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venerdì 5 agosto 2016

La pillola del giorno dopo può causare aborto. Dalla Spagna un'altra conferma.



 
 
di Anna Fusina
Uno studio condotto da un gruppo di scienziati spagnoli guidati dal Dr. Emilio Jesús Alegre del Rey e pubblicato dall'European Journal of Clinical Pharmacy ribadisce il potenziale effetto abortivo del Levonorgestrel, la pillola del giorno dopo.
Il Dr. Alegre del Rey è farmacista presso il Dipartimento di Farmacia all'Universitary Hospital di Puerto Real (Cadice) ed effettua studi da vari anni sulla cosiddetta "contraccezione d'emergenza".

- Dr. Alegre del Rey, quando inizia la vita?

R.: Inizia al concepimento, quando lo spermatozoo e l'ovulo formano lo zigote. Questa è una osservazione scientifica.


- Ci viene detto che la gravidanza inizia con l'impianto dell'embrione in utero. Si manipola la lingua per nascondere la realtà?

R.: Sì. Per esempio, è stato ripetuto fino alla nausea che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Per affermare questo, si è ipotizzato che l'aborto ponga fine alla gravidanza e che quest'ultima inizi al momento dell'impianto dell'embrione in utero. Ma questo è un gioco di parole, che cancella la realtà.
In primo luogo, non è che la gravidanza inizi al momento dell'impianto, è che è a partire da lì che é possibile rilevarla. Ma in secondo luogo, e cosa ancora più importante, ciò che è eticamente rilevante non è la fine della gravidanza, ma la fine della vita di un essere umano. Pertanto, ciò che conta non è quando vogliamo dire che inizia la gravidanza, ma quando inizia la vita. La manipolazione del linguaggio ha un sacco di "magia": distoglie l'attenzione dagli ascoltatori allo scopo che essi non guardino al punto chiave della questione.
Tertulliano, già nel III secolo, ha detto: "Homo est qui futurus est" (se in futuro sarà umano, già lo è). Curiosamente, è interessante notare che questa osservazione semplice e saggia è anche un principio fondamentale della embriologia del XXI secolo.

- Il Levonorgestrel, la cosiddetta "pillola del giorno dopo" riduce le gravidanze di oltre l'80% quando assunto entro tre giorni dal rapporto sessuale?
Quali sono le conclusioni del vostro studio?

R. :
Il nostro studio si concentra sul meccanismo d'azione del levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un'analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel, c'era stata stata la fecondazione, è stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all'embrione di continuare il suo processo di sviluppo, la sua vita.
- La pillola del giorno dopo è catalogata come mezzo di contraccezione di emergenza. Questo è quello che ci dicono i media e la versione scientifica "ufficiale"...

R. : Non c'è un vera "ufficiale" versione scientifica, ma diverse pubblicazioni sull'argomento. Nella scheda tecnica originale del levonorgestrel, all'inizio era stato riconosciuto a quest'ultimo anche l'effetto di impedire l'impianto. Due lavori scientifici puntavano nella stessa direzione (Fertil Steril. 2007 Sep;88(3):565-71. Epub 2007 Feb 22; Ann Pharmacother. 2002 Mar;36(3):465-70). Poi è stata diffusa una nuova versione del produttore e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), che non è indipendente.
Quest'ultima posizione, che ha negato l'effetto abortivo, si è basata su dati relativi agli studi su animali, il cui ciclo ormonale non ha nulla a che fare con quello della donna, e su uno studio su donne con nessuna validità statistica.
Abbiamo dimostrato che, con le evidenze attuali, nessuno può seguitare a negare l'effetto contragestativo, abortivo di questa pillola.
Un contraccettivo è un prodotto che impedisce il concepimento. Nel caso del levonorgestrel, è vero, ma è solo una mezza verità, letteralmente. Per l'altra metà il suo effetto viene esercitato impedendo ad un embrione esistente di continuare il suo sviluppo e la vita. Noi chiamiamo questo effetto "contragestativo", una parola che poche persone conoscono.

Dunque assumendo il levonorgestrel si possono verificare aborti embrionali. Perché i media non ci dicono nulla su questo?

R.: La disinformazione crea un falso senso di sicurezza. Si omettono informazioni-chiave per le utenti, che hanno il diritto di conoscere il potenziale effetto abortivo di questa pillola.
Il motivo per cui non venga fatta questa informazione penso sia in parte commerciale ed in parte ideologico. Si presume che le donne non abbiano bisogno di sapere, che a loro non importi sapere. Tuttavia, in uno studio effettuato su donne spagnole (dell'équipe di Jokin de Irala), è stato loro chiesto se avrebbero assunto quel prodotto sapendo che esso era abortivo. La maggior parte delle donne ha detto di no. Le donne che inconsapevolmente prendono quel prodotto e scoprono poi che si tratta di un abortivo, possono sentirsi ingannate e caricate ingiustamente di questo problema nella loro coscienza.
Quando la pillola è stata messa in commercio c'è stato un notevole rifiuto verso di essa; la scheda tecnica del levonorgestrel non ometteva il possibile effetto anti-annidamento, quindi abortivo. Così il prodotto ha avuto molte difficoltà ad essere diffuso, ed anche ad essere approvato nei paesi che proteggono la vita umana dal suo inizio, come l'America Latina. I produttori quindi hanno usato poi la strategia di negarne l'effetto abortivo, e fu modificata quindi la scheda tecnica del levonorgestrel.
Ora, anche i produttori di un altro “contraccettivo d'emergenza”, l'ulipristal acetato (EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”) sembrano aver imparato la lezione, e negano che esso abbia un possibile effetto abortivo. Tuttavia, è evidente che esso lo abbia, impedendo la gravidanza anche se preso cinque giorni dopo il rapporto. C'è bisogno solo di un po' di buon senso per rendersi conto che non è credibile che abbia solamente un effetto contraccettivo...

