enti regolatori per rappresentare la voce dei cittadini e degli operatori dell'area materno infantile nella sfida globale alla riduzione del gap tra il nostro paese e i paesi più virtuosi, per ridurre il numero di eventi infausti e per innalzare gli standard di assistenza. 

Se condividi questi 10 punti, diffondili attraverso i social network usando gli hashtag ufficiali della campagna ministeriale.
Twitter: @SaluteDonnaMin
hashtag: #SD16 #CiaoLapo #MAMME #morteperinatale #saluteperinatale #endingpreventablestillbirths

lunedì 12 ottobre 2015

I bambini in affido possono restare in famiglia

12/10/2015  Sta per diventare legge il "diritto alla continuità affettiva" dei minori in affido. Se verrà approvata dalla Camera, i bambini che sono in stato d'affido presso una famiglia, potranno anche essere adottati da quest'ultima, evitando un secondo distacco.



I bambini che sono in stato d’affido presso una famiglia, potranno anche essere adottati dalla stessa, qualora risultasse impossibile il ritorno alla famiglia d’origine.  Siamo ormai a un passo dall’approvazione definitiva di una legge (il voto in Parlamento è previsto per il 13 ottobre)  che segna una rivoluzione nel campo delle adozioni: per la prima volta in Italia diventa operante il “diritto  alla continuità affettiva  dei bambini e delle bambine in affido familiare”. Questo è il nome del ddl 1209 già approvato dal Senato l’11 marzo scorso, che vede come prima firmataria la senatrice Francesca Puglisi (Pd), e che permetterà anche alla famiglia affidataria di concorrere per l’adozione del minore, proprio in forza dei “legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia”, come recita l’articolo 1 della legge stessa. In pratica si equiparano ad ogni livello le condizioni  dei genitori affidatari alle coppie richiedenti un minore in adozione.   

  La legge cerca di porre rimedio al fenomeno  diffusissimo del cosiddetto affido “sine die”, cioè il prolungarsi per tempi  abnormi dello stato di affidabilità di un minore, lasciando però i genitori “a tempo” privi della possibilità di  rendere definitivo il rapporto col minore.  L’intervento della legge va nella direzione di tutelare l’interesse superiore del bambino, troppo spesso  esposto a nuovi, laceranti distacchi.

     Il dibattito sulla proposta di legge, in questi anni, è stato assai lungo e conflittuale perché toccava la delicata questione dei requisiti per l’adottabilità che, secondo la legge 184 del 1983 che norma l’adozione in Italia, escludono questa possibilità per le coppie di fatto e i single. la stesura finale  della 1209 mantiene inalterati quei requisiti, con una novità:  permette alle coppie affidatarie, ma non idonee all’adozione, soltanto  di mantenere un legame coi i minori, anche nel caso questi vengano adottati da altri. 

    Questo il commento della senatrice Puglisi sulla legge: “Ci sembra un passo importantissimo. Nella vita, purtroppo, ci sono dolori che non si possono evitare, ma se è la rigidità della legge a causarne nuovi, allora la legge va cambiata. Purtroppo, accade non di rado che bambini e bambine vedano protrarsi  il periodo di affidamento. Sono oltre il 60% dei casi di affido. Costringerli a vivere una nuova esperienza di distacco e di abbandono, qualora diventino adottabili, non giova certo alla loro crescita. Eppure i tribunali continuano a decidere in modo difforme e non sempre nel superiore interesse del minore. E’ necessario dunque superare questi  inutili e dannosi ostacoli. Quando il rapporto di affido familiare si protrae e il minore viene dichiarato adottabile, con la legge 1209 viene offerta la possibilità alla famiglia o alla persona affidataria che ne faccia richiesta, se corrisponde al superiore interesse del minore, la possibilità di essere considerata in via preferenziale ai fini dell’adozione stessa. Resta fermo l’obiettivo di far tornare il minore nella famiglia di origine, ma intanto la legge interviene per assicurare al bambino una continuità di affetti e di legami”.    

