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lunedì 13 novembre 2017
martedì 19 agosto 2014
"Con il Papa, per difendere la famiglia dall'ideologia gender"
Alberto Zelger, consigliere del Comune di Verona al centro di polemiche per aver proposto una mozione a difesa della famiglia naturale, si difende dalle accuse e preannuncia un capitolo della prossima Enciclica del Papa
Di Federico Cenci
ROMA, 18 Agosto 2014 (Zenit.org) - L’approvazione, in Consiglio comunale di Verona, dell’Ordine del giorno Famiglia, educazione e libertà d’espressione
fu accolta, nemmeno un mese fa, da un vigoroso scrosciare d’applausi da
parte di un nutrito gruppo di genitori veronesi che assisteva al
dibattito. Col passare dei giorni tuttavia, a leggere alcuni articoli di
giornale, è sembrato che quel consenso non sia mai esistito. Il fuoco
di fila mediatico che ha colpito il primo firmatario del documento, il
consigliere Alberto Zelger, ha polverizzato le istanze reali della
gente, di quei genitori preoccupati di riaffermare la libertà
d’educazione tutelata dalla Costituzione italiana.
Polemiche e accuse di “omofobia” nei confronti della mozione si sono rincorse sui giornali, una vera e propria campagna che lo stesso Zelger non esita a definire “propaganda della lobby omosessuale”. Campagna che ha finito per travalicare le pagine dei giornali, introducendo il “caso Verona” all’interno del Senato. È qui che Sergio Lo Giudice (Pd), insieme a 23 suoi colleghi, ha inoltrato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, chiedendo che “il Governo intervenga sulla vicenda con decisione”. Il gesto di Lo Giudice ha dato nuova linfa agli attacchi nei confronti di Zelger, il quale torna a parlare - e lo fa attraverso ZENIT - per difendersi dalle accuse circolate sul suo conto.
***
Consigliere, come risponde a Lo Giudice che ha definito “inaccettabile” il suo Ordine del giorno?
Anzitutto va detto che il senatore Lo Giudice, essendo presidente onorario di Arcigay, è da considerare persona molto di parte. In secondo luogo, ogni cittadino può esprimere la propria opinione, soprattutto quando si va ad intaccare il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo i loro principi morali e religiosi. È un diritto garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26), dalla Carta europea dei Diritti del Fanciullo nonché dalla stessa Costituzione italiana (art. 30). Ebbene, il mio Ordine del giorno approvato in Consiglio altro non fa che garantire questo diritto invitando il Sindaco a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni dei genitori di tentativi scolastici tesi a indottrinare gli alunni con spettacoli e opuscoli tendenziosi. Da parte mia non v’è alcun progetto di censura, termine che invece conoscono bene coloro i quali vorrebbero imporre ai giovani un’ideologia e una cultura legate al sesso non in linea con i principi morali delle famiglie.
Come commenta l’enfasi mediatica di cui è stato protagonista nei giorni scorsi, specialmente riguardo la presunta “mail segreta”? Può spiegarci cos’è accaduto?
Dopo l’approvazione dell'Odg ho mandato una mail ad alcuni contatti di amici per ringraziarli del sostegno. Evidentemente qualcuno di loro - credo in buona fede - ha inoltrato questa mail a qualche redazione di giornale che ha poi deciso di pubblicarne il testo. Di qui la polemica, perché io nella mail avevo evidenziato l’incongruenza di alcuni consiglieri che si definiscono cattolici ma che poi, quando si parla di famiglia in sede istituzionale, votano contro la famiglia naturale. Non era mia intenzione alimentare polemiche, ma dal momento che ciò è avvenuto mio malgrado, non ho alcuna remora a ribadire quanto avevo scritto.
A proposito di consiglieri citati nella sua mail, Daniele Polato (Fi) ha detto che vorrà chiedere conferma a mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, su quanto da lei affermato, ossia che il presule sosterrebbe la mozione…
Non ho mai detto questo. Piuttosto ho voluto solo sottolineare che mons. Zenti, in più occasioni e in modo forte e chiaro, ha ribadito gli insegnamenti della Chiesa: che le identità maschile e femminile non possono esser messe in discussione e che la famiglia è formata da un uomo e da una donna. Detto ciò, io sono in contatto con il vescovo, al quale ho consegnato anche una copia della mozione manifestandogli le preoccupazioni circa quello che sta accadendo nelle scuole, dove alcuni progetti sull’affettività che arrivano sui banchi con il marchio del ministero.
Come risponde a quei consiglieri Pd cattolici che hanno definito il suo Odg “una crociata che non ci appartiene” affermando che “la famiglia è attaccata su altri fronti”?