- Anche per il personale sanitario è necessaria una accurata e completa informazione su queste pillole…

R. : Certo. Per prendere qualsiasi decisione etica, sia individuale che collettiva, è prima essenziale avere le migliori informazioni scientifiche sul problema, senza pregiudizi di alcun genere. Il personale sanitario ne ha bisogno per due motivi: per informare correttamente gli utenti e per prendere le proprie decisioni etiche, e, se necessario, fare obiezione di coscienza.
Di questo era ben consapevole il genetista francese Jerome Lejeune: una buona etica parte dalla migliore informazione scientifica disponibile. Questa è la ragione del nostro lavoro. Dobbiamo fare in modo che questa informazione sia libera da condizionamenti commerciali, ideologici o da altri tipi di condizionamenti, né in un senso né nell'altro.
Nel nostro team collaborano ricercatori con diversi punti di vista, ma tutti cerchiamo di dimostrare la realtà, con il metodo scientifico.

- La pillola del giorno dopo è utilizzata principalmente da adolescenti, anche più volte. Quali ne sono le conseguenze ed i rischi?

R. : Gli studi clinici su questa pillola non li ha fatti l'industria farmaceutica, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con il denaro pubblico. Si pensò che potesse essere usata abitualmente, ma gli studi di sicurezza con somministrazioni ripetute sono stati disastrosi: frequenti gravi disturbi mestruali, mal di testa, problemi vascolari ... logico, perché per ottenere l'effetto suddetto con una singola dose, queste pillole contengono una quantità di ormone 10-20 volte superiore alla normale pillola contraccettiva quotidiana.
Così la pillola del giorno dopo è stata lasciata per somministrazioni eccezionali.
Chiunque utilizza ripetutamente questa pillola si espone ad un serio rischio.
Purtroppo in alcuni Paesi questo prodotto è stato approvato anche senza l'obbligo di prescrizione medica.
Volevo anche rilevare come l'uso esteso della pillola del giorno dopo non riduce le gravidanze indesiderate o gli aborti in termini reali. E 'qualcosa che è stato dimostrato in numerosi studi in diversi paesi, con la massima evidenza.

- La pubblicazione del vostro studio è stata respinta da diverse riviste scientifiche ....

R.: I primi due rifiuti ci hanno stimolati a migliorare l'articolo, la forma di esposizione dei risultati. Ma siamo rimasti un po' sorpresi che uno studio sullo stesso argomento, con le conclusioni contrarie, ma senza l'analisi statistica di base, fosse stato pubblicato senza problemi.
Abbiamo parlato con altri gruppi di ricerca che hanno avuto complicazioni come le nostre quando le conclusioni del loro studio non erano "politicamente corrette".
In realtà, ci sono state difficoltà in tutte le epoche. Tuttavia, questa è scienza, e per fortuna ci sono riviste che esaminano solo la qualità scientifica di ciò che viene loro inviato. Infatti, di recente ci è stata accettata la stessa nostra interpretazione in un'altra rivista.
Non si può coprire il sole con un dito.





venerdì 2 ottobre 2015

Contraccettivi o abortivi?



Contraccezione_emergenza

La prima è stata la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, arrivata in Italia nel 2000, seguita dalla “pillola dei 5 giorni dopo” nel 2012.
Presentate come “contraccettivi di emergenza” (per i meccanismi di azione vai a È davvero “contraccezione” d’emergenza?) promettono di impedire l’inizio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale “non protetto”. Rapidamente diffuse, soprattutto nella fascia di età 15 – 35 anni, insieme arrivano a circa mezzo milione di confezioni vendute in farmacia ogni anno, il 55% a minorenni.
Non tutto, però, è liscio come appare. Che abbiano un’azione abortiva in un numero elevato di casi è comprovato da numerosi studi internazionali ed è ammesso dalle stesse case produttrici, che ovviamente minimizzano e mascherano la realtà nei foglietti illustrativi (i bugiardini) attraverso un linguaggio tecnico falsamente rassicurante.
Vediamo cosa sono e come agiscono veramente.

