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martedì 10 marzo 2015

Ora ti racconto come sei nato...



























di Anna Fusina

Ora ti racconto come sei nato... Storie e idee per l'educazione sessuale e affettiva dei bambiniè il titolo del bellissimo libro edito da Ancora e scritto da Aldo Andaloro e Pierluigi Diano.

Ne parliamo con uno degli autori: Pierluigi Diano, medico, giornalista ed illustratore, autore di varie pubblicazioni, tra cui “Educazione sessuale a fumetti!” (pubblicato da Ancora nel 2009), destinato agli over 10, tradotto in spagnolo e polacco. Il Dottor Diano si occupa da molti anni di divulgazione scientifica, con una particolare attenzione ai temi della famiglia. Ha pubblicato anche “Gli errori di mamma e papà”, “Sarò mamma”, “Sarò papà”, “La mamma e il suo bambino” e “Grande Atlante del Corpo Umano”, edito da Fabbri e tradotto in francese, tedesco, ceko e russo.

- Dottor Diano, come è nata l'idea di questo libro?

Ora ti racconto come sei nato…”, da pochi mesi in libreria, è nato soprattutto grazie al co-autore Aldo Andaloro.
Ci siamo conosciuti tramite internet. Lui rimase piacevolmente sorpreso dal mio precedente libro “
Educazione sessuale a fumetti!”, dedicato agli adolescenti, e mi propose questa nuova avventura nel mondo dei bambini.

- Un libro... a quattro mani....
Andaloro è uno straordinario maestro delle elementari, da qualche anno in pensione, che ha combinato da subito l’insegnamento didattico tradizionale con la passione per il tema "vitale" degli affetti e della sessualità da affrontare con i suoi bambini, sviluppando un innovativo metodo didattico e una eccezionale esperienza. Basti pensare che è autore di uno dei primi testi di educazione sessuale per i più piccoli, scritto negli anni '70 a Palermo. Tuttora mantiene il filo diretto con i bambini tramite il suo sito internet aldoeduweb.it.
Io, come medico di famiglia, ho invece la mia esperienza quotidiana con le dinamiche genitori-figli che si coniugano con tutto quanto riguarda la prevenzione e l'attenzione alla salute a 360°, ovvero su come star bene sia dentro sia fuori. Oltre ai testi, ho curato personalmente le illustrazioni. Quindi ho potuto dare supporto iconografico a tutto ciò che mi sembrava opportuno dettagliare, senza rischio di lesinare in figure. Anche i disegni li ho realizzati con stile diverso, molto giocosi per i bambini, precisi e scientifici quando entriamo in dettagli sulle piccole patologie e disturbi da prevenire in età pediatrica. In effetti, penso che, mettendo insieme le nostre personalità, Aldo ed io abbiamo realizzato un libro davvero particolare e - in un certo senso - innovativo. Non ci siamo preoccupati di nient'altro del fatto che potesse essere davvero utile e completo, per tutta la famiglia. E pure per gli insegnanti.
-Il libro è un manuale, anzi “una cassetta degli attrezzi” indispensabile per raccontare e far capire come nascono i bambini....

...ma anche come nascono gli insegnanti e i genitori.
Volevamo infatti realizzare un libro che guidasse l'educazione nel senso pieno del termine, quindi che coinvolgesse tutti i "protagonisti" - bambino, insegnanti e genitori - rivolgendoci ad ognuno con il proprio linguaggio.

- Qual è, a suo parere, il momento più opportuno per iniziare a raccontare ad un bambino ”come è nato”?

Solo un genitore può rendersi conto di quando sia il momento "giusto". Ogni bambino ha infatti il proprio percorso conoscitivo e le proprie fasi di sviluppo psicologico. L'insorgenza della fatidica domanda "come sono nato?", varia pertanto da bambino a bambino e può celare in sé diverse sfumature di curiosità. Vuole sapere davvero "come" o piuttosto "perché"? Vuole sapere "da dove viene"? Vuole avere conferma di qualcosa che ha "sentito dire" da altri? Solo un genitore può avere la sensibilità per rendersi conto della risposta che sta cercando il proprio figlio.
In linea di massima, sappiamo comunque che fino ai 3 anni il bambino è più interessato alla conoscenza e alla scoperta del suo corpo; tra i 3 e 4 anni inizia a rivolgere la sua attenzione a come sono fatti gli altri; tra i 4 e i 5 anni può essere già soddisfatto di sapere come si è sviluppato nella pancia della mamma, senza necessità di dettagli sulla fase del concepimento; tra i 5 e i 6 anni, avendo il bambino acquisito una discreta conoscenza delle differenze degli organi riproduttivi maschili e femminili, può iniziare a comprendere la dinamica del rapporto sessuale.

- Cosa devono fare i genitori per creare l'ambiente adatto per un dialogo sereno su questi temi con i loro bambini?

I genitori non devono far nulla di straordinario rispetto “all’ordinaria straordinarietà di volersi bene”.
Il loro esempio nel vivere in armonia nonostante le difficoltà, il sapersi aiutare e supportare nei momenti difficili, l’imparare a perdonare quando serve, valgono più di un milione di parole. Vivendo nel rispetto e nella comprensione reciproca, i figli impareranno a comprendere l’importanza che c’è dietro un “giuramento d’amore” che diventa promessa quotidiana.
Devono essere il papà e la mamma i veri “sex symbol” per i nostri ragazzi, non gli stereotipi che mostrano loro la televisione e la pubblicità.

- “Ora ti racconto come sei nato” contiene un racconto divertente da sfogliare con i propri figli, ma anche una raccolta di “letterine” dei bambini che chiedono risposte su affetti e sessualità...

In effetti, nella prima parte del libro si trova un racconto da leggere serenamente con i proprii figli ed una simpatica raccolta di letterine di bambini, che pongono i loro quesiti su sessualità e dintorni.
Come ho già detto, mi sono occupato anche di realizzare le illustrazioni, quindi ce l'ho messa tutta per rendere quest'area molto simpatica e curiosa, in modo da stimolare il più possibile lo stupore e la poesia, sentimenti che non devono mai mancare quando si parla della bellezza della vita e dell'amore.

- Lei ed Aldo Andaloro, coautore del testo, amate definirlo un libro “BIG”: in che senso?