Fonte: famigliacristiana.it

sabato 3 gennaio 2015

Una canzone di benvenuto per ogni bambino che fa nascere


Il Dr. Jaja sa quanto speciale sia ciascun bambino che fa nascere. Questo è il motivo per cui riserva ad ogni neonato un trattamento davvero unico: una meravigliosa canzone

di Anna Fusina

E' soprannominato “Singing Doctor”.
In trent'anni di servizio come ostetrico-ginecologo ha infatti cantato per tutti gli 8.000 bambini che ha fatto nascere, per accogliere in modo speciale queste nuove vite che sono venute al mondo.
Si tratta del Dottor Carey D. Andrew-Jaja, nigeriano di nascita, in servizio presso il Medical Center's Magee Womens Hospital dell'Università di Pittsburgh.
Tutto ha avuto inizio quando il dottor Jaja era un giovane praticante presso un medico che ha sempre cantato per i bambini che ha fatto nascere. “Stava per andare in pensione, – racconta il Dott. Jaja - mi ha chiesto di continuare la tradizione e da allora l'ho fatto!
Andrew Jaja dice di ritrovare se stesso attraverso il canto, che diffonde veramente felicità ed allegria nelle persone intorno a lui.
Il Dr. Jaja sa quanto speciale sia ciascun bambino che fa nascere. Questo è il motivo per cui riserva ad ogni neonato un trattamento davvero unico, celebrandone l'arrivo con una meravigliosa canzone cantata dalla sua splendida voce.
Quale modo migliore per entrare nel mondo se non quello di essere accolti da una canzone?
Il dottore-cantante incanta in sala parto le mamme, i papà ed i neonati cantando felice “What a Wonderful World” di Louis Armstrong ed “Happy Birthday” o altre melodie rilassanti ai piccoli nati. E chiede a tutti di partecipare, compresi parenti e personale ospedaliero, anche nelle stanze delle mamme che hanno appena partorito.
A suo parere, quando vediamo il miracolo della nascita di fronte a noi e ci prendiamo del tempo per apprezzarlo, si possono dimenticare tutte le crisi in corso nel mondo, anche se solo per un momento.
Per lui ogni vita è veramente preziosa e unica.
Quando sto cantando a quei bambini, - osserva il Dott. Jaja - penso che sto cantando ad una futura persona importante. Questo è il credito che dò a tutti loro. Quindi per me è una cosa meravigliosa nelle mie mani: il miracolo della vita.”
Il suo slogan è:” Affronta ogni incontro con un sorriso sul tuo viso ed una canzone nel tuo cuore” e assicura che ogni bambino che fa nascere ne ottiene un assaggio cominciando la sua vita con una canzone.
Lo si può ammirare a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=NBrhF77Hqag





martedì 23 settembre 2014

Le associazioni: «Eterologa, corsia veloce. E le adozioni al palo»


di  Alessia Guerrieri




Genitori di seconda categoria. Figli già scartati una volta che vengono messi in un angolo. Abbandonati di nuovo, stavolta dalle istituzioni. Alla ribalta, invece, continua ad esserci la logica del figlio a tutti i costi e a ogni prezzo, visto che il desiderio di maternità e paternità supera anche il diritto di quei bambini per cui l’adozione è l’unica chance di avere una famiglia. Perché tutta la fretta di regolamentare l’eterologa non c’è mai stata per l’adozione? Perché da anni «si aspettano i protocolli operativi regionali e la banca dati nazionale, mentre in 25 giorni le Regioni hanno già trovato l’accordo sulla fecondazione eterologa?».

È questo il grido amareggiato delle associazioni e degli enti accreditati
all’adozione in Italia; un accorato appello affinché governo e Regioni dedichino la stessa lena mostrata per la fecondazione assistita a districare le questioni aperte nell’adozione, così come pure a reperire i fondi per quella internazionale – fermi da tre anni – e per far funzionare adeguatamente la Commissione adozioni internazionali.
Il rischio, altrimenti, è di proseguire sulla strada della disparità tra famiglie. Nell’ultima riunione di luglio con gli enti accreditati, infatti, il neo presidente Cai, Silvia Dalla Monica, ha fatto intendere che non ci sono soldi.

Fondi per i rimborsi alle famiglie, che nelle adozioni internazionali arrivano a spendere anche 10mila euro e ora possono avere la deducibilità solo del 50%, ma anche fondi per i servizi post-adozione oggi praticamente inesistenti. Ecco che un impegno economico pubblico sulle adozioni e la loro gratuità appare, perciò, sempre più urgente. Unito anche a una nuova collaborazione dell’autorità centrale con gli enti accreditati e a un rinsaldamento dei rapporti diplomatici con i Paesi d’origine dei bambini. Per rendere più spedita l’adozione internazionale che adesso viaggia al ritmolumaca di 3-4 anni.
Il calo del numero di coppie che in Italia fanno richiesta d’adozione non è un mistero: se nel 2006 erano circa 6mila, nel 2013 ci si è fermati poco sotto i tremila.
«I dati sul primo semestre 2014 – dicono gli enti – mostrano un ulteriore crollo del 30%. Se continua così al 2020 non avremo più adozioni nel nostro Paese a fronte di migliaia di bimbi adottabili nel mondo». Ed è proprio per questo che occorre un cambio di rotta, per far tornare l’Italia ad essere la seconda nazione, dopo gli Stati Uniti, per numero di bambini accolti. In ballo, ammettono, c’è «la responsabilità che una società civile ha nei confronti di bambini abbandonati», italiani o stranieri che siano, per cercare di «rimediare all’ingiustizia che hanno già subìto». E non renderli orfani per la seconda volta.

