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venerdì 31 marzo 2017

Record di vendite di ellaOne: diminuisce l'aborto? Interrogazione al Senato
























di Anna Fusina

Nella Seduta Parlamentare n. 795 del Senato del 29 marzo corrente è stata presentata dall'On. Giuseppe Marinello un'interrogazione al Ministro della Salute relativamente al record di vendite di ellaOne, la “pillola dei 5 giorni dopo” e la presunta correlata diminuzione degli aborti.
L'Onorevole interpellante osserva nella sua interrogazione come i dati raccolti recentemente da Federfarma sull'utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo suscitino scalpore per le dimensioni assunte da questo fenomeno: “le vendite nel 2016 sono cresciute del 96 per cento in 10 mesi. Rispetto al 2014 sono aumentate di 15 volte. Dopo che l'Italia ha tolto l'obbligo di ricetta, si acquista una compressa ogni 2 minuti”.
Rileva poi come il record delle vendite di ellaOne sia stato raggiunto dopo la tormentata liberalizzazione del farmaco. Dal 9 maggio 2015 infatti chi vuole avere la pillola non deve più presentare nessuna prescrizione, e neppure un test medico che accerti uno stato di non gravidanza, come era stato richiesto fino ad allora. L'obbligo della presentazione della ricetta medica rimane solo per le minorenni.
La liberalizzazioneprosegue l'On. Marinello - è avvenuta a seguito della decisione dell'Agenzia del farmaco (Aifa) assunta per allineare l'Italia al resto d'Europa. Già nel gennaio 2015, infatti, la Commissione europea aveva dato indicazione di distribuire in farmacia, senza prescrizione medica, il farmaco perché ritenuto sicuro e più efficace, se usato durante le 24 ore successive al rapporto sessuale a rischio. L'Aifa, di conseguenza, ha liberalizzato il farmaco in rottura con il Consiglio superiore di sanità”.
L'Onorevole interpellante fa notare come l'impennata di vendite della pillola dei cinque giorni dopo sia il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione: “ci si affida a metodi risolutivi d'emergenza e non a una vera programmazione o meno delle gravidanze. La battaglia di un'informazione corretta è lontana dall'essere vinta” - afferma l'On. Marinello.
Egli fa notare come i dati emersi sull'impennata delle vendite di ellaOne si prestino a numerose riflessioni.
In primo luogo ricorda che una relazione del dicembre 2016 dello stesso Ministero della salute mette in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco (meno 9,3 per cento rispetto al 2014) e che nella divulgazione della pillola ellaOne si dice spesso che essa non è una pillola abortiva, ma un contraccettivo d'emergenza, da assumere entro 120 ore dal rapporto a rischio.
Secondo l'On. interrogante c'è il pericolo, però, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle ragazze e di dire una bugia scientifica. Il meccanismo chimico della pillola dei 5 giorni dopo è quello di rendere inospitale l'endometrio per l'annidamento dell'embrione. Quest'ultimo viene bloccato perché la pillola in questione è un anti-progestinico, blocca i recettori del progesterone, l'ormone che serve all'embrione per annidarsi.
Lo attesta il meccanismo e anche la formula chimica, che è praticamente identica a quella della pillola abortiva Ru486. In poche parole, si tratta di un farmaco abortivo;
questi dati sono tutt'altro che trionfalistici, attestano al contrario il completo fallimento della cultura della contraccezione
”- afferma l'On. Marinello.
Chiamare il farmaco come contraccettivo "d'emergenza" sul bugiardino, usarlo come tale e venderlo come un normale farmaco da bancoprosegue - è indice di una schizofrenia culturale: la tachipirina 1000, paradossalmente, necessita di prescrizione medica, un medicinale come la "ellaOne", il nome commerciale della pillola, no; peccato che gli effetti collaterali ci siano e siano gli stessi riscontrati, dopo l'assunzione pillola del giorno dopo, dalle coliche addominali alla nausea. Ma ciò di cui non si parla per nulla sono gli effetti a lunga distanza sulla fertilità delle donne. Nessuno sta conducendo a questo proposito studi seri, chiunque faccia il medico e segue la storia di una paziente può notare oggi gli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma nel tempo emergeranno anche quelli sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono. Molte donne assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per "sicurezza", questo non fa che rovinare l'apparato riproduttivo.”
Anche per questa ragione, a parere dell'interrogante, non risulta corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l'aumento delle vendite di questo farmaco: “gli aborti calano, sì, ma per perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all'interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato;- evidenzia l'Onorevole -
inoltre, nessuno può verificare gli abusi, non esiste nemmeno una tracciabilità delle prescrizioni mediche. Qualunque medico ginecologo, guardia medica, dermatologo può prescrivere il farmaco, qualunque maggiorenne può procurarlo a una ragazza che abbia meno di 18 anni.”
Secondo l'On. Marinello è necessario chiamare le cose con il loro nome. Egli osserva come l'uso senza prescrizione e senza freni della pillola dei 5 giorni dopo comporta una strisciante e mai annunciata autorizzazione all'aborto continuo e ripetitivo, senza tenere per nulla in considerazione la salute della donna, che dovrebbe essere centrale in qualsiasi approccio medico.” - E prosegue: “La parola d'ordine è prevenzione e comunicazione: bisogna parlare del tema e diffondere la cultura del dialogo e non della vergogna. È necessario informare le donne del fatto che non assumono con questo medicinale un integratore vitaminico, ma un medicinale a tutti gli effetti, che potrebbe causare serie disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni c'è bisogno di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi.”
L'on. Marinello, nella suddetta interrogazione indirizzata al Ministro della Salute, chiede quindi:
“-
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco;
- se non sia il caso di subordinare l'adozione del farmaco, dopo un certo numero di utilizzi all'anno, al possesso della prescrizione medica;
- se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, piuttosto che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne.”


venerdì 5 agosto 2016

La pillola del giorno dopo può causare aborto. Dalla Spagna un'altra conferma.



