
Intervista
con la postulatrice della causa di canonizzazione del celebre
scienziato francese, che ha scelto di seguire Cristo a rischio della
sua carriera
E'
morto uno dei più grandi scienziati del mondo, ma prima ancora di
Dio.
Questa frase può giustamente descrivere Jérôme Lejeune,
scopritore della sindrome di Down e padre della genetica moderna: uno
scienziato che cadde dall'apice della sua carriera per seguire la sua
coscienza e le promesse battesimali al fine di difendere le vite
delle persone con sindrome di Down.
Il Servo di Dio Jérôme
Lejeune (1926-1994), che ha guadagnato consensi e riconoscimenti
internazionali per il suo lavoro nel campo della genetica, amava
profondamente i bambini con sindrome di Down, e sperava che la sua
scoperta del 1958 avrebbe potuto aiutare a trattare o curare la loro
condizione. Ma 10 anni più tardi, il mondo abbracciava
l'aborto ed usava
la sua scoperta nelle diagnosi prenatali per abortire i bambini con
sindrome di Down e con altre anomalie cromosomiche.
Nel 1969
Lejeune ricevette il William Allan Award, il premio più prestigioso
del mondo per il lavoro nel campo della genetica e ne fece
l'occasione per parlare contro l'aborto. Dopo quel discorso, disse a
sua moglie: "Oggi ho perso il mio
premio Nobel per la medicina."
La
difesa da parte di Lejeune delle persone con sindrome di Down lo ha
costretto alla
solitudine all'interno del mondo scientifico. Tuttavia, il Beato Papa
Giovanni Paolo II, stese la mano per aiutare lo scienziato francese
fondando la Pontificia Accademia per la Vita e lo nominò suo primo
presidente, poco prima della sua morte avvenuta
nell'aprile 1994 per cancro ai
polmoni.
Oggi, Lejeune è sulla strada della santità, poichè
la sua causa è stata spostata dall'Arcidiocesi di Parigi a
Roma.
Aude Dugast, la postulatrice della causa di Lejeune, ha
parlato con il Register
dopo un discorso sulla vita di Lejeune presso il Catholic Information
Center di Washington, condividendo alcuni approfondimenti sulla
santità eroica di
Lejeune e sulla fase del processo di canonizzazione.
(Nota:
l'intervista è stata data in francese e in inglese e viene
modificata
in
lunghezza e stile)
Madame
Dugast, perché Jérôme Lejeune è un santo così importante per i
nostri tempi?
Era veramente
un apostolo della carità, un apostolo della vita e apostolo della
verità. Oggi, con il nostro mondo attanagliato dalla cultura della
morte, abbiamo davvero bisogno di una persona che ci possa indicare
la via per fare il meglio che possiamo per gli altri. Egli mostra a
tutti gli scienziati e a tutti i medici che fede e ragione sono
davvero complementari - che non vi è alcuna contraddizione - e
questo è molto importante oggi.
Molte persone pensano che se si vuole essere un santo, allora non si
può non essere uno scienziato. Altri dicono che se si vuole essere
un buon scienziato o un buon ricercatore, allora non si può essere
cattolici. E 'semplicemente pazzesco, terribile. E Lejeune ha
dimostrato che ciò non è vero.
Cosa
ha ispirato Lejeune a cercare il gene che causa la sindrome di
Down?
La sua motivazione era
l'amore. Egli si è preso carico di questi bambini, ed era veramente
innamorato di loro. Vide che era così dura per loro e voleva
veramente rendere la loro intelligenza libera [dalle
limitazioni].
Così ha voluto trovare una cura - ma si rese conto
che prima di avere la terapia, doveva trovarne l'origine.
Ha
mai immaginato, al momento della sua scoperta, che la gente l'avrebbe
usata per scopi malvagi?
Oh
no, assolutamente! Era il 1958, non vi era alcuna idea su
questo. L'aborto ufficialmente non esisteva
nel mondo. Ciò
era fuori dai pensieri di tutti. Sir Albert Liley, che ha fornito le
diagnosi della sindrome di Down studiando il liquido amniotico, era
anche un uomo molto cattolico. Jérôme Lejeune e Sir Albert erano
profondamente cattolici
e, più tardi, hanno visto che le scoperte che avevano fatto per
curare i bambini sono state poi utilizzate per ucciderli. Ciò li
sconvolse, e questa è stata la tragedia delle loro vite.
Ha
avuto la sensazione che nel tentativo di salvarli, li aveva
inavvertitamente condannati?
E
'stato un dolore per lui che la sua scoperta, che aveva fatto per
curarli, sia
stata utilizzata
per ucciderli.
Non
si sentiva responsabile delle loro morti ... ma avendo scoperto la
causa della sindrome di Down, sentì la massima responsabilità per
le vite di questi bambini.
Era
al culmine della sua carriera. Aveva capito che questa decisione di
difendere la loro vita sarebbe stata la sua rovina all'interno del
mondo scientifico ed accademico?
Sì.
Era assolutamente consapevole di questo. Sapeva che aveva molto da
perdere, e lui lo perse. In Francia, nel 1970, è stato terribile.
C'è stata una grande battaglia da fare,
se si era contro l'aborto!