Le associazioni
Ai.Bi.I diritti dei minori in secondo piano rispetto a quelli degli adulti. Il bambino dichiarato adottabile, infatti, ha una sola possibilità di diventare figlio, mentre i grandi ne hanno molte di diventare genitore. Quindi «se non s’investe sull’adozione, su un atto di giustizia insomma, togli a quei bimbi anche questa possibilità». Marco Griffini, presidente dell’Ai.bi (Amici dei bambini) sferza subito il ragionamento sui «bambini scartati due volte», quando sollecita un cambiamento culturale. Va superata la logica di guardare solo ai bisogni degli adulti, e non «a quel gesto d’amore che rende giustizia a un bambino che la società non è stata in grado d’aiutare». Per questo va superata anche il meccanismo della selezione «inteso come percorso oppressivo in cui la coppia viene torchiata», secondo il presidente, con un approccio basato «sulla cultura dell’accompagnamento dei coniugi», che vuol dire «io Stato faccio il tifo per te», perché stai andando a prendere un bimbo abbandonato e «tu sei la faccia della solidarietà italiana». Nell’adozione c’è ancora tanto da fare; ad esempio «manca una banca dati nazionale prevista per legge – ricorda Griffini – che ci consenta di velocizzare l’abbinamento del bambino con la coppia». Eppure ci sono 1.900 minori italiani adottabili che non riescono ad avere una famiglia. Invece «c’è una corsa a regolamentare l’eterologa», per il presidente Aibi, perché 5 milioni di coppie sterili e 60mila domande di fecondazione eterologa e omologa «a quanto pare contano di più». Dimenticandosi però di un atto generosità altissima, conclude, per focalizzarsi sull’eterologa che, «per come si sta delineando, è un atto di egoismo».

Anfaa.
La scelta di diventare genitore va accolta e accompagnata per bene, con percorsi d’approfondimento sull’essere genitore, soprattutto quando si sta per diventare madri e padri di un figlio non tuo. Mentre «gli enti e le associazioni cercano di seguire e far maturare questa consapevolezza nei futuri genitori adottivi – spiega la presidente dell’associazione famiglie adottive e affidatarie (Anfaa) Donata Nova Micucci – non vedo lo stesso dibattito sulla preparazione ferrea per le coppie che si avviano alla fecondazione eterologa». Anzi, c’è il vuoto assoluto sia sul livello di maturazione che sulla concezione di genitorialità che i coniugi hanno raggiunto. Sembra quasi che basti pagare un ticket per essere pronti ad accogliere un bambino non biologicamente tuo, «dimenticando – aggiunge – tutte le implicazioni psicologiche future che potrebbero esserci». Lo stesso vuoto assoluto c’è sia sull’adozione in generale, «quasi fosse una soluzione di serie b», sia in particolar modo sull’adozione di bambini con bisogni speciali. Le istituzioni perciò, secondo Nova Micucci, dovrebbero farsi carico di questi bimbi, «non lasciando sole le famiglie che scelgono di adottarli comunque», magari seguendo l’esempio del Piemonte che ha stanziato un contributo economico per figli adottati con bisogni speciali pari a quello che spetta per i minori in affidamento. «Se noi formiamo le coppie, le facciamo maturare - conclude la responsabile Anfaa - ma poi la società civile e lo Stato le abbandona, la macchina non funziona». Cambiare la legge? Non serve, basterebbe «farla applicare da nord a sud in ogni sua parte».