 
 
di Anna Fusina
Uno studio condotto da un gruppo di scienziati spagnoli guidati dal Dr. Emilio Jesús Alegre del Rey e pubblicato dall'European Journal of Clinical Pharmacy ribadisce il potenziale effetto abortivo del Levonorgestrel, la pillola del giorno dopo.
Il Dr. Alegre del Rey è farmacista presso il Dipartimento di Farmacia all'Universitary Hospital di Puerto Real (Cadice) ed effettua studi da vari anni sulla cosiddetta "contraccezione d'emergenza".

- Dr. Alegre del Rey, quando inizia la vita?

R.: Inizia al concepimento, quando lo spermatozoo e l'ovulo formano lo zigote. Questa è una osservazione scientifica.


- Ci viene detto che la gravidanza inizia con l'impianto dell'embrione in utero. Si manipola la lingua per nascondere la realtà?

R.: Sì. Per esempio, è stato ripetuto fino alla nausea che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Per affermare questo, si è ipotizzato che l'aborto ponga fine alla gravidanza e che quest'ultima inizi al momento dell'impianto dell'embrione in utero. Ma questo è un gioco di parole, che cancella la realtà.
In primo luogo, non è che la gravidanza inizi al momento dell'impianto, è che è a partire da lì che é possibile rilevarla. Ma in secondo luogo, e cosa ancora più importante, ciò che è eticamente rilevante non è la fine della gravidanza, ma la fine della vita di un essere umano. Pertanto, ciò che conta non è quando vogliamo dire che inizia la gravidanza, ma quando inizia la vita. La manipolazione del linguaggio ha un sacco di "magia": distoglie l'attenzione dagli ascoltatori allo scopo che essi non guardino al punto chiave della questione.
Tertulliano, già nel III secolo, ha detto: "Homo est qui futurus est" (se in futuro sarà umano, già lo è). Curiosamente, è interessante notare che questa osservazione semplice e saggia è anche un principio fondamentale della embriologia del XXI secolo.

- Il Levonorgestrel, la cosiddetta "pillola del giorno dopo" riduce le gravidanze di oltre l'80% quando assunto entro tre giorni dal rapporto sessuale?
Quali sono le conclusioni del vostro studio?

R. :
Il nostro studio si concentra sul meccanismo d'azione del levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un'analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel, c'era stata stata la fecondazione, è stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all'embrione di continuare il suo processo di sviluppo, la sua vita.
- La pillola del giorno dopo è catalogata come mezzo di contraccezione di emergenza. Questo è quello che ci dicono i media e la versione scientifica "ufficiale"...

R. : Non c'è un vera "ufficiale" versione scientifica, ma diverse pubblicazioni sull'argomento. Nella scheda tecnica originale del levonorgestrel, all'inizio era stato riconosciuto a quest'ultimo anche l'effetto di impedire l'impianto. Due lavori scientifici puntavano nella stessa direzione (Fertil Steril. 2007 Sep;88(3):565-71. Epub 2007 Feb 22; Ann Pharmacother. 2002 Mar;36(3):465-70). Poi è stata diffusa una nuova versione del produttore e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), che non è indipendente.
Quest'ultima posizione, che ha negato l'effetto abortivo, si è basata su dati relativi agli studi su animali, il cui ciclo ormonale non ha nulla a che fare con quello della donna, e su uno studio su donne con nessuna validità statistica.
Abbiamo dimostrato che, con le evidenze attuali, nessuno può seguitare a negare l'effetto contragestativo, abortivo di questa pillola.
Un contraccettivo è un prodotto che impedisce il concepimento. Nel caso del levonorgestrel, è vero, ma è solo una mezza verità, letteralmente. Per l'altra metà il suo effetto viene esercitato impedendo ad un embrione esistente di continuare il suo sviluppo e la vita. Noi chiamiamo questo effetto "contragestativo", una parola che poche persone conoscono.

Dunque assumendo il levonorgestrel si possono verificare aborti embrionali. Perché i media non ci dicono nulla su questo?

R.: La disinformazione crea un falso senso di sicurezza. Si omettono informazioni-chiave per le utenti, che hanno il diritto di conoscere il potenziale effetto abortivo di questa pillola.
Il motivo per cui non venga fatta questa informazione penso sia in parte commerciale ed in parte ideologico. Si presume che le donne non abbiano bisogno di sapere, che a loro non importi sapere. Tuttavia, in uno studio effettuato su donne spagnole (dell'équipe di Jokin de Irala), è stato loro chiesto se avrebbero assunto quel prodotto sapendo che esso era abortivo. La maggior parte delle donne ha detto di no. Le donne che inconsapevolmente prendono quel prodotto e scoprono poi che si tratta di un abortivo, possono sentirsi ingannate e caricate ingiustamente di questo problema nella loro coscienza.
Quando la pillola è stata messa in commercio c'è stato un notevole rifiuto verso di essa; la scheda tecnica del levonorgestrel non ometteva il possibile effetto anti-annidamento, quindi abortivo. Così il prodotto ha avuto molte difficoltà ad essere diffuso, ed anche ad essere approvato nei paesi che proteggono la vita umana dal suo inizio, come l'America Latina. I produttori quindi hanno usato poi la strategia di negarne l'effetto abortivo, e fu modificata quindi la scheda tecnica del levonorgestrel.
Ora, anche i produttori di un altro “contraccettivo d'emergenza”, l'ulipristal acetato (EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”) sembrano aver imparato la lezione, e negano che esso abbia un possibile effetto abortivo. Tuttavia, è evidente che esso lo abbia, impedendo la gravidanza anche se preso cinque giorni dopo il rapporto. C'è bisogno solo di un po' di buon senso per rendersi conto che non è credibile che abbia solamente un effetto contraccettivo...