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La pillola del giorno dopo
Le più vendute:
Norlevo, della HRA Pharma spa, costo € 13,00 circa
Levonelle, della Schering spa, costo € 12,40 circa
In commercio dal novembre 2000; è richiesta la prescrizione medica non ripetibile (cioè valida per una confezione) rilasciata del consultorio, del medico curante, della guardia medica.
 Vendite in Italia: 360.000 confezioni all’anno (dati HRA Pharma Italia; non è specificato se si riferiscano al solo prodotto Norlevo o siano globali)

Il principio attivo è il Levonorgestrel, un ormone progestinico presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato con un dosaggio 10-15 volte maggiore.
Le indicazioni raccomandano l’uso «preferibilmente entro 12 ore, dopo il rapporto sessuale non protetto e non oltre 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto. Norlevo può essere assunto in qualsiasi momento del ciclo mestruale».
Nella versione precedente del bugiardino vi era l’annotazione «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione, ma nella nuova stesura, accettata dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) nel dicembre 2013, la frase è stata cancellata e si legge che «Norlevo agisce bloccando il rilascio dell’ovulo dalle sue ovaie. Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato». Infine, si aggiunge che «è stato dimostrato che Norlevo previene dal 52% all’85% delle gravidanze attese».
Queste affermazioni sono contraddette da uno studio sul Levonorgestrel e altre molecole contraccettive condotto da Susan E. Wills del Charlotte Lozier Institute di Washington, che dimostra come tutti i contraccettivi d’emergenza possano agire come abortivi.
L’autrice compara i risultati delle ricerche di altri studiosi, tra cui Bruno Mozzanega ed Erich Cosmi del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova, Rebecca Peck (Facoltà di Medicina della Florida State University) e Juan R. Vélez, Gabriela Noé e colleghi (Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva – ICMER).
Tutti questi studiosi concordano sulla conclusione che il Levonorgestrel abbia un’alta probabilità di agire nella fase successiva alla fecondazione, quando l’embrione è già formato. Esso, infatti, inibisce l’ovulazione solo se somministrato prima o appena all’inizio del periodo fertile. Se invece è somministrato quando il periodo fertile è già cominciato il Levonorgestrel fallisce come contraccettivo nell’80­-92% dei casi, cioè l’ovulazione avviene ugualmente ed è possibile che inizi una gravidanza. Inoltre, sono riportati nella letteratura scientifica i suoi effetti di modificazione dell’endometrio, cosa che impedirebbe l’impianto dell’embrione nell’utero.
Quale sia il suo effetto nel periodo tra il concepimento e l’annidamento non è chiarito in alcuno studio sulla sua efficacia, tanto che la Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia e il Consorzio Internazionale per la Contraccezione d’emergenza, che approvarono il farmaco come contraccettivo d’emergenza, in maniera sibillina dichiararono che “l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione dovrebbe essere il suo principale e forse unico meccanismo di azione”.
Le alte percentuali di successo della “pillola del giorno dopo” autorizzano a pensare che, nella migliore delle ipotesi, in gran parte dei casi venga assunta al di fuori del periodo fertile, col risultato di introdurre nell’organismo significative dosi di ormoni inutilmente; nella peggiore delle ipotesi, che svolga un’azione abortiva precoce, impedendo lo sviluppo di un embrione già formato, almeno nel 18-20% dei casi.
Il che equivale a dire che provoca circa 70.000 cripto-aborti l’anno.

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La pillola dei 5 giorni dopo
La più venduta: EllaOne, della HRA Pharma spa, costo € 34,89
In commercio da aprile 2012. Fino a qualche mese fa era richiesta la prescrizione medica e l’obbligo del test di gravidanza, ma nel marzo 2015 ne è stata completamente liberalizzata la vendita, senza prescrizione né test, per le maggiorenni; rimane la prescrizione solo per le minorenni.
Vendite in Italia: 20˙000 confezioni all’anno (dati 2014, L’Espresso). 
EllaOne  va assunta entro 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale e promette un’efficacia del 98% nell’evitare la gravidanza.

