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lunedì 2 giugno 2014

IL TAR DEL LAZIO NON CONCEDE LA SOSPENSIVA NEL RICORSO CONTRO LA PILLOLA NORLEVO


COMUNICATO STAMPA 18-2014
 
La Sezione Terza-quater del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con l’ordinanza n. 2407/2014 del 29 maggio 2014, ha respinto l’istanza cautelare del ricorso diretta alla sospensione degli effetti del provvedimento dell’AIFA sul farmaco Norlevo, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, affermando che «non sussistono, sotto il profilo del fumus, i presupposti per l'accoglimento della proposta istanza cautelare avuto presente, in linea con quanto evidenziato dalle resistenti amministrazioni, che recenti studi hanno dimostrato che il farmaco Norlevo non è causa di interruzione della gravidanza».

Fa specie notare come i giudici amministrativi abbiano clamorosamente equivocato l’oggetto del ricorso. Lo dimostra il riferimento alla «interruzione della gravidanza». Oggi solo una corrente minoritaria di medici ginecologi afferma che la gestazione inizia dopo l’annidamento dell’embrione in utero e non dal momento della fecondazione. In questa erronea prospettiva, è vero che la pillola Norlevo non ha effetti dopo l’impianto in utero dell’embrione. Peccato che l’oggetto del ricorso, però, riguardasse la fase anteriore dell'impianto, vale a dire gli effetti della pillola Norlevo sullo sviluppo dell'embrione e sulla sua capacità di annidamento. Da questo punto di vista, la revisione critica dei centodiciannove studi scientifici pubblicati su riviste internazionali, prodotti in giudizio dai ricorrenti, hanno univocamente affermato che Norlevo può essere nocivo per lo sviluppo dell’embrione e impedirne l’annidamento in utero.
Né l’AIFA, né il Ministero della Salute, né la spietà HRA Pharma hanno potuto obiettare nulla in merito a tale punto. Le rispettive memorie, infatti, si sono limitate a citare due studi alquanto datati (Novikova 2007 e Noè 2011), che oltretutto non risultano essere stati presi in considerazione nell’istruttoria, e che non sono mai stati citati negli atti impugnati. Nessun giurista scrupoloso esprimerebbe un parere solo sulla base di un paio di sentenze che esprimono tesi minoritari, e ci piacerebbe sapere che lo stesso criterio valga anche quando si tratta di immettere nel mercato farmaci potenzialmente nocivi.

Un’ulteriore conferma di quanto l’istruttoria dell’AIFA sia stata lacunosa su questo punto, lo si ricava, peraltro, anche dal resoconto stenografico  dell’Assemblea della Camera dei Deputati dell’11 aprile 2014, in è verbalizzato l’intervento del sottosegretario di Stato per la salute in risposta all'interrogazione parlamentare dell’onorevole Gian Luigi Gigli avente per oggetto proprio il farmaco Norlevo. Dalla lettura del verbale emerge  chiaramente che il Ministero della Salute non era in possesso di alcuna nuova evidenza scientifica tale da escludere il potenziale effetto abortivo della pillola Norlevo. Leggere per credere.

E’ vero che l’ordinanza del T.A.R. riguarda la fase cautelare del procedimento e che occorre attendere la sentenza, però certo questa decisione rischia di apparire come un pesante ostacolo per l’esercizio del diritto di obiezione di coscienza in tema di interruzione volontaria della gravidanza da parte degli operatori sanitari. I ricorrenti stanno comunque valutando l’opportunità di proporre appello al Consiglio di Stato contro l’ordinanza del T.A.R. La parola,
quindi, potrebbe passare ai giudici di Palazzo Spada, ove si spera valga ancora l’antico e saggio principio per cui «contra factum non valet  argumentum».