- Anche per il personale sanitario è necessaria una accurata e completa informazione su queste pillole…

R. : Certo. Per prendere qualsiasi decisione etica, sia individuale che collettiva, è prima essenziale avere le migliori informazioni scientifiche sul problema, senza pregiudizi di alcun genere. Il personale sanitario ne ha bisogno per due motivi: per informare correttamente gli utenti e per prendere le proprie decisioni etiche, e, se necessario, fare obiezione di coscienza.
Di questo era ben consapevole il genetista francese Jerome Lejeune: una buona etica parte dalla migliore informazione scientifica disponibile. Questa è la ragione del nostro lavoro. Dobbiamo fare in modo che questa informazione sia libera da condizionamenti commerciali, ideologici o da altri tipi di condizionamenti, né in un senso né nell'altro.
Nel nostro team collaborano ricercatori con diversi punti di vista, ma tutti cerchiamo di dimostrare la realtà, con il metodo scientifico.

- La pillola del giorno dopo è utilizzata principalmente da adolescenti, anche più volte. Quali ne sono le conseguenze ed i rischi?

R. : Gli studi clinici su questa pillola non li ha fatti l'industria farmaceutica, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con il denaro pubblico. Si pensò che potesse essere usata abitualmente, ma gli studi di sicurezza con somministrazioni ripetute sono stati disastrosi: frequenti gravi disturbi mestruali, mal di testa, problemi vascolari ... logico, perché per ottenere l'effetto suddetto con una singola dose, queste pillole contengono una quantità di ormone 10-20 volte superiore alla normale pillola contraccettiva quotidiana.
Così la pillola del giorno dopo è stata lasciata per somministrazioni eccezionali.
Chiunque utilizza ripetutamente questa pillola si espone ad un serio rischio.
Purtroppo in alcuni Paesi questo prodotto è stato approvato anche senza l'obbligo di prescrizione medica.
Volevo anche rilevare come l'uso esteso della pillola del giorno dopo non riduce le gravidanze indesiderate o gli aborti in termini reali. E 'qualcosa che è stato dimostrato in numerosi studi in diversi paesi, con la massima evidenza.

- La pubblicazione del vostro studio è stata respinta da diverse riviste scientifiche ....

R.: I primi due rifiuti ci hanno stimolati a migliorare l'articolo, la forma di esposizione dei risultati. Ma siamo rimasti un po' sorpresi che uno studio sullo stesso argomento, con le conclusioni contrarie, ma senza l'analisi statistica di base, fosse stato pubblicato senza problemi.
Abbiamo parlato con altri gruppi di ricerca che hanno avuto complicazioni come le nostre quando le conclusioni del loro studio non erano "politicamente corrette".
In realtà, ci sono state difficoltà in tutte le epoche. Tuttavia, questa è scienza, e per fortuna ci sono riviste che esaminano solo la qualità scientifica di ciò che viene loro inviato. Infatti, di recente ci è stata accettata la stessa nostra interpretazione in un'altra rivista.
Non si può coprire il sole con un dito.





venerdì 22 aprile 2016

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus

22 Aprile Giornata Nazionale Salute della Donna con CiaoLapo Onlus
Il 22 Aprile 2016 è la Prima Giornata Nazionale della Salute della Donna. A Roma, presso l'Aranciera di San Sisto  si terranno dieci tavoli tematici, e ciascuno affronterà un aspetto della salute femminile. Ci sarà anche il tavolo Sessualità, Fertilità e Salute Materna, cui CiaoLapo desidera fare pervenire alcune richieste, importanti per la salute delle donne, delle madri e delle loro famiglie.  
Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Salute, ha chiesto alle cittadine di partecipare attivamente ai dieci tavoli di discussione sulla salute femminile, attraverso l'invio di domande e di riflessioni via web. Non potevamo lasciare inascoltata questa richiesta, ed ecco dunque le nostre 10 proposte, che vi preghiamo di condividere il più possibile nelle vostre pagine, sui vostri canali, usando gli hashtag scelti dal Ministero #SD16 #MAMME #fertilità #mentalhealth aggiungendo #CiaoLapo e alcuni o tutti gli hashtag citati in fondo all'articolo.
I canali social da utilizzare sono questi (twitter e facebook), il programma completo della giornata si può scaricare qui.
Per saperne di più, visitate il sito

Premessa

In Italia, 1 gravidanza su sei si conclude purtroppo con una perdita: ogni anno sono circa 150.000 le donne che devono affrontare questo evento, troppo spesso senza alcun sostegno, e troppo spesso subendone pesanti conseguenze, in termini di salute psicofisica.
Questo decalogo riguarda migliaia di famiglie. E' importante che venga letto, recepito e discusso, è importante che questi cambiamenti vengano posti in essere. Le due serie monografiche di The Lancet sulla morte in utero (2011 e 2016), cui CiaoLapo ha partecipato come unica realtà italiana, ci hanno mostrato che per ogni vita salvata, un paese ne ricava un quadruplo guadagno: sopravvivenza e salute della donna, del bambino in utero, del neonato e miglior sviluppo psicofisico del bambino, con un conseguente miglior benessere globale della famiglia. Questo ha importanti ricadute in termini di "risparmio" nella spesa sanitaria e nelle spese assistenziali dello Stato. Quindi, una buona assistenza alle donne in gravidanza conviene davvero a tutti.
Chiediamo dunque al Ministro Lorenzin e al Tavolo di esperti in sessualità, fertilità e salute materna di investire nella salute materno infantile, anche in quella delle 150.000 donne che ogni anno affrontano una perdita per ottenere anche in Italia il quadruplo guadagno.
Noi stiamo già lavorando da 10 anni per questo.

 

I dieci punti per le donne e le famiglie Italiane promossi da CiaoLapo Onlus.