Che leggano le parole del Papa, il quale è stato molto chiaro su questo tema in più occasioni. Inoltre - e questo me lo ha confidato personalmente mons. Zenti - nella prossima Enciclica sulla Creazione che il Papa sta preparando, vi sarà un capitolo dedicato all’ideologia del gender.
Che risvolti prevede a seguito del "polverone" che la sua mozione ha alzato?
Molto positivi, francamente. Ho ricevuto attestati di solidarietà da parte di tantissime persone le quali, pur non conoscendomi, hanno voluto sostenere la mia battaglia. Ripeto: non era mia intenzione far finire la questione sui giornali, ma se l’esito è stato quello che sto constatando, ossia un ridestarsi delle coscienze di tante persone sul delicato tema della difesa della famiglia e della libertà d’insegnamento, ben venga l’enfasi mediatica! Chi voleva “affossare” la mozione sotto i colpi delle accuse di “omofobia” si è fatto un clamoroso autogol. Come si dice: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Fonte: zenit.org
Polemiche e accuse di “omofobia” nei confronti della mozione si sono rincorse sui giornali, una vera e propria campagna che lo stesso Zelger non esita a definire “propaganda della lobby omosessuale”. Campagna che ha finito per travalicare le pagine dei giornali, introducendo il “caso Verona” all’interno del Senato. È qui che Sergio Lo Giudice (Pd), insieme a 23 suoi colleghi, ha inoltrato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, chiedendo che “il Governo intervenga sulla vicenda con decisione”. Il gesto di Lo Giudice ha dato nuova linfa agli attacchi nei confronti di Zelger, il quale torna a parlare - e lo fa attraverso ZENIT - per difendersi dalle accuse circolate sul suo conto.
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Consigliere, come risponde a Lo Giudice che ha definito “inaccettabile” il suo Ordine del giorno?
Anzitutto va detto che il senatore Lo Giudice, essendo presidente onorario di Arcigay, è da considerare persona molto di parte. In secondo luogo, ogni cittadino può esprimere la propria opinione, soprattutto quando si va ad intaccare il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo i loro principi morali e religiosi. È un diritto garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26), dalla Carta europea dei Diritti del Fanciullo nonché dalla stessa Costituzione italiana (art. 30). Ebbene, il mio Ordine del giorno approvato in Consiglio altro non fa che garantire questo diritto invitando il Sindaco a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni dei genitori di tentativi scolastici tesi a indottrinare gli alunni con spettacoli e opuscoli tendenziosi. Da parte mia non v’è alcun progetto di censura, termine che invece conoscono bene coloro i quali vorrebbero imporre ai giovani un’ideologia e una cultura legate al sesso non in linea con i principi morali delle famiglie.
Come commenta l’enfasi mediatica di cui è stato protagonista nei giorni scorsi, specialmente riguardo la presunta “mail segreta”? Può spiegarci cos’è accaduto?
Dopo l’approvazione dell'Odg ho mandato una mail ad alcuni contatti di amici per ringraziarli del sostegno. Evidentemente qualcuno di loro - credo in buona fede - ha inoltrato questa mail a qualche redazione di giornale che ha poi deciso di pubblicarne il testo. Di qui la polemica, perché io nella mail avevo evidenziato l’incongruenza di alcuni consiglieri che si definiscono cattolici ma che poi, quando si parla di famiglia in sede istituzionale, votano contro la famiglia naturale. Non era mia intenzione alimentare polemiche, ma dal momento che ciò è avvenuto mio malgrado, non ho alcuna remora a ribadire quanto avevo scritto.
A proposito di consiglieri citati nella sua mail, Daniele Polato (Fi) ha detto che vorrà chiedere conferma a mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, su quanto da lei affermato, ossia che il presule sosterrebbe la mozione…
Non ho mai detto questo. Piuttosto ho voluto solo sottolineare che mons. Zenti, in più occasioni e in modo forte e chiaro, ha ribadito gli insegnamenti della Chiesa: che le identità maschile e femminile non possono esser messe in discussione e che la famiglia è formata da un uomo e da una donna. Detto ciò, io sono in contatto con il vescovo, al quale ho consegnato anche una copia della mozione manifestandogli le preoccupazioni circa quello che sta accadendo nelle scuole, dove alcuni progetti sull’affettività che arrivano sui banchi con il marchio del ministero.
Come risponde a quei consiglieri Pd cattolici che hanno definito il suo Odg “una crociata che non ci appartiene” affermando che “la famiglia è attaccata su altri fronti”?
Che leggano le parole del Papa, il quale è stato molto chiaro su questo tema in più occasioni. Inoltre - e questo me lo ha confidato personalmente mons. Zenti - nella prossima Enciclica sulla Creazione che il Papa sta preparando, vi sarà un capitolo dedicato all’ideologia del gender.
Che risvolti prevede a seguito del "polverone" che la sua mozione ha alzato?
Molto positivi, francamente. Ho ricevuto attestati di solidarietà da parte di tantissime persone le quali, pur non conoscendomi, hanno voluto sostenere la mia battaglia. Ripeto: non era mia intenzione far finire la questione sui giornali, ma se l’esito è stato quello che sto constatando, ossia un ridestarsi delle coscienze di tante persone sul delicato tema della difesa della famiglia e della libertà d’insegnamento, ben venga l’enfasi mediatica! Chi voleva “affossare” la mozione sotto i colpi delle accuse di “omofobia” si è fatto un clamoroso autogol. Come si dice: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
Fonte: zenit.org
lunedì 18 agosto 2014
Francesco prega davanti al "Giardino dei bambini abortiti"

Una sosta breve ma capace di catalizzare rapidamente l’attenzione mondiale. È quella, di appena qualche minuto, che Papa Francesco ha compiuto al “Giardino dei bambini abortiti”, poco dopo essersi congedato dai disabili e dai loro assistenti incontrati nella vicina “House oh Hope” a Kkottongnae.
Il Papa è sceso dall’auto che lo portava all’incontro con i religiosi e si è avvicinato al simbolico cimitero formato da dozzine di croci bianche piantate nell’erba, rimanendo per qualche istante in silenzio e in preghiera. Prima di ripartire, Papa Francesco ha salutato una rappresentanza degli attivisti “Pro-life” coreani e il missionario senza gambe e braccia, Br. Lee Gu-won.
Nella sua Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, Papa Francesco aveva ricordato che tra i “deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo”.
Ribadendo che sul punto “non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione”, Papa Francesco scriveva: “Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero – riconosceva con schiettezza – che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l'aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie”. (A cura di Alessandro De Carolis)
Fonte: Radio Vaticana
venerdì 25 aprile 2014
"Aborto aggrava dolore delle donne"
"L’assenza
di Cristo è la povertà più grande”, che si riflette nei mali della
società – dalla crisi della famiglia, al dilagare della corruzione, al
generale degrado morale. È necessario “ravvivare il dono prezioso della
fede” con una evangelizzazione nel segno della “gioia” e della
riconciliazione con Dio. È quanto ha affermato Papa Francesco nel
discorso consegnato oggi ai presuli di Sudafrica, Botswana e Swaziland, ricevuti in visita ad Limina. Il servizio di Alessandro De Carolis per la Radio Vaticana.
La buona battaglia della fede. È a questo che in sostanza Papa Francesco, con la sua accurata disamina della situazione sociale, sprona la Chiesa di Sudafrica, Botswana e Swaziland. Come ormai sua consuetudine nelle udienze ad Limina, le prime parole del Papa sono per i santi che hanno fondato la Chiesa nel meridione africano, missionari itineranti che, ricorda, hanno “costruito chiese, scuole e cliniche” per quasi due secoli, il cui “patrimonio risplende ancora oggi” e si riflette anche nell’attuale “fioritura di parrocchie”, nonostante le “grandi distanze tra le comunità, la carenza di risorse materiali e l'accesso limitato ai Sacramenti”.
Ma la battaglia della fede nei tre Stati di provenienza dei presuli è senza quartiere, in molti campi. Papa Francesco ricorda il servizio quotidiano della Chiesa “ai figli e alle figlie di Dio più vulnerabili: vedove, madri sole, divorziati, bambini a rischio”, in particolare “ai diversi milioni di orfani” causati dall'Aids. Ormai, nota il Papa, aiuti dai Paesi una volta missionari arrivano sempre meno e dunque le Chiese locali sono costrette “sempre più” a contare sulle proprie forze. Forze impegnate in tante direzioni, che equivalgono ad altrettante “gravi sfide pastorali”.
Papa Francesco le elenca minuziosamente. “Le famiglie cattoliche – osserva – hanno meno figli e ciò si ripercuote sul numero delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Alcuni cattolici si allontanano dalla Chiesa verso altri gruppi che sembrano promettere qualcosa di meglio. L'aborto aggrava il dolore di molte donne che ora portano con sé profonde ferite fisiche e spirituali dopo aver ceduto alle pressioni di una cultura secolare che svaluta il dono di Dio della sessualità e il diritto alla vita del nascituro”.
Crescono, prosegue, separazioni e divorzi – con ricadute sulla stabilità dei figli – e aumenta pure – “e possiamo solo deplorarlo”, afferma, un “incremento