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giovedì 6 novembre 2014

Messaggio per la 37a Giornata per la Vita

I vescovi: «Solidali per la vita»
 
«I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita». Queste parole ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine. È l’invito a farci servitori di ciò che “è seminato nella debolezza” (1 Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita.

Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio “la forza rivoluzionaria della tenerezza” e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società.

Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l’eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?

Il triste fenomeno dell’aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all’Italia. Non va, inoltre, dimenticato che la stessa prassi della fecondazione artificiale, mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo, comporta nella sua metodica una notevole dispersione di ovuli fecondati, cioè di esseri umani, che non nasceranno mai.

Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla “cultura del benessere che ci anestetizza” e dalla crisi economica che pare non finire. Il nostro paese non può lasciarsi rubare la fecondità.

È un investimento necessario per il futuro assecondare questo desiderio che è vivo in tanti uomini e donne. Affinché questo desiderio non si trasformi in pretesa occorre aprire il cuore anche ai bambini già nati e in stato di abbandono. Si tratta di facilitare i percorsi di adozione e di affido che sono ancora oggi eccessivamente carichi di difficoltà per i costi, la burocrazia e, talvolta, non privi di amara solitudine. Spesso sono coniugi che soffrono la sterilità biologica e che si preparano a divenire la famiglia di chi non ha famiglia, sperimentando “quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita” (Mt 7,14).

La solidarietà verso la vita – accanto a queste strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia. Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell’aborto al quale, anche suo malgrado, è orientata.

Una scelta di solidarietà per la vita che, anche dinanzi ai nuovi flussi migratori, costituisce una risposta efficace al grido che risuona sin dalla genesi dell’umanità: “dov’è tuo fratello?”(cfr. Gen 4,9). Grido troppo spesso soffocato, in quanto, come ammonisce Papa Francesco “in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”.

La fantasia dell’amore può farci uscire da questo vicolo cieco inaugurando un nuovo umanesimo: «vivere fino in fondo ciò che è umano (…) migliora il cristiano e feconda la città». La costruzione di questo nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita.

Roma, 7 ottobre 2014
Memoria della Beata Vergine del Rosario

Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana
 
Fonte. avvenire.it

giovedì 25 settembre 2014

Sterilità in Occidente, «un’epidemia»