  1.  Applicazione delle Linee Guida Ministeriali sulla natimortalità pubblicate già nel 2008 in tutti i punti nascita italiani;
  2. Adeguato sostegno psicologico e adeguate competenze relazionali da parte di ogni membro dell'equipe curante in tutti i punti nascita, per tutte le donne e i loro compagni, indipendentemente dal tipo di gravidanza (appena iniziata o a termine), di parto (vaginale, cesareo, pretermine o a termine, abortivo o fisiologico), di esito (bambino nato vivo o nato morto);
  3. Adeguata formazione per tutti i membri dell'equipe curante per offrire un sostegno efficace in tutti i casi critici (morte perinatale, diagnosi infausta, patologia fetale, morte fetale, poliabortività, infertilità), nel rispetto delle Linee Guida Internazionali (per approfondimenti consultare i due numeri monografici sulla morte in utero Lancet 2011 e 2016);
  4. Adeguato sostegno all'equipe attraverso audit e sedute di debriefing dopo eventi avversi in sala parto o in TIN per migliorare le
    competenze relazionali del singolo e del gruppo curante, per aggiornare la loro formazione sulla comunicazione e sulla relazione d'aiuto e ridurre il carico di stress e il rischio di burnout;
  5. Adeguato follow-up di tutte le gravidanze sia fisiologiche che a medio ed alto rischio comprese quelle conclusesi con la morte del feto o del neonato, migliorando la rete tra ospedale e territorio in tutte le regioni italiane e lavorando concretamente per ridurre il rischio di depressione post partum o di lutto complicato, sia nella donna che nel partner (esiste la depressione post partum paterna, e spesso si associa a quella materna con ricadute gravissime sulla coppia e sui figli);
  6. Adeguato monitoraggio e sostegno alle gravidanze successive ad una perdita perinatale, con attenzione alla condizione psicologica della famiglia, offrendo un sostegno personalizzato alla madre, stimolando le sue risorse e rispettando la fisiologia ogni volta che si può;
  7. Educazione della popolazione italiana sui fattori di rischio evitabili e non evitabili correlati a perdita perinatale e promozione del cambiamento degli stili di vita associati a esito infausto con apposite campagne informative rivolte ai giovanissimi e ai  giovani;
  8. Riconoscimento del 15 Ottobre come giornata internazionale della consapevolezza e della sensibilizzazione sulla perdita in gravidanza e dopo la nascita in modo da facilitare la rete territoriale, la promozione delle risorse locali attraverso il confronto e lo scambio diretto tra donne, famiglie, operatori dell'area materno infantile e le istituzioni, come da proposta di legge promossa da CiaoLapo Onlus e presentata per la prima volta nel 2012;
  9. Istituzione di un database nazionale che raccolga tutti i dati sulla morte in utero (come già espresso nel modello delle Linee Guida Ministeriali del 2008), così da poter aumentare ed approfondire la conoscenza del fenomeno, valutare tutti i fattori associati e contribuire al corretto inquadramento di ogni singolo caso, al fine di  evitare ricorrenze nelle famiglie a rischio e di raggiungere il tasso statistico di 2 nati morti su 1000, come richiestoci dall'OMS, salvando circa 700 bambini sani ogni anno;
  10. Istituzione di una mappa nazionale dei centri di eccellenza per la ricerca, l'approfondimento diagnostico e la gestione delle gravidanze dopo una perdita perinatale così da permettere ad ogni cittadina di accedere al centro più vicino e più competente secondo i criteri nazionali e internazionali per affrontare la gravidanza successiva in modo il più attento e sereno possibile.
L'Associazione CiaoLapo Onlus da 10 anni rappresenta in Italia circa 10.000 donne colpite da aborto, morte in utero e perinatale. CiaoLapo tutela loro, i loro figli, i loro compagni, le loro famiglie e gli operatori sanitari che le assistono, proponendosi come interlocutore con le realtà scientifiche e assistenziali, le istituzioni e gli enti regolatori per rappresentare la voce dei cittadini e degli operatori dell'area materno infantile nella sfida globale alla riduzione del gap tra il nostro paese e i paesi più virtuosi, per ridurre il numero di eventi infausti e per innalzare gli standard di assistenza. 

Se condividi questi 10 punti, diffondili attraverso i social network usando gli hashtag ufficiali della campagna ministeriale.
Twitter: @SaluteDonnaMin
hashtag: #SD16 #CiaoLapo #MAMME #morteperinatale #saluteperinatale #endingpreventablestillbirths

venerdì 2 ottobre 2015

Contraccettivi o abortivi?



Contraccezione_emergenza

La prima è stata la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, arrivata in Italia nel 2000, seguita dalla “pillola dei 5 giorni dopo” nel 2012.
Presentate come “contraccettivi di emergenza” (per i meccanismi di azione vai a È davvero “contraccezione” d’emergenza?) promettono di impedire l’inizio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale “non protetto”. Rapidamente diffuse, soprattutto nella fascia di età 15 – 35 anni, insieme arrivano a circa mezzo milione di confezioni vendute in farmacia ogni anno, il 55% a minorenni.
Non tutto, però, è liscio come appare. Che abbiano un’azione abortiva in un numero elevato di casi è comprovato da numerosi studi internazionali ed è ammesso dalle stesse case produttrici, che ovviamente minimizzano e mascherano la realtà nei foglietti illustrativi (i bugiardini) attraverso un linguaggio tecnico falsamente rassicurante.
Vediamo cosa sono e come agiscono veramente.

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La pillola del giorno dopo
Le più vendute:
Norlevo, della HRA Pharma spa, costo € 13,00 circa
Levonelle, della Schering spa, costo € 12,40 circa
In commercio dal novembre 2000; è richiesta la prescrizione medica non ripetibile (cioè valida per una confezione) rilasciata del consultorio, del medico curante, della guardia medica.
 Vendite in Italia: 360.000 confezioni all’anno (dati HRA Pharma Italia; non è specificato se si riferiscano al solo prodotto Norlevo o siano globali)

