Visualizzazione post con etichetta cecità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cecità. Mostra tutti i post

sabato 18 ottobre 2014

Un Albero Indiano. Se uno scultore cieco insegna l'arte in India

Corriere della Sera - Invisibili del 18-10-2014


di Claudio Arrigoni

C’è una scuola dove ci sono materie diverse. “Non insegniamo l’alfabeto, insegniamo le abilità”. E’ lontano, dall’altra parte del mondo. Ci è stata Takisha, 10 anni, che non vede da quando ne aveva cinque e ha la voce da usignolo. E Lumiang, 20 anni, nato sordo e cieco, con problemi di relazione. La Bethany school di Shillong, India remota non lontano dal Bangladesh, ha dato forma ai loro sogni. Anche in senso letterale. Lo ha fatto con l’aiuto di Felice Tagliaferri, straordinario scultore non vedente, che ha portato e insegnato la sua arte. Facendo capire: “Si può fare!” Lo ha fatto grazie a Cbm Italia, la più grande organizzazione non governativa che combatte le disabilità visive nel mondo (e basta poco: si digita 45594 e con 2 euro si salva una persona, in particolare un bambino, dalla cecità).
In quei giorni in India con Felice, amico di InVisibili, c’erano il regista Silvio Soldini e il documentarista Giorgio Garini. E’ nato così “Un Albero Indiano”, un documentario bellissimo, dove la voce narrante è Tagliaferri, ma i protagonisti sono i 15 bambini e gli insegnanti che alla Bethany School hanno imparato da lui l’arte della lavorazione della creta. Soldini e Garini continuano il percorso con Cbm nel racconto delle storie di persone cieche iniziato con “Per Altri Occhi”. Lì si intrecciavano le vite di chi non vede, con immagini lontane dallo stereotipo di chi non ha la vista. Tagliaferri era uno dei protagonisti. Questa volta con loro è volato lontano, povertà che non ha fine, dignità immensa: “Io non parlo la loro lingua, loro non parlano la mia, ma comunichiamo con il cuore e ci capiamo benissimo”. Dalla Bethany School sono passati 400 bambini. E’ nata grazie a Bertha Gyndykes Dkha, divenuta cieca per una retinite pigmentosa. Spiega Rosa, la direttrice: “Il focus non è sulle loro difficoltà, ma sulle loro abilità”. Una scuola inclusiva, fra India e Bangladesh.

Tra i banchi della Bethany School si compie il miracolo. E’ vero che Felice non conosce nulla della lingua, ma la modalità di comunicazione che trova con i bambini ciechi, sordi o sordociechi è quella dell’arte. Alla fine sarà un albero, bellissimo, che nasce da mille mani diverse, che alcuni non potranno vedere, ma sentono, toccano, fanno loro. Ogni giorno si lavora insieme per un obiettivo. “Per imparare a fare il passo più lungo della gamba”: Felice rovescia i luoghi comuni attraverso le sue mani che plasmano e toccano e non si fermano mai. “Digli che può lisciare meglio: gli occhi non gli funzionano, ma il tatto sì”, fa spiegare a uno degli allievi. In quindici giorni, ragazzi e ragazze, chi normodotato, chi cieco o sordo, chi con difficoltà relazionali o intellettive, imparano a lavorare la creta, ognuno a suo modo. Non ci sono distinzioni per Felice: “Non esistono i disabili e gli abili, tutti hanno le loro disabilità, tutti possono trovare le loro abilità”.

Da quei giorni in India, grazie al sostegno di Cbm Italia, alla Bethany School si è avviato un laboratorio permanente di lavorazione della creta aperto a tutti, bimbi normodotati o con cecità e sordità, senza differenze. Il documentario di Silvio Soldini e Giorgio Garini ha dentro i valori di Cbm, dall’inclusione alla valorizzazione delle abilità, ma sa raccontarli dentro la storia con “letizia e allegria di fondo”, per usare parole di Soldini. Bella questa: letizia. Si può usare anche in situazioni che appaiono difficili? “Un Albero Indiano” ci dice di sì ed è bello che una organizzazione come Cbm, che opera in 70 Paesi con 700 progetti in situazioni difficili e spesso drammatiche, abbia attenzione nel comunicare così. Cbm fa molto con poco. Per superare la cataratta basta un intervento di 30 minuti, per vincere il Tracoma, chiamato “malattia dell’acqua” perché da quella si prende, basta una goccia di medicina, ma deve essere usata velocemente. Fino al 1 novembre sarà possibile sostenere la campagna “Apriamo gli occhi”: 45594 per sostenere i progetti in 14 Paesi in via di sviluppo, con operazioni oculistiche per bambini delle famiglie più povere, allestire cliniche oculistiche mobili, svolgere attività di screening, distribuire occhiali.