Il principio attivo è l’Ulipristal Acetato (UAP), «un modulatore selettivo sintetico del recettore del progesterone, che agisce legandosi con grande affinità al recettore umano del progesterone. Si ritiene che il meccanismo d’azione primario consista nell’inibire o ritardare l’ovulazione».
L’UAP è una molecola quasi perfettamente sovrapponibile per struttura chimica a quella del Mifepristone, l’ormone della pillola abortiva RU486, usato in ospedale per l’interruzione della gravidanza fino alla 7a settimana. Simile anche l’effetto di sostanza progestinica antagonista del progesterone, che blocca i suoi recettori e provoca modificazioni nell’endometrio dell’utero.
Ciò che le differenzia, in realtà, è il dosaggio e il periodo dell’assunzione consigliato. Infatti, come ha affermato il prof. Bruno Mozzanega (Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova): «Se per l’interruzione chimica della gravidanza si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo stesso quantitativo di UAP sia in grado di sopprimere, in eguale modo, l’embrione», dose che equivale a circa 4 compresse di EllaOne.
Questi effetti sono riconosciuti possibili – anzi lo erano – nell’ “Assessment Report per EllaOne” (EMEA/261787/2009) redatto nel 2009 dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) che mise in commercio il farmaco, nel quale un intero paragrafo era dedicato a «Off-label use as an abortifacient», vale a dire all’impiego fuori etichetta come abortivo.
Quindi, stando alla documentazione 2009, la pillola dei 5 giorni poteva avere diversi effetti: bloccare l’ovulazione se assunta prima che questa avvenga; impedire l’impianto dell’embrione in utero, interferendo nel corretto sviluppo dell’endometrio; agire anche durante i primi due mesi di gravidanza sfaldando l’endometrio e provocando la morte del bambino, se presa in dosi maggiori.
Nella documentazione aggiornata al 2014 e nel bugiardino presentati all’EMA, però, si legge che «EllaOne non interrompe una gravidanza esistente».
Poiché con questa dicitura, secondo l’accezione attuale, ci si riferisce ad un embrione già impiantato nell’utero, cioè oltre i 5 giorni dal concepimento, sorge spontanea la domanda: se l’embrione non è ancora arrivato nell’utero, troverà un tessuto adatto ad accoglierlo e potrà impiantarsi?
La risposta non è chiara né confortante, poiché più avanti si legge che «i dati provenienti da studi di tossicità riproduttiva sono limitati per l’assenza di misurazioni dell’esposizione in questi stessi studi». Inoltre «Ulipristal acetato ha un effetto embrioletale in ratti, conigli (a dosi ripetute superiori a 1 mg/kg) e scimmie. Non si hanno dati sulla sicurezza per l’embrione umano con queste dosi ripetute».
Ciò nonostante, l’azienda produttrice HRA Pharma, ha richiesto di classificare EllaOne come “medicinale non soggetto a prescrizione medica” e l’EMA, nella riunione del 21 novembre 2014, col voto a maggioranza (21 su 31), ha approvato la richiesta. La Commissione Europea poi l’ha ratificata con la raccomandazione agli Stati membri di eliminare l’obbligo di prescrizione.
Il rappresentante italiano dell’Agenzia del Farmaco (AIFA), in quella riunione, aveva espresso parere contrario, a causa della «mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o teratogenetici».
Il Governo italiano, allora, dovendo decidere se modificare il regime di vendita di EllaOne, ha interpellato il Consiglio superiore della Sanità (CSS) che pure si è espresso autorevolmente per il mantenimento della prescrizione medica, indipendentemente dall’età della donna (10 marzo 2015), anche per i rischi connessi ad un uso frequente non controllato.
A questo punto, non si sa cosa sia accaduto nei 15 giorni successivi ma dev’essersi trattato di qualcosa di veramente sbalorditivo, visto che l’AIFA il 25 marzo 2015 ha liberalizzato la vendita di EllaOne come medicinale da banco per le maggiorenni, e ha conservato l’obbligo della sola ricetta per le minorenni.
In un colpo solo, l’AIFA ha contraddetto il parere espresso dai propri tecnici all’EMA, se n’è infischiata del parere del CSS e ha ignorato la poderosa documentazione internazionale sugli effetti abortivi depositata dai parlamentari che si opponevano alla liberalizzazione.
La prima conseguenza di questo inspiegabile cambiamento sarà il boom delle vendite di EllaOne, rimaste basse (si fa per dire) in passato sia per il prezzo elevato sia per le difficoltà di acquisto (ricetta + test). Ora sarà facile come comprare l’aspirina. Paradossalmente, per la pillola del giorno dopo resta l’obbligo di ricetta.
Quante saranno le donne che pagheranno volentieri i 20 euro in più del prezzo di EllaOne per non doversi più preoccupare della ricetta? Quante saranno le minorenni che chiederanno il favore ad un’amica più grande? E quanto tempo ci vorrà prima che sui siti compiacenti sarà indicato il dosaggio da usare per provocare aborti alla 4a – 5 a settimana e oltre?