"A
morte Lejeune e i suoi mostriciattoli"-
è stato scritto nel laboratorio di Lejeune [da parte di persone che
erano contro di lui]. Quando lui prendeva
la parola, la gente gli gettava addosso pomodori, la violenza verso
di lui era semplicemente incredibile.
Sentiva veramente che non
poteva essere tranquillo perché era un medico, il loro difensore
naturale e anche un Cristiano. E questo è il punto: avrebbe potuto
semplicemente stare zitto e non coinvolgersi personalmente nella
battaglia contro l'aborto. Ma ha scelto di parlare, e questo è il
punto eroico della sua vita: egli ha scelto di parlare, sapendo che
avrebbe perso tutto. A questo punto, possiamo vedere come
egli abbia scelto di seguire Cristo fino
alla croce.
La sua santità
eroica inizia a questo punto? La sua scelta sembra così simile a
quella di San Tommaso Moro...
Amava
San Tommaso Moro! Era uno dei suoi santi preferiti - e proprio per
questo motivo: San Tommaso Moro ha scelto di seguire la propria
coscienza. Per Jérôme Lejeune, era esattamente lo stesso.
Ma non
direi che la sua santità sia
iniziata lì.
Credo davvero che la sua santità sia
iniziata con il
battesimo. E ' stato a causa della fedeltà al suo battesimo che
quando ha dovuto fare un passo in più, lo ha fatto. Quindi quello
che voglio dimostrare
è che anche noi possiamo farlo per fedeltà al nostro
battesimo.
Come può ispirarci
oggi questa testimonianza? Penso che molti di noi segretamente si
aggrappano all'idea sbagliata che la santità sia solo per i monaci,
suore o sacerdoti.
Precisamente.
Intendo dire che
è stata solamente la sua fedeltà alla sua promessa battesimale e la
sua consapevolezza del Vangelo: "Quello
che fate al più piccolo di questi, lo fate a me."
Questa è la carità. Ed è stato molto chiaro per lui che non si può
dire: "Io credo in Dio! ", e non prendersi cura di questi
bambini o addirittura dire che si vuole ucciderli. Perché Dio si è
fatto carne – in Gesù - e crediamo che ogni bambino sia fatto a
immagine di Dio. E così, se uccidiamo un bambino, noi uccidiamo Dio.
Era assolutamente evidente per lui, e se noi abbiamo fede, deve
essere evidente anche per noi. Quindi la lezione è solo quella
di seguire la tua fede, seguire la tua carità. E a volte la carità
ti dice: “No, tu non puoi farlo.” E così, a quel punto, si deve
scegliere: “Devo seguire la mia coscienza o devo seguire altre
cose?” E tutti noi dobbiamo fare questo. Ma Jérôme Lejeune (in un
modo molto, molto semplice) ha sempre scelto la sua coscienza.
Come
ha fatto il suo matrimonio ad aiutarlo nel suo cammino verso la
santità? Le nostre vocazioni sono così essenziali per seguire Gesù
Cristo. Lejeune sembrava pensare che sua moglie fosse
la
sua
partner in ogni cosa della sua vita, anche nelle sue scoperte. Come
l'ha aiutato questo ad essere santo?
Credo
davvero che Jérôme Lejeune non sarebbe stato Jérôme Lejeune senza
sua moglie. Sono molto complementari insieme, come fede e ragione!
Lei è molto semplice e pratica e molto fedele, e lei ama suo marito,
e lui pure amava lei. Hanno deciso insieme di cercare di curare
questi bambini quando erano appena fidanzati. Lui non fu mai solo:
lei era sempre accanto a lui, sempre per aiutarlo, per sostenerlo. A
volte era difficile, soprattutto nelle battaglie politiche, ma lei ha
fatto tutto con lui.
Dove
si trova il processo di canonizzazione in questo momento?
Il
processo è a Roma da due anni. Il processo diocesano è terminato
nel 2012. Così, ora ho scritto la Positio, il libro in cui devo
dimostrare che Jérôme Lejeune ha praticato tutte le virtù
teologali: (fede, speranza e carità), cardinali (giustizia,
fortezza, temperanza, prudenza) e le virtù minori: umiltà, povertà,
castità, obbedienza.
In
questo momento ci sono miracoli che sono stati attribuiti a lui?
Non
ancora. In questo momento, abbiamo enormi grazie. Ma non abbiamo
ancora un miracolo. Avremo bisogno di un miracolo dopo che la positio
è terminata.
Grazie mille,
Signora Dugast. Qualche pensiero finale per i nostri lettori riguardo
a come far proseguire
il processo di canonizzazione?
Pregate.
Pregate per intercessione di Jérôme Lejeune, soprattutto nei
periodi di crisi. E' molto importante pregare, soprattutto per un
miracolo. Abbiamo bisogno di molti miracoli, in modo da poter
scegliere il migliore. E' importante, perché i mass media, in
particolare in Francia, faranno tutto
quello che potranno per dire
che un miracolo
non è un miracolo, che non è vero, ecc. Quindi abbiamo bisogno di
pregare perché ci sia dato un miracolo perfetto.
Traduzione a cura di
Anna Fusina per gentile concessione di ncregister.com