Con un po’ di scherzosa presunzione, sul retro di copertina, noi abbiamo scritto che “è BIG!”, partendo dalle iniziali di Bambini, Insegnanti e Genitori.
In effetti è suddiviso in tre parti.
La prima parte, come abbiamo accennato, è dedicata ai più piccini, con un divertente racconto da sfogliare insieme ai genitori e una graziosa raccolta di letterine di bambini che chiedono risposte su affetti e sessualità.
La seconda parte è per gli educatori scolastici: una vera e propria guida con punti, spunti e appunti, per affrontare al meglio l’argomento con i propri alunni; si danno informazioni sulle attuali normative e consigli concreti (metodi ed esperienze) su come sviluppare questi temi in classe.
Infine, la terza parte è una piacevole chiacchierata con i genitori, a tutto campo su educazione, igiene, prevenzione dei disturbi dell’età pediatrica, pubertà, internet, TV…

- Per gli insegnanti ed i genitori il testo è veramente una guida con punti, spunti ed appunti per svolgere al meglio la propria funzione educatrice...

Il tema degli affetti e della sessualità è il tema della vita. Richiede un’esplorazione interiore, per scoprire su cosa si basano davvero le nostre speranze, le nostre sicurezze, la nostra disponibilità verso gli altri. Penso che questa sia l'area educativa per eccellenza per un insegnante: accompagnare un bambino a scoprire la forza dell'amore che è dentro di lui.

- Nella parte dedicata ai genitori, il libro contiene molti consigli sulla cura del corpo e sull'igiene del bambino...
In effetti, abbiamo dedicato una particolare attenzione ad un'area spesso sottovalutata dai libri di questo settore educativo, ovvero l'attenzione all'igiene e prevenzione su malattie e disturbi che possono influenzare la fertilità degli "uomini di domani".
Siamo inoltre stati al passo con i tempi attuali, aiutando i genitori a porre particolare attenzione all'attuale esposizione dei bambini a internet, ai messaggi televisivi, alla moda...
Ci è anche scappata qualche "parolaccia"... in senso scherzoso, ovvero qualche parola che ormai quasi non si osa più pronunciare ai nostri bambini, come "pudore", "umiltà", "mitezza", "rispetto", "intimità". Molti spunti interessanti per raccontare non solo come si nasce ma anche come si cresce.

-"Ora ti racconto come sei nato” è anche un libro... interattivo?

In un certo senso sì, perché chiediamo ai nostri lettori di mantenere il dialogo aperto con noi, attraverso il sito aldoeduweb.it o la apposita pagina facebook “oratiraccontocomeseinato", che ha già circa 3.500 fans, dove parliamo dei temi del libro e non solo. In particolare, chi visita la nostra pagina facebook troverà sempre serenità e buonumore, perché il vero inizio di ogni vita nasca sempre da un sorriso.




lunedì 24 febbraio 2014

Non è così che si difende l’uomo



«Il problema di quella legge del Belgio sull’eutanasia infantile – scrive Franco Bomprezzi – non è religioso, ma semplicemente umano e riguarda quella deriva eugenetica che sembra ormai difficile da arginare, anche perché, in tempi di grande crisi economica, le persone “malate” vengono ritenute come un “costo”, che appare persino inutile, quando si ha la convinzione che non ci sia alcuna possibilità di guarigione e di sopravvivenza dignitosa»
Ho appena sottoscritto un appello internazionale per chiedere a Filippo, re del Belgio, di non firmare la legge, approvata dal Parlamento, che consente il ricorso all’eutanasia infantile.
Forse è tardi, ed è comunque assai difficile che il sovrano belga decida di utilizzare questo strumento estremo per fermare un provvedimento che viene da lontano, sorretto e sospinto persino dal consenso di un’ampia parte della popolazione, stando almeno ai sondaggi. Ma è giusto alzare la voce, ovunque possibile, come hanno fatto ad esempio i medici della SIP (Società Italiana di Pediatria) e gli stessi pediatri di Bruxelles, contro un’aberrazione inaccettabile, che si basa su una serie di pregiudizi e stereotipi dei quali, inutile dirlo, siamo impregnati anche noi, qui in Italia, e non solo.
Prima di tutto la mitologia della sofferenza inaccettabile, tanto più inaccettabile quando riguarda i bambini. In realtà la sofferenza riguarda sicuramente i genitori, mentre un bimbo – per quanto gravemente malato – può certamente soffrire per il dolore fisico, ma è sempre e soltanto un bambino, che percepisce prima di ogni altra cosa l’affetto e il sorriso di chi gli sta accanto. Il dolore fisico si può lenire e annientare con le cure palliative, che finalmente esistono e consentono di eliminare qualsiasi sofferenza inutile e ingiusta.
Anch’io da bambino ho sofferto tantissimo, nei primi anni di vita, per le continue fratture delle ossa fragili, e per il ricorso a ingessature rigide (come si usava allora), mettendo in trazione gli arti su lettini ortopedici che assomigliavano moltissimi a letti di tortura.
Solo un po’ di etere, allora, e tanto, tanto dolore. Ma vedevo il sorriso di mia mamma e di mio papà accanto a me, e sopportavo tutto, perché avevo una voglia smisurata di vivere, e sapevo che non era colpa loro se le mie ossa erano così brutte, storte e rotte.
Certo, si dirà, la mia non era una malattia terminale [Franco Bomprezzi è affetto da osteogenesi imperfetta, N.d.R.], non rischiavo la vita, non ero nelle condizioni previste da una legge – quella belga – che pone molte condizioni cautelative prima della sua applicazione concreta. Ma quelle condizioni sanno di ipocrisia, quando affermano che si può procedere solo in caso di «cosciente comprensione della decisione da parte del bambino che sarà soppresso».
Stiamo scherzando? Quale bambino coscientemente può davvero desiderare di morire? Questa è la premessa a una serie di sotterfugi legali, di dichiarazioni false, con il consenso di genitori di disperati, e di medici che osservano esclusivamente la parte patologica della questione, non essendo tenuti a una valutazione complessiva di carattere bioetico.
Non voglio farne una questione di tipo religioso. Non lo è. O meglio: per chi ha una forte fede religiosa questa legge è sicuramente un obbrobrio e non si capisce come possa un Paese a forte maggioranza cattolica aver così sottovalutato gli aspetti etici della norma. Il problema è semplicemente umano. E siamo alla premessa – già più volte palesatasi, in Olanda e altrove – di una deriva eugenetica difficile da arginare. Una scelta che fa breccia anche perché siamo in tempi di grande crisi economica e le persone “malate” sono un costo, che appare persino inutile quando si ha la convinzione che non ci sia alcuna possibilità di guarigione e di sopravvivenza dignitosa.
Non è così che si difende l’uomo. E in ogni caso: salviamo i bambini, loro sono innocenti.