September 25th, 2014
LogoAvvenireCarlo Bellieni

U
n’epidemia di sterilità percorre il mondo indu­strializzato. Il quotidiano
 Bloomberg news in set­tembre traccia il calo demografico Usa, descri­vendo un’ipotetica 25enne felice di aver fatto cre­scere per un anno un bonsai, ma non ancora pronta per avere un cagnolino e «men che me­no un bambino»; il Telegraph lamenta che anche gli im­migrati, che finora avevano sostenuto il tasso di fertilità inglese, stanno accodandosi alla media di figli/donna dei britannici; e secondo un rapporto presentato al Parla­mento locale, la Corea del Sud va verso l’estinzione nei prossimi decenni, con un tasso di 1,19 figli per donna. Anche in Italia vediamo il minimo storico: 1,29 fi­gli/ donna secondo l’Istat, complice certo la crisi econo­mica, ma anche una riduzione patologica di fertilità. Già, perché anche chi vuole avere un figlio oggi vi riesce con molta più difficoltà di anni addietro. La rivistaEn­vironmental international di questo mese riporta un am­pio studio in cui mostra il legame tra inquinamento am­bientale, traffico, e infertilità; e in maggio su Fertility and sterility un importante studio riportava che la presenza di plastiche nell’organismo nei maschi porta un calo del 20% in fertilità. Per non parlare del tasso di infertilità che cala con l’aumentare dell’età materna (per moda o per esigenze di lavoro ormai sempre più avanzata): nel­le ventenni la possibilità di concepire durante un ciclo mestruale è 1 su quattro, ma cala a 1 su 5 a 30 anni per crollare a 1 su 20 dopo i 40 (dati American Society of Reproductive Medicine e ministero della Sanità cana­dese).
Crollano le percentuali di chi riesce a mettere al mondo un bebè, ma invece di ricercare le cause si continua a ignorare l’avanzare di un mondo inquinato e vecchio. E il ricorso alla provetta è frutto dell’illusione che «la medicina può tutto»
Il Daily Mail riporta che una coppia su sei in In­ghilterra ha difficoltà a concepire.
Insomma, la società del benessere è malata di sterilità, ma invece di puntare il dito su chi non ha fatto preven­zione – e i rischi sono sotto gli occhi di tutti, basti pen­sare al diffondersi di pesticidi, di plastiche, di solventi, di lavori stressanti, di gravidanze procrastinate – si dà la caccia a chi vuole discutere sulle glorificazioni acritiche delle tecniche di laboratorio per concepire. Così non va: la sterilità è in crescita.
C
resce per motivi sociali o ambientali: perché si fan­no figli quando inizia a diventare difficile concepi­re, o perché l’inquinamento genera nell’ambiente sostanze che entrano nell’organismo con una struttura simile a quella dei nostri ormoni, tanto che alla fine l’or­ganismo gli ormoni finisce per produrli di meno con va­rie
 conseguenze, tra cui l’infertilità. E in questo clima epidemico, di coppie che arrivano al­ladisperazione perché non riescono a fare figli, tutto quello che vediamo pubblicizzato a gran voce sui gior­nali sono i mille modi di fecondazione che sono però una corsa ai ripari quando l’epidemia è già scoppiata. Ma non si parla di prevenzione. È un po’ come se si vo­lesse combattere la malaria distribuendo un po’ di chi­nino invece di bonificare le paludi. È un modo di agire che guarda solo a correggere alcune conseguenze inve­ce che le cause.
L’impressione è che si è più attenti a dare spazio ai co­siddetti «nuovi diritti riproduttivi» – molto di moda – piuttosto che a una seria lotta all’infertilità.
A
ddirittura l’eccesso nel decantare la Fiv può essere un ulteriore problema, inducendo a procrastinare la gravidanza, nell’illusione che «tanto la medicina può tutto»; tanto che la rivista
 Plos Onerecentemente pub­blicava uno studio tedesco in cui si mostrava che la po­polazione sottostimava il rischio che l’avanzare dell’età porta alla fertilità, e sovrastimava molto le possibilità di successo della fecondazione in vitro. Senza ricordare che anche la Fiv dopo una certa età – o in presenza di certi fattori inquinanti – ha basse possibilità. Forse tanto chiacchierare sul diritto alla Fiv è un’arma inconscia di distrazione di massa per non guardare in faccia il pro­gressivo ammalarsi di un mondo inquinato e invec­chiato, di cui la sterilità è solo un sintomo e ai cui ri­medi non vuole metter mano.

giovedì 21 agosto 2014

I quattro problemi della fecondazione eterologa

di Franco Olearo



La Corte Costituzionale, con sentenza del 9 aprile 2014, ha dichiarato incostituzionale il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa per le coppie sterili, perché, come dice la sentenza, la scelta di “diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi”.
 Vicende come questa mostrano l’esistenza di vuoti legislativi in difesa dei più deboli. In questo momento storico, infatti, manca qualsiasi forma di protezione dei diritti del nascituro. La possibilità di potere ricorrere alla fecondazione eterologa determinerà profonde ferite nel tessuto sociale.
Ne abbiamo individuate quattro:


1-Viola i  diritti del nascituro
E’ l’aspetto più evidente, già sottolineato dal segretario della Cei Nunzio Galantino: “una sentenza che non garantisce i più deboli”. La fecondazione eterologa di fatto “fabbrica artificialmente” un orfano, di padre o di madre a seconda dei casi. Non si tratta dell’orfano che per un ingrato destino si trova senza di uno o entrambi i genitori e verso il quale è ammirabile qualsiasi gesto di solidarietà: si tratta di un ragazzo/a che è stato volontariamente privato dei rapporti con il suo vero padre (o madre). Un ragazzo che si domanderà sempre come sarebbe vissuto se fosse stato educato dal suo vero padre, con il quale avrebbe, ad esempio, potuto condividere quella vocazione musicale (o atletica o altro) verso la quale si sente particolarmente portato e che non trova riscontro nel genitore adottivo.
Un concepito che si trova nel grembo materno non è un semplice ammasso di tessuti; è già un essere umano completo di tutte quelle caratteristiche, doti, inclinazioni che gli sono state dai suoi genitori biologici; ha solo bisogno di venir alimentato da sua madre per crescere e svilupparsi.