Il principio attivo è il Levonorgestrel, un ormone progestinico presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato con un dosaggio 10-15 volte maggiore.
Le indicazioni raccomandano l’uso «preferibilmente entro 12 ore, dopo il rapporto sessuale non protetto e non oltre 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto. Norlevo può essere assunto in qualsiasi momento del ciclo mestruale».
Nella versione precedente del bugiardino vi era l’annotazione «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione, ma nella nuova stesura, accettata dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) nel dicembre 2013, la frase è stata cancellata e si legge che «Norlevo agisce bloccando il rilascio dell’ovulo dalle sue ovaie. Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato». Infine, si aggiunge che «è stato dimostrato che Norlevo previene dal 52% all’85% delle gravidanze attese».
Queste affermazioni sono contraddette da uno studio sul Levonorgestrel e altre molecole contraccettive condotto da Susan E. Wills del Charlotte Lozier Institute di Washington, che dimostra come tutti i contraccettivi d’emergenza possano agire come abortivi.
L’autrice compara i risultati delle ricerche di altri studiosi, tra cui Bruno Mozzanega ed Erich Cosmi del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova, Rebecca Peck (Facoltà di Medicina della Florida State University) e Juan R. Vélez, Gabriela Noé e colleghi (Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva – ICMER).
Tutti questi studiosi concordano sulla conclusione che il Levonorgestrel abbia un’alta probabilità di agire nella fase successiva alla fecondazione, quando l’embrione è già formato. Esso, infatti, inibisce l’ovulazione solo se somministrato prima o appena all’inizio del periodo fertile. Se invece è somministrato quando il periodo fertile è già cominciato il Levonorgestrel fallisce come contraccettivo nell’80­-92% dei casi, cioè l’ovulazione avviene ugualmente ed è possibile che inizi una gravidanza. Inoltre, sono riportati nella letteratura scientifica i suoi effetti di modificazione dell’endometrio, cosa che impedirebbe l’impianto dell’embrione nell’utero.
Quale sia il suo effetto nel periodo tra il concepimento e l’annidamento non è chiarito in alcuno studio sulla sua efficacia, tanto che la Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia e il Consorzio Internazionale per la Contraccezione d’emergenza, che approvarono il farmaco come contraccettivo d’emergenza, in maniera sibillina dichiararono che “l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione dovrebbe essere il suo principale e forse unico meccanismo di azione”.
Le alte percentuali di successo della “pillola del giorno dopo” autorizzano a pensare che, nella migliore delle ipotesi, in gran parte dei casi venga assunta al di fuori del periodo fertile, col risultato di introdurre nell’organismo significative dosi di ormoni inutilmente; nella peggiore delle ipotesi, che svolga un’azione abortiva precoce, impedendo lo sviluppo di un embrione già formato, almeno nel 18-20% dei casi.
Il che equivale a dire che provoca circa 70.000 cripto-aborti l’anno.

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La pillola dei 5 giorni dopo
La più venduta: EllaOne, della HRA Pharma spa, costo € 34,89
In commercio da aprile 2012. Fino a qualche mese fa era richiesta la prescrizione medica e l’obbligo del test di gravidanza, ma nel marzo 2015 ne è stata completamente liberalizzata la vendita, senza prescrizione né test, per le maggiorenni; rimane la prescrizione solo per le minorenni.
Vendite in Italia: 20˙000 confezioni all’anno (dati 2014, L’Espresso). 
EllaOne  va assunta entro 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale e promette un’efficacia del 98% nell’evitare la gravidanza.

Il principio attivo è l’Ulipristal Acetato (UAP), «un modulatore selettivo sintetico del recettore del progesterone, che agisce legandosi con grande affinità al recettore umano del progesterone. Si ritiene che il meccanismo d’azione primario consista nell’inibire o ritardare l’ovulazione».
L’UAP è una molecola quasi perfettamente sovrapponibile per struttura chimica a quella del Mifepristone, l’ormone della pillola abortiva RU486, usato in ospedale per l’interruzione della gravidanza fino alla 7a settimana. Simile anche l’effetto di sostanza progestinica antagonista del progesterone, che blocca i suoi recettori e provoca modificazioni nell’endometrio dell’utero.
Ciò che le differenzia, in realtà, è il dosaggio e il periodo dell’assunzione consigliato. Infatti, come ha affermato il prof. Bruno Mozzanega (Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova): «Se per l’interruzione chimica della gravidanza si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo stesso quantitativo di UAP sia in grado di sopprimere, in eguale modo, l’embrione», dose che equivale a circa 4 compresse di EllaOne.
Questi effetti sono riconosciuti possibili – anzi lo erano – nell’ “Assessment Report per EllaOne” (EMEA/261787/2009) redatto nel 2009 dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) che mise in commercio il farmaco, nel quale un intero paragrafo era dedicato a «Off-label use as an abortifacient», vale a dire all’impiego fuori etichetta come abortivo.
Quindi, stando alla documentazione 2009, la pillola dei 5 giorni poteva avere diversi effetti: bloccare l’ovulazione se assunta prima che questa avvenga; impedire l’impianto dell’embrione in utero, interferendo nel corretto sviluppo dell’endometrio; agire anche durante i primi due mesi di gravidanza sfaldando l’endometrio e provocando la morte del bambino, se presa in dosi maggiori.
Nella documentazione aggiornata al 2014 e nel bugiardino presentati all’EMA, però, si legge che «EllaOne non interrompe una gravidanza esistente».
Poiché con questa dicitura, secondo l’accezione attuale, ci si riferisce ad un embrione già impiantato nell’utero, cioè oltre i 5 giorni dal concepimento, sorge spontanea la domanda: se l’embrione non è ancora arrivato nell’utero, troverà un tessuto adatto ad accoglierlo e potrà impiantarsi?
La risposta non è chiara né confortante, poiché più avanti si legge che «i dati provenienti da studi di tossicità riproduttiva sono limitati per l’assenza di misurazioni dell’esposizione in questi stessi studi». Inoltre «Ulipristal acetato ha un effetto embrioletale in ratti, conigli (a dosi ripetute superiori a 1 mg/kg) e scimmie. Non si hanno dati sulla sicurezza per l’embrione umano con queste dosi ripetute».
Ciò nonostante, l’azienda produttrice HRA Pharma, ha richiesto di classificare EllaOne come “medicinale non soggetto a prescrizione medica” e l’EMA, nella riunione del 21 novembre 2014, col voto a maggioranza (21 su 31), ha approvato la richiesta. La Commissione Europea poi l’ha ratificata con la raccomandazione agli Stati membri di eliminare l’obbligo di prescrizione.
Il rappresentante italiano dell’Agenzia del Farmaco (AIFA), in quella riunione, aveva espresso parere contrario, a causa della «mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o teratogenetici».
Il Governo italiano, allora, dovendo decidere se modificare il regime di vendita di EllaOne, ha interpellato il Consiglio superiore della Sanità (CSS) che pure si è espresso autorevolmente per il mantenimento della prescrizione medica, indipendentemente dall’età della donna (10 marzo 2015), anche per i rischi connessi ad un uso frequente non controllato.
A questo punto, non si sa cosa sia accaduto nei 15 giorni successivi ma dev’essersi trattato di qualcosa di veramente sbalorditivo, visto che l’AIFA il 25 marzo 2015 ha liberalizzato la vendita di EllaOne come medicinale da banco per le maggiorenni, e ha conservato l’obbligo della sola ricetta per le minorenni.
In un colpo solo, l’AIFA ha contraddetto il parere espresso dai propri tecnici all’EMA, se n’è infischiata del parere del CSS e ha ignorato la poderosa documentazione internazionale sugli effetti abortivi depositata dai parlamentari che si opponevano alla liberalizzazione.
La prima conseguenza di questo inspiegabile cambiamento sarà il boom delle vendite di EllaOne, rimaste basse (si fa per dire) in passato sia per il prezzo elevato sia per le difficoltà di acquisto (ricetta + test). Ora sarà facile come comprare l’aspirina. Paradossalmente, per la pillola del giorno dopo resta l’obbligo di ricetta.
Quante saranno le donne che pagheranno volentieri i 20 euro in più del prezzo di EllaOne per non doversi più preoccupare della ricetta? Quante saranno le minorenni che chiederanno il favore ad un’amica più grande? E quanto tempo ci vorrà prima che sui siti compiacenti sarà indicato il dosaggio da usare per provocare aborti alla 4a – 5 a settimana e oltre?