*Direttore responsabile di «Superando.it».

Fonte: superando.it

(Pubblicato per gentile concessione di superando.it )

venerdì 31 gennaio 2014

Nuovi psicologi prendono posizione contro l’adozione gay

Proseguono fortunatamente le prese di posizione degli esperti circa l’argomento caldo del momento, ovvero l’adozione per persone dello stesso sesso. Il pregio di questi professionisti è quello di concentrarsi sul benessere del bambino, al posto dell’inesistente diritto alla genitorialità della coppie omosessuali, escluse dalla natura stessa alla procreazione.

Così la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione ”Movimento Bambino”, ha spiegato: «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite». Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Ha poi proseguito la psicologa: «cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero. Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia. Ci tengo però a precisare una cosa. Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro». La madre è fondamentale, ma numerosi studi mostrano anche l’insostuibilità della figura paterna per un corretto sviluppo del bambino.

Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia, ha a sua volta confermato«Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità». Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».  

Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza di Roma, è più pragmatica: «se a quattro anni un bambino scopre di avere due mamme o due papà» questo è un problema. Bisogna avere la sensibilità di seguire figli nei vari passaggi; è un po’ come per i bambini adottati, a un certo punto vogliono sapere la verità. Non si può negare che è una complicazione in più, che però si può fronteggiare se la società esterna mette da parte pregiudizi e razzismi, e se all’interno i genitori omosessuali evitano a loro volta di chiudersi nella difesa ideologica». Non si capisce però perché correre questo rischio, correndo questo azzardo non si cerca certamente l’interesse del bambino.

Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano ha spiegato che «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».

Domenico Simeone, psicologo, psicoterapeuta e professore associato di Pedagogia generale presso l’Università degli Studi di Macerata, ha affermato«Crescere con una madre e con un padre, quando è possibile, significa conoscere il valore educativo della differenza, significa inscrivere la parentalità in una rapporto che chiama in causa la corporeità, significa sperimentare una rete relazionale costruita sul riconoscimento dell’alterità. Il fenomeno delle coppie omoparentali è relativamente recente. Molti studi mettono in guardia sulle difficoltà che i bambini che crescono con persone dello stesso sesso possono incontrare. Dal punto di vista scientifico credo sia necessario approfondire le conoscenze del fenomeno in modo rigoroso, guardando la questione dal punto di vista del bambino e dei sui bisogni. Troppo spesso nel dibattito prevalgono i presunti “diritti” degli adulti e ci si dimentica di tutelare la crescita dei bambini.  La differenza di genere tra padre e madre e tra genitore e figlio costituisce l’elemento fondamentale per imparare ad amare, costruendo relazioni e accettando il limite che è in esse inscritto. Nel crogiuolo di tali relazioni i bambini vivono processi di identificazione e riconoscono le differenze, stabilendo relazioni significative. È la differenza che permette la triangolazione della relazione e il riconoscimento dell’alterità. Non è qui in discussione la capacità di cura che possono avere le coppie omogenitoriali quanto piuttosto l’articolazione delle relazioni che i figli possono stabilire».

Ricordiamo che in questa pagina abbiamo raccolto i giudizi più recenti espressi su queste tematiche da psicologi, giuristi e   filosofi. In questa pagina, infine, un elenco di studi scientifici contrari all’adozione per le persone dello stesso sesso.

Fonte: uccronline.it

venerdì 20 dicembre 2013

Lasciare che i giochi siano solo giochi

Scicchitano: “ciò che va evitato è la forzatura, il cercare di piegare il dato di realtà ad esigenze ideologiche”

 http://www.aleteia.org/image/it/article/lasciare-che-i-giochi-siano-solo-giochi-6344620984238080/barbie-e-ken/topic

Nella caccia affannosa al regalo giusto di Natale per ciascun destinatario, c'è almeno qualche certezza riguardo ai più piccoli: bambole per le bambine e trenini per i maschietti. O no? Alcune associazioni (per esempio “Let toys be Toys”, Lasciate che i giochi siano solo giochi) fanno pressione sulla grande distribuzione per giochi “neutrali” dal punto di vista del genere. Ma i giocattoli sono in grado di veicolare stereotipi sessisti tra maschi e femmine così da fomentare “discriminazioni di genere”? Aleteia ha passato “la palla” allo psicologo e psicoterapeuta Marco Scicchitano, autore insieme a Tonino Cantelmi di “Educare al femminile e al maschile” (Ed. Paoline).
 
 
Cosa è maschile e femminile? quanto c'è di innato o di indotto dall'educazione?
Scicchitano: Rispetto allo stabilire quanto ci sia di innato o indirizzato dall’educazione, è molto importante stare ai fatti. I dati semplici e riscontrabili da chiunque sono che i sessi sono due: maschile e femminile. Già intorno al secondo mese il bambino nella pancia della mamma vive percorsi di crescita e sviluppo neurofisiologico differenti in base al sesso. Nei maschi avviene un cambiamento radicale della struttura cerebrale mediante sostanze chimiche come il testosterone e un ormone detto MIS (sostanza di inibizione mulleriana). Tali mutamenti favoriscono la crescita e “mascolinizzazione” dei circuiti neurologici deputati al comportamento sessuale, al comportamento esplorativo ai movimenti muscolari per gli scontri fisici. Questo dato ci mostra come esista incontrovertibilmente una differenza preordinata a qualsiasi possibile influenza sociale o ambientale. Evidentemente nel corso dello sviluppo le interazioni ambientali assumono una importanza cruciale ed estremamente significativa ed un punto fondamentale da ricordare è che le variabilità individuali sono elevatissime all’interno di un insieme di persone, per cui non abbiamo nessun problema a riconoscere che ci possono essere maschi poco attratti dal sesso, caratterialmente miti e non aggressivi, così come donne competitive ed esplorative. La persona umana è sempre talmente ricca e profonda che deve essere riconosciuta anzitutto come individuo con risorse e caratteristiche proprie ed uniche. Tuttavia, essendoci delle costanti riconoscibili, documentate che caratterizzano il maschile e il femminile, è utile stabilire quali sono e come possono essere valorizzate. L’educazione ha un valore essenziale in questo processo e, secondo il nostro avviso, dovrebbe affermare che l’uguaglianza tra i sessi è possibile, anzi, auspicabile, all’interno di una concezione antropologica che affermi, apprezzi e valorizzi la differenza.
 