Ciai
I bambini in questo caso già ci sono. Sono bimbi che sulle spalle hanno spesso i segni di maltrattamenti e abusi. Sono piccoli che hanno bisogno di percorsi di sostegno dopo l’adozione, soprattutto durante alcuni momenti particolari della loro crescita, come l’adolescenza. Eppure i fondi sia per le famiglie che sostengono pesanti costi per l’adozione «sia per quelle che hanno adottato ragazzi difficili, e devono intraprendere con loro un cammino di crescita speciale, non ci sono». C’è tristezza mista a rabbia nelle parole di Paola Crestani, presidente del Centro Italiano Aiuti all’Infanzia (Ciai), quando tenta di capire perché per la fecondazione eterologa c’è tanta attenzione (e si trovino subito i soldi), mentre l’adozione è relegata ai margini del dibattito pubblico. Inoltre, senza alcun sostegno economico governativo. Senza rimborsi «non si possono aiutare le coppie», dice, invece si dovrebbe ragionare «su come andare incontro alle famiglie per ridurre i costi della pratica adottiva», anche attraverso la deducibilità totale, e su un sistema «magari tramite voucher, che consenta di dare maggiori servizi dopo l’adozione a neo genitori e bambini». Ma anche un nuovo sprint perché, continua Crestani, «ci siano meccanismi per controllare le pratiche all’estero, per preparare il bambino a venire in Italia». Certo questo non si modifica per legge, ma ci vuole «la volontà politica di farlo». Nessun braccio di ferro eterologa-adozioni, comunque, solo «vorremmo che ci fosse lo stesso impegno anche per l’adozione» continua la responsabile Ciai, perché in questo caso i bambini già ci sono, «hanno sofferto e meritano un po’ di serenità».

Uniti per l'adozione
Si chiede da anni – almeno dieci – la gratuità delle adozioni. Ma nessuno ha ascoltato. Si aspetta da anni – almeno quindici – che le Regioni predispongano i protocolli operativi per l’adozione previsti dalla riforma del 1998. Eppure «non tutte le Regioni li hanno ancora e quei territori che li avevano li hanno dimenticati. Invece per l’eterologa in poche settimane…». Pietro Ardizzi portavoce di Uniti per l’adozione, la neonata rappresentanza di 45 enti autorizzati, parla di «grave irresponsabile distrazione verso una forma alta di accoglienza come l’adozione» e «verso un mondo elettoralmente poco rilevante come i bambini», quando analizza il ghetto in cui viene relegato questo tema nell’agenda politica e istituzionale. «È drammatico e vergognoso poi – aggiunge – che l’autorità centrale non abbia finanziamenti adeguati e sufficienti perché questo si ripercuote su famiglie e servizi». Servirebbero circa 30 milioni per dare risorse economiche e umane al Cai ed evitare che tra qualche tempo tutto il sistema degli enti autorizzati salti, visto che molte sedi territoriali saranno costrette a chiudere. In più, i fondi servono anche per «rivedere i rapporti diplomatici con i Paesi d’origine – dice Ardizzi – perché altrimenti si ripercuote sulle lungaggini delle pratiche internazionali». Ma è soprattutto il metodo con cui si è affrontata sia la questione eterologa che la «distrazione» sull’adozione che brucia e «fa paura». Le scelte dei governi sono state fatte, ammette difatti, «senza il coinvolgimento di enti e associazioni, prendendo decisioni sulla pelle delle persone».

Fonte: avvenire.it

domenica 27 aprile 2014

CI ALZEREMO IN PIEDI….




Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo in piedi e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata.
Ci alzeremo in piedi quando un bambino viene visto come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio.
Ci alzeremo in piedi quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano…
e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale…
Ci alzeremo in piedi quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche…
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell’individuo ma anche per quello della società.
Ci alzeremo in piedi quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l’energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia…
Ci alzeremo in piedi quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

                                                                             Giovanni Paolo II

sabato 22 marzo 2014

La Madonna con il Bambino (speciale) nella Mantova del '400. Dal quadro del Mantegna








Brian Stratford, docente di educazione speciale alle Università di Nottingham e Surrey, ha pubblicato, nel giugno del 1982, uno studio su un dipinto di Andrea Mantegna prendendo spunto dall’immagine del bambino ivi raffigurato con tratti somatici propri di una persona con Sindrome di Down.

Lo studio, e questa è la cosa più sorprendente, mette in luce una diversità di valori tra la Mantova del Quattrocento ed i nostri giorni. Il dipinto ci fa, infatti, intravedere una società che accettava l’handicap con molta più tolleranza della società di oggi.

In un’epoca in cui la vita era più difficile e la mortalità infantile più comune, molti bambini Down o venivano abortiti all’inizio della gravidanza o non sopravvivevano abbastanza a lungo per rendere possibili diagnosi differenziali. La sopravvivenza era infatti possibile solo se le condizioni ambientali erano quelle giuste. Ed erano certamente giuste quelle della ricca e potente famiglia dei Gonzaga nella Mantova del ‘400.

E’ dunque in questo contesto ricco di cultura umanistica che operò, quale pittore di corte, Andrea Mantegna la cui peculiarità consisteva nel ritrarre i modelli con una non comune acutezza e dovizia dei particolari.