Fonte: http://www.editorialeilgiglio.it/

mercoledì 26 agosto 2015

Bimbi Down, Ohio pronto a frenare sull'aborto



 


di Elena Molinari 
 

Presto l’Ohio avrà una legge che proibisce l’aborto volontario in seguito a una diagnosi prenatale di sindrome di Down. L’Assemblea legislativa dello Stato americano dovrebbe approvare la misura già a settembre, grazie all’appoggio di due terzi dei rappresentanti di entrambe le Camere. Anche se il governatore John Kasich, un repubblicano in corsa per la presidenza, non ha ancora preso posizione, la sua opposizione all’interruzione di gravidanza è nota, e dalla sua elezione nel 2010, ha firmato una serie di restrizioni all’aborto.

Mike Gonidakis, il presidente dell’Associazione per il diritto alla vita dell’Ohio, ha detto che il suo gruppo ha fatto del disegno
di legge una priorità, perché la sindrome di Down è così facilmente diagnosticata durante la gravidanza da portare all’aborto quasi automaticamente. Negli Stati Uniti, tra il 60 e il 90 per cento delle diagnosi prenatale di sindrome di Down portano all’aborto, stando a ricerche condotte tra il 1995 e il 2011.

Ma i difensori dell’aborto sostengono che una tale legge violerebbe la sentenza con cui la Corte Suprema americana nel 1973 stabilì il diritto della donna di interrompere una gravidanza fino a quando il feto può sopravvivere fuori dall’utero. Fanno anche notare che la legge riconosce il feto come persona, un principio non ammesso dall’ordinamento statunitense.

Nel corso degli ultimi quattro decenni, decine di Stati Usa hanno disciplinato l’accesso all’aborto, limitando il periodo di tempo
durante il quale è legale. Le leggi che lo vietano sulla base delle motivazioni della madre sono molto meno comuni.

Il precedente più simile è quello del Dakota del Nord, che nel 2013 rese illegale un aborto a causa di anomalie genetiche del feto, inclusa la sindrome di Down. Nessuna causa legale ha sfidato finora il provvedimento. Indiana, Missouri e Dakota del Sud hanno considerato leggi simili quest’anno. E sette Stati – Arizona, Kansas, Carolina del Nord, Dakota del Nord e del Sud, Oklahoma e Pennsylvania – proibiscono l’aborto se il motivo è la selezione del sesso del nascituro. Nel 2012, la Camera dei rappresentanti federale Usa ha respinto una misura simile. L’Arizona vieta anche l’aborto quando il medico sa «che è stato cercato in base al sesso o alla razza del bambino».

Fonte: avvenire.it

lunedì 17 agosto 2015

Cresce l'assuefazione alle madri-schiave







di Assuntina Morresi

giovedì 23 aprile 2015

EllaOne, la pillola dei 5 giorni dopo: urge una corretta informazione


EllaOne_pillola_prescrizione medica


di Anna Fusina


Nella seduta della Camera nr. 408 del 14 aprile scorso, l'On. Gian Luigi Gigli ha presentato un'interrogazione al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, relativamente ad ellaOne, la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”.
L'On. Gigli rileva che, con interpellanza urgente dell'8 gennaio scorso era stata segnalata al Governo l'incongruenza evidente fra l'informazione contenuta nel foglietto illustrativo del farmaco ellaOne (Ulipristal acetato, la pillola dei cinque giorni dopo) e quanto invece emerge dalla letteratura medica e, seppure contraddetto dalle conclusioni, anche dai documenti ufficiali dell'EMA (Agenzia europea dei medicinali).
L'On. interpellante sottolinea infatti che ellaOne, presentata come farmaco che previene l'ovulazione e il concepimento, ha una possibile efficacia anti-annidamento: può impedire cioè che un figlio già concepito si annidi nell'utero materno. “I dati in letteratura medica - aggiunge l'On. Gigli - suggeriscono che proprio questa sia la modalità d'azione prevalente del farmaco.”
In risposta all'interpellanza dell'8 gennaio, il Ministro della salute aveva annunciato l'intenzione di effettuare un approfondimento tecnico presso il Consiglio superiore di sanità allo scopo di approfondire i profili di sicurezza del medicinale e di esprimersi nuovamente alla luce della intervenuta variazione a livello comunitario.
L'On. Gigli osserva che dagli organi di stampa si è appreso che il parere del Consiglio superiore di sanità è stato consegnato al Ministro il 10 marzo 2015, ma ad oggi, tuttavia, detto parere non è stato ancora reso pubblico.
Frattanto, in data 25 marzo 2015, l'AIFA ha deciso di trasformare l'ulipristal acetato in un prodotto da banco, limitando la necessità di prescrizione medica alle sole minorenni.
L'On. Gigli ribadisce l'importanza che il parere del Consiglio superiore di sanità venga reso noto: “Una corretta informazione è dovuta alle donne, - afferma l'On. interpellante - affinché esse possano conoscere i farmaci che sono messi a loro disposizione: la scelta, in caso contrario,non sarebbe libera ma condizionata da una falsa informazione. Ne seguirebbe l'impossibilità di un consenso informato in un campo, quello della procreazione, a elevato impatto esistenziale”.
“L'informazione – prosegue l'On. Gigli - è altresì indispensabile per i medici e, più in generale, per tutti gli operatori sanitari. Non può prescinderne, infatti, un esercizio della professione che voglia essere libero e consapevole, nonché rispettoso di una utenza che anche nel ricevere una informazione corretta e completa deve sentirsi rispettata e resa responsabile.”
L'On. Gigli evidenzia quindi l'opportunità che sia reso pubblico il testo integrale del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità in data 10 marzo 2015, in risposta ai quesiti illustrati nella interpellanza citata, e chiede se, in relazione al meccanismo d'azione di ellaOne, il Consiglio superiore di sanità abbia chiarito se si possono escludere effetti anti-annidamento e se, per la similarità con la molecola del mifepristone, sia stato escluso l'effetto abortivo per assunzione di dosi multiple del farmaco.