IL PRESIDENTE
Avv. Gianfranco Amato






Fonte: giuristiperlavita.org





martedì 27 maggio 2014

Pillola del giorno dopo, lo Stato è impreparato

di Gianfranco Amato

pillola

Giuristi per la vita, Unione Cattolica dei Farmacisti Italiani, Forum delle Associazioni Familiari, AIGOC Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici e Associazione Pro Vita Onlus, hanno proposto ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio avverso contro il Ministero della Salute, la stessa Agenzia Italiana del Farmaco, la società francese Laboratoire HRA Pharma, e la società Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco A.C.R.A.F. S.p.A.
Oggetto dell'impugnazione è “l’annullamento, previa sospensione, della determinazione emessa dall’Agenzia Italiana per il farmaco il 17 dicembre 2013, e pubblicata per estratto sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 4 febbraio 2014”, con cui si è provveduto a modificare l’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano “Norlevo”, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, anche con particolare riguardo alla parte in cui si afferma in modo apodittico e indimostrato che il farmaco non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato, causando l’interruzione della gravidanza, cioè un aborto, e provocando conseguentemente la morte dell’embrione.
Il 30 aprile, davanti alla Terza Sezione Quater del Tribunale Amministrativo del Lazio, è stata discussa l'istanza cautelare diretta alla sospensione degli effetti giuridici del provvedimento impugnato. L'Avvocatura di Stato, costituitasi per l'AIFA, ha subito tentato di sminuire l'oggetto del ricorso, quasi che questo riguardasse solamente l’aspetto formale della modifica del foglietto illustrativo del farmaco, quando invece è evidente che in gioco ci sono valori e diritti fondamentali quali il diritto alla vita, alla dignità dell'embrione, alla corretta informazione, all'obiezione di coscienza.
Dopo aver sollevato una debole eccezione formale relativa alla notifica del ricorso alla Hra Pharma Italia S.r.l. anziché alla casa madre francese, l’Avvocatura di Stato è apparsa del tutto impreparata sul piano sostanziale. A fronte della ponderosa, esaustiva e difficilmente contestabile relazione della società scientifica Promed Galileo, prodotta dai ricorrenti, che dimostra la possibilità del farmaco di determinare l’interruzione della gravidanza e la morte dell'embrione, la stessa Avvocatura non ha potuto sviluppare alcun argomento contrario. Infatti, si è limitata ad affermare di non avere avuto alcuna relazione dal Ministero o dall'AIFA, ed ha, quindi, chiesto di rinviare l'udienza di discussione dell'istanza cautelare ad altra data, richiesta che i giudici hanno prontamente accolto nonostante l'opposizione del difensore dei ricorrenti.
La motivazione ufficiale del rinvio addotta dall’Avvocatura dello Stato è che una causa “delicata” come questa merita un approfondito esame. La verità è che l'AIFA ha autorizzato la modifica del foglietto illustrativo della pillola “Norlevo” senza alcuna istruttoria, e senza un benché minimo supporto di evidenza scientifica. Tale circostanza, peraltro, appare ampiamente confermata anche dall'interpellanza urgente presentata alla Camera dei deputati l’8 aprile scorso dall’on. Gian Luigi Gigli proprio su questo tema. Anche in quell'occasione, infatti, il sottosegretario di Stato per la salute, Vito De Filippo, non ha saputo indicare alcuna prova scientifica o clinica capace di motivare l'illegittimo provvedimento dell'AIFA.
I giudici del TAR del Lazio, concedendo il rinvio della causa al prossimo 28 maggio, dimostrando un’inconsueta benevola flessibilità nell’applicazione delle norme procedura, hanno deciso di graziare, per questa volta, l'impreparazione dello Stato. Vedremo cosa accadrà alla prossima udienza.