Fonte: http://www.editorialeilgiglio.it/

giovedì 23 aprile 2015

EllaOne, la pillola dei 5 giorni dopo: urge una corretta informazione


EllaOne_pillola_prescrizione medica


di Anna Fusina


Nella seduta della Camera nr. 408 del 14 aprile scorso, l'On. Gian Luigi Gigli ha presentato un'interrogazione al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, relativamente ad ellaOne, la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”.
L'On. Gigli rileva che, con interpellanza urgente dell'8 gennaio scorso era stata segnalata al Governo l'incongruenza evidente fra l'informazione contenuta nel foglietto illustrativo del farmaco ellaOne (Ulipristal acetato, la pillola dei cinque giorni dopo) e quanto invece emerge dalla letteratura medica e, seppure contraddetto dalle conclusioni, anche dai documenti ufficiali dell'EMA (Agenzia europea dei medicinali).
L'On. interpellante sottolinea infatti che ellaOne, presentata come farmaco che previene l'ovulazione e il concepimento, ha una possibile efficacia anti-annidamento: può impedire cioè che un figlio già concepito si annidi nell'utero materno. “I dati in letteratura medica - aggiunge l'On. Gigli - suggeriscono che proprio questa sia la modalità d'azione prevalente del farmaco.”
In risposta all'interpellanza dell'8 gennaio, il Ministro della salute aveva annunciato l'intenzione di effettuare un approfondimento tecnico presso il Consiglio superiore di sanità allo scopo di approfondire i profili di sicurezza del medicinale e di esprimersi nuovamente alla luce della intervenuta variazione a livello comunitario.
L'On. Gigli osserva che dagli organi di stampa si è appreso che il parere del Consiglio superiore di sanità è stato consegnato al Ministro il 10 marzo 2015, ma ad oggi, tuttavia, detto parere non è stato ancora reso pubblico.
Frattanto, in data 25 marzo 2015, l'AIFA ha deciso di trasformare l'ulipristal acetato in un prodotto da banco, limitando la necessità di prescrizione medica alle sole minorenni.
L'On. Gigli ribadisce l'importanza che il parere del Consiglio superiore di sanità venga reso noto: “Una corretta informazione è dovuta alle donne, - afferma l'On. interpellante - affinché esse possano conoscere i farmaci che sono messi a loro disposizione: la scelta, in caso contrario,non sarebbe libera ma condizionata da una falsa informazione. Ne seguirebbe l'impossibilità di un consenso informato in un campo, quello della procreazione, a elevato impatto esistenziale”.
“L'informazione – prosegue l'On. Gigli - è altresì indispensabile per i medici e, più in generale, per tutti gli operatori sanitari. Non può prescinderne, infatti, un esercizio della professione che voglia essere libero e consapevole, nonché rispettoso di una utenza che anche nel ricevere una informazione corretta e completa deve sentirsi rispettata e resa responsabile.”
L'On. Gigli evidenzia quindi l'opportunità che sia reso pubblico il testo integrale del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità in data 10 marzo 2015, in risposta ai quesiti illustrati nella interpellanza citata, e chiede se, in relazione al meccanismo d'azione di ellaOne, il Consiglio superiore di sanità abbia chiarito se si possono escludere effetti anti-annidamento e se, per la similarità con la molecola del mifepristone, sia stato escluso l'effetto abortivo per assunzione di dosi multiple del farmaco.


lunedì 12 gennaio 2015

EllaOne, pillola dei cinque giorni dopo ed RU 486, pillola abortiva: “gemelli diversi”?




 EllaOne_pillola_prescrizione medica

La pillola dei cinque giorni dopo (ellaOne) e la pillola RU 486, in uso per l’aborto chimico entro la 7a settimana di gravidanza, presentano una notevole analogia sia strutturale che funzionale. La loro struttura chimica è pressochè sovrapponibile

di Anna Fusina

EllaOne®, nota come pillola dei cinque giorni dopo, è prodotta dalla Laboratoire Hra Pharma di Parigi ed è commercializzata in Italia nella confezione da un’unica compressa contenente 30 mg di Ulipristal Acetato (il suo principio attivo).
E’ compresa nella categoria farmacoterapeutica: ormoni sessuali e modulatori del sistema genitale, contraccettivi d’emergenza (Codice ATC: G03AD02).1
Ulipristal Acetato (UPA) è una molecola appartenente alla famiglia dei SPRM (Selective Progesterone Receptor Modulator), i Modulatori Selettivi del Recettore Progestinico, la stessa di cui fa parte il Mifepristone (più conosciuto come RU486), molecola in uso per l’aborto chimico entro la 7a settimana di gravidanza.
L’Ulipristal Acetato ed il Mifepristone presentano un notevole analogia sia strutturale, essendo la loro struttura chimica pressoché sovrapponibile, sia funzionale, condividendo anche uno spiccato effetto antiprogestinico.2



Figura 1A (Mifepristone)3 -  Figura 1B (Ulipristal Acetato)4

 