“Un Albero Indiano” ci spiega che un altro mondo è possibile. Felice Tagliaferri ci insegna come si ribalta il pensiero. Silvio Soldini e Giorgio Garini ci mostrano quanto tutto questo sia bello. Con letizia e allegria.

martedì 24 dicembre 2013

Gli Angeli sulla Terra

imagesCASBUN6X

Si racconta che un giorno dal cielo il Signore Iddio stava osservando come si comportavano gli uomini sulla terra. Fra loro regnava la desolazione.
«Sono più di 5 miliardi gli uomini sulla terra e ancora sembrano pochi per accogliere tutta la grandezza dell’amore» disse fra sé.
Vide che vi erano tanti fratelli in guerra; sposi e spose che non si sopportavano più; ricchi e poveri che si disprezzavano divisi fra loro; sani e ammalati lontani e indifferenti gli uni dagli altri; netta separazione e distinzione tra liberi e schiavi…
Un bel giorno il Signore riunì un esercito di angeli e disse loro:
«Avete visto gli esseri umani? Hanno bisogno di aiuto! Sarà necessario che voi andiate giù sulla terra in mezzo a loro».
«Noi?» chiesero gli angeli preoccupati ed emozionati, anche se pieni di fede.
«Sì – continuò il Signore – voi siete proprio le persone adatte. Nessun altro potrebbe assolvere l’incarico che sto per darvi. Ascoltate: quando ho creato l’uomo, l’ho fatto ad immagine e somiglianza mia, ma con talenti speciali per ognuno. Ho desiderato differenze fra loro, perché tutti insieme formassero il Regno. Così ho progettato per loro il mio piano. Alcuni dovevano essere molto ricchi per poter dividere le proprie ricchezze con i poveri; altri dovevano godere di buona salute per poter aver cura degli ammalati. Alcuni dovevano essere saggi e altri molto semplici, per manifestare tra loro sentimenti di amore, di ammirazione e di rispetto. I buoni dovevano pregare per coloro che si comportavano come se fossero cattivi. Il paziente e mansueto doveva tollerare il nervoso e collerico… ma… ma tutto questo non è stato!
Voglio fermamente che il mio piano si realizzi, perché desidero che l’uomo possa godere, già nella sua esistenza sulla terra, la felicità eterna. Per realizzarlo voi andrete laggiù sulla terra con loro!»
«Ma di che si tratta?» domandarono gli angeli un po’ inquieti.
Allora il Signore spiegò ogni cosa:
«Siccome gli uomini hanno dimenticato che li ho creati distinti e diversi tra loro, perché si completassero gli uni gli altri così da formare il corpo del mio amato Figlio, e inoltre sembra che non si rendano conto che io li voglio differenti perché raggiungano la perfezione, voi stessi andrete sulla terra con loro dotati di varie “distinzioni”».
E diede a ciascuno il suo incarico:
«Tu avrai memoria e capacità di concentrazione superlativa: sarai cieco.
Tu avrai pensieri profondi, scriverai libri, sarai poeta: avrai paralisi cerebrale infantile.
A te darò il dono dell’amore personificato, ci saranno molti altri come te su tutta la terra e non ci sarà distinzione di razza, perché tutti avranno la faccia, gli occhi, le mani e il corpo come se fossero fratelli di sangue: avrai sindrome di Down.
Tu sarai piccolo di statura, ma la tua simpatia e il tuo senso dell’umore arriveranno fino al cielo: sarai osteocondrodisplasico (di bassa statura).
Tu userai la creazione nel mondo, che io ho pianificato per gli uomini. Avrai un’alterazione mentale e mentre gli altri si preoccuperanno per i progressi scientifici e tecnologici, tu ti arricchirai osservando una formica, un fiore. Sarai felice, molto felice, perché amerai tutti e non giudicherai nessuno. Vivrai sulla terra, ma la tua mente si manterrà in cielo: preferirai ascoltare la mia voce piuttosto che quella degli uomini: avrai autismo.
Tu sarai abile come nessun altro: sarai focomelico e farai tutto con le gambe e con la bocca.
Infine all’ultimo angelo disse:
Tu sarai un genio, ti toglierai le ali prima di andare sulla terra e andrai laggiù con la spina dorsale aperta, gli uomini ripareranno il tuo corpo però dovrai darti da fare per trionfare: avrai mielomeningocele, che significa “miele venuto dal cielo”».
Gli angeli si sentirono felici con le “distinzioni” del Signore, però provarono grande pena al pensiero di doversi allontanare dal cielo per compiere la loro missione e chiesero al Signore:
«Quanto tempo dovremmo vivere senza vederti? Quanto tempo lontano da te?»
«Non preoccupatevi, starò con voi tutti i giorni. Comunque al massimo questa esperienza durerà dai sessanta agli ottanta anni terrestri».
«Sta bene, Padre. Sarà come tu dici. 80 anni sono un istante nell’orologio eterno, ci rivedremo qui tra poco!» dissero gli angeli all’unisono e discesero sulla terra emozionati.
Ognuno giunse al ventre di una madre. Lì si formarono durante 6, 7, 8 o 9 mesi. Alla nascita furono accolti con profondo dolore, causarono paura e angustia.
Alcuni genitori ricusarono il peso e il compito, altri l’accettarono come allibiti, altri si sentirono in colpa fino a rompere il matrimonio e dividersi e altri ancora piansero con amore e accettarono il loro dovere.
In ogni modo, qualunque sia stata la sorte di ciascuno, siccome gli angeli conoscono la loro missione e possiedono le virtù della fede, della speranza e della carità – e tante altre ancora, tutte governate dall’amore – hanno saputo perdonare ed ora con grande pazienza passano la vita illuminando tutti coloro che hanno voluto amarli.
Continuano a giungere angeli sulla terra con spiriti superiori in corpi limitati e continueranno ad arrivare finché ci saranno uomini sul pianeta.
Dio vuole che stiano tra noi per darci l’opportunità di lavorare per loro, di imparare da loro. Lavorare è servire, servire è vivere, vivere è amare, perché la vita ci è stata data per questo. «Colui che non vive per servire, non serve per vivere».

Fiaba sudamericana
Traduzione di don Mario Castagnini