Tesi Corso Perfezionamento in Bioetica di Anna Fusina
Vai al documento
sabato 19 gennaio 2013
sabato 12 gennaio 2013
La scienza contro i “pro-choice”: l’aborto aggrava la salute psichica della donna
Nelle legislazioni dei paesi in cui si può abortire liberamente, la tutela della salute psichica della donna
è una delle motivazioni più ricorrenti per giustificare l’accesso
all’interruzione volontaria di gravidanza. L’aborto sembra però
adempiere allo scopo opposto: praticato per la salvaguardia della salute
mentale delle donne, comporta un aumento considerevole del rischio di
incorrere in problemi psichici.
Negli ultimi anni, infatti, diversi
studi hanno analizzato la ricorrenza delle malattie mentali nel periodo
post-aborto. Ultimo in ordine di tempo quello pubblicato dalla rivista medica peer-rewieved “The British Journal of Psychiatry”
a cura della professoressa Coleman della Bowling Green State
University. La ricercatrice statunitense si è occupata della revisione
dei dati di 22 studi su quasi novecentomila donne, di cui 163.831 con
una interruzione di gravidanza alle spalle. Numeri che fanno di questo
articolo la più ampia relazione per la valutazione dell’impatto
dell’aborto sui disturbi mentali. Un lavoro importante dunque, con una
conclusione allarmante: per le donne che si sono sottoposte ad un aborto
è aumentato del 81% il rischio di problemi di salute mentale. Aumentano
sensibilmente anche il rischio di cadere in depressione e quello di
incorrere in disturbi d’ansia. Più che raddoppiato, invece, il rischio
di suicidi; sul fronte delle dipendenze sale del 110% il rischio di
alcoolismo e addirittura del 230% quello del consumo di marijuana. I
risultati sono coerenti con uno studio realizzato sempre dalla Coleman, nel 2005, dal quale si evince una chiara correlazione tra aborto indotto e aumento di problemi psicologici.
La prospettiva del ricorso all’aborto
per salvaguardare la salute psichica sembra essere sconfessata anche
dagli studi di altri ricercatori, come quello del team guidato dalla ricercatrice canadese Mota,
che ha compiuto uno studio su un campione rappresentativo della
popolazione statunitense pubblicato nel 2010. Queste le conclusioni: «Il nostro studio conferma una forte associazione tra aborto e disordini mentali».
Tra le donne che erano passate da una esperienza di aborto indotto è
stato osservato un aumento del 61% della fobia sociale e del 59% del
rischio di propositi di suicidio, mentre salivano vertiginosamente del
261% il rischio di alcoolismo e del 313% quello della dipendenza da
stupefacenti. Risultati coerenti con quelli ottenuti nel 2009 e pubblicati sulla Revista da Associação Médica Brasileira (RAMB), dove si mostra che le donne che hanno avuto un aborto indotto hanno maggiori tassi di ansia, depressione, sentimenti problematici e bisognose di un sostegno psicologico. Lo stesso è stato riportato maggio 2008, su Gynécologie obstétrique et fertilité,
il mensile di informazione scientifica dei medici francesi, dove i
risultati rivelano il trauma psicologico causato dall’aborto
“terapeutico”: significativo disagio vissuto dalla donna, accentuato dall’onnipresente senso di colpa e sintomi persistenti di ansia e depressione.
In un recente articolo significativamente intitolato “La menzogna dell’aborto che cura” il dottor Renzo Puccetti, specialista in Medicina Interna e membro dell’Unità di Ricerca della European Medical Association, conclude scrivendo: «allo stato delle conoscenze è incontestabile anche per gli stessi abortisti che l’aborto non è per niente terapeutico; a livello di salute pubblica costituisce una procedura per le donne di nessuna utilità al fine della salvaguardia della loro salute mentale,
si tratta in sostanza di una procedura futile. A livello fattuale il
“serio pericolo per la salute della donna” posto a giustificazione della
richiesta di aborto dalla legge italiana non riceve alcuna mitigazione
dall’aborto. Vorrà il mondo della politica, dell’informazione, della
cultura, della legge prenderne atto e trarne le logiche conseguenze?».