Dallo studio di Stratford sul dipinto (48 x 35 cm.) si osserva che “gli occhi del Bambino sono raffigurati, anche se debolmente, con pieghe epicantiche. Ciò è abbastanza comune in quanto una buona proporzione di bambini Down non hanno l’epicanto distinto, circa il 30 per cento, mentre il 20 per cento dei bambini normali ce l’hanno. Questa è una caratteristica che diminuisce con l’età. Più significativi sono l’obliquità e la strettezza delle fessure palpebrali, una caratteristica assolutamente specifica della Sindrome di Down. Il naso è piccolo, con il setto molto basso. La lingua è prominente e la bocca aperta; l’espressione adeinodale è causata dal respiro nasale ostruito. La mucosa nasale è più densa nel bambino Down. Il collo è caratteristicamente corto e largo. Le mani sono tipicamente “quadrate” e il mignolo è curvo. E’ presente anche la nota anomalia del primo e secondo dito del piede molto spaziati tra di loro, un aspetto che, secondo Beckman, è molto raro in individui normali ma è presente nel 90 per cento dei bambini Down. Il gozzo della Madonna indica una malattia tiroidea e solleva l’ipotesi che la modella fosse la madre naturale del bambino.”

Pur rimanendo nel campo delle congetture si può ipotizzare che i modelli cui il Mantegna si ispirò fossero membri della famiglia Gonzaga. Ma la cosa più straordinaria è che proprio questa madre e questo bambino siano stati scelti dal Mantegna per rappresentare la Madonna con Gesù Bambino. Ciò porta alla conclusione, già peraltro anticipata, che tale identificazione sottintenda un’accettazione dell’handicap che, per quel periodo storico, ha dell’incredibile ove si considerino le barriere fisiche e mentali che ai nostri giorni ancora condizionano pesantemente la vita delle persone Down e dei loro familiari.

In definitiva, questa Vergine con Bambino del Mantegna, al di là dei pregi artistici del dipinto e delle argomentazioni scientifiche dello Stratford, non può non indurre ad una seria riflessione sul depauperamento dei valori etici dell’odierna civiltà dei consumi a favore di una più egoistica ed utilitaristica concezione del vivere.

Fonte : http://www.downiamoci.it/sezione-artistica

domenica 29 dicembre 2013

Nuovo studio: al bambino servono un padre e una madre

Famiglia 3

Sul sito web del “McGill University Health Centre”, ovvero una delle più grandi istituzioni mediche in Canada, è comparso un articolo in cui si divulgano i risultati di uno studio scientifico realizzato dai suoi ricercatori: «Anche con la tecnologia di oggi, occorre ancora che ci sia un maschio e una femmina per fare un bambino. Ma è importante che entrambi i genitori accolgano quel bambino? Molti studi hanno fino ad ora indicato il valore della madre, ma pochi hanno chiaramente definito l’importanza di un padre», si legge.
La ricerca, pubblicata sulla rivista “Cerebral Cortex”, mostra infatti che l’assenza del padre durante i periodi di crescita critici, porta al deterioramento delle abilità sociali e comportamentali in fase adulta. «Anche se abbiamo utilizzato topi, i risultati sono estremamente rilevanti per gli esseri umani», ha specificato l’autore senior, la psichiatra Gabriella Gobbi. «I deficit comportamentali che abbiamo osservato sono coerenti con gli studi umani dei bambini cresciuti senza un padre. Questi bambini hanno dimostrato di avere un aumentato rischio di comportamenti devianti e, in particolare, le ragazze hanno dimostrato di essere a rischio di abuso di sostanze».
Questi risultati, conclude l’articolo del McGill University Health Centre, «dovrebbero indurre i ricercatori a guardare più profondamente nel ruolo dei padri durante le fasi critiche della crescita e suggeriscono che entrambi i genitori sono importanti nello sviluppo della salute mentale dei bambini».
Un altro duro colpo, dunque, per i sostenitori delle adozioni omosessuali o del benessere del bambino nelle famiglie monoparentali. Una donna, pensiamo alle relazioni omosessuali, non si può improvvisare uomo e tanto meno padre. E’ sempre la ricerca a mostrare che le differenze tra uomini e donne (tra padre e madre, dunque) sono di tipo biologico-cerebrale e non culturale. Una donna e un uomo, indipendentemente dai loro sentimenti affettivi e dai loro desideri di non essere quel che sono, rimarranno sempre legati alla loro sessualità biologica. Sempre gli studi, raccolti in gran parte nel nostro dossier specifico, dimostrano che un bambino ha bisogno di crescere all’interno di un equilibrio dato unicamente dalla differenza sessuale, così come d’altra parte la natura ha previsto.