fonte: http://www.lanuovabq.it

venerdì 25 aprile 2014

È il tempo dei testimoni. Il convegno per la Vita

di Renzo Puccetti

Anche quest’anno, come ogni anno, la Marcia per la Vita sarà preceduta dal convegno di un’intera giornata che si terrà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, sede dell’unica facoltà di bioetica esistente in tutto il mondo, dove cioè da tutto il mondo si viene per studiare la bioetica ed apprendere la bioetica personalista fondata sulla dignità ontologica dell’essere umano, quella bioetica di cui il cardinale Elio Sgreccia è stato uno dei massimi esponenti.
La data del convegno di quest’anno è sabato 3 maggio e come nelle edizioni precedenti anche in questa occasione ho avuto il piacere di svolgere un ruolo nell’organizzazione. La giornata si articolerà in una sessione medica ed una giuridica la mattina a cui nel pomeriggio seguirà la sessione per i giovani e la conferenza plenaria.
Come nelle precedenti edizioni anche quest’anno al Regina Apostolorum avremo l’arricchimento di esperienze straniere; nel 2012 ascoltammo Irene Van Der Wende e la sua storia di conversione totale alla causa pro-life dopo l’aborto conseguito ad una violenza sessuale, l’anno scorso fu la volta di Jeanne Monahan, presidente della March for Life di Washington, e Lila Rose di Live Action, quest’anno avremo il dottor Xavier Dor, condannato dalla laicité giustizialista francese per il reato di “intralcio all’aborto” avendo donato un paio di scarpine da neonato a una mamma che voleva abortire. Ci sarà poi il professor Miguel Ayuso, presidente della Unione Internazionale dei Giuristi Cattolici. Citare alcuni nomi del convegno pre-marcia del Regina Apostolorum non solo costringerebbe ad ometterne ingiustamente molti, ma rischierebbe di assimilare un importante evento scientifico ad una passerella canora. Per questo nel presentare i relatori mi limito a rimandare al programma. Molto più importante è invece presentare i contenuti.
Nella sessione medica sarà esaminata una questione di estrema attualità quale l’abortività che si cela dietro l’impiego di molti strumenti dispensati come contraccettivi, analizzando gli aspetti scientifici dei vari presidi e le implicazioni etiche del loro uso nelle varie circostanze. Seguendo il metodo triangolare ideato dal cardinale Sgreccia, il ragionamento bioetico non può non partire dal dato scientifico che deve essere presentato con gli strumenti della scienza nel modo più rigoroso possibile; Deus mendacio non eget (Dio non ha bisogno della menzogna). Ricordo ancora un magnifico congresso al Regina Apostolorum organizzato dal consorzio STOQ (Scienza Tecnologia e Questione Ontologica) formato dal Pontificio Consiglio per la Cultura e ben tre atenei pontifici.
Uno dei relatori fu Scott Gilbert, autore di uno dei testi più studiati al mondo di embriologia, sostenitore di una filosofia funzionalista negatrice dello statuto personale del concepito; fu anche grazie alle sue posizioni religiose e filosofiche, agli antipodi rispetto alla prospettiva cattolica, che il suo intervento fu di una potenza persuasiva straordinaria nel mostrare come le evidenze scientifiche attestino che l’embrione sin dal momento della fecondazione è un essere umano ed è più dei suoi geni. Mi lasciò le diapositive che proiettò in quell’occasione, alcune di esse fanno parte del bagaglio di strumenti didattici che uso per spiegare l’umanità del concepito. Come in quel caso anche per il convegno che precede la marcia è stata la competenza nei rispettivi ambiti il criterio seguito.
Nella sessione giuridica ampio spazio sarà dedicato alle due questioni che per urgenza richiedono massimo impegno: l’obiezione di coscienza, messa oggi dal relativismo etico sul banco degli imputati, come ha ricordato il cardinale Bagnasco, e il diritto alla libertà di espressione e di educazione dei propri figli. Si devono infatti studiare le strategie e le azioni del nemico per poterlo contrastare con qualcosa che vada oltre la semplice opposizione ideale. La tavola rotonda per i giovani sarà dedicata alla vita nascente, all'affettività autentica e all’attacco forsennato al dato naturale che vede, per lo sviluppo integrale dell’essere umano, la necessaria presenza di quella prosecuzione dell’utero materno che è la famiglia: un uomo, una donna che si promettono amore esclusivo e fecondo per tutta la vita. La sessione plenaria del pomeriggio sarà ampiamente dedicata al racconto delle esperienze di persone che nella difesa della vita, in vari ambiti, si sono spese con tutte le loro forze. Se, come diceva l’ormai prossimo San Giovanni Paolo II, ripreso da Benedetto XVI e ora da Papa Francesco, oggi è il tempo dei testimoni, nel pomeriggio ascolteremo intense testimonianze pro-life che ci faranno battere il cuore ed udire una voce interiore: “se loro sì, perché io no?”.