Maurizio Ravasio
http://www.uccronline.it
giovedì 10 gennaio 2013
Assegno maternità, bonus bebè e fondo nuovi nati: le indicazioni per richiederli
Che agevolazioni economiche vi sono quando nasce un bambino? Spesso si fa molta confusione tra assegni di maternità, bonus bebè e simili.
Preliminarmente pare opportuno chiarire che assegno di maternità e bonus bebè sono due cose distinte. Infatti l’assegno di maternità spetta a tutte le donne in possesso di determinati requisiti, mentre il bonus bebè viene gestito in maniera differente da regione a regione.
Innanzitutto analizziamo gli assegni di maternità. Essi sono di due tipi: vi è quello statale, e quello comunale.
I requisiti per richiederli sono molteplici, ma in generale si possono suddividere sulla base dell’ente che li eroga; vediamo i più importanti:
A- Assegno di maternità erogato dallo Stato:
può essere richiesto dalla madre, anche adottiva, oppure dal padre solo in presenza di determinati requisiti (abbandono del figlio da parte della madre o affidamento esclusivo del figlio al padre; decesso della madre naturale o di quella adottiva o affidataria preadottiva).Per poter richiedere l’assegno di maternità dallo Stato, la madre, se lavoratrice, deve avere almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l’effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione. Qualora la donna abbia svolto un’attività lavorativa di almeno 3 mesi e poi abbia perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali, il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto e la data del parto (o dell’effettivo ingresso in famiglia del bambino in caso di adozione o affidamento) non deve essere superiore al periodo di fruizione delle prestazioni godute e comunque non superiore a 9 mesi. Infine, se la madre durante il periodo di gravidanza ha cessato di lavorare per recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro, deve poter far valere 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi antecedenti al parto. (Il discorso cambia leggermente qualora la madre abbia usufruito di determinate prestazioni economiche (mobilità – disoccupazione ordinaria o con requisiti ridotti – CIGO o CIGS – malattia – maternità – ASU o LPU).)
La domanda tesa ad ottenere l’assegno di maternità dello Stato deve essere presentata presso la sede INPS di competenza entro il termine perentorio di 6 mesi dalla nascita del bambino, o dall’ingresso del minore nella famiglia, qualora si tratti di adozione o affidamento.
B – Assegno di maternità erogato dai Comuni:
Questo tipo di assegno spetta alle madri non lavoratrici, e alle madri lavoratrici che non abbiamo però diritto all’indennità erogata dall’INPS o alla retribuzione nel periodo di astensione per maternità.Può essere richiesto dalle madri che abbiano la cittadinanza italiana, comunitaria o extracomunitaria ma che, in quest’ultimo caso, siano in possesso della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Requisito comune è la residenza in Italia al momento del parto.
L’erogazione di questo assegno è subordinata alla presenza di un requisito economico: è necessario, infatti, che il reddito ed il patrimonio posseduti dal nucleo familiare della madre al momento della data della domanda di assegno siano inferiori ad un determinato valore ISE (Indicatore della Situazione Economica) predeterminato[ii].
Attualmente l’importo dell’assegno comunale (in misura piena) è pari ad € 311,27 mensili, per complessivi € 1.556,35 (€ 311,27 per 5 mesi).
La domanda deve essere presentata presso il proprio comune di residenza, entro il termine di sei mesi dalla nascita del bambino (o dall’ingresso del minore nella famiglia, in caso di adozione o affidamento).
Che cos’è, invece, il bonus bebè?