Com’è noto, l’ormone progesterone è indispensabile per lo sviluppo della gravidanza: prepara l’utero all’annidamento dell’embrione. L’Ulipristal Acetato si lega ai recettori del progesterone e ne impedisce l’azione, interferendo così con l’impianto dell’embrione e svolgendo in tal modo un’azione di tipo intercettivo-abortivo.
Il Prof. Lucio Romano, del Dip. di Scienze Ostetrico-Ginecologiche dell’Università di Napoli “Federico II”, ricorda come i primi studi su UPA siano stati realizzati confrontando l’azione di quest’ultimo con quella della RU486.5
Il Dott. Bruno Mozzanega, ricercatore presso la Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’Università di Padova, sottolinea che sia l’Ulipristal che l’RU486 si sono dimostrati efficaci come contraccettivi di emergenza e che “(…) se ne è proposto l’utilizzo come “contraccettivo” in mono-somministrazione da somministrare due giorni dopo l’ovulazione col fine evidente di impedire l’annidamento (…). Gli effetti uterini delle due molecole sono quindi sovrapponibili e UPA non presenta nemmeno quella inibizione surrenalica che da alcuni si era invocata come possibile concausa delle infezioni letali da Clostridium Sordelli osservate a seguito di IVG con Mifepristone.”6
Il Dott Mozzanega prosegue poi rilevando che, nonostante detto vantaggio, l’UPA non è stato sperimentato in ambito di interruzione di gravidanza, forse con l’intenzione di tenerlo dissociato, anche in termini di immagine, da questo tipo di utilizzazione ed afferma poi che “non si può negare, tuttavia, e anzi va ribadito, che a livello di utero e di procreazione i suoi effetti siano sovrapponibili a quelli della RU486. Se per l’interruzione chimica della gravidanza si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo stesso quantitativo di UPA sia in grado di sopprimere, in eguale modo, l’embrione.”7
Nel foglietto illustrativo di ellaOne approvato nel gennaio 20128 viene riportato che questo contraccettivo orale di emergenza può essere usato entro e non oltre 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale non protetto da altri metodi contraccettivi o in seguito al fallimento di un metodo contraccettivo per prevenire una gravidanza. E’ riportato inoltre che “ellaOne agisce modificando l’attività dell’ormone naturale progesterone” e che “si ritiene che ellaOne agisca bloccando l’ovulazione.”9
Il “si ritiene” non dà però la certezza riguardo al suo meccanismo d’azione. Nella Sintesi destinata al pubblico su ellaOne® dell’EMA (European Medicines Agency, lAgenzia europea predisposta all’approvazione dei medicinali)10, aggiornata al 15 marzo 2012, si dice che: “Perché inizi la gravidanza occorre che si verifichi l’ovulazione (rilascio dell’ovulo) seguita dalla fecondazione dell’ovulo (fusione con uno spermatozoo) e dal suo impianto nell’utero. Il progesterone, un ormone sessuale, svolge un ruolo nel determinare i tempi dell’ovulazione e preparare la parete uterina ad accogliere l’ovulo fecondato. Il principio attivo di ellaOne, […] si lega ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone, inibendo così all’ormone di avere effetto. Attraverso la sua azione sui recettori del progesterone, ellaOne impedisce le gravidanze principalmente mediante la prevenzione o il ritardo dell’ovulazione.”11
Anche la S.I.C. (Società Italiana della Contraccezione) e la SMIC (Società Medica Italiana per la Contraccezione) nel documento “Ulipristal Acetato – Un nuovo farmaco per la contraccezione d’emergenza: aspetti clinici, medico-legali e percorsi di utilizzo12 riportano che il meccanismo d’azione primario dell’UPA come contraccettivo d’emergenza consiste nel ritardare o inibire l’ovulazione. Si può notare come si indichi l’azione del farmaco come “principalmente” o “primariamente” dovuta all’azione sull’ovulazione, non evidenziandone anche quella di impedimento dell’annidamento dell’ovulo fecondato sull’endometrio.
L’EMA, nel CHMP Assessment Report for Ellaone13 del 2009 riporta i possibili differenti meccanismi d’azione del farmaco:
- Ability to block, disrupt or delay ovulation
- Ability to block or delay ovulation even after the onset of the LH surge
- Ability to delay maturation of the endometrium likely resulting in prevention of implantation”14: “capacità di bloccare, interrompere o ritardare l’ovulazione; capacità di bloccare o ritardare l’ovulazione anche dopo l’inizio del picco di LH; capacità di ritardare la maturazione dell’endometrio il cui probabile risultato è la prevenzione dell’impianto.”
Nella documentazione EMA relativa ad ellaOne si afferma che: “Dati farmacodinamici mostrano che anche se assunto immediatamente prima dell’ovulazione, in alcune donne ulipristal acetato è in grado di posticipare la rottura follicolare.”15
Il Dottor Bruno Mozzanega del Dipartimento di Scienze Ginecologiche e della Riproduzione Umana dell’Università di Padova rileva come l’affermazione “immediatamente prima dell’ovulazione” sia mutuata dallo studio di Vivian Brache, la quale, nel titolo del suo articolo16, nell’abstract e nelle conclusioni (le prime parti che si rilevano a colpo d’occhio), utilizza questa espressione, salvo poi contraddirsi nei risultati da lei riportati.17
Nel suo articolo “Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular rupture” la ricercatrice afferma infatti che “when UPA was given at the time of the LH peak, the time elapsed to rupture was similar to placebo (1.54+0.52 versus 1.31+0.48)18 e cioè che, come sottolineato dal Dottor Mozzanega, 1-2 giorni prima dell’ovulazione, i giorni più fertili del ciclo mestruale, ellaOne non è in grado di inibire o posticipare l’ovulazione: le donne trattate con UPA e con placebo ovulano tutte al momento previsto, circa due giorni dopo avere assunto il trattamento.19
Il CHMP Assessment Report for Ellaone asserisce che: “Treatment of cell cultures significantly inhibited estrogen and progesterone stimulated proliferation of endometrial stromal cells”20: “su colture di cellule, ulipristal acetato inibisce in maniera evidente la proliferazione delle cellule stromali dell’endometrio stimolata da progesterone ed estrogeni”.
Si afferma pure che “since progesterone is critical for implantation, it was thought that may have promise as a contraceptive agent21:“poiché il progesterone è critico per l’impianto, si è pensato che ulipristal acetato potesse essere promettente come agente contraccettivo”.
