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domenica 19 ottobre 2014

Adozioni: quali sostegni ed incentivi da parte del Governo? - Interrogazione degli On. Gian Luigi Gigli e Mario Sberna


di Anna Fusina

Nella seduta parlamentare del 15 ottobre scorso, alla Camera, i deputati Gian Luigi Gigli e Mario Sberna hanno presentato un'interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio dei Ministri per conoscere le iniziative che il Governo intende porre in atto per sostenere ed incentivare le adozioni, in particolare quelle internazionali.
Gli Onorevoli interpellanti osservano che “da anni si aspettano i protocolli operativi regionali e la banca dati nazionale per le adozioni internazionali, mentre in soli 25 giorni le regioni, avvalendosi di proprie linee guida regionali, hanno già trovato l'accordo sulla fecondazione eterologa, in contrasto peraltro con quanto dispone l'articolo 7 della stessa legge n. 40 del 2004".
Gian Luigi Gigli e Mario Sberna ricordano come le associazioni e gli enti accreditati all'adozione in Italia abbiano più volte rivolto appelli accorati affinché Governo e regioni dedichino le stesse energie, già investite per dare applicazione alla legge in materia di fecondazione assistita, anche nella direzione di districare le questioni aperte nell'adozione, così come per reperire i fondi per quella internazionale – fermi da tre anni - e per far funzionare adeguatamente la Commissione adozioni internazionali.
Le famiglie adottanti, come sottolinea l'interrogazione, possono arrivare a spendere, nelle adozioni internazionali, anche 10 mila euro e, a fronte di tali ingenti spese, i fondi per i rimborsi alle famiglie, nonché i fondi per i servizi post-adozione, sono oggi praticamente inesistenti e si possono portare in detrazione fiscale soltanto il 50 per cento delle risorse adoperate.
A parere degli interpellanti l'impegno finanziario del Governo sarebbe invece necessario, allo scopo di garantire la gratuità delle adozioni a quelle coppie che versano in difficoltà economiche.
Nell'interrogazione si rileva inoltre come l'iter per l'adozione internazionale richieda oggi una media di 3-4 anni dall'inizio della procedura, anche a causa delle lungaggini burocratiche, e a volte in ragione di aperti contrasti tra Governi (da ultimo viene segnalato il caso del Congo), “conflitti nei quali a perdere sono prima di tutto i bambini incolpevoli e le famiglie destinatarie”.
Si fa notare poi come il numero di coppie che in Italia fanno richiesta di adozione sia calato drasticamente: da circa 6.000 nel 2006 si è passati a non oltre le 3.000 coppie nel 2013.
I dati sul primo semestre 2014 - a quanto riportato dalle associazioni operanti nel settore – mostrano un ulteriore crollo del 30%.
Gigli e Sberna sottolineano come i bimbi che devono essere adottati portino spesso sulle spalle segni di maltrattamenti e abusi, necessitando pertanto di percorsi di sostegno dopo l'adozione, soprattutto durante alcuni momenti particolari della loro crescita, come l'adolescenza.
I fondi per le famiglie che sostengono pesanti costi per l'adozione, ed in particolare per quelle che hanno adottato ragazzi difficili e che quindi devono intraprendere con loro un cammino di crescita speciale, sono inesistenti.
Secondo alcune associazioni del settore, da parte istituzionale si pone in essere una “grave irresponsabile distrazione verso una forma alta di accoglienza come l'adozione” e “verso un mondo elettoralmente poco rilevante come i bambini”.
Gli Onorevoli interroganti sottolineano che servirebbero circa 30 milioni per fornire risorse economiche ed umane al fine di evitare che tra qualche tempo tutto il sistema degli enti autorizzati salti, visto che molte sedi territoriali saranno costrette a chiudere.
Rilevano altresì la necessità di “un cambiamento culturale atto a superare la tendenza prevalente, volta a guardare soltanto ai bisogni degli adulti, ma non a garantire quel gesto d'amore che rende giustizia ad un bambino che la società non è stata in grado di aiutare, quell'atto di grande solidarietà e sacrificio che si compie attraverso l'adozione, che non è arduo definire speculare a quello che agli interroganti appare il solipsismo narcisista che fa da sostrato alla fecondazione eterologa.
Gigli e Sberna chiedono pertanto al Governo “quali urgenti iniziative intenda porre in essere al fine di sostenere ed incentivare quegli atti di grande solidarietà umana, quali le adozioni, in particolare quelle internazionali”, se intenda “adoperarsi al fine di reperire quei fondi necessari al sostegno del sistema di enti autorizzati, che rappresenta un tramite fondamentale ed insostituibile per il settore delle adozioni” e se reputi utile “adoperarsi in azioni diplomatiche volte ad agevolare le adozioni internazionali.