In generale, possiamo dire che è un assegno una tantum che viene concesso in occasione della nascita o dell’adozione di un figlio. Non vi è però una regolamentazione unitaria: ogni regione e/o comune decide se erogarlo (qualora possieda fondi sufficienti), quanto erogare, e le modalità di fruizione[iii].Fondo di credito per i nuovi nati
Opera su tutto il territorio nazionale, invece, il Fondo di credito per i nuovi nati. Le famiglie nelle quali nasce un bambino potranno ottenere un prestito per un ammontare fino a € 5.000 da restituire entro al massimo 5 anni. Il prestito è particolarmente favorevole poiché le banche e gli intermediari finanziari che aderiscono all’iniziativa si sono impegnati ad applicare ai finanziamenti garantiti dal Fondo un tasso annuo effettivo globale (TAEG) fisso non superiore al 50% del tasso effettivo globale medio (TEGM) sui prestiti personali, in vigore al momento in cui il prestito è concesso[iv].L’elenco degli Istituti di credito che aderiscono al Fondo è consultabile alla pagina http://www.fondonuovinati.it/elenco_banche.html.
Dott.ssa Nadia Andriolo
http://www.inps.it/portale/default.aspx?lastMenu=5690&iMenu=1&iNodo=5690&p1=2
[ii] http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=6595
[iii] A titolo di esempio: http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/famiglia-casa/politiche-famiglia/FOGLIA2/; http://www.attivitasociali.palermo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=474:bonus-bebe-2012-a-partire-dal-1-agosto-2012-sara-possibile-presentare-istanza-per-la-concessione-del-bonus-di-euro-100000-per-la-nascita-o-adozione-di-un-bambino-per-lanno-in-corso&catid=33:avvisi&Itemid=226.
[iv] http://www.fondonuovinati.it/fondo.html
venerdì 4 gennaio 2013
I suoi primi nove mesi
Sempre più studi danno risalto alle esperienze del nascituro. Che sente, si emoziona. E dialoga con mamma e papà.
Chissà
per quanto tempo le mamme hanno tenuto per sé questo segreto: che il
bambino che stava crescendo dentro di loro, avesse già una personalità,
uno stile proprio, e che con loro condividesse sensazioni, sogni,
insomma che in molti modi già comunicasse. Probabilmente per tutto il
tempo in cui la scienza (al maschile) proclamava che il bambino alla
nascita era “tabula rasa”, un terreno vergine su cui solo a poco a poco
l’ambiente avrebbe potuto finalmente agire, le mamme saranno state
zitte, coltivando le proprie sensazioni.
Ma oggi anche la “scienza ufficiale” dà loro ragione: “Ormai dalla metà degli anni Ottanta sappiamo con sicurezza che il bambino prima della nascita avverte sensazioni e sperimenta situazioni che gli servono sia per il suo sviluppo sia come una sorta di preparazione alla vita post-natale”, spiega il dottor Carlo Bellieni, neonatologo presso l’Unità operativa di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Siena, coordinatore di uno studio dell’Università di Siena sulla memoria pre-natale. <<Infatti, non solo nel bambino si attiva molto presto la capacità di rispondere agli stimoli, ma questo sistema è anche, per così dire, “ridondante”, il che rende alcune sue percezioni sensoriali particolarmente acute”.
Ma che cosa, esattamente, è in grado di percepire il feto? <<Non dobbiamo immaginare l’ambiente uterino come una cassaforte, ma semmai come una specie di “filtro”. Alcuni stimoli, per esempio, i rumori ambientali, vi giungono attutiti altri come il battito del cuore, i “rumori” intestinali materni, sono invece percepiti con particolare intensità.>>.
I primi sensi ad attivarsi, nei primissimi stadi dello sviluppo, sono l’ olfatto e il gusto: “Alla base della testa del feto si trova una struttura primitiva che serve proprio a sentire gli odori e i sapori nell’acqua”, afferma il neonatologo. “Il liquido amniotico ha un odore e un gusto molto simili a quelli del latte materno: il fatto che il feto possa “assaporarli” durante i nove mesi, fa sì che possa riconoscerli più avanti, una volta che la mamma lo attaccherà al seno”.