Fonte: http://www.lanuovabq.it

venerdì 11 aprile 2014

Pillole del giorno dopo: interpellanza urgente al Ministero della Salute


di Anna Fusina


Nella seduta n. 207 dell'8 aprile scorso, gli On. Gian Luigi Gigli e Lorenzo Dellai hanno presentato un'interpellanza urgente al Ministero della Salute riguardo alla revisione da parte dell'AIFA della scheda del Norlevo (pillola del giorno dopo), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio scorso. Quest'ultima elimina ogni riferimento a possibili effetti antinidatori dell'embrione in utero che potrebbero verificarsi a causa dell'assunzione di detta pillola.
I deputati Gigli e Dellai rilevano come sia stata cancellata la vecchia dicitura che riportava che «il farmaco potrebbe anche prevenire l'impianto», sostituendola con «inibisce o ritarda l'ovulazione» e come dunque la pillola in questione sia stata classificata tout-court come farmaco antiovulatorio.
Evidenziano pure che “malgrado le forti pressioni in favore di tale riconoscimento, numerose sono le evidenze scientifiche sui meccanismi antinidatori delle pillole del/i giorno/i dopo."
Gli onorevoli interpellanti sottolineano che il riconoscimento dell'effetto abortivo di un preparato farmaceutico dovrebbe attuarsi sulla base delle evidenze scientifiche. Esso non ha nulla a che fare, affermano, con le discussioni filosofiche, bioetiche, ideologiche o religiose circa il valore da riconoscere alla vita umana ai primi stadi del suo sviluppo, né tocca tantomeno la questione dell'annidamento dell'embrione in utero ed inoltre non dipende dal dibattito dall'interpretazione delle leggi effettuata dalla giurisprudenza.
Aggiungono che il patrimonio genetico dell'embrione “è già interamente presente dopo il concepimento e tale rimarrà fino alla morte e che la legge n. 40 del 2004 ha stabilito che il consenso della coppia richiedente la fecondazione in vitro non può essere revocato dopo l'avvenuta fecondazione, perché, appunto, con la fecondazione nasce una nuova vita umana; ha riconosciuto questa nuova vita «soggetto di diritto»; ha esplicitamente vietato la soppressione dell'embrione (oltre al suo congelamento), sanzionando penalmente tale condotta.”
Rilevano inoltre che la Corte europea di giustizia ha sentenziato, nella controversia Greenpeace vs. Bruestle, che il nuovo essere umano inizia dai concepimento, cioè dalla penetrazione del gamete maschile nell'ovulo femminile.
Gli interpellanti Gigli e Dellai chiedono pertanto al Ministero della Salute:
“- se ritenga opportuno che le cosiddette pillole del/dei giorno/i dopo possano essere definitesemplicemente sostanze ad azione contraccettiva o se piuttosto non debba esserne riconosciuto esegnalato al consumatore anche l'effetto (almeno potenziale) di tipo abortivo attraverso l'ostacoloall'annidamento, quando l'azione farmacologica si produca dopo l'avvenuto concepimento;
- sulla base di quali nuove evidenze scientifiche l'EMA abbia provveduto a modificare il fogliettoillustrativo di Norlevo e da chi sia stata avanzata la richiesta di modifica;
- se la passiva accettazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco della modifica propostadall'EMA sia rispettosa delle prerogative nazionali garantite dalla direttiva europea 83/2001, checonsente di non registrare farmaci abortivi in contrasto con le leggi italiane, e se tale decisione nonsia altresì in contrasto con la direttiva 2005/29/CE, relativa alle pratiche commerciali sleali tra
imprese e consumatori nel mercato interno.”