Regalare bambole o trenini è un modo per orientare all'essere maschio o femmina?

Scicchitano: Sicuramente no. Maschi e femmine si è, non ci si orienta ad esserlo perché non si arriva ad esserlo: è come spiegavo prima, un punto di partenza. Si può esserlo in molti modi differenti, eterogenei e diversificati tra loro, ma sempre rimanendo o maschi o femmine. Il sesso è dato. Quello che è possibile orientare o condizionare in qualche modo è il genere. Per genere si intende indicare tutto ciò che è sovrapponibile al biologicamente dato, quindi l’esperienza psicologica, relazionale e culturale. Attraverso i regali, che sono una manifestazione concreta dell’affetto, è chiaramente possibile operare un “condizionamento”. La psicologia comportamentista chiama questo processo come “rinforzo positivo” intendendo descrivere l’attività di gratificazione e soddisfazione che si fa provare ad un soggetto in relazione ad un comportamento che si vuole in qualche modo premiare e rendere più stabile, duraturo e costitutivo. Vari aspetti e dimensioni della persona sono implicati nella definizione dell’identità di genere, come ad esempio personalità, carattere, inclinazioni e passioni, il modo di concepirsi ed emozionarsi, il ruolo che si aspetta di avere nelle relazioni. Tutti questi aspetti sono sensibili al rinforzo positivo rappresentato da un regalo. Esistono però inclinazioni e preferenze precedenti a qualsiasi condizionamento che sono state riscontrate già ad otto settimane dal concepimento. Questi studi hanno analizzato l’impatto che l’esposizione agli ormoni quali il testosterone ha sul cervello neonatale, mostrando che quando le cellule delle varie zone del cervello maschile vengono stimolate si attivano geni che daranno luogo allo sviluppo delle aree cerebrali implicate nell’impulso di individuare ed inseguire oggetti in movimento, colpire bersagli, mettere alla prova la propria forza e giocare a combattere nemici immaginari. Regalare ad un bambino che ha queste inclinazioni una pistola d’acqua o una palla con cui giocare non vuol dire forzare e direzionare in modo coercitivo e “illiberale” la sua natura, ma semplicemente assecondare e venire incontro a modi di giocare e divertirsi che gli vengono spontanei ed innati.
 
Ci può fare un esempio?
Scicchitano: Nel libro scritto insieme al prof. Cantelmi, citiamo un esempio in cui un padre, a sua insaputa, ha cercato di falsificare questa assunzione. Inutilmente. In una mattina fredda e uggiosa, Isabella, particolarmente assonnata e stanca, non aveva alcuna intenzione di andare a scuola, e manifestava il suo diniego con una sorta di reticenza e ostruzionismo passivo che logorava il papà già di prima mattina. Tuttavia il papà non era totalmente nuovo e impreparato a queste «giornate no» e aveva già imparato una tecnica fondamentale: al di là dell’importanza di trasmettere il senso del dovere e della responsabilità, se vuoi che un bambino ti segua, devi attrarre la sua curiosità e stimolare la sua naturale propensione al gioco. Così recuperando le sue personali esperienze di gioco, propose alla piccola di andare con la bici, spiegandole che avrebbero fatto finta di essere guerrieri con archi e frecce. Avrebbero dovuto superare ostacoli, combattere contro i nemici, evitarli, correre ed inseguire. La cosa parve funzionare, ma solo dal letto fino al parcheggio della bici, dove nuovamente Isabella aveva cominciato a fare resistenza passiva. Il padre aveva avuto allora un’illuminazione: «La bici ha freddo!» Anzi no. «Il cavallo-bici ha freddo! Poverino… e si sente solo a stare li ad aspettare tutta la notte», «vedi Isabella?» Immediatamente i lineamenti della bimba avevano cominciato a distendersi improvvisamente e lo sguardo era divenuto un po’ complice con il padre, e un po’ preoccupato per il povero cavallo-bici infreddolito e triste. E così, nel nuovo gioco, la bici che prima era solo un mezzo di trasporto tutta salti e velocità, si riempiva istantaneamente di contenuti emotivi e relazionali. Allora Isabella, gli si era avvicinata sussurrando: «Povero cavallo-bici, adesso ti do la colazione calda calda eh?». E i problemi di accompagnamento a scuola, ci racconta il padre, finirono per un bel po’ di tempo. Evidentemente non si tratta di condizionamento sociale, il padre aveva provato in un primo momento a fare “giochi da maschi”, ma aveva desistito vedendo il disinteresse della figlia e cercando di cambiare strategia motivazionale ha centrato un punto fondamentale e vincente: l’interesse per gli aspetti relazionali e gli atteggiamenti di cura. Ci sono studi che dimostrano come le bambine facciano “a turno” durante i giochi venti volte più dei maschi, che si intrattengano volentieri con giochi di simulazione riguardanti rapporti di cura e protezione.
 