Ma oggi anche la “scienza ufficiale” dà loro ragione: “Ormai dalla metà degli anni Ottanta sappiamo con sicurezza che il bambino prima della nascita avverte sensazioni e sperimenta situazioni che gli servono sia per il suo sviluppo sia come una sorta di preparazione alla vita post-natale”, spiega il dottor Carlo Bellieni, neonatologo presso l’Unità operativa di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Siena, coordinatore di uno studio dell’Università di Siena sulla memoria pre-natale. <<Infatti, non solo nel bambino si attiva molto presto la capacità di rispondere agli stimoli, ma questo sistema è anche, per così dire, “ridondante”, il che rende alcune sue percezioni sensoriali particolarmente acute”.
Ma che cosa, esattamente, è in grado di percepire il feto? <<Non dobbiamo immaginare l’ambiente uterino come una cassaforte, ma semmai come una specie di “filtro”. Alcuni stimoli, per esempio, i rumori ambientali, vi giungono attutiti altri come il battito del cuore, i “rumori” intestinali materni, sono invece percepiti con particolare intensità.>>.
I primi sensi ad attivarsi, nei primissimi stadi dello sviluppo, sono l’ olfatto e il gusto: “Alla base della testa del feto si trova una struttura primitiva che serve proprio a sentire gli odori e i sapori nell’acqua”, afferma il neonatologo. “Il liquido amniotico ha un odore e un gusto molto simili a quelli del latte materno: il fatto che il feto possa “assaporarli” durante i nove mesi, fa sì che possa riconoscerli più avanti, una volta che la mamma lo attaccherà al seno”.
Un gusto deciso
A dimostrazione della potenza del gusto e dell’olfatto prenatali,
esiste un interessante studio francese, condotto a Marsiglia negli anni
Ottanta: “In quella zona si mangia tradizionalmente una salsa
particolarmente speziata, a base di aglio (l’aiolì)”, spiega il dottor
Bellieni. “I ricercatori provarono a osservare la reazione a tale gusto
di un gruppo di neonati “del luogo” – le cui madri avevano fatto uso
abitualmente di questa salsa anche durante la gravidanza – mettendone
una piccola dose sul capezzolo prima della poppata: avendolo già
sperimentato, i bambini davano segno di riconoscere e di gradire questo
forte sapore, “gettandosi” sul seno e succhiando senza problemi. Lo
stesso esperimento, condotto nella zona di Parigi, in cui questa salsa
non è conosciuta, sortiva invece l’effetto opposto: i neonati parigini,
infatti, dimostravano di non apprezzare quella che per loro era una
novità, e volgevano la testa dall’ altra parte rifiutando il seno
infastiditi”.
Riflessi pronti Questo
organo primordiale, detto vomero-nasale, si atrofizzerà dopo la
nascita, anche se non scomparirà mai del tutto. Anzi, in un certo senso,
si può dire che resterà, a livello inconsapevole, a “gestire” la
nostra vita affettiva: “E’ proprio ad esso che si deve, nella vita
adulta, la percezione dei cosiddetti “ferormoni”", sottolinea Bellieni,
“sostanze volatili deputate alla trasmissione di messaggi sessuali e
affettivi, che fanno sì che siamo attratti più verso una persona
piuttosto che un’altra.”. Anche le sensazioni tattili si attivano molto
presto: “Già dall’ottava settimana di gravidanza sono presenti attorno
alla bocca dei ricettori che a poco a poco vanno diffondendosi alle
palme delle mani, alle piante dei piedi e, gradualmente, al resto del
corpo”, osserva il dottor Bellieni. “Questo significa non solo che il
bambino è sensibile alle carezze della mamma già prima di nascere (lo si
“sperimenta” soprattutto verso il termine della gravidanza, quando il
feto risponde a massaggi e stimolazioni tattili sul pancione), ma anche
che nel corso dei nove mesi già “impara” a conoscere il proprio corpo”. A
partire all’incirca dalla quindicesima settimana il feto comincia a
compiere movimenti sempre più complessi: si succhia il dito, si tocca la
testina, afferra il cordone ombelicale, scalcia: “In pratica”, osserva
l’esperto, “mentre cresce, il feto sviluppa già quei riflessi istintivi
vitali che gli resteranno durante le prime settimane di vita
extrauterina, per poi gradatamente scomparire: il riflesso di suzione e
deglutizione, il riflesso di prensione (per cui si aggrappa
automaticamente a ciò che si appoggia sul palmo della sua mano), il
riflesso di Moro (per cui slancia in fuori gambe e braccia quando viene
cambiato di posizione o se è spaventato), e così via”. Nel frattempo, fa
prove di respirazione (inspira ed espira liquido amniotico), di
fonazione (anche se non emette alcun suono, fa vibrare le corde vocali),
sperimenta l’apparato digerente ed escretore (ingoia liquido amniotico e
lo elimina attraverso la vescica).