La conclusione è che: “The primary mechanism of action is thought to be inhibition or delay of ovulation, but alterations to the endometrium may also contribute to the efficacy of the product, as sufficiently documented"22: “il principale meccanismo d’azione del farmaco si pensa sia l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione, ma alterazioni dell’endometrio possono anche contribuire all’efficacia del prodotto, come sufficientemente documentato.
Nell’assessment di EMA viene inoltre evidenziato che deve essere effettuato un test di gravidanza prima di assumere il farmaco allorchè non si possa escludere una gravidanza in atto e che la ditta produttrice deve predisporre azioni atte a prevenirne l’uso scorretto (a scopo abortivo). Viene consigliato anche di implementare un registro delle prescrizioni, ma non prima di uno o due anni dalla commercializzazione del prodotto.23
Il Dott. Bruno Mozzanega e il Dott. Erich Cosmi, del Dipartimento di Scienze Ginecologiche e della Riproduzione Umana dell’Università di Padova, in un articolo apparso sull’Italian Journal of Obstetrics and Gynaecologists nel 201124, rilevano che, nonostante l’azienda produttrice sostenga che Ulipristal somministrato nel periodo fertile del ciclo (nei quattro-cinque giorni che precedono l’ovulazione) riesce a posticipare l’ovulazione stessa e dunque ad impedire l’incontro di uovo e spermatozoo, attribuire esclusivamente questo effetto a detto farmaco sia quantomeno impreciso. Dopo aver premesso che il concepimento può avvenire soltanto se il rapporto sessuale si è verificato nei quattro - cinque giorni fertili pre-ovulatori, durante i quali il muco cervicale consente agli spermatozoi di risalire all’interno dei genitali femminili, e che il concepimento di norma avviene entro 24 ore dalla liberazione dell’uovo, spiegano che: “nei giorni fertili si verificano, a livello della ghiandola ipofisi, i fenomeni che preparano e determinano l’ovulazione, nell’ordine: un progressivo aumento nel rilascio dell’ormone LH che culmina, dopo 48 ore, nel picco dell’LH che a sua volta, nel giro di ulteriori 24-48 ore, esita nella liberazione dell’uovo25 ed affermano che, se si visualizzano detti fenomeni su un grafico rappresentante i 4-5 giorni fertili del ciclo mestruale, si può comprendere come il periodo precedente il rialzo dell’LH si possa identificare con l’inizio del periodo fertile, quello in cui si verifica l’aumento dell’LH (48 ore) coincide verosimilmente con il secondo e terzo giorno fertile del ciclo, mentre gli ultimi giorni fertili, quelli immediatamente pre-ovulatori, sono verosimilmente i giorni successivi (24-48 ore dopo il picco dell’LH). Nell’articolo si afferma poi che:
“(…) vi è un unico studio che valuta l’efficacia di ulipristal (un’unica dose di 30 mg per os) sulla ovulazione, quando viene somministrato nel periodo fertile del ciclo (…). Il numero di donne studiate è esiguo: 34; esse vengono suddivise in tre gruppi a seconda che ricevano il farmaco prima che l’LH inizi ad aumentare, oppure durante la fase di incremento dell’LH, o ancora dopo il picco dell’LH.”26 e si rileva che da questo studio l’ovulazione risulta ritardata soltanto nelle otto donne trattate all’inizio del periodo fertile, cioè prima che inizi l’aumento dell’LH. Se invece il farmaco viene assunto quando l’LH ha già cominciato a salire, l’ovulazione è ritardata soltanto in 11 donne su 14. Nelle pazienti trattate quando il picco dell’LH si è già verificato, l’ovulazione viene ritardata solo in una donna su 12.27
I due autori dell’articolo rilevano quindi che: “E’ per lo meno inesatto affermare che ellaOne assunta nel periodo fertile del ciclo, e cioè prima della ovulazione, agisca con un meccanismo anti-ovulatorio. Anche dando per scontato che un gruppo di 8 donne sia un numero adeguato e sufficiente alla statistica e consenta deduzioni universalmente valide, solo il trattamento all’inizio del periodo fertile sembra realmente ritardare l’ovulazione. In questo caso, però, un rapporto risalente da 1 a 5 giorni prima sarebbe avvenuto in un periodo del ciclo verosimilmente non ancora fertile e quindi il farmaco verrebbe assunto inutilmente. Quando invece ulipristal viene assunto nei successivi giorni fertili, i tre o quattro giorni che precedono l’ovulazione, la maggioranza delle donne ovula regolarmente ed evidentemente può concepire; l’endometrio, invece, risulterà gravemente compromesso e sarà del tutto inadeguato all’impianto. Infatti, l’assunzione di una sola dose del farmaco altera profondamente la recettività del tessuto, sia che essa avvenga a metà della fase follicolare (…) (prima ancora che inizi il rialzo dell’LH), sia che essa avvenga esattamente a metà ciclo nel giorno dell’ovulazione o in quello immediatamente successivo (...) sia che essa avvenga infine a metà della fase luteale (…) (proprio nei giorni in cui l’embrione dovrebbe impiantarsi).28
Nell’articolo citato si evidenzia inoltre che: “L’effetto inibitorio sulla maturazione dell’endometrio è diretto; è legato alla inibizione dei recettori tissutali per il progesterone (esattamente lo stesso meccanismo con cui agisce la RU486) e si verifica anche con i dosaggi più bassi di ulipristal (1 mg e 10 mg). L’effetto inibitorio sull’endometrio, infine, non risulta correlato a variazioni nei livelli degli ormoni del ciclo mestruale, che si osservano soltanto con dosaggi di farmaco più elevati.”29
Il risultato è che le donne che assumono il farmaco dopo un rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale per la maggior parte ovulano e possono concepire, ma l’endometrio è irrimediabilmente compromesso, indipendentemente dal momento in cui il farmaco venga assunto.
I due ricercatori fanno notare come si presenti e si reclamizzi ellaOne, “la pillola dei cinque giorni dopo”, come prodotto totalmente efficace anche se assunta cinque giorni dopo il rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale e osservano che: “Se immaginiamo un rapporto il giorno prima dell’ovulazione, con il concepimento entro le successive 24 ore (e quindi 48 ore dopo quel rapporto sessuale), come potrà invocarsi un’azione anti-ovulatoria e anti-concezionale per un farmaco assunto fino a cinque giorni da quel rapporto, e quindi tre giorni dopo il concepimento stesso? Si avrà esclusivamente un’azione anti-annidamento.”30