La redazione

Fonte: uccronline.it

lunedì 2 settembre 2013

Il dottore che canta “Happy Birthday” ad ogni bambino nato

Il giorno della nascita è l’evento più importante di ognuno di noi e, come in ogni occasione particolarmente rilevante e bella, non si può non festeggiare ricevendo anche un regalo, il più bello che si potrebbe ricevere: la vita.
Il dottor Andrew Carey-Jaja, ginecologo presso il Magee Women’s Hospital di Pittsburgh (Pennsylvania), soprannominato the singing doctor, accoglie ogni neonato che aiuta a venire alla vita con un regalo molto speciale: lo prende in braccio e lo culla cantando per lui Happy Birthday o What a Wonderful World di Louis Armstrong.
Questo suo rituale commovente, in cui letteralmente augura ai neonati “felice giorno della nascita”, è il suo modo di accogliere in questa vita nell’aldilà del parto ogni nuova persona , è il suo modo per esprimere quanto ogni bambino nato sia speciale e per dargli il benvenuto in questo “meraviglioso mondo”.
«Sono speciali» – dice il dottore dei suoi neonati – «Quando vedi il miracolo della vita di fronte a te, per un attimo dimentichi tutte le crisi in corso in tutto il mondo». Il dottor Andrew ha fatto nascere migliaia di bambini e con ciascuno di loro ogni volta crea un legame davvero speciale. Il suo motto è «affronta ogni incontro con un sorriso sul tuo viso e una canzone nel tuo cuore». E sembra proprio che lo metta in pratica alla lettera ad ogni “incontro” con ogni nuova vita da conoscere ed amare, perché unica e speciale.

di Rossella Rumore

Fonte: cogitoetvolo.it


venerdì 30 agosto 2013

Aborto: la strage silenziosa

Scritto da 

aborto"Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai." (Isaia 49, 15)