2- Crea squilibrio all’interno della coppia
Nel caso di coppie sterili, il gesto più bello e generoso che essi possano fare è quello di allevare un orfano. Si tratta di un gesto che possiamo definire “simmetrico” perché entrambi i coniugi si trovano ad accogliere questo bambino: un impegno che li consolida nella loro unione. Al contrario il ricorso alla fecondazione eterologa è un atto profondamente asimmetrico: se l’infertilità è dell’uomo, la donna potrà avere dalla fecondazione eterologa piena soddisfazione per il suo istinto materno, mentre il marito si troverà nell’incomoda situazione di esser coinvolto all’interno di uno strano “menage a trois”. Il film americano “Provetta d’amore” (The babymakers) uscito nelle sale a luglio 2014, sviluppa una satira particolarmente mordace nei confronti della fecondazione eterologa: un amico della coppia sterile, venuto a conoscenza dei loro problemi, propone loro di evitare il fastidioso procedimento della fecondazione artificiale e si offre quindi come donatore “naturale”, unendosi alla donna nel modo più classico. Al di là delle buone intenzioni e della generosità dei coniugi, la fecondazione eterologa è un atto divisivo della coppia e oggettivamente egoistico nella sua ricerca di una soluzione unilaterale al problema dell’infertilità.

 3-Viola una volontà popolare chiaramente espressa
Il referendum abrogativo del giugno 2005 sulla legge 40 conteneva espressamente un quesito sulla fecondazione eterologa. Se sommiamo le persone che non si sono presentate alle urne a quelle che hanno votato no all’abrogazione di questo punto, possiamo concludere che il il 79,9% degli italiani iscritti a votare si è manifestata contraria alla fecondazione eterologa. La Corte Costituzionale (indiscrezioni parlano di un solo voto di scarto) ha considerato illegittima questa chiara espressione della volontà popolare. Al di là di cosa prescrive l’ordinamento giuridico italiano, è lecito domandarsi cosa ha più significato: una sentenza dei 13 magistrati della Corte Costituzionale o la volontà democratica, soprattutto quando espressa in un modo così plebiscitario? Il lavoro dei magistrati della Corte, se ben fatto (cosa di cui non dubitiamo), è necessariamente circoscritto: debbono rivolgersi al passato per garantire che le leggi del parlamento siano coerenti con i principi espressi dalla Costituzione del 1947. Nella fattispecie della fecondazione eterologa è inevitabile il rischio di aleatorietà su una tematica che non poteva minimamente venir concepita 67 anni fa dai padri costituenti. Con i risultati del referendum del 2005 il popolo italiano si è chiaramente espresso intorno a una situazione che al contrario gli è ben presente perché contemporanea.  Chi si è espresso per il no all’eterologa ha percepito molto bene quali sono i presupposti di qualsiasi vero amore genitoriale: bisogna concepire il figlio come un totalmente altro-da-se, degno della massima dignità e rispetto, che non può in alcun modo essere manipolato per diventare un mezzo che soddisfare la propria aspirazione alla genitorialità.  Occorre ben riflettere, in questa come in analoghe situazioni future, se sia opportuno che la volontà espressa da un voto popolare, soprattutto quando raggiunge questi livelli di consenso, debba risultare vincolante anche nei confronti della magistratura