lunedì 28 luglio 2014

Riconoscimento dei matrimoni omosessuali avvenuti all'estero: interrogazione degli On. Gigli e Sberna


di Anna Fusina

Lo scorso 24 luglio, nella seduta della Camera nr. 271, gli Onorevoli Gian Luigi Gigli e Mario Sberna hanno presentato un'interrogazione a risposta scritta (nr. 4-05673) al Ministro dell’Interno ed a quello della Giustizia in merito al riconoscimento dei matrimoni omosessuali avvenuti all'estero da parte di alcuni Sindaci.
Gli interpellanti riportano, fra gli altri, il caso di Napoli in cui, “in data 14 luglio, presso palazzo San Giacomo, alla presenza del sindaco Luigi de Magistris, è stato trascritto nel registro dell'anagrafe cittadina, un matrimonio contratto all'estero fra persone dello stesso sesso: atto reso possibile grazie ad una direttiva del sindaco che consente all'anagrafe cittadina l'operazione di trascrizione. Il sindaco, secondo autorevoli fonti di stampa, avrebbe dichiarato: «Siamo convinti che il sindaco abbia il diritto e il dovere di far trascrivere presso gli uffici dell'anagrafe e dello stato civile i matrimoni che, purtroppo, per ora possono essere celebrati soltanto all'estero», asserendo inoltre che: «Questa trascrizione ha un valore anche giuridico: mette a pari livello un matrimonio etero e uno omosessuale, per esempio per partecipare alle politiche sociali della città oppure all'assegnazione delle case».”
Gli On. Gigli e Sberna rilevano poi come il 17 luglio anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, “abbia deciso di riconoscere i matrimoni gay celebrati all'estero, dichiarando: «Quando si tratta di diritti civili non arretriamo davanti a nessuno. Io non ho paura della parola matrimonio e noi riconosceremo, o almeno io chiederò che possano essere riconosciuti, i matrimoni, qualunque sia il sesso degli sposi, che sono celebrati all'estero». ”
Il 21 luglio 2014 poi, anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha emanato una direttiva che permetterà, a partire dal 15 settembre 2014, di trascrivere nei registri di stato civile del comune le unioni gay celebrate all'estero.
Gli interpellanti ricordano pure che, con sentenza n. 170 dell'11 giugno 2014, la Corte costituzionale, su giudizio incidentale sollecitato dalla Corte di cassazione, si è pronunciata su un matrimonio di una coppia eterosessuale regolarmente sposata nella quale però l'uomo decide di cambiare sesso e la coppia stessa decide di rimanere unita risultando così composta da persone dello stesso sesso. ed affermano che “la Consulta, 'pur nel dichiarare l'illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), con sentenza manipolativa additiva volta a prevedere che «la sentenza di rettificazione dell'attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore», pur considerando al punto 5.5 che «nella nozione di formazione sociale – nel quadro della quale l'articolo 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo – è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia», ha però molto chiaramente sottolineato al punto 5.1 dei considerata che «la situazione [...] di due coniugi che, nonostante la rettificazione dell'attribuzione di sesso ottenuta da uno di essi, intendano non interrompere la loro vita di coppia, si pone, evidentemente, fuori dal modello del matrimonio – che, con il venir meno del requisito, per il nostro ordinamento essenziale, della eterosessualità, non può proseguire come tale».
Sintetizzando, la nostra Suprema Corte si è pertanto tenuta ben lontana dal ritenere legittimo il matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento costituzionale e conseguentemente gli On. interroganti dichiarano come sembri molto arduo considerare legittimo il riconoscimento giuridico da parte delle nostre istituzioni nazionali e locali del matrimonio omosessuale, pur se celebrato all'estero.
Gli Onorevoli Gigli e Sberna chiedono dunque ai Ministri dell'Interno e della Giustizia se intendano rilevare l'illegittimità della condotta dei Sindaci coinvolti e “quali urgenti iniziative, anche di natura normativa, intendano porre in essere al fine di colmare un evidente vuoto normativo in merito, seguendo il dettato dell'articolo 29 della Costituzione che impone alla Repubblica il riconoscimento dei «diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», tenendo conto del principio da ultimo espresso con la sentenza Corte Cost. n. 170 del 2014, ove si dichiara con estrema chiarezza che requisito essenziale del matrimonio è la «eterosessualità» della coppia.”




















































lunedì 24 febbraio 2014

Opuscoli “Educare alla diversità a scuola”: interpellanza al Presidente del Consiglio