Anche il sistema dell’equilibrio viene in qualche modo influenzato dalle esperienze di vita pre-natale: <<Lo studio, da noi intrapreso qualche anno fa e tuttora in via di sperimentazione, ha preso in esame un folto gruppo di neonati figli di ballerine professioniste di vari centri italiani>>, spiega il neonatologo. <<Ne è emerso che la stragrande maggioranza di questi bambini, per addormentarsi manifestava l’esigenza di essere cullata vigorosamente: segno che nella loro “memoria” era rimasto impresso il movimento, abbastanza accentuato, degli allenamenti che le loro mamme avevano effettuato durante la gravidanza.>>.
Anche il sistema dell’equilibrio viene in qualche modo influenzato dalle esperienze di vita pre-natale: <<Lo studio, da noi intrapreso qualche anno fa e tuttora in via di sperimentazione, ha preso in esame un folto gruppo di neonati figli di ballerine professioniste di vari centri italiani>>, spiega il neonatologo. <<Ne è emerso che la stragrande maggioranza di questi bambini, per addormentarsi manifestava l’esigenza di essere cullata vigorosamente: segno che nella loro “memoria” era rimasto impresso il movimento, abbastanza accentuato, degli allenamenti che le loro mamme avevano effettuato durante la gravidanza.>>.
Abitudini comode Studi ed esperimenti ancora più suggestivi sono quelli che riguardano l’udito: <<A circa 20 settimane il feto è in grado di rispondere agli stimoli sonori che gli arrivano dall’esterno>>, commenta l’esperto.
<<In particolare, la voce della mamma, amplificata dalla cassa
toracica, gli giunge con un’intensità circa 5 o 6 volte superiore
rispetto a quella di un’ altra persona che parla lì vicino. Tant’è vero
che, alla nascita, il piccolo è perfettamente in grado di riconoscerla
(lo si capisce dal modo particolare di succhiare il ciuccio che ha
quando la ascolta) e di distinguerla dalle altre>>. E
non è tutto. Nell’88, fu pubblicato dalla rivista “Lancet” un articolo
dal titolo piuttosto curioso: “Abitudine del feto alle telenovelas”. Uno
studio condotto su un gruppo di neonati le cui madri, durante la
gravidanza, erano solite guardare quotidianamente una certa telenovela
in televisione, aveva dimostrato che i piccoli ne riconoscevano la sigla
al punto che se erano agitati, ascoltandola si calmavano. . ma anche
rischi Addirittura, in Giappone, i bambini nati vicino all’ aeroporto di
Osaka, sembrano non risentire particolarmente del sibilo degli aerei
che passano a bassa quota: evidentemente, quel rumore, percepito come
forte ronzio già quando erano dentro al pancione, è diventato per loro
familiare.. Purtroppo c’è anche un risvolto negativo: <<Studi
condotti in fabbriche hanno dimostrato che i bambini nati da donne che
lavorano in ambienti particolarmente rumorosi presentano un elevatissimo
rischio di danni acustici>>, commenta Bellieni. <<Questo
rischio aumenta se il rumore è di bassa frequenza: i suoni gravi,
infatti, sono meglio veicolati dall’acqua (e quindi dal liquido
amniotico) rispetto alle tonalità acute. Di conseguenza vengono
percepiti dal feto con particolare intensità>>.