Proporre gli stessi giocattoli a tutti i bambini, maschi e femmine, è un modo di veicolare la teoria del gender e del sesso che "si sceglie"?
Sciacchitano: Non necessariamente. Il giocattolo spesso diviene uno strumento nella fervida mente del bambino, che sa utilizzarlo secondo il modo che gli viene più congeniale e interessante. L’esempio di “cavallo-bici” è un chiaro esempio di questo procedimento, nel quale un oggetto tipicamente deputato al movimento e ad essere un mezzo di trasporto era diventato per la bambina qualcuno di cui prendersi cura e di cui interessarsi. Similmente la Brinzendine nel suo libro sul cervello delle donne cita il caso di una sua collega che aveva sorpreso la figlia in atteggiamenti materni e rassicurativi “non preoccuparti, andrà tutto bene” a giocare con l’ultimo regalo fattole, il camioncino dei pompieri avvolto in una copertina e coccolato amorosamente. Ciò che va evitato è la forzatura, il cercare di piegare il dato di realtà ad esigenze ideologiche. Non ascoltare e non vedere il proprio bambino per chi è e per ciò che gli piace è una grave responsabilità. Spesso i giochi infantili rappresentano quelle che sono inclinazioni e primi passi nel mondo, timidi e ancora insicuri modi di entrarci in rapporto. Il bambino deve trovare una collocazione all’interno del suo ambiente di vita e le sue spontanee e innate caratteristiche non sempre bastano a sé stesse, ma necessitano della conferma e rassicurazione da parte degli adulti di riferimento, genitori parenti ed educatori. La validazione è un processo fondamentale nello sviluppo e aiuta i bambini a sviluppare un senso della propria identità integro e sicuro. Il rinforzo positivo, di cui si parlava prima, ha in questo un ruolo fondamentale e arricchente. Nella fase di età scolare è necessario che l’adulto si ponga come guida e fonte di riconoscimento delle caratteristiche del bambino e regalare macchinine ai maschi e bambole alle femmine si inscrive perfettamente in questa cornice di significato. È infinitamente più importante tutelare il ruolo di “validatore” dell’adulto rispetto all’assumere quell’atteggiamento di neutralità che avocano i sostenitori della teoria del “sesso che si sceglie” alla quale faceva riferimento nella domanda. Mancare questo ruolo per esigenze di aderenza a forme ideologiche è secondo il mio punto di vista una grave responsabilità. Al di là di queste considerazioni vorrei sottolineare che il valore di un regalo si apprezza soprattutto all’interno della relazione nella quale avviene e spesso, purtroppo quello che manca è proprio la relazione, il tempo, la condivisione. Il regalo più prezioso che possiamo fare ai nostri bambini, è il dono di sé.

di Chiara Santomiero

Fonte: aleteia.org 

giovedì 5 dicembre 2013

Planned Parenthood promuove il "Plan C": abortivi pagati da ObamaCare

di Anna Fusina




Di fronte alla notizia che la pillola del giorno dopo non può funzionare per la maggior parte delle donne, Planned Parenthood ha lanciato una sostituzione: una duplice combinazione di metodi contraccettivi abortivi coperti dall’ObamaCare.
Ce ne dà notizia LifeSiteNews.com.
All'inizio di questo mese, una società farmaceutica europea ha annunciato che il Plan B (pillola del giorno dopo), l'unica forma di "contraccezione di emergenza " disponibile senza ricetta medica negli Stati Uniti, comincia a perdere la sua efficacia nelle donne che pesano 166 libbre o più. La donna americana media pesa 166 libbre.
In linea con gli studi di tutto il mondo, la cosiddetta "contraccezione d'emergenza"non è riuscita a ridurre il tasso di gravidanze. La Dott.ssa Deborah Nucatola, direttore dei servizi medici presso la Planned Parenthood Federation americana, ha riconosciuto che il tasso di gravidanze indesiderate non è cambiato affatto. Ma Planned Parenthood non si è scoraggiata ed ha svelato quello che alcuni chiamano ora "Plan C": Paragard (una spirale in rame, che agisce anche come abortivo) ed Ella (ellaOne nella versione italiana), a volte chiamata anche la "pillola della settimana-dopo".
Ecco il twitter di Planned Parenthood di lunedì scorso:
 "Hai bisogno di EC (contraccezione di emergenza)? Se pesi più di 176 libbre, utilizzare Ella o tenere inserito uno IUD è una scelta migliore rispetto ad assumere Plan B subito o come scelta successiva.” Allo stesso tempo, la Planned Parenthood League del Massachusetts ha lanciato la sua campagna "EC4U", promuovendo vari farmaci e dispositivi da assumere od inserire successivamente al rapporto sessuale. Essi sono tutti in grado di indurre l'aborto, e lo IUD è stato associato a shock tossico, infertilità permanente ed anche alla morte.
Gli IUD ParaGard possono infiammare il rivestimento dell'utero, rendendo impossibile l'impianto di un bambino appena concepito ed inducendo un aborto precoce. Ella (il marchio di ulipristal acetato), agisce come un progestinico-bloccante, che può impedire ad un uovo di essere rilasciato od impedire ad un bambino appena concepito di impiantarsi nella parete uterina. Planned Parenthood ha contestato l'idea che questi metodi causino un aborto. Ma padre Shenan Boquet, presidente di Human Life International , ha detto a LifeSiteNews.com che l'industria dell'aborto sta cercando deliberatamente di fuorviare le donne su come agiscono questi farmaci e dispositivi. "La posizione di Planned Parenthood secondo cui lo IUD di rame Paragard e le pillole Plan B ed Ella non causano aborti è un inganno basato sulla semantica", ha detto a LifeSiteNews. "Essi definiscono la gravidanza avvenuta solo dopo l'impianto, non quando lo spermatozoo incontra l'uovo e viene creata una nuova vita umana." " La natura embriocida di Ella e IUD sono ben note nella comunità scientifica e medica, ma troppo spesso questa informazione è nascosta alle donne"- ha aggiunto. "Lasciando da parte tutti i giochi di parole, questi prodotti pongono fine alla vita umana innocente". Le sue parole hanno riecheggiato quelle dei vescovi cattolici, quando la FDA ha approvato l'uso di Ella, nell'agosto 2010. "Milioni di donne americane, anche coloro che sono disposte ad utilizzare un contraccettivo per prevenire la fecondazione in varie circostanze, non avrebbe personalmente mai scelto di avere un aborto. "- ha detto il cardinale Daniel DiNardo in quell’occasione - "Sarebbero mal servite da una campagna fuorviante che presenta Ulipristal semplicemente come un contraccettivo”".
I bambini non ancora nati non sono le sole vittime di questi dispositivi. L'Impianto di IUD è costato alle donne la loro vita. Nicole Lee Stein Caruso, una donna di 40 anni, è morta nell'aprile 2011 dopo l'impianto malfatto di uno IUD, secondo quando riportato dal marito vedovo. Altre non sono in pericolo di vita, ma soffrono ancora di seri effetti collaterali. La scrittrice femminista Alice Myerhoff ha scritto che una spirale di rame le ha procurato uno shock tossico. Altri effetti collaterali includono anemia, gravi dolori mestruali, mal di schiena, crampi, dolore durante il rapporto sessuale, distacco ed espulsione dello IUD dal corpo. Le donne di età inferiore ai 20 anni o che non sono
mai state incinte sono più a rischio di espulsione del dispositivo. Anche se la Mayo Clinic riporta che "meno dell'1% delle donne che usano ParaGard rimarranno incinte durante il primo anno del suo utilizzo ", alcune donne - tra cui una scrittrice del RH Reality Check - hanno condiviso le loro storie in cui raccontavano di essere rimaste incinte durante l'utilizzo dello IUD Paragard.
La Mayo Clinic osserva: "Se hai un concepimento durante l'utilizzo ParaGard , sei a più alto rischio di una gravidanza extrauterina", che conduce ad aborto spontaneo. Il più grande impedimento all’uso dello IUD non sono stati i potenziali effetti collaterali, ma il costo. Il prezzo dei dispositivi intrauterini va da 400 a 1.000 dollari. Ma questo è un ostacolo che il Dott. Nucatola è fiducioso sarà rimosso dal presidente Obama. "Stiamo sperando che l' Affordable Care Act ", altrimenti noto come ObamaCare , “si prenderà cura di questo per noi"- ha detto.
Grazie al controverso mandato legislativo HHS , le compagnie di assicurazione devono fornire Ella e l’impianto dello IUD, compreso Paragard, a tutte le donne in età fertile, senza pagamento di ticket da parte di queste ultime. In questo, Planned Parenthood sembra di intravvedere un nuovo modello di business. "Plan B avrà sempre il suo posto”- ha affermato il Dr. Danielle Roncari, direttore medico della Planned Parenthood League del Massachusetts in un comunicato stampa - "Ma penso che i fornitori stanno cominciando a rendersi conto che Ella può essere la scelta della pillola più preferibile per le donne - e penso che è lì che ci stiamo dirigendo alla Planned Parenthood ."
Ma gli attivisti pro-life dicono che è la direzione sbagliata per le donne, per i contribuenti e per i bambini non ancora nati. "L’assistenza sanitaria autentica e compassionevole per le donne non dovrebbe comportare farmaci potenzialmente pericolosi e l'inserimento di dispositivi estranei progettati per la distruzione della fertilità di una donna" – ha detto padre Boquet a LifeSiteNews - "Quale che sia la situazione, questa “soluzione”' promossa daPlanned Parenthood ed altri non riesce a trattare le donne con la dignità e la curache meritano."