giovedì 30 gennaio 2014

TUTTI I CONTRACCETTIVI D'EMERGENZA POSSONO CAUSARE ABORTI PRECOCI


di Anna Fusina

Un nuovo studio* pubblicato nei giorni scorsi dal CLI (Charlotte Lozier Institute) riporta evidenze scientifiche che dimostrano come tutti i contraccettivi d'emergenza possano agire come abortivi.
L'autrice, Susan E. Wills, esamina lo stato attuale della scienza relativamente ai tre tipi più comuni di contraccezione d'emergenza disponibili negli Stati Uniti: la spirale al rame (commercializzata come ParaGard® T 380A Intrauterine Copper Contraceptive), l'Ulipristal acetato (commercializzato come Ella® and ellaOne®) ed il levonorgestrel-contraccettivo d'emergenza o LNG–EC (commercializzato come Plan B®, Plan B One-Step® and Next Choice®) e spiega come gli ultimi studi scientifici relativi a queste metodiche abbiano dimostrato che esse agiscono anche attraverso l'impedimento dell'impianto in utero di embrioni appena formatisi, causando quindi un aborto precoce.
La ricerca mette in luce dapprima la fondamentale differenza che esiste tra l'aborto e la prevenzione delle gravidanza.
E' fondamentale infatti che i termini “aborto” e “gravidanza” siano adeguatamente compresi nel loro reale significato.
La ricercatrice afferma che nel 1965 l'ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) ha adottato una nuova “orwelliana” definizione del concepimento come “impianto di un ovulo fecondato” al fine di oscurare la realtà.
Riporta anche un parere del Comitato ACOG del 2012 che lo esprime chiaramente: “la contraccezione d'emergenza non è efficace dopo l'impianto; perciò essa non è abortiva.”
Questa affermazione, a parere di Susan Wills, è doppiamente fuorviante perché il Mifepristone (o RU 486, la “pillola abortiva”) è utilizzato anche come contraccettivo d'emergenza in diversi Paesi. Inoltre esso uccide efficacemente gli embrioni fino a sei settimane dopo l'impianto ed è forse solo una questione di tempo prima che la FDA approvi detta pillola per l'uso come contraccettivo d'emergenza.
L'autrice dello studio mette in evidenza gli effetti dello stravolgimento terminologico dei concetti di concepimento, gravidanza e aborto operato ad hoc dall'ACOG.
Non ci si può più riferire all'impianto dell'embrione poiché ciò implica la presenza di un essere umano; - afferma la ricercatrice - l'embrione viene invece chiamato “uovo fecondato” sebbene egli sia un unico essere umano con la sua sequenza completa di DNA.”
Ricorda anche che nelle sue prime ore di esistenza l'embrione segnala alla mamma la sua presenza per ottenere che il sistema immunitario di quest'ultima non sviluppi reazioni immunitarie verso di lui, e spinge il corpo della madre a rilasciare prontamente l'Early Pregnancy Factor (il Fattore Precoce di gravidanza), una proteina immunosoppressiva rilevabile nel sangue materno fin dalle 24 ore dopo la fecondazione.
I termini “fecondazione” e “concepimento” sono in realtà sinonimi e segnano l'inizio di un nuovo essere umano, l'inizio della gravidanza.
Secondo la concezione ACOG invece la gravidanza inizia solo quando un embrione si impianta nella mucosa uterina (endometrio).
Ma “gli embrioni incapaci di impiantarsi muoiono” - sottolinea la Wills.
Attraverso l'uso di mezzi che includono il blocco dell'impianto dell'embrione (contraccezione d'emergenza) si consente dunque così la morte di un bambino entro la sua prima settimana di vita in utero, evitando che si possa parlare in questo caso di aborto.
Susan Wills, effettuando una revisione della letteratura medico-scientifica, ha scoperto che le tre forme più comuni di contraccezione d'emergenza possono agire bloccando l'impianto di un ovulo fecondato.
Gli studi più recenti, utilizzando metodi precisi e rigorosi per valutare i meccanismi d'azione dei contraccettivi d'emergenza - sostiene la Wills - forniscono prove inconfutabili che l'azione pre-ovulatoria, cioè contraccettiva (per esempio il ritardo o l'inibizione dell'ovulazione e l'interferenza con la mobilità degli spermatozoi) non può essere considerata la sola causa dell'efficacia della contraccezione d'emergenza nell'impedire l'instaurarsi di gravidanze.”
A conferma di ciò, la ricercatrice propone la sua analisi relativa allo stato attuale della scienza riguardo ai più comuni tipi di contraccezione d'emergenza disponibili negli Stati Uniti: la spirale al rame, l'Ulipristal acetato ed il levonorgestrel-contraccettivo d'emergenza.
Riguardo alla spirale al rame (ParaGard® T 380), la studiosa evidenzia che essa emette ioni di rame, creando un ambiente tossico per spermatozoi, ovuli ed embrioni e ricorda come l''FDA ne elenchi tre meccanismi d'azione: “l'interferenza con il trasporto dello sperma o con la fecondazione, e l'impedimento dell'impianto.“Ma quando Paragard viene usata come “contraccettivo d'emergenza” ed inserita 1-5 giorni dopo il rapporto sessuale - aggiunge la ricercatrice - gli spermatozoi sono arrivati da tempo nelle tube di Falloppio e la fecondazione può già avere avuto luogo.”