giovedì 19 marzo 2015

Da Vita a Vita : un viaggio alla scoperta della riproduzione umana













di Anna Fusina


"Da Vita a Vita - viaggio alla scoperta della riproduzione umana" è il titolo del libro edito dalla Società Editrice Universo e scritto dal Prof. Bruno Mozzanega, ricercatore universitario presso la Clinica ginecologica ed ostetrica dell'Università di Padova e presidente della SIPRe (Società Italiana Procreazione Responsabile), di recente costituzione.

Ne parliamo con l'autore.

- Prof. Mozzanega, come e quando è nata l'idea di questo libro?

Il libro nasce dalla attività di formazione che ho svolto nelle scuole medie, in collaborazione con i docenti di Scienze, negli anni in cui lavoravo nel consultorio familiare pubblico.

So che sembrerà strano, ma devo riconoscere che ho scoperto quanto sia affascinante la biologia della riproduzione nel momento in cui ho iniziato ad illustrarla ai ragazzi. Naturalmente ne avevo già affrontato lo studio nell'ambito dei programmi del corso di laurea e di quelli più specifici della Scuola di Specializzazione. Tuttavia l'armonia che ne lega gli eventi mi era sfuggita, forse a causa della preoccupazione, allora preminente, di approfondirne in modo analitico i singoli particolari. La necessità di presentare ai ragazzi questi argomenti in modo organico, con lo scopo di far capire prima ancora che far imparare, mi ha spinto a riorganizzare le informazioni che avevo e a ricercare le relazioni che più intimamente le legano e le unificano in vista di quell'obiettivo, unico e fondamentale, che è la comparsa della vita umana. Ne è uscito un percorso di informazioni che si susseguono, concatenate le une alle altre, e che accompagnano il lettore a comprendere con gradualità i meccanismi della riproduzione ed insieme a ripercorrere le origini della propria storia.

Una volta smessa l’attività nel consultorio, ho deciso che nulla dovesse essere perso e l’ho trascritto. La prima edizione di “Da Vita a Vita” è del 1992. Le edizioni successive sono riccamente aggiornate, anche se i dati anatomici e la fisiologia del ciclo mestruale restano sostanzialmente invariati.


- “Da Vita a Vita”... perché questo titolo?


Il titolo traduce l'ampio respiro del testo. E’ la vita stessa che fluisce e si perpetua, in un modo che ci vede, insieme, protagonisti e strumenti. Già appena concepiti, nelle primissime fasi della nostra esistenza, si differenziano in noi le cellule germinali primordiali che ci consentiranno, un giorno, di trasmettere la Vita e di essere partecipi, spero sempre consapevolmente, di questa immensa opportunità che ci è data.


- Un "viaggio" alla scoperta della riproduzione umana?
Sì. E’ una Bellezza da scoprire nella sua meraviglia e nella sua perfezione. Riga dopo riga, nell’apprendere o nel sistemare nozioni che magari già possiede, chi legge si rende conto di leggere di sé. In questo viaggio il ragazzo, l'uomo, capisce di essere prezioso: il suo ruolo biologico è insostituibile, ovviamente. Ma capisce anche che è la donna la “garante” della vita umana: è il suo organismo a determinare i tempi della fertilità, quelli nei quali all’affettività si associa la procreazione. E’ lei la custode di questi eventi. Lei ospita il figlio e lo sente vivere e crescere in sé. Lei gli offre il cibo, la protezione, la prima e immediata comunicazione. E gli organi destinati a consentire tutto questo sono protetti all’interno del suo corpo, a differenza dei genitali maschili, pure importanti, è ovvio, ma che sono all’esterno e sono del tutto complementari a quelli femminili. E poi l’emergere della nostra prima cellula..

- "La vita che nasce non si esaurisce in una serie di eventi mirabili che si ripetono da millenni; essa porta in sé anche lo stupore e la magia di un evento unico, che trascende la biologia e si fa irripetibile..."


Sì. Sono eventi che si ripetono da millenni e millenni, è vero, e che a volte possono rischiare di passare come routine. Ma nella realtà ogni volta avviene un prodigio: viene alla vita un individuo unico nel tempo e nello spazio, prescelto, selezionato fra infinite possibilità.

Sei tu, sono io, sono tutte le persone, così particolari nella loro individualità, che hanno popolato e popoleranno questa Terra. Che l’arricchiranno con le loro storie particolari.