4- Determina un cambiamento di atteggiamento: dalla procreazione all’acquisto
La scelta del seme del donatore è una delle attività da compiere per attuare la fecondazione eterologa. Si sta discutendo in questo momento su come  limitare tale scelta (fino  a che punto e fino a quando il donatore dovrà restare segreto?) e contenere le speculazioni su questo business nascente (solo donazioni gratuite? Ma se è lecito il rimborso spese, ci saranno mille modi per aggirare l’ostacolo). Anche se si cercherà di porre un argine a questo fenomeno è facile ipotizzare nei prossimi anni una spinta verso una sempre maggiore liberalizzazione. Sappiamo, da quanto accade in altri paesi, che la scelta del donatore è diventata una vera procedura di acquisto con tanto  di cataloghi fotografici per scegliere la più bella o il più prestante. Nel serial televisivo americano “Brothers & Sisters” due giovani che stanno insieme da tempo si ritrovano una sera nella casa di lei quando lui scopre nel frigo la presenza di un contenitore di sperma. La donna gli manifesta chiaramente le sue intenzioni: non vuole un figlio da lui ma ha comprato a caro prezzo il seme di un famoso atleta perché desidera assolutamente avere, tramite inseminazione artificiale, quello che ha sempre desiderato: un figlio  che possa diventare un campione sportivo. La paternità e la maternità sono sempre state un servizio, quasi sempre non facile, di donazione totale e incondizionata. Come sarà possibile conservare questo atteggiamento quando si sarà cercato di acquistare il “meglio” e  questo “meglio” poi non si manifesta?

Conclusione
La fecondazione eterologa determinerà gravi ingiustizie nei confronti dei nascituri e sta mettendo a nudo pesanti deficienze legislative: se si considera che in Italia non è consentita  la soppressione dei cani randagi, perché ciò è ritenuto indegno di una civiltà evoluta, dobbiamo concludere che oggi, in assenza di leggi che definiscano i diritti dei nascituri, un cane randagio ha maggiori tutele di un essere umano.


Fonte: documentazione.info

lunedì 28 aprile 2014

Madre e figlio: tra concepimento e nascita

Il prossimo 10 maggio a Bassano del Grappa un convegno con il contributo di medici e giuristi

di  Debora Maria Marcon 

L'appuntamento è a Bassano del Grappa il 10 maggio 2014 presso l’Aula Magna  dell’Ospedale San Bassiano e rappresenta un’indagine concreta su un tema ragguardevole: Madre e figlio: tra concepimento e nascita.


Il convegno nasce dall’esigenza di condivisione e approfondimento su questioni di innegabile interesse come la sterilità o la diagnosi prenatale con qualificati e competenti contributi di medici e giuristi. Sono stati assegnati dalle commissioni competenti ben 9 crediti ECM per il personale sanitario e 3 crediti formativi per gli avvocati.
Interverranno il prof. Giuseppe Noia, responsabile del servizio di diagnosi prenatale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, il prof. Riccardo Marana, professore di fisiopatologia della riproduzione umana presso la stessa università con l’andrologo dott. Giuseppe Grande, il dott. Giuseppe Anzani, già presidente del tribunale di Como, l’On. Carlo Casini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, l’On. Gianluigi Gigli, ordinario di neurologia all’Università di Udine e membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, il dott. Antonio Oriente, direttore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Sanitaria Provinciale di Messina.
L'iniziativa cade nel trentacinquesimo anno di attività del Centro di Aiuto alla Vita di Bassano del Grappa. Dal 1979 l'associazione, che opera in difesa e a sostegno della maternità, per la gioia grande delle mamme, ha aiutato a nascere 1730 bimbi, destinati a non essere tra noi. I traguardi non si vincono, si costruiscono e, certo, l’impegno e la dedizione dei volontari ha reso possibile tale traguardo.
L’organizzazione dell’evento ha visto lavorare fianco a fianco il personale sanitario, medico e non, dell’ULLS n. 3 di Bassano del Grappa con i volontari del locale Centro di Aiuto alla Vita. Coordinatori scientifici dell’evento sono il dott. Gabriele Falconi, ginecologo presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Bassiano, don Saverio Crestanello, responsabile della Pastorale della Salute dell’ULSS n.3, e l’avvocato Gabriele Alessio consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Bassano del Grappa. Coordinatore organizzativo il dott. Ezio Santagiuliana, funzionario dell’ULSS n.3.