Non mi piace quando viene cambiato il nome delle cose, la persona rivoluzionaria invece è colei che chiama le cose con il nome che hanno; non interruzione volontaria di gravidanza bensì aborto! La gravidanza non si interrompe, il bambino non è una malattia, un cancro da debellare! I bambini vittime di questa macchina assassina, che è la nostra società, hanno oltrepassato il miliardo, solo in Cina se ne contano 400 milioni, imposti dalla legge del figlio unico sotto il regime comunista. Ogni anno in tutto il mondo vengono uccisi 53 milioni di bambini; il Novecento è stato considerato uno dei più violenti nella storia dell'umanità, tra guerre, massacri. regimi totalitari...; è vero che l'aborto nella storia era praticato, per di più insieme ad altri atti altrettanto ignominiosi come infanticidi, massacri di civili, sacrifici umani, schiavismo, ma mai a nessuno è venuto in mente di legalizzarlo! Così scriveva Marcel Proust: "Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio".
Questo di oggi è uno dei più grandi massacri nella storia dell'uomo. Come si può arrivare a tanto! Madre Teresa diceva sempre che i bambini abortiti sono i più poveri tra i poveri: uccisi nel loro stato di abbandono più totale, quello vitale tra madre e figlio, uniti nella carne. Come può colei che per prima ama la propria creatura uccidere il frutto della vita.. la vita.. solo a nominarla mi gira la testa! Siamo capaci di generare un esserino uguale a noi, il più bel miracolo che Dio ci ha donato e noi lo buttiamo nel cestino.
Ora vedremo fino a che punto la crudeltà umana si è spinta, con le principali tecniche abortive (senza contare gli aborti clandestini effettuati dopo il terzo mese):
Aspirazione endometriale: attraverso il collo dell'utero, senza dilatarlo, si inserisce nell'utero una cannula flessibile di plastica, la cui estremità è fissata a una fonte di suzione - una pompa elettrica o meccanica, o, nella gravidanza precocissima, una siringa - che risucchia i tessuti nella parete uterina, ossia l'endometrio o rivestimento cresciuto durante le quattro settimane del ciclo mestruale, e, se la donna è incinta, la particella di tessuto fetale.
Dilatazione ed evacuazione: la cervice viene dilatata per permettere il passaggio delle canule da suzione di diametro maggiore necessarie ad evacuare la maggiore quantità di parti dell'embrione e della placenta.
Dilatazione e raschiamento: questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici. Il feto viene quindi rimosso. Vengono poi aspirati il liquido amniotico la placenta e i residui fetali
Isterotomia: Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell'asportazione del feto tramite taglio cesareo.
Induzione farmacologica (RU 486): L'induzione farmacologica dell'aborto è l'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina. Con questo metodo il distacco del feto dall'utero è chimico, e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. La prima pillola induce l'aborto fisiologico, mentre la seconda, sempre chimicamente, induce l'espulsione del feto e la pulizia dell'utero.
Nascita parziale: vietato dalla legge italiana, effettuato dalla sedicesima settimana alla nascita. Esso consiste nell'estrazione parziale del feto dall'utero attraverso l'uso di una pinza, che permette l'avvicinamento del cranio alla cervice e lo svuotamento del medesimo attraverso l'introduzione in esso di una canula aspiratrice.
Ragazza, ribellati a quello che la società vuole inculcarti, l'aborto è omicidio. Lo smembramento crea dolori atroci al feto. Credere che sia lecito abortire solo perché il bambino non sia pienamente sviluppato è una menzogna che ti rovinerà la vita. L'aborto per la psicologia della donna è devastante: depressione, ansia, uso di sostanze, abuso di sostanze e atti suicidari. Se stai affrontando una gravidanza, fatti coraggio, la vita sta fiorendo nel tuo grembo, un piccolo germoglio d'amore cresce in te. Dagli la possibilità di vivere, e se proprio non lo vuoi, ci sono altri metodi, come l'adozione. La via facile non è sempre giusta. Appena l'ovulo è fecondato Dio ne imprime l'anima; c'è miracolo più grande di questo? Ti hanno consigliato di abortire perché tuo figlio non sarà sano? Non è sano chi ti consiglia questo! Ci sono coppie in tutto il mondo che adottano questi bambini, che per prima cosa amano e hanno un cuore, proprio come te. Sei rimasta incinta dopo aver subito violenze? Non è facile, ma non aggiungere altro male a te stessa, peggiorerai di molto la tua sfera psicologica. Nel tuo passato hai abortito? È ora di affrontare te stessa, e il dramma che ti porti dentro; Dio ti sta aspettando, se tu lo vuoi c'è' la sua misericordia ad attenderti, il suo perdono; sperimenterai la gioia più grande che la vita possa regalarti, il perdono di Cristo. Rifugiati tra le sue braccia, Lui non vuole altro che la tua felicità, abbi fiducia e abbandonati, riposati sul suo cuore. Tu sei donna, simbolo di vita e fertilità, non sei una macchina da sesso; sei stata creata per essere madre, pura come la vita che nasce dal tuo corpo meraviglioso. Non renderti complice dello spargimento di altro sangue innocente, grida silenziose, soffocate nell'indifferenza del mondo; vite gettate nel cestino come immondizia.
"...fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate..." G.K. Chesterton scrittore, giornalista e aforista inglese.
FONTI: Antonio Socci "Il genocidio censurato"



Rachele

Sono una studentessa di Scienze Religiose ad Assisi. Faccio parte dell'associazione Casa del Cuore - Amici del Congo, siamo un gruppo di ragazzi che cerca di aiutare i bambini congolesi di Kingouè.