La magia è nella selezione dell’uovo che sarà scelto, quello contenuto nel follicolo ovarico che crescerà meglio degli altri. La magia è nella gara degli spermatozoi: un percorso ad eliminazione che ne porta solo uno a fecondare l’uovo: uno fra le decine e decine di milioni che vengono emesse ogni volta e poste all’ingresso delle vie genitale femminili. La magia è quella della prima cellula, che inizia immediatamente a svilupparsi e a crescere, secondo le istruzioni già presenti nel genoma nelle quali è scritto immediatamente chi siamo, il genoma che noi siamo... Quel singolo e irripetibile genoma (l’insieme di tutti i nostri geni) che è singolarmente ognuno di noi. E l’immediato rapporto del figlio con l’organismo della madre, della quale inibisce le difese immunitarie locali, quasi a dire: “Ci sono... iniziamo a collaborare”. E’ straordinario.

Raccontarlo è rischioso. Raccontare la perfezione è rischioso: il rischio è farlo male, non tradurla e non trasmetterne il senso; non suscitare lo stupore che questa Bellezza inevitabilmente dovrebbe evocare.


- Qual è per lei il significato profondo della sessualità? L'informazione biologica è sufficiente al fine di una completa educazione della sessualità?

La sessualità è forse il livello di comunicazione più profonda che ci sia dato di sperimentare.

La conoscenza della biologia è il presupposto ineludibile perché si viva pienamente una sessualità che sia consapevole. Consapevole della ricchezza che la sessualità ha in sé, della possibilità che ne consegua la procreazione, delle responsabilità che tutto ciò comporta nei confronti dell’altro e del figlio che può emergere alla vita. Una consapevolezza che nulla tolga alla spontaneità e a tutti gli altri infiniti significati e portati che sono propri della sessualità, ma che li integri tutti insieme in una relazione positiva e consapevole.

Direi che la conoscenza è una condizione sine qua non, e che il momento informativo è essenziale. E’ preliminare. Dobbiamo sapere bene cosa succede nel nostro organismo e quali tesori ci siano stati dati da custodire e utilizzare con responsabilità.

L’essere informati, o meglio ancora il conoscere, è il presupposto fondante di un processo educativo e auto-educativo che dura per sempre e che forse si concluderà solo alla fine della vita. Credo che la vita stessa possa anche intendersi come un’avventura che continuamente ci educa.


- Attualmente è diventato difficile attribuire significati univoci a termini scientifici come "concepimento" e "gravidanza". Si parla di contraccezione di emergenza per nascondere metodiche potenzialmente abortive....


La vita inizia con il concepimento. Nel testo è tutto molto chiaro, ma prima ancora lo è nella realtà della biologia. Nei primi giorni di vita l’embrione si nutre delle riserve che erano nella cellula uovo, la cellula più grande che esiste in natura. Dialoga, in termini biologici, con l’organismo materno e infine si annida, per ricevere il nutrimento che gli serve per poter crescere e svilupparsi. L’embrione è ben vivo dal primo istante.

Un organismo morto (non vivo) non potrebbe mai annidarsi, potrebbe soltanto andare in disfacimento, come succede a noi, a qualunque età.

Anche se accettassimo l’assunto che, per definizione, la “gravidanza” inizi con l’impianto (che peraltro non è un colpo di calamita ma un processo che si perfeziona in più giorni), la vita comunque inizia dal concepimento.

L’importante è non utilizzare queste distinzioni terminologiche per ingannare: oggi si pretende che la gravidanza inizi con l’impianto e non comprenda la prima settimana di vita del figlio: quella in cui l’embrione inizia a crescere e si prepara ad annidarsi.

Dal momento che la definizione comune di aborto è interruzione della gravidanza, pretendendo che la gravidanza inizi con l’annidamento si esclude dalla definizione di aborto tutto ciò che sopprime l’embrione prima dell’impianto nella sua prima settimana di vita.

Ma tutte le nostre Leggi, e prima ancora i nostri princìpi, tutelano esplicitamente il concepito e quindi anche la sua prima settimana di vita: eliminarlo prima che si annidi non può certo essere procreazione responsabile.

I contraccettivi d’emergenza agiscono prevalentemente dopo il concepimento: in Europa e nel mondo accademico si accetta passivamente che la contraccezione si estenda fino a impedire l’impianto, ma è aberrante e anche contrario al sentire comune.

A differenza di quanto pretende il mondo accademico, la gente comune ritiene correttamente che “contraccettivo” sia tutto ciò che impedisce il concepimento e “abortivo” sia, invece, tutto ciò che agisce dopo il concepimento eliminando il concepito.
- A chi è destinato il libro "Da Vita a Vita"?


Come scrivo nell’introduzione, il libro è diretto soprattutto ai ragazzi, agli studenti: credo che leggendo la prima parte, auspicabilmente insieme ai loro insegnanti che li aiutino a consolidare le informazioni, essi non possano che appropriarsi con stupore della perfezione di questi apparati e meccanismi fisiologici che permetteranno loro di trasmettere la vita. Credo anche che, divenendone consapevoli, essi apprendano come sia possibile regolare la propria capacità di procreare senza mai interferire con l’esistenza di un figlio e cioè che essi sappiano distinguere con chiarezza le metodiche che consentono di prevenire i concepimenti da quelle che, al contrario, impediscono al figlio di sopravvivere. E soprattutto che il rispetto per la vita del figlio dal suo inizio possa essere il criterio fondamentale in ogni scelta inerente la procreazione.

”Da Vita a Vita” è diretto anche agli operatori del settore, a chi tiene corsi di educazione sessuale, alle coppie che desiderino vivere responsabilmente la propria capacità di procreare. E’ diretto a chiunque voglia conoscere l’immenso mistero della procreazione, almeno nei termini biologici in cui esso si realizza, e in esso riconoscere anche la propria storia fin dai suoi primi istanti.

Il testo è rigorosamente scientifico, ma è intriso della perfezione degli eventi che descrive e dall’affetto e dal profondo rispetto per quel piccolo essere umano che può emergerne.

Vorrei che ognuno apprezzasse questa grande Bellezza, se ne innamorasse, la sentisse intimamente costitutiva di sé e la proteggesse come un bene prezioso, in se stesso e negli altri.


Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/