di Anna Fusina

Nella seduta n. 176 del 19 febbraio scorso gli On. Gianluigi Gigli e Mario Sberna hanno presentato un'interpellanza (n. 2-00414) al Presidente del Consiglio relativamente alla pubblicazione dei tre opuscoli dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, prodotti a cura dell’Istituto Bech e dell’UNAR, ufficio afferente al Dipartimento Pari Opportunità dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Gli Onorevoli interpellanti sottolineano come il contenuto dei suddetti opuscoli, pubblicati sotto l’egida e con il logo della “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità”, si proponga esplicitamente di “rendere le scuole più aperte e accettanti, scuole delle pari opportunità, che consentano e favoriscano lo sviluppo sano di tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale; di fornire agli insegnanti gli strumenti per approfondire le varie tematiche legate all’omosessualità, così da diventare essi stessi educatori dell’omofobia”.
In realtà però, affermano Gigli e Sberna, “le ”Pari Opportunità”, secondo gli autori dei tre volumetti, consisterebbero nell’insegnare a tutti gli alunni, dalle elementari alle superiori, che la famiglia padre-madre-figli è solo uno «stereotipo da pubblicità», che i due generi maschio e femmina sono un’astrazione, che leggere romanzi in cui i protagonisti sono eterosessuali è una violenza, che la religiosità è un disvalore, arrivando al ridicolo di censurare le favole in quanto appiattite sulla presentazione di solo due sessi e non già di sei generi o a proporre problemi di matematica che partono da situazioni in cui operano nuovi modelli di famiglie omosessuali”. I tre opuscoli suddetti, a parere degli Onorevoli interpellanti, si collocano in continuità con precedenti iniziative rieducative dello stesso UNAR, dirette ai professionisti dell’informazione, al personale della scuola e agli studenti di ogni ordine e grado (già segnalate con una precedente interpellanza degli stessi onorevoli interroganti rivolta al Ministro dell’Istruzione, depositata in data 14/01/14, alla quale aveva dato risposta il sottosegretario Marco Rossi Doria in data 17/01/14) che scavalcano deliberatamente la libertà e le scelte educative delle famiglie dei ragazzi.
Gli On. Gigli e Sberna rilevano che “di fronte alle proteste e alla richieste di spiegazioni, il Ministero dell’Istruzione ha sostenuto di non sapere nulla dell’iniziativa dell’UNAR e, in particolare, di non aver richiesto e in alcun modo approvato la produzione del materiale didattico predisposto dall’UNAR” e che il sottosegretario del MIUR Gabriele Toccafondi “ha dichiarato in data 15 febbraio 2014 che "il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'UNAR e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave”, aggiungendo che “l'UNAR sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo.” e che “una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".
Gli Onorevoli interroganti evidenziano come il Vice Ministro Maria Cecilia Guerra, titolare della delega per le Pari Opportunità abbia decisamente smentito la paternità dell’iniziativa, affermando di ignorarne addirittura l’esistenza ed abbia stigmatizzato il comportamento del Direttore dell’UNAR, Marco De Giorgi (oggetto fra l'altro di una “nota formale di demerito” da parte del Dipartimento delle Pari Opportunità, per aver diffuso materiale mai prima approvato e addirittura sconosciuto a chi di dovere), criticando la decisione presa da quest'ultimo in totale autonomia e giudicando “non accettabile che materiale dibattito su questi argomenti sia diffuso dagli insegnanti da un Ufficio del Dipartimento Pari Opportunità senza alcun confronto con il Miur”.
Per tutti i suddetti motivi gli interpellanti Gianluigi Gigli e Mario Sberna chiedono al Presidente del Consiglio:
quali iniziative pensi di intraprendere per rispondere all’allarme educativo creato in molte famiglie dalle iniziative dell’UNAR;
in che modo intenda muoversi per ricondurre l’UNAR ai suoi compiti istituzionali evitando per il futuro che tale ufficio possa occuparsi di rieducare gli Italiani e in particolare gli studenti al politically correct del pensiero unico delle associazioni LGBT;
se ritenga opportuno sostituire urgentemente il Direttore dell’UNAR, responsabile di abuso di delega e di essersi sostituito all’autorità politica in iniziative che coinvolgono aspetti molto rilevanti della vita sociale e ambiti molto delicati del processo educativo delle giovani generazioni;
chi abbia autorizzato la spesa di fondi europei generata dalle iniziative del predetto Direttore dell’UNAR e, nel caso essa non fosse stata autorizzata, se non ritenga che lo stesso funzionario debba essere considerato responsabile della spesa non giustificata e come tale tenuto a risarcirla;
se non intenda risolvere immediatamente il contratto con l’Istituto Bach, in essere dal 2012 per evidente uso a fini ideologici del rapporto con la Pubblica Amministrazione.”