1 http://www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_-_Product_Information/human/001027/WC500023670.pdf
2 Cfr.: Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, Ulipristal acetato (CDB 2914) Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici - Relazione tecnico –scientifica, cit. e Bruno Mozzanega, Mifepristone e Ulipristal Acetato: gemelli diversi? in Newsletter nr. 55 di Scienza & Vita, marzo 2012, p. 15-16.
3 Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, Ulipristal acetato (CDB 2914) Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici- Relazione tecnico –scientifica , cit.
4 Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, Ulipristal acetato (CDB 2914) Meccanismo
d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici- Relazione tecnico –scientifica, cit.
5 Lucio Romano (a cura di), Pillola dei 5 giorni dopo: “solo” un contraccettivo?, bioFILES n 6, Associazione Scienza & Vita, 17 giugno 2011
6 Bruno Mozzanega, Mifepristone e Ulipristal Acetato: gemelli diversi?, cit., p. 15-16
7 Bruno Mozzanega, Mifepristone e Ulipristal Acetato: gemelli diversi?, cit., p.15-16
8 www.ellaoneonline.it/foglietto-illustratico-ellaone.html#1
9 www.ellaoneonline.it/foglietto-illustratico-ellaone.html#1
10 www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR__Summary_for_the_public/human/001027/W C500023671.pdf
11 www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR__Summary_for_the_public/human/001027/WC500023671.pdf
12 S.I.C. – S.M.I.C., Ulipristal Acetato - Un nuovo farmaco per la contraccezione d’emergenza: aspetti clinici, medico-legali e percorsi di utilizzo, p.1
13 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, in www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
14 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, p. 9 in www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
16 Vivian Brache et al., “Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular rupture”. Human Reproduction 2010, pp. 2256-2263
17 Intervento del Dottor Bruno Mozzanega alla Conferenza-stampa sulla commercializzazione di ellaOne- la cosiddetta pillola del quinto giorno dopo al Senato della Repubblica il 12 aprile 2012 in http://www-2.radioradicale.it/scheda/350181/conferenza-stampa-sulla-commercializzazione-di-ellaone-la-cosiddetta-pillola-del-quinto-giorno-dopo
18 Vivian Brache et al., “Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular rupture”, cit., p. 2259
20 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, p. 11 in http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_-_Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
21 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, p. 22 in http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_-_Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
22 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, p. 23 in http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_-_Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
23 EMA, CHMP Assessment Report for Ellaone, p. 45-46 in http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/EPAR_-_Public_assessment_report/human/001027/WC500023673.pdf
24 B. Mozzanega, E.Cosmi, Considerazioni su ellaOne (ulipristal acetato) in Italian Journal of Obstetrics and Gynaecologists, N. 2/3, 2011, pp. 107-112Cfr. anche B. Mozzanega, Why not? in Ginecorama, n. 6, Dic. 2011, pp.15-16

25 B. Mozzanega, E.Cosmi, Considerazioni su ellaOne (ulipristal acetato) in Italian Journal of Obstetrics and Gynaecologists, N. 2/3, 2011, pp. 107-112
26 B. Mozzanega, E.Cosmi, cit., pp. 107-112
27 Cfr.: Vivian Brache et al., “Immediate pre-ovulatory administration of 30 mg ulipristal acetate significantly delays follicular rupture”. Human Reproduction 2010, pp. 2256-2263
28 B. Mozzanega, E.Cosmi, cit, pp. 107-112
29 B. Mozzanega, E.Cosmi, cit, pp. 107-112
30 B. Mozzanega, E.Cosmi, cit, pp. 107-112