Il primo dialogo Dei
cinque sensi, la vista è quello che finora è stato preso meno in
considerazione dagli studi sulla memoria pre-natale, forse perché,
dentro il pancione, non c’è molto da vedere.. <<Ciò non toglie che
il piccolo, pigiandosi casualmente l’occhietto con la mano, possa
avvertire stimoli luminosi come succede a noi quando compiamo lo stesso
gesto>>, sottolinea il dottor Bellieni. <<E probabilmente,
proprio alla fine della gravidanza, quando le pareti dell’utero si
assottigliano, filtra anche un po ‘ di luce.>>.
Ma tutto questo può avere anche un risvolto pratico?
<<Sicuramente>>, risponde il dottor Bellieni. <<Non
si dice di arrivare a certi eccessi, indubbiamente negativi, come
quelli di alcuni centri giapponesi o americani che sfruttano queste
ricerche tentando di condizionare il bambino ancora prima che nasca (per
esempio, abituandolo a calmarsi con determinati suoni).. Ma una
moderata stimolazione, fatta consapevolmente dalla mamma, può essere di
sicuro beneficio al piccolo. Per esempio, a Siena, già da qualche anno
teniamo dei corsi in cui si insegna alle donne in attesa a entrare in
contatto con il loro bambino attraverso la danza, il canto, il massaggio
del pancione Le mamme prima hanno provato timidamente, ma oggi sono
sempre più coinvolte e convinte, perché il sistema funziona.” E’ bello
pensare che il feto, in qualche modo, è già un membro della famiglia: ne
conosce le voci, le abitudini alimentari, lo stile di vita.. E ancora
prima, è già una forma di compagnia per la mamma!
www.amicidilazzaro.it
Il bambino non è mai un rischio
“Ho tenuto per mano il bambino abortito fino a quando il suo cuore ha cessato di battere” di Enrico Masini
“Oggi- dice il neonatologo Bellieni- la
metà delle donne passano la metà della vita facendo di tutto per non
avere figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono“. E a rimetterci è sempre chi dovrebbe nascere.
“Una volta è nato vivo un bambino di 20 settimane da un aborto spontaneo. L’
ostetrica lo stava avvolgendo in un panno per buttarlo via. Io,
consapevole che così piccolo non lo potevo rianimare, l’ho battezzato e
gli sono stato vicino tenendogli la mano finché dopo 45 minuti ha
cessato di battergli il cuore. Chi passava mi diceva di lasciar stare, che dovevo buttarlo via. Io
rispondevo che non si può buttar via un bambino, ha il diritto di
morire con tutta la sua dignità“. A raccontare il fatto, straziante e
allo stesso tempo carico di umanità, è il dottor Carlo Bellieni,
neonatologo presso il Policlinico “Le Scotte” di Siena.
“In neonatologia -continua il medico- curiamo i feti, bambino che
stanno nel palmo di una mano e pesano 500 grammi, con un piedino di 2
centimetri. E’ evidente che il feto è una persona, noi li curiamo tutti i
giorni. Il feto prova dolore, più di un adulto, perché non ha ancora
sviluppato la capacità di produrre endorfine. Ricorda e riconosce la
voce e i sapori di ciò che mangia la madre, bevendo. il liquido
amniotico. Almeno dalle 30 settimane sogna, si rileva il sonno REM.
Spesso dobbiamo fare prelievi ai feti ed è per loro dolorosissimo, ma il
dolore scompare se gli stiamo vicini accarezzandogli, parlandogli,
tenendogli la manina. Quello che connota il feto, la persona, fin
dall’utero della mamma è il desiderio di una presenza, qualcuno che stia
con, accanto. Abbiamo scoperto che l’accudimento è il sistema
analgesico e terapeutico fondamentale”. Se dall’esperienza professionale
del medico emerge chiaramente che il feto è persona a tutti gli
effetti, e quindi titolare di diritti, la realtà è ben diversa, e il
fatto che il bambino abbia o meno diritto di nascere si vuol far
dipendere dalla valutazione degli adulti. Una errata visione che,
secondo Bellieni, viene alimentata dagli stessi medici: “In diagnosi
prenatale si usa la parola rischio: “Lei signora ha il rischio di avere
un bambino Down nella percentuale x” E’ una cosa fuorviante, è
oggettivamente sbagliato applicare la parola rischio alla parola
bambino. Si dovrebbe dire “Suo figlio ha la probabilità di essere malato
di .”
Perché il bambino non è mai un rischio.
Di fatto invece, secondo il medico, oggi la gravidanza viene vissuta con angoscia, con il timore continuo che il bambino non sia sano, non sia normale. Un atteggiamento che non ha solo implicazioni sul piano etico ma che porta a conseguenze patologiche sui bambini che devono nascere. E’ il caso, ad esempio, dell’eccessivo ricorso all’amniocentesi, che “ha un rischio di morte per il bambino di 1 su 100 e serve principalmente per la diagnosi della sindrome di Down che colpisce circa 1 bambino su 700.
Di fatto invece, secondo il medico, oggi la gravidanza viene vissuta con angoscia, con il timore continuo che il bambino non sia sano, non sia normale. Un atteggiamento che non ha solo implicazioni sul piano etico ma che porta a conseguenze patologiche sui bambini che devono nascere. E’ il caso, ad esempio, dell’eccessivo ricorso all’amniocentesi, che “ha un rischio di morte per il bambino di 1 su 100 e serve principalmente per la diagnosi della sindrome di Down che colpisce circa 1 bambino su 700.
Quindi nella ricerca esasperata di eliminare un bambino Down si fanno fuori 7 bambini sani”.
Ma Bellieni evidenzia anche un paradosso del nostro tempo:” Oggi la
metà delle donne passano la prima metà della vita facendo di tutto per
non avere figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono”.
Si sceglie di avere un figlio quando si sono raggiunte sicurezze sul
piano economico e professionale, ma poi magari il figlio non viene più
(oltre al fatto che “un ‘età materna oltre i 35 anni è legata a maggior
rischio di anomalie per il bambino, di abortività‘ e di prematurità“).
Sempre più frequentemente si ricorre così a pratiche come la
fecondazione in vitro, in cui però “capita che alcuni feti vengano
abortiti selettivamente, si ha un rischio doppio di paralisi cerebrali e
di malformazioni, un rischio 2-3 volte maggiore di peso alla nascita
basissimo, una percentuale di gravidanze gemellari del 15% contro il
dato normale di 2-3%”.
Bellieni, medico, chiama in causa anzitutto la responsabilità della categoria alla quale appartiene:” Ciò che aiuta i genitori è lo sguardo che i medici che attuano le indagini prenatali hanno su quel bambino, dal quale dipende lo sguardo che avranno poi i genitori nei confronti del loro figlio” . “Dobbiamo fare un passo indietro interiore quando si guarda qualcuno- conclude- . La persona che ho davanti è mia proprietà o ha un valore in sé? Questo libera dalla possibilità di poter fare delle sciocchezze. Ci fa rendere conto che io e lui abbiamo lo stesso destino”.
Bellieni, medico, chiama in causa anzitutto la responsabilità della categoria alla quale appartiene:” Ciò che aiuta i genitori è lo sguardo che i medici che attuano le indagini prenatali hanno su quel bambino, dal quale dipende lo sguardo che avranno poi i genitori nei confronti del loro figlio” . “Dobbiamo fare un passo indietro interiore quando si guarda qualcuno- conclude- . La persona che ho davanti è mia proprietà o ha un valore in sé? Questo libera dalla possibilità di poter fare delle sciocchezze. Ci fa rendere conto che io e lui abbiamo lo stesso destino”.
http://www.amicidilazzaro.it
giovedì 3 gennaio 2013
Gravidanza: il feto impara a distinguere le lingue già nell’utero
Il
titolo dell’articolo riassume perfettamente quanto scoperto da una
ricerca condotta negli Stati Uniti e in Europa e pubblicata sulla
rivista Acta pediatrica.
Lo studio, che ha coinvolto 40 neonati
nati da appena circa 30 ore, si tenuto a Tacoma (USA) e a Stoccolma
(Svezia) e ha dimostrato come la capacità di distinguere le lingue straniere
dalla lingua madre possa essere acquisita dal feto quando è ancora
nell’utero. I bambini appena nati, o venuti alla luce nel giro di poche
ore, riescono infatti a distinguere i suoni dei vari idiomi proprio
perché in grado di assorbire i diversi linguaggi durante la gravidanza.
Come spiega Patricia Kuhl, la co-autrice
dello studio: “Questo è il primo studio che dimostra che il feto impara
in epoca prenatale i suoni dei discorsi nella lingua materna, prima
dunque di quanto si pensasse”. Questo perché i meccanismi cerebrali e
sensitivi dell’udito si sviluppano intorno alla 30esima settimana di
gestazione, e nelle ultime 10 settimane di gravidanza il feto ascolta
perfettamente i discorsi della madre.
Proprio su questo dato si sono basati gli
esperimenti condotti in entrambi i Paesi: quando i bambini erano ancora
nel reparto di maternità, sono stati fatti sentire loro alcuni suoni
nella loro lingua madre e altri in lingue straniere. L’interesse verso i
suoni è stato poi messo a confronto con il tempo impiegato a succhiare
un ciuccio collegato ad un computer per rilevare appunto le varie
reazioni.
Dai risultati è emerso che i neonati
rispondevano agli stimoli con un tempo di suzione del ciuccio più o meno
lungo, in base alla familiarità o meno dei suoni. Quando ascoltavano
una lingua straniera, succhiavano più a lungo.
Krizia Ribottahttp://www.scienze-naturali.it
mercoledì 2 gennaio 2013
Aperta la raccolta di firme online “Uno di noi” per il diritto alla vita

E ora possibile firmare online per sostenere il riconoscimento del diritto alla vita fin dal concepimento
di Antonio Gaspari
ROMA, Sunday, 23 December 2012 (Zenit.org).
Da ieri è possibile raccogliere online le firme dei cittadini europei per sostenere l’iniziativa “Uno di noi”.
Si tratta della Proposta d’iniziativa dei cittadini europei per la “Protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento nelle aree di competenza UE nelle quali tale protezione risulti rilevante”.
L’Iniziativa europea “Uno di noi” è stata promossa dai movimenti per la vita di 20 Paesi, e chiede al diritto comunitario di proteggere il riconoscimento della dignità umana fin dalconcepimento.
Secondo i promotori dell’iniziativa “l’embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità” e per garantire la coerenza nei settori di sua competenza dove la vita dell’embrione umano è in gioco, l’UE “deve introdurre un divieto e porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica”.
Si tratta di una forma di democrazia diretta introdotta dal Trattato di Lisbona, ed implica la raccolta di almeno un milione di firme in almeno 7 Paesi diversi.
Il sito dove si possono raccogliere le informazioni (https://ec.europa.eu/
Per poter sostenere l’iniziativa occorre essere cittadini dell’Unione Europea (appartenenti ad almeno uno Stato membro) e aver raggiunto l’età alla quale si acquisisce il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo (18 anni in ogni Paese, salvo l’Austria, dove ne bastano 16).
Tutti i cittadini europei favorevoli al diritto alla vita sono stati invitati a firmare e far firmare il sostegno all’iniziativa.
Per firmare il sostegno all’iniziativa: https://ec.europa.eu/citizens-
Iscriviti a:
Post (Atom)