Fonte: Zenit.org

 

 

sabato 26 aprile 2014

Bassano del Grappa, convegno sul rapporto tra madre e figlio dal concepimento alla nascita

convegno_madre_bambino
Interessante quanto articolato il convegno “Madre e figlio: tra concepimento e nascita”, organizzato per sabato 10 maggio presso l’Aula Magna dell’Ospedale San Bassiano (Bassano del Grappa).
Innumerevoli relatori, professionisti soprattutto del settore sanitario e giuridico, affronteranno temi quali la la diagnosi prenatale, l’obiezione di coscienza e la tutela della famiglia nel sistema integrato di servizi.
Affrontato con particolare attenzione sarà il tema della sterilità di coppia e le risposte della scienza medica per affrontarla.
Tale sarà il grado di approfondimento che la partecipazione all’evento potrà permettere di maturare crediti formativi sia per avvocati che per professionisti medici ed assistenti sociali.
Scarica la locandina ed il depliant del convegno per maggiori informazioni e contatti.
Redazione

Fonte: notizieprovita.it

giovedì 10 aprile 2014

Fecondazione eterologa, Vescovi: quelli che nascono così sono figli di un solo genitore

di Carla Massi

«Mettiamo che un giorno, il figlio nato con la fecondazione eterologa, scopre di avere una malattia genetica. E servono riscontri nei genitori o nei fratelli. Quanti sanno che, anche in un caso come questo, non è possibile risalire al donatore?». Angelo Vescovi, biologo e farmacologo, direttore scientifico dell’Istituto di ricerca e ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, è certo che la decisione della Consulta potrà generare situazioni eticamente e scientificamente assai complesse.

A parte il caso della malattia lei crede che un figlio vorrà prima o poi sapere qual è il suo genitore-donatore?
«In Gran Bretagna non si contano le cause. Uomini e donne anche adulti si stanno battendo per avere il nome di chi li ha generati, la scienza cozza con i sentimenti più profondi».

Si è detto che il no all’eterologa negava, di fatto, la gioia ad una coppia che voleva avere un figlio o più figli?
«Credo che molti non si rendano conto che cosa voglia dire tirare su un bambino che, di fatto, è figlio di uno solo. L’altro genitore è un estraneo. Un intruso, in qualche modo».

Ma ha permesso di realizzare il desiderio?
«Il desiderio è avere un figlio con chi si ama non un figlio ad ogni costo con chiunque. Allora è meglio adottare e offrire un vita migliore a chi sta messo male».

E’ come se dicesse che l’eterologa è una scelta molto egoistica, o no?
«Quella vita non è figlia di una coppia che ha deciso di generare insieme. L’eterologa, di fatto, sterilizza l’atto che uno dei due, seppur in laboratorio, ha avuto con un altro».

Una sorta di tradimento?
«Non voglio arrivare a bollare la scelta con una parola ma certamente è un’autoassoluzione».

In che senso?
«Se l’uomo o la donna non sterile decide di avere un rapporto con un’altra persona è possibile che il bambino arrivi. Ma in quel caso si tratta di un atto vero. Così, invece, la tecnica permette una sorta di rapporto surrogato».

Lei, dunque, non accetterebbe la fecondazione eterologa?
«Io no, mai. Piuttosto adotterei, come ho detto».

Pensa che anche l’adulto che non si è sottoposto alla tecnica possa con il tempo avere dei ripensamenti?
«Sì penso ad una specie di fenomeno di rigetto, quel figlio nasce dall’unione di un terzo. Non è certo che tutto si superi con il tempo».

Ma l’amore della coppia non basta ad appianare i problemi che lei solleva?
«La tecnologia non può governare l’impatto emotivo che può uscire fuori quando uno meno se lo aspetta. Quel figlio è solo di uno dei due, va ricordato».
Fonte: http://m.ilmessaggero.it