fonte: http://www.buonanovella.info/

lunedì 15 luglio 2013

Sindrome di Down e riabilitazione: nuove prospettive

CALAMBRONE (PI). Un ambiente ricco di stimoli facilita il benessere e l’attivazione di neuromediatori e di fattori di crescita nel sistema nervoso, sia nel bambino piccolo, che nell’adulto: sono queste le recenti evidenze scientifiche presentate durante il workshop denominato Nuove prospettive per la riabilitazione della disabilità intellettiva: uno studio sulla sindrome di Down, in svolgimento all’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), appuntamento dedicato in particolare ad alcune prospettive innovative per il trattamento e il miglioramento della qualità di vita delle persone con sindrome di Down di tutte le età, con l’illustrazione dei significativi risultati ottenuti da un progetto di ricerca, promosso dalla Regione Toscana, in cui è stato realizzato e sperimentato un nuovo training psicofisico per persone adulte.
«Con l’arricchimento psicofisico – spiegano i promotori dell’iniziativa – abbiamo osservato, nei soggetti adulti, una riduzione statisticamente significativa dei sintomi psichiatrici, un miglioramento della memoria e una migliore integrazione visuo-motoria. Nei bambini, invece, abbiamo assistito a una maturazione precoce delle funzioni visive e dello sviluppo psicomotorio».
Sempre durante l’incontro di Calambrone, poi, è stata prevista la presentazione di un prototipo di software per la teleriabilitazione cognitiva.
«La sindrome di Down – spiega Stefania Bargagna, neuropsichiatra esperta in ritardo mentale, nei suoi aspetti diagnostici e riabilitativi – è una delle più comuni cause di disabilità intellettiva e nonostante l’indubbio miglioramento della qualità di vita, derivante da una maggiore integrazione sociale e dalle iniziative delle associazioni di famiglie, essa resta una condizione di disabilità che merita una presa in carico precoce, globale e duratura. In altre parole, i bambini con sindrome di Down possono avere uno sviluppo molto simile a quello dei loro coetanei con sviluppo tipico, e i giovani possono aspirare ad una qualità di vita sempre più autonoma. E tuttavia, sono presenti alcuni rischi, quali l’eccesso di stimolazioni riabilitative in età evolutiva o la precoce perdita delle competenze acquisite con la conclusione dell’iter scolastico e la concomitante assenza di percorsi riabilitativi o di mantenimento nell’età adulta».
È da molto tempo che l’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone si occupa di razionalizzare i percorsi educativi riabilitativi e di inserimento sociale delle persone con disabilità. Sin dai primi anni Novanta, infatti, la struttura collabora con i pediatri e con le associazioni dei genitori dell’Area Vasta Nord-Ovest e della Regione Toscana, con molte proiezioni nazionali e internazionali per il miglioramento della presa in carico.
(Roberta Rezoalli)

Fonte: http://dialetticapedagogica.wordpress.com/

lunedì 17 giugno 2013

Bambina nata con metà cuore, dopo che la mamma ha rifiutato l’aborto, ora sta bene





Rebecca Turner_miracolo_aborto

Scarlett Crowther è nata con metà cuore. Non sarebbe qui oggi,  se sua madre avesse deciso di abortire; ma la madre di Scarlett ha rifiutato l’idea.
A Scarlett era stata data una probabilità pari al  50% di sopravvivere con quel difetto, ma ha già superato, con successo,  due operazioni al cuore, di cui una cinque giorni dopo la nascita. Ora, 10 mesi più tardi, madre e bimba stanno benissimo. La sua mamma, Rebecca Turner, la chiama “piccola combattente”.
“Quando ora la tengo in braccio non riesco proprio a credere quanto sia sana e felice. Lei è il mio piccolo miracolo“, ha detto la Turner.
Da un articolo del “The Sun” leggiamo:
Rebecca ha scoperto che Scarlett era affetta dalla “sindrome del cuore sinistro ipoplasico” durante l’ecografia della 20ma settimana.
Ciò significava che il lato sinistro del cuore di Scarlett non si era sviluppato.
A Rebecca, mamma a tempo pieno, era stata prospettata quindi la possibilità di interrompere la gravidanza,  ma lei ha scelto di portarla a termine.
Pochi giorni dopo la nascita, avvenuta lo scorso giugno, Scarlett è stata sottoposta ad un intervento chirurgico della durata di ben sette ore e mezza all’Ospedale Pediatrico Alder Hey, nel Merseyside.
I chirurghi hanno inserito un tubicino nel suo cuore per consentire un miglior afflusso di sangue.
Scarlett è stata poi sottoposta ad un intervento chirurgico più importante, durato otto ore e mezza, all’età di otto mesi. In quell’occasione i medici hanno effettuato una sorta di autotrapianto, collegando al suo cuore una vena presa dal collo.
Ndr: Questa vicenda offre nuove conferme di quanto la scienza possa essere a favore della vita e non della sua soppressione.
Prendersi cura di una madre incinta e del suo bambino, in modo da poter salvare una vita fragile, fa parte di quello che dovrebbe costituire il normale scopo della scienza medica. Se si fosse trattato di una persona già nata qualsiasi medico,  di fronte a una probabilità di sopravvivenza del 50%, avrebbe ritenuto doveroso  intervenire e tentare in ogni modo di salvare il paziente. A Scarlett, già prima che nascesse, è stata riservata la stessa cura, la stessa attenzione che spetta a qualunque altro paziente.
Oggi questa bambina è “particolare” più per il suo successo che per la sua “diversità”. Un mondo tanto attento a tutelare le diversità non riesce a comprendere la necessità di tutelare maggiormente quella diversità che è anche debolezza.
Se Scarlett fosse stata abortita, oggi la medicina avrebbe un successo in medo di cui essere orgogliosa.
Traduzione a cura di Daniela Vicini
Clicca qui per leggere l’articolo originale pubblicato da LifeNews in lingua inglese
di Steven Ertelt 

Fonte: prolifenews.it