(Articolo originale in lingua inglese in:

http://www.lifesitenews.com/news/planed-parenthood-promotes-plan-c-
abortifacients-paid-for-by-obamacare )

Fonte: vitanascente.blogspot.it

martedì 3 dicembre 2013

Online per la vita: 1341 bambini salvati dall’aborto



Milletrecentoquarantuno: è il numero dei bambini vivi grazie in larga misura all’opera di “Online for Life“, un’organizzazione pro-life guidata da Brian Fisher. Ce ne dà notizia Lifesitenews.
Fondata nel 2009 ed in rapidissima espansione, “Online for Life” è una delle più recenti ed innovative organizzazioni pro-life degli U.S.A.
Situata a Dallas, in Texas, è guidata da un team di persone espertissime in affari, marketing e tecnologia.
La sua missione è semplice: salvare i bambini dall’aborto.
Più in particolare, “Online for Life” sta cercando di diventare “l’anello mancante” fra le donne orientate all’aborto ed i Centri di crisi di gravidanza pro-life (CPCs), che sono in grado di aiutare queste donne a scegliere la vita.
“Se mi doveste chiedere perchè 1,2 milioni di bambini ancora si abortiscono in America, la risposta è perchè noi non stiamo parlando alle persone che stanno abortendo i loro figli. Questa è la risposta basilare” – dice Brian Fisher.
Ecco dove si rivela utile “Online for life“.
Attraverso l’uso di Google, rigorosamente testato, pubblicità on line, motori di ricerca ottimizzati, volantini e campagne pubblicitarie, “Online for life” raggiunge donne che potenzialmente si trovano spesso sulla soglia di una clinica per l’aborto e le collega invece ad un Centro di crisi di gravidanza salva-vita (CPC).
Online for Life” porta anche tutta la comunità pro-life in questo circuito di informazione, spedendo in tempo reale avvisi di preghiera tramite app mobile connessa alla rete ogni volta che una donna incline ad abortire si collega con un Centro di crisi di gravidanza (CPC) locale.
Precedentemente all’esperienza di “Online for life” Brian Fisher era un imprenditore. Ha operato in  una emergente società finanziaria che è cresciuta dal nulla, arrivando ad avere al suo attivo  un miliardo di dollari in soli sei anni.
E ‘stato durante un successivo periodo di lavoro nel mondo non profit al Coral Ridge Ministres a Fort Lauderdale che Brian ha testato l’idea di “Online for Life” – un’idea che languiva da un certo tempo dopo che gli era stato offerto un posto come Capo della sede operativa  di una grande agenzia di marketing.
Non poteva proprio smettere di pensare alla sua idea, e nel 2009 ha fondato “Online for Life“, basata sul volontariato.
Da quando ha rivolto la sua attenzione al lavoro pro-life a tempo pieno, Brian Fisher ha deliberatamente raccolto tutto quello che ha imparato nel settore-profit per garantire che “Online for Life” offra il massimo “ritorno sull’investimento”, eccetto che ora questo ritorno arrriva sotto forma di vite salvate invece che in dollari guadagnati”.
Attualmente “On line for Life” sta collaborando con 46 Centri di crisi di gravidanza (CPCs), in 23 Stati.
Il primo bimbo salvato? Brian ricorda ancora la telefonata. E ‘stato il 22 giugno 2010. “Online for life“  operava da un mese, ed era gestita interamente da volontari.
Squillò il telefono, ed era la direttrice di un CPC a Pittsburgh. Lei stava chiamando per far sapere a  Brian che quel giorno  un bambino era stato salvato dall’aborto – un bambino la cui madre aveva visitato il CPC grazie al marketing di sensibilizzazione di  “Online for Life“.
“Era veramente il primo,” ricorda Brian. «E personalmente è stato  un punto di svolta enorme per me, per tutto il lavoro, il denaro,  la sperimentazione e i volontari e tutto ciò che ha portato a quel momento. Tutta la frustrazione è stata spazzata via in un attimo, perché un bambino che stava per essere ucciso è stato salvato.”
In quel momento, dice, si rese conto che se avevano potuto salvare quel bambino, ne avrebbero potuto salvare migliaia.
E aggiunge: “Sia lodato Dio, perché egli ha provveduto a noi affinchè fossimo in grado di fare questo.”

di Anna Fusina

Fonte: LifeSiteNews




mercoledì 27 novembre 2013

SCIENZA & VITA: L’EUTANASIA DEI BAMBINI IN BELGIO E’ UNA PROSPETTIVA INTOLLERABILE

Comunicato n° 117 del 27 Novembre 2013 

SCIENZA & VITA: L’EUTANASIA DEI BAMBINI IN BELGIO
E’ UNA PROSPETTIVA INTOLLERABILE

“L’eutanasia è una pratica già non condivisibile quando riguarda soggetti adulti. L’idea di estenderla anche ai bambini è il segno più drammatico di una deriva etica e antropologica cui bisogna opporsi con forza”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.

“Il ‘pendio scivoloso’ che in questi anni ha portato una parte dell’opinione pubblica ad accettare passivamente modelli culturali legati al primato dell’autodeterminazione della vita, giunge alla sua massima espressione nel negare la dignità della vita ai bambini malati. E’ stato recentemente affermato che l’eutanasia per gli anziani malati è ‘una vergogna del nostro tempo’. Quale parola usare dunque per definire l’eutanasia dei bambini?”

“Come si può ritenere che un minore abbia piena facoltà di discernimento per scegliere in piena autonomia di giudizio una decisione che riguarda il porre fine alla propria vita, soprattutto quando fiaccata dalla sofferenza della malattia? Andrebbero piuttosto potenziate le terapie palliative e antalgiche, oltre che auspicare come tutta la società civile si debba attivare per fornire un reale sostegno al piccolo paziente e alla sua famiglia”.



Associazione Scienza&Vita
Lungotevere dei Vallati 10, 00186 Roma
tel.: 06.6819.2554 fax: 06.6819.5205
e-mail: segreteria@scienzaevita.org

domenica 14 luglio 2013

Sindrome di down e l'espressione artistica

MILANO - Che Fabio avesse un talento da attore fuori dal comune, è stato chiaro fin da quando ha cominciato a frequentare il laboratorio di recitazione per disabili del Teatro delle Muse di Ancona, la sua città. La conferma è arrivata dalla prima esibizione in pubblico. Il suo regista, la ricorda ancora: «Eravamo a un festival per bambini e avevamo messo in piedi uno spettacolo di teatro di strada. La gente si fermava a guardarlo incantata. Perché lui è un clown perfetto. Un clown lunare, come Pierrot. Ha un'espressività e una corporeità innate». Fabio, 36 anni, è il protagonista di "Voglio la luna",. L'attore è affetto dal mosaicismo,( la forma meno comune della sindrome di Down). In questo caso, non tutte le cellule dell'organismo hanno un cromosoma in più e anche i tratti della sindrome (sia quelli fisici che il ritardo mentale), variano a seconda della percentuale di cellule trisomiche, ovvero quelle che presentano l'anomalia della sindrome di Down, rispetto a quelle normali.  Dopo aver studiato informatica alle scuole superiori, Fabio ha lavorato come bidello nelle scuole. Qualche anno fa, spinto da sua madre Christiane, ex massoterapeuta con la passione per il teatro, ha partecipato al laboratorio teatrale per disabili e promosso dal Teatro delle Muse di Ancona con la cooperativa Gemma in cui vi partecipano giovani fra i 30 e i 40 anni, affetti da diverse disabilità: dalla sclerosi multipla alla sindrome di Down. «All'inizio Fabio non ci voleva venire, tanto che per convincerlo ho dovuto recitare anch'io  racconta Christiane “. Ora invece è molto felice. Ha trovato la sua vera dimensione». Fabio, appassionato di informatica e di calcio, ora fa l'attore a tempo pieno. E come tutti gli attori ha un sogno, che ha confidato a sua madre e a suo padre Gabriele: «Chissà se un giorno un regista mi noterà e lavorerò anche al cinema?». In Nella commedia teatrale "Voglio la luna" Fabio interpreta un bambino che riesce a fare una cosa impossibile: catturare la luna e portarla nella sua cameretta. Alla fine però, scoprirà che il mondo senza luna non è più lo stesso e deciderà di lasciarla andare, per condividere la sua luce con i bambini del pubblico. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Pirata, è stato tra i finalisti al Premio Scenario Infanzia 2010. «Spesso ai disabili vengono proposti lavori manuali: fare le fotocopie alle pulizie, a volte il rispondere al telefono, ma di rado si prendono in considerazione anche le loro capacità comunicative. Farle emergere è quello che cerchiamo di fare con i laboratori di recitazione “ spiegano Simone Guerro, il quale ha scritto lo spettacolo insieme a Lucia Palozzi “. Fabio ha una fisicità particolare e una capacità espressiva sconcertante. La sua comunicazione corporea è piena di energia e ci ha lasciati subito a bocca aperta». Da qui la decisione di provare a farlo esibire in pubblico, insieme ad altri attori. «E qui lui ci ha sorpreso di nuovo, dicendoci che quando vede gli occhi dei bambini che lo guardano non sente più la stanchezza. Il pubblico, come uno specchio gli ha trasmesso l'immagine di quello che stava eseguendo. E lui ha capito che era una cosa bella e che quella gente era lì per lui. Lì abbiamo capito che era in grado di sostenere un vero spettacolo da protagonista e così è nato "Voglio la Luna"».

Fonte: http://www.rsmcampobasso.it

martedì 9 luglio 2013

In scena la Vita




Caricato in data 07/ott/2007
Lo spettacolo nasce dal cuore di due coniugi, Antimo Verrengia e Cinzia Calusi, che, spinti dal grande desiderio di difendere il diritto alla Vita (specialmente quello dei bambini non nati) e avvalendosi della loro esperienza di attori e ballerini professionisti, hanno deciso di portare in scena la Vita. Vedere una famiglia che danza insieme e racconta la bellezza dell'amore coniugale e dell'accoglienza della vita nascente suscita emozioni forti e dimostra ancora una volta la bellezza e l'importanza di diffondere la Vita.

Ripreso dal sito: www.giovaniprolife.org
     
     

martedì 25 giugno 2013

BAMBINI DOWN


Pubblicato il 5 giugno 2012
Video realizzato per il concorso del Movimento per la Vita "L'Europa di domani è nelle vostre mani" (2012) da Serena Vegni 4^E Liceo Linguistico Grosseto


giovedì 16 maggio 2013

Lacrime di coccodrillo


sindrome di down_vita_diagnosi prenatale

L’ONU ha dichiarato il 21 marzo la giornata mondiale per la sindrome di
Down, ma al contempo le legislazioni occidentali consentono pratiche
di soppressione eugenetica prenatale su larga scala
In Inghilterra il 92% dei bambini con sindrome di Down individuati prima della nascita vengono uccisi mediante l’aborto, in Francia siamo al 96% e in Italia le cose non stanno diversamente.
La diagnosi prenatale è utilizzata come una missione militare del tipo “scova e distruggi”. Chi? Il bambino imperfetto, persino quando le imperfezioni sono  correggibili come un banale labbro leporino, con tanti saluti per i principi di giustizia e uguaglianza di cui sarebbe permeata la nostra costituzione-più-bella del-mondo.
Si dirà che questa visione è da irrecuperabili pessimisti, ma osservo che non si tratta di essere pessimisti, piuttosto, come disse di sé Plino Corrêa de Oliveira,  di essere veri “pessimologhi”, persone in grado di vedere e denunciare i comportamenti pessimi. “La legge 194 sull’aborto non è una legge eugenetica, non consente di abortire a causa della malformazione, ma solo se essa costituisce un “grave pericolo” per la salute della donna”: questo è il refrain che si canta da più parti. Ma se così fosse, se la legge fosse buona ma disapplicata, com’è che in oltre 34 anni dalla sua introduzione non si conosce un caso, dico un solo caso, di condanna per violazione della legge nei casi di aborto eseguiti per malformazione del nascituro? A occhio e croce stiamo parlando di circa 80.000 bambini soppressi a causa di malformazioni diagnosticate, un numero non lontano da quello delle vittime della guerra in Bosnia. E come mai i giudici della terza sessione civile della corte di cassazione hanno potuto condannare un ginecologo a risarcire non solo i genitori, ma anche la loro bambina nata con sindrome di Down, stabilendo un singolare nesso di causalità tra la condotta del medico, insufficiente a diagnosticare la malattia, e l’anomalia cromosomica, anche se tutta la scienza medica della Terra, di Marte e dell’intero sistema solare esclude che la trisomia 21 possa instaurarsi per la mancata amniocentesi? Si è stabilito che la mancata amniocentesi ha portato al mancato aborto e il mancato aborto ha coinciso con la vita vissuta con la sindrome di Down. Dicono che i giudici non hanno voluto intendere “meglio morto che malato”, avranno ragione loro che perdono sapienza da tutti i pori, ma io, uomo semplice, nonostante tanti dotti discorsi, non riesco a intenderla che così. Così, l’estraneo che ti vede malato con i suoi occhi e ti giudica indesiderato, allontanandoti dalla sua proprietà, giustamente, si dice che  insulta la civiltà dell’accoglienza del diverso.
Se invece, con le procedure della moderna medicina, ti vedono malato mentre sei nella pancia, il poter farti fuori da parte di chi dovrebbe custodirti è una conquista di civiltà. Magie dei diritti riproduttivi che conferiscono diritto di vita e di morte a un privato cittadino sul più innocente tra gli innocenti e indifeso tra gli indifesi. Mi raccomando, non chiamatela ingiustizia, non è eugenetica, no, è per il bene del bambino che avrebbe una vita infelice, è per
il bene dei genitori che vedrebbero sconvolti i loro progetti di vita, è per il bene dei fratelli a cui verrebbero sottratte risorse, è per il bene della comunità che non dovrà caricarsi degli oneri di assistenza, è un bene, un bene per tutti, è un pacchetto ben confezionato che però va lasciato così com’è, guai ad aprirlo! Si potrebbe correre il rischio di trovarci dentro come sorpresa il Marchese del Grillo che ai bambini non nati spiega la morale della legge sull’aborto, ricordate? “Mi dispiace, ma io so’ io e voi nun siete …”.

di Renzo Puccetti

Fonte: prolifenews.it

mercoledì 15 maggio 2013

PROGETTO DI SOLIDARIETA’ INSIEME PER L’EMILIA, INSIEME PER LA VITA






SOLIDARIETA’ – INCONTRO – AMICIZIA – CULTURA DELLA VITA


Si è svolta sabato 4 maggio 2013, presso il teatro “Aurora” di Campodarsego, una manifestazione dal titolo “INSIEME PER L’EMILIA, INSIEME PER LA VITA” presenti l’Assessore alla cultura Pierantonio Coletto e il Dirigente scolastico prof. Claudio Segato.
L’evento è stato articolato in due momenti:
1) premiazione delle dodici classi delle scuole primarie di Campodarsego che hanno partecipato al concorso “Coloriamo la vita”, patrocinato dal Comune di Campodarsego e dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Padova;
2) spettacolo teatrale “Il gatto Pompiere” portato in scena dagli alunni di classe quinta della scuola primaria di Finale Emilia.  
Nell’atrio del cinema è stata allestita una mostra con i bellissimi elaborati grafici realizzati dagli alunni, integrata con materiale informativo e divulgativo del Centro aiuto alla Vita (volantini Uno di Noi, numero verde, progetto Gemma, ecc.). Sono state proiettate inoltre due brevi animazioni in DVD realizzate dagli alunni di un plesso della Scuola di Campodarsego.
Terminata la premiazione, gli spettatori presenti in sala  hanno “gustato” il musical ispirato al libro di Antonella Diegoli, insegnante dei piccoli attori, nonché presidente di Federemilia, scritto a seguito delle terribili scosse di terremoto che hanno sconvolto l’Emilia lo scorso anno.
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Gli alunni coinvolti, belli nei loro coloratissimi costumi di scena e molto bravi a recitare, cantare e danzare, hanno voluto mettere a disposizione il proprio talento e il loro impegno al fine di raccogliere fondi per la ristrutturazione del Museo di Finale Emilia che, a seguito del terremoto, ha subito ingenti danni. Nel pomeriggio lo spettacolo è stato replicato per i bambini dell’I.C. di Borgoricco e della scuola Materna di S. Maria di Non, dove in questi giorni si sono svolte le ultime premiazioni.
In totale sono stati premiati oltre 500 alunni di due Istituti Comprensivi e di una scuola per l’Infanzia.
Tutti le classi partecipanti sono state premiate allo stesso modo in quanto, gli alunni che in questo periodo sono stati seguiti molto bene dalle loro insegnanti, hanno centrato il tema e realizzato con cura ed impegno bellissimi elaborati, esprimendosi molto bene nel campo dei diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita.

Fonte: http://cavcampodarsego.blogspot.it/