Paragard può dunque agire interferendo con l'impianto ed in questo caso gli embrioni, incapaci di impiantarsi, muoiono.
Relativamente all'Ulipristal acetato (ellaOne®, la cosiddetta pillola dei 5 giorni dopo), Susan Wills afferma che questa pillola agisce bloccando i recettori del progesterone nell'endometrio e che questa azione può impedire che quest'ultimo diventi capace di ricevere e nutrire l'embrione. EllaOne può quindi vanificare l'impianto e nella più potente formulazione di RU 486, può privare un embrione impiantato (di età gestazionale fino a 9 settimane) dell'ossigeno e della nutrizione di cui ha bisogno per sopravvivere.
Fra le evidenze scientifiche riportate nel suo articolo riguardo ad ellaOne, la ricercatrice sottolinea anche che un'analisi dei dati provenienti da tre studi, pubblicata nel novembre 2013 da Vivian Brache et al., ha rilevato che ellaOne ritarda l'ovulazione per 5 giorni solamente nel 58,8% (20/34) dei cicli.
Prendendo in considerazione il Plan B (levonorgestrel-contraccettivo d'emergenza, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”), la Wills sostiene che tutti gli studi recenti hanno rilevato che Plan B ha un'azione prevalentemente post-fecondazione (abortiva) quando viene somministrato durante il periodo fertile del ciclo di una donna.
A conferma di ciò la Wills ricorda due recenti revisioni della letteratura che criticano gli studi più datati e riferiscono sui risultati di nuovi, più ampi studi che hanno utilizzato metodi più accurati.
La prima revisione, pubblicata in Gynecological Endocrinology da Bruno Mozzanega ed Erich Cosmi (Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, Università di Padova) - sostiene la ricercatrice - critica senza risparmio una dichiarazione congiunta del Consorzio Internazionale per la Contraccezione di Emergenza (ICEC) e della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO).
La dichiarazione congiunta ha affermato che "il principale e forse unico" meccanismo di azione del LNG - contraccettivo d'emergenza è l'"inibizione o il ritardo dell'ovulazione" e che "le pillole di LNG–contraccettivo d'emergenza non possono impedire l'impianto".”
Afferma poi che: ”Mozzanega e Cosmi spiegano che le conclusioni di ICEC/FIGO erano derivate da un revisione di soli sette studi per un totale di soli 142 pazienti che sono stati ulteriormente suddivisi in diversi sottogruppi (rendendo impossibili conclusioni statisticamente significative). La metodologia difettosa caratterizza alcuni dei sette studi; le "conclusioni" sono state contraddette dai risultati effettivi in altri, e più estesamente, studi più rigorosi sono stati completamente ignorati.”
Susan Wills ricorda poi che nel dicembre 2013 Rebecca Peck e Juan R. Vélez, hanno pubblicato una esaustiva revisione della letteratura scientifica sul meccanismo di azione di Plan B e che in detta review, dopo aver sottolineato gli errori e le incongruenze negli studi che pretendono di dimostrare che il meccanismo d'azione di Plan B sia solo o prevalentemente pre-ovulatorio (contraccettivo), gli autori hanno esaminato diversi studi ampi e rigorosi che dimostrano un'alta probabilità del meccanismo post-fecondazione (abortivo) di Plan B.
Nella sua analisi, la ricercatrice afferma anche che risultati intermedi e finali di uno dei più grandi studi condotti fino ad oggi su Plan B sono stati pubblicati nel 2010 e nel 2011 da Gabriela Noé e colleghi.
Questi studi, secondo la Wills, dimostrano che Plan B (levonorgestrel-contraccettivo d'emergenza, la “pillola del giorno dopo”) può ritardare l'ovulazione quando somministrato prima o all'inizio del periodo fertile, periodo in cui la probabilità di gravidanza è scarsa e, quindi, non esso è "necessario" per prevenire la gravidanza; quando somministrato dopo il rapporto sessuale nel periodo fertile e prima del picco di LH che induce l'ovulazione, Plan B fallisce come contraccettivo l'80-92% delle volte e agisce invece come un abortivo, eliminando tutti gli embrioni che probabilmente sono stati concepiti.
La ricercatrice osserva inoltre che nel novembre 2013 l'analisi di Brache et al., condotta comparando i dati di alcuni studi sulla contraccezione d'emergenza, ha confrontato l'efficacia di LNG (Plan B), Ulipristal acetato (Ella), un terzo contraccettivo d'emergenza (meloxicam), LNG + meloxicam, e placebo e che i risultati ottenuti da questa analisi forniscono il sostegno alle conclusioni di Peck/ Vélez e Mozzanega/Cosmi sul fatto che Plan B sia solo minimamente efficace nel ritardare l'ovulazione quando somministrato nel periodo fertile immediatamente precedente l'ovulazione.