sabato 14 novembre 2015
venerdì 16 ottobre 2015
Dalla cicogna all'utero in affitto: soluzione o tratta delle schiave?
di Valeria Randone
In America aumenta, in maniera esponenziale, il numero delle “mamme surrogate” - donne che mettono a disposizione di un’altra coppia il loro utero - e gli italiani con la valigia in mano sono in costante e, preoccupante, aumento.
Leggi l'intero articolo in:
http://www.medicitalia.it/ news/psicologia/6066-cicogna- utero-affitto-soluzione- tratta-schiave.html
In America aumenta, in maniera esponenziale, il numero delle “mamme surrogate” - donne che mettono a disposizione di un’altra coppia il loro utero - e gli italiani con la valigia in mano sono in costante e, preoccupante, aumento.
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lunedì 12 ottobre 2015
I bambini in affido possono restare in famiglia
12/10/2015 Sta per diventare legge il "diritto alla continuità affettiva" dei minori in affido. Se verrà approvata dalla Camera, i bambini che sono in stato d'affido presso una famiglia, potranno anche essere adottati da quest'ultima, evitando un secondo distacco.
I
bambini che sono in stato d’affido presso una famiglia, potranno anche
essere adottati dalla stessa, qualora risultasse impossibile il ritorno
alla famiglia d’origine. Siamo ormai a un passo
dall’approvazione definitiva di una legge (il voto in Parlamento è
previsto per il 13 ottobre) che segna una rivoluzione nel campo delle
adozioni: per la prima volta in Italia diventa operante il
“diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in
affido familiare”. Questo è il nome del ddl 1209 già approvato dal
Senato l’11 marzo scorso, che vede come prima firmataria la senatrice Francesca Puglisi (Pd),
e che permetterà anche alla famiglia affidataria di concorrere per
l’adozione del minore, proprio in forza dei “legami affettivi
significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il
minore e la famiglia”, come recita l’articolo 1 della legge stessa. In
pratica si equiparano ad ogni livello le condizioni dei genitori
affidatari alle coppie richiedenti un minore in adozione.
La legge cerca di porre rimedio al fenomeno diffusissimo del cosiddetto affido “sine die”,
cioè il prolungarsi per tempi abnormi dello stato di affidabilità di
un minore, lasciando però i genitori “a tempo” privi della possibilità
di rendere definitivo il rapporto col minore. L’intervento della legge
va nella direzione di tutelare l’interesse superiore del bambino,
troppo spesso esposto a nuovi, laceranti distacchi.
Il dibattito sulla proposta di legge, in questi anni, è stato assai lungo e conflittuale perché toccava la delicata questione dei requisiti per l’adottabilità che, secondo la legge 184 del 1983 che norma l’adozione in Italia, escludono questa possibilità per le coppie di fatto e i single. la stesura finale della 1209 mantiene inalterati quei requisiti, con una novità: permette alle coppie affidatarie, ma non idonee all’adozione, soltanto di mantenere un legame coi i minori, anche nel caso questi vengano adottati da altri.
Questo il commento della senatrice Puglisi sulla legge: “Ci sembra un passo importantissimo. Nella vita, purtroppo, ci sono dolori che non si possono evitare, ma se è la rigidità della legge a causarne nuovi, allora la legge va cambiata. Purtroppo, accade non di rado che bambini e bambine vedano protrarsi il periodo di affidamento. Sono oltre il 60% dei casi di affido. Costringerli a vivere una nuova esperienza di distacco e di abbandono, qualora diventino adottabili, non giova certo alla loro crescita. Eppure i tribunali continuano a decidere in modo difforme e non sempre nel superiore interesse del minore. E’ necessario dunque superare questi inutili e dannosi ostacoli. Quando il rapporto di affido familiare si protrae e il minore viene dichiarato adottabile, con la legge 1209 viene offerta la possibilità alla famiglia o alla persona affidataria che ne faccia richiesta, se corrisponde al superiore interesse del minore, la possibilità di essere considerata in via preferenziale ai fini dell’adozione stessa. Resta fermo l’obiettivo di far tornare il minore nella famiglia di origine, ma intanto la legge interviene per assicurare al bambino una continuità di affetti e di legami”.
Il dibattito sulla proposta di legge, in questi anni, è stato assai lungo e conflittuale perché toccava la delicata questione dei requisiti per l’adottabilità che, secondo la legge 184 del 1983 che norma l’adozione in Italia, escludono questa possibilità per le coppie di fatto e i single. la stesura finale della 1209 mantiene inalterati quei requisiti, con una novità: permette alle coppie affidatarie, ma non idonee all’adozione, soltanto di mantenere un legame coi i minori, anche nel caso questi vengano adottati da altri.
Questo il commento della senatrice Puglisi sulla legge: “Ci sembra un passo importantissimo. Nella vita, purtroppo, ci sono dolori che non si possono evitare, ma se è la rigidità della legge a causarne nuovi, allora la legge va cambiata. Purtroppo, accade non di rado che bambini e bambine vedano protrarsi il periodo di affidamento. Sono oltre il 60% dei casi di affido. Costringerli a vivere una nuova esperienza di distacco e di abbandono, qualora diventino adottabili, non giova certo alla loro crescita. Eppure i tribunali continuano a decidere in modo difforme e non sempre nel superiore interesse del minore. E’ necessario dunque superare questi inutili e dannosi ostacoli. Quando il rapporto di affido familiare si protrae e il minore viene dichiarato adottabile, con la legge 1209 viene offerta la possibilità alla famiglia o alla persona affidataria che ne faccia richiesta, se corrisponde al superiore interesse del minore, la possibilità di essere considerata in via preferenziale ai fini dell’adozione stessa. Resta fermo l’obiettivo di far tornare il minore nella famiglia di origine, ma intanto la legge interviene per assicurare al bambino una continuità di affetti e di legami”.
Fonte: famigliacristiana.it
venerdì 2 ottobre 2015
Contraccettivi o abortivi?
La prima è stata la
cosiddetta “pillola del giorno dopo”, arrivata in Italia nel 2000,
seguita dalla “pillola dei 5 giorni dopo” nel 2012.
Presentate come “contraccettivi di emergenza” (per i meccanismi di azione vai a È davvero “contraccezione” d’emergenza?) promettono
di impedire l’inizio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto
sessuale “non protetto”. Rapidamente diffuse, soprattutto nella fascia
di età 15 – 35 anni, insieme arrivano a circa mezzo milione di
confezioni vendute in farmacia ogni anno, il 55% a minorenni.
Non tutto, però, è liscio come appare.
Che abbiano un’azione abortiva in un numero elevato di casi è comprovato
da numerosi studi internazionali ed è ammesso dalle stesse case
produttrici, che ovviamente minimizzano e mascherano la realtà nei
foglietti illustrativi (i bugiardini) attraverso un linguaggio tecnico falsamente rassicurante.
Vediamo cosa sono e come agiscono veramente.
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La pillola del giorno dopo
Le più vendute:
Norlevo, della HRA Pharma spa, costo € 13,00 circa
Levonelle, della Schering spa, costo € 12,40 circa
In commercio dal novembre 2000; è
richiesta la prescrizione medica non ripetibile (cioè valida per una
confezione) rilasciata del consultorio, del medico curante, della
guardia medica.
Vendite in Italia: 360.000 confezioni all’anno (dati HRA Pharma Italia; non è specificato se si riferiscano al solo prodotto Norlevo o siano globali)
Il principio attivo è il Levonorgestrel, un ormone progestinico presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato con un dosaggio 10-15 volte maggiore.
Le indicazioni raccomandano l’uso
«preferibilmente entro 12 ore, dopo il rapporto sessuale non protetto e
non oltre 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto. Norlevo può essere assunto
in qualsiasi momento del ciclo mestruale».
Nella versione precedente del bugiardino
vi era l’annotazione «potrebbe anche impedire l’impianto»
dell’embrione, ma nella nuova stesura, accettata dall’AIFA (Agenzia
Italiana del Farmaco) nel dicembre 2013, la frase è stata cancellata e
si legge che «Norlevo agisce bloccando il rilascio dell’ovulo dalle sue
ovaie. Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato».
Infine, si aggiunge che «è stato dimostrato che Norlevo previene dal 52%
all’85% delle gravidanze attese».
Queste affermazioni sono contraddette da
uno studio sul Levonorgestrel e altre molecole contraccettive condotto
da Susan E. Wills del Charlotte Lozier Institute di Washington, che
dimostra come tutti i contraccettivi d’emergenza possano agire come
abortivi.
L’autrice compara i risultati delle
ricerche di altri studiosi, tra cui Bruno Mozzanega ed Erich Cosmi del
Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Padova,
Rebecca Peck (Facoltà di Medicina della Florida State University) e Juan
R. Vélez, Gabriela Noé e colleghi (Istituto Cileno di Medicina
Riproduttiva – ICMER).
Tutti questi studiosi concordano sulla
conclusione che il Levonorgestrel abbia un’alta probabilità di agire
nella fase successiva alla fecondazione, quando l’embrione è già
formato. Esso, infatti, inibisce l’ovulazione solo se somministrato
prima o appena all’inizio del periodo fertile. Se invece è somministrato
quando il periodo fertile è già cominciato il Levonorgestrel fallisce
come contraccettivo nell’80-92% dei casi, cioè l’ovulazione avviene
ugualmente ed è possibile che inizi una gravidanza. Inoltre, sono
riportati nella letteratura scientifica i suoi effetti di modificazione
dell’endometrio, cosa che impedirebbe l’impianto dell’embrione
nell’utero.
Quale sia il suo effetto nel periodo tra
il concepimento e l’annidamento non è chiarito in alcuno studio sulla
sua efficacia, tanto che la Federazione Internazionale di Ginecologia e
Ostetricia e il Consorzio Internazionale per la Contraccezione
d’emergenza, che approvarono il farmaco come contraccettivo d’emergenza,
in maniera sibillina dichiararono che “l’inibizione o il ritardo
dell’ovulazione dovrebbe essere il suo principale e forse unico meccanismo di azione”.
Le alte percentuali di successo della
“pillola del giorno dopo” autorizzano a pensare che, nella migliore
delle ipotesi, in gran parte dei casi venga assunta al di fuori del
periodo fertile, col risultato di introdurre nell’organismo
significative dosi di ormoni inutilmente; nella peggiore delle ipotesi,
che svolga un’azione abortiva precoce, impedendo lo sviluppo di un
embrione già formato, almeno nel 18-20% dei casi.
Il che equivale a dire che provoca circa 70.000 cripto-aborti l’anno.
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La pillola dei 5 giorni dopo
La più venduta: EllaOne, della HRA Pharma spa, costo € 34,89
In commercio da aprile 2012. Fino a
qualche mese fa era richiesta la prescrizione medica e l’obbligo del
test di gravidanza, ma nel marzo 2015 ne è stata completamente
liberalizzata la vendita, senza prescrizione né test, per le
maggiorenni; rimane la prescrizione solo per le minorenni.
Vendite in Italia: 20˙000 confezioni all’anno (dati 2014, L’Espresso).
EllaOne va assunta entro 120 ore (5 giorni) dal rapporto sessuale e promette un’efficacia del 98% nell’evitare la gravidanza.
Il principio attivo è l’Ulipristal Acetato (UAP),
«un modulatore selettivo sintetico del recettore del progesterone, che
agisce legandosi con grande affinità al recettore umano del
progesterone. Si ritiene che il meccanismo d’azione primario consista nell’inibire o ritardare l’ovulazione».
L’UAP è una molecola quasi perfettamente sovrapponibile per struttura chimica a quella del Mifepristone, l’ormone della pillola abortiva RU486, usato in ospedale per l’interruzione della gravidanza fino alla 7a
settimana. Simile anche l’effetto di sostanza progestinica antagonista
del progesterone, che blocca i suoi recettori e provoca modificazioni
nell’endometrio dell’utero.
Ciò che le differenzia, in realtà, è il
dosaggio e il periodo dell’assunzione consigliato. Infatti, come ha
affermato il prof. Bruno Mozzanega (Dipartimento di Ginecologia e
Ostetricia dell’Università di Padova): «Se per l’interruzione chimica
della gravidanza si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo
stesso quantitativo di UAP sia in grado di sopprimere, in eguale modo,
l’embrione», dose che equivale a circa 4 compresse di EllaOne.
Questi effetti sono riconosciuti possibili – anzi lo erano – nell’ “Assessment Report per EllaOne”
(EMEA/261787/2009) redatto nel 2009 dall’Agenzia Europea dei Medicinali
(EMA) che mise in commercio il farmaco, nel quale un intero paragrafo
era dedicato a «Off-label use as an abortifacient», vale a dire all’impiego fuori etichetta come abortivo.
Quindi, stando alla documentazione 2009, la pillola dei 5 giorni
poteva avere diversi effetti: bloccare l’ovulazione se assunta prima
che questa avvenga; impedire l’impianto dell’embrione in utero,
interferendo nel corretto sviluppo dell’endometrio; agire anche durante i
primi due mesi di gravidanza sfaldando l’endometrio e provocando la
morte del bambino, se presa in dosi maggiori.
Nella documentazione aggiornata al 2014 e nel bugiardino presentati all’EMA, però, si legge che «EllaOne non interrompe una gravidanza esistente».
Poiché con questa dicitura, secondo
l’accezione attuale, ci si riferisce ad un embrione già impiantato
nell’utero, cioè oltre i 5 giorni dal concepimento, sorge spontanea la
domanda: se l’embrione non è ancora arrivato nell’utero, troverà un
tessuto adatto ad accoglierlo e potrà impiantarsi?
La risposta non è chiara né confortante,
poiché più avanti si legge che «i dati provenienti da studi di
tossicità riproduttiva sono limitati per l’assenza di misurazioni
dell’esposizione in questi stessi studi». Inoltre «Ulipristal acetato ha
un effetto embrioletale in ratti, conigli (a dosi ripetute superiori a 1
mg/kg) e scimmie. Non si hanno dati sulla sicurezza per l’embrione
umano con queste dosi ripetute».
Ciò nonostante, l’azienda produttrice
HRA Pharma, ha richiesto di classificare EllaOne come “medicinale non
soggetto a prescrizione medica” e l’EMA, nella riunione del 21 novembre
2014, col voto a maggioranza (21 su 31), ha approvato la richiesta. La
Commissione Europea poi l’ha ratificata con la raccomandazione agli
Stati membri di eliminare l’obbligo di prescrizione.
Il rappresentante italiano dell’Agenzia
del Farmaco (AIFA), in quella riunione, aveva espresso parere contrario,
a causa della «mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre
conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o
teratogenetici».
Il Governo italiano, allora, dovendo
decidere se modificare il regime di vendita di EllaOne, ha interpellato
il Consiglio superiore della Sanità (CSS) che pure si è espresso
autorevolmente per il mantenimento della prescrizione medica,
indipendentemente dall’età della donna (10 marzo 2015), anche per i
rischi connessi ad un uso frequente non controllato.
A questo punto, non si sa cosa sia
accaduto nei 15 giorni successivi ma dev’essersi trattato di qualcosa di
veramente sbalorditivo, visto che l’AIFA il 25 marzo 2015 ha
liberalizzato la vendita di EllaOne come medicinale da banco per le
maggiorenni, e ha conservato l’obbligo della sola ricetta per le
minorenni.
In un colpo solo, l’AIFA ha contraddetto
il parere espresso dai propri tecnici all’EMA, se n’è infischiata del
parere del CSS e ha ignorato la poderosa documentazione internazionale
sugli effetti abortivi depositata dai parlamentari che si opponevano
alla liberalizzazione.
La prima conseguenza di questo
inspiegabile cambiamento sarà il boom delle vendite di EllaOne, rimaste
basse (si fa per dire) in passato sia per il prezzo elevato sia per le
difficoltà di acquisto (ricetta + test). Ora sarà facile come comprare
l’aspirina. Paradossalmente, per la pillola del giorno dopo resta l’obbligo di ricetta.
Quante saranno le donne che pagheranno
volentieri i 20 euro in più del prezzo di EllaOne per non doversi più
preoccupare della ricetta? Quante saranno le minorenni che chiederanno
il favore ad un’amica più grande? E quanto tempo ci vorrà prima che sui
siti compiacenti sarà indicato il dosaggio da usare per provocare aborti
alla 4a – 5 a settimana e oltre?
Fonte: http://www.editorialeilgiglio.it/
giovedì 24 settembre 2015
mercoledì 16 settembre 2015
Il primo giorno per #ANDARELONTANO
http://www.telethon.it - Il primo giorno di scuola è una tappa importante per i bambini che lo affrontano e per i loro genitori. Una tappa della vita che tutti hanno il diritto di vivere e superare per affrontare nuove sfide. Auguriamo a tutti i bimbi e a tutti i genitori un buon inizio di anno scolastico e lavoriamo ogni giorno perché anche i bambini che lottano contro una malattia genetica possano #andarelontano.
venerdì 11 settembre 2015
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