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sabato 18 maggio 2013

Bari - Inaugurazione della mostra su Jerome Lejeune, 'Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?'





Si inaugura martedì 21 maggio, presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, la mostra su Jerome Lejeune, “Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”.

Parteciperanno: il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII; il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down; la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari.

In occasione dell’Anno della Fede, gli studenti universitari di Biologia e Medicina di Bari presenteranno la mostra, “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”, sulla vita di Jerome Lejeune, già esposta nell’ultima edizione del meeting di Rimini.
La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino, proponendo un’indagine sulla “natura umana”, a partire dalla testimonianza di Jérome Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Lejeune è il medico che ha dimostrato il nesso tra la Sindrome di Down e Trisomia 21. Egli è diventato ricercatore per necessità: la sua ricerca scientifica è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare, e curare significa prendersi cura di ogni persona, di ogni singolo malato. Il suo impegno per la vita non nasce da riflessioni teoriche, morali, filosofiche o solo astrattamente scientifiche, bensì nasce accanto al malato. Coloro che l’hanno conosciuto, o incontrato solo per un istante, non possono dimenticarlo. La sua è stata un’esperienza umana e professionale fondata su una precisa visione dell’ uomo e della realtà, che ha alimentato anche le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che “ogni uomo è unico e insostituibile e come tale va guardato.

Dopo i vari progressi nella genetica, come l’intero sequenziamento del DNA, ci si domanda se queste conoscenze hanno come scopo la cura delle malattie genetiche, o se, come affermava Léjeune, sono proiettate verso nuove forme di eugenetica.

Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica umana; è l’idea che l’uomo sia la somma di tanti “geni per”. La moderna biologia evolutiva suggerisce però che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita. Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come ad esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. Riaffiora quell’ immagine, cara a Léjeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente: “potevamo non esserci, invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda”.
L'esposizione della mostra sarà preceduta, nel giorno 21 Maggio alle ore 17 presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, da un’ inaugurazione alla quale parteciperanno professori che indirettamente hanno incontrato Jerome Lejeune:
il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII, che in veste di curatore della mostra ha incontrato i ragazzi durante il Meeting di Rimini, avvicinandoli alla vita, all'umanità e alla tenacia di Jerome Lejeune;
il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down che avrebbe abbandonato la ricerca relativa alla Sindrome di Down se non avesse poi incontrato, dietro invito di un'amica, la famiglia Lejeune che proponeva di ritornare in clinica perché la ricerca di una cura parte accanto al malato da curare;
la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari, che avendo accolto con amore suo figlio affetto dalla Sindrome di Down ha iniziato a cercare una possibile cura, osservando in prima persona che nei pazienti aumenta lo stress ossidativo ed è fortemente compromessa la funzionalità mitocondriale, determinanti importanti del deficit cognitivo associato a questa sindrome; ma ha scoperto che una molecola di origine naturale estratta dal tè verde, può migliorare tale deficit.

La mostra sarà esposta:
• dal 22 al 25 Maggio presso la Zona Antistante l’Aula Magna “De Benedictis” del Policlinico di Bari, dalle 14 alle 20
• dal 27 al 30 Maggio presso l’ Aula D del Palazzo di Biologia dell’Università di Bari, dalle 8 alle 9; dalle 13,30 alle 15; dalle 17 alle 20
Per prenotazioni e informazioni:
Nadir Lezza (Biologia) tel. 342 3125191
Antea Lopergolo (Medicina) tel. 392 5302379

Fonte: http://puglialive.net

giovedì 16 maggio 2013

Lacrime di coccodrillo


sindrome di down_vita_diagnosi prenatale

L’ONU ha dichiarato il 21 marzo la giornata mondiale per la sindrome di
Down, ma al contempo le legislazioni occidentali consentono pratiche
di soppressione eugenetica prenatale su larga scala
In Inghilterra il 92% dei bambini con sindrome di Down individuati prima della nascita vengono uccisi mediante l’aborto, in Francia siamo al 96% e in Italia le cose non stanno diversamente.
La diagnosi prenatale è utilizzata come una missione militare del tipo “scova e distruggi”. Chi? Il bambino imperfetto, persino quando le imperfezioni sono  correggibili come un banale labbro leporino, con tanti saluti per i principi di giustizia e uguaglianza di cui sarebbe permeata la nostra costituzione-più-bella del-mondo.
Si dirà che questa visione è da irrecuperabili pessimisti, ma osservo che non si tratta di essere pessimisti, piuttosto, come disse di sé Plino Corrêa de Oliveira,  di essere veri “pessimologhi”, persone in grado di vedere e denunciare i comportamenti pessimi. “La legge 194 sull’aborto non è una legge eugenetica, non consente di abortire a causa della malformazione, ma solo se essa costituisce un “grave pericolo” per la salute della donna”: questo è il refrain che si canta da più parti. Ma se così fosse, se la legge fosse buona ma disapplicata, com’è che in oltre 34 anni dalla sua introduzione non si conosce un caso, dico un solo caso, di condanna per violazione della legge nei casi di aborto eseguiti per malformazione del nascituro? A occhio e croce stiamo parlando di circa 80.000 bambini soppressi a causa di malformazioni diagnosticate, un numero non lontano da quello delle vittime della guerra in Bosnia. E come mai i giudici della terza sessione civile della corte di cassazione hanno potuto condannare un ginecologo a risarcire non solo i genitori, ma anche la loro bambina nata con sindrome di Down, stabilendo un singolare nesso di causalità tra la condotta del medico, insufficiente a diagnosticare la malattia, e l’anomalia cromosomica, anche se tutta la scienza medica della Terra, di Marte e dell’intero sistema solare esclude che la trisomia 21 possa instaurarsi per la mancata amniocentesi? Si è stabilito che la mancata amniocentesi ha portato al mancato aborto e il mancato aborto ha coinciso con la vita vissuta con la sindrome di Down. Dicono che i giudici non hanno voluto intendere “meglio morto che malato”, avranno ragione loro che perdono sapienza da tutti i pori, ma io, uomo semplice, nonostante tanti dotti discorsi, non riesco a intenderla che così. Così, l’estraneo che ti vede malato con i suoi occhi e ti giudica indesiderato, allontanandoti dalla sua proprietà, giustamente, si dice che  insulta la civiltà dell’accoglienza del diverso.
Se invece, con le procedure della moderna medicina, ti vedono malato mentre sei nella pancia, il poter farti fuori da parte di chi dovrebbe custodirti è una conquista di civiltà. Magie dei diritti riproduttivi che conferiscono diritto di vita e di morte a un privato cittadino sul più innocente tra gli innocenti e indifeso tra gli indifesi. Mi raccomando, non chiamatela ingiustizia, non è eugenetica, no, è per il bene del bambino che avrebbe una vita infelice, è per
il bene dei genitori che vedrebbero sconvolti i loro progetti di vita, è per il bene dei fratelli a cui verrebbero sottratte risorse, è per il bene della comunità che non dovrà caricarsi degli oneri di assistenza, è un bene, un bene per tutti, è un pacchetto ben confezionato che però va lasciato così com’è, guai ad aprirlo! Si potrebbe correre il rischio di trovarci dentro come sorpresa il Marchese del Grillo che ai bambini non nati spiega la morale della legge sull’aborto, ricordate? “Mi dispiace, ma io so’ io e voi nun siete …”.

di Renzo Puccetti

Fonte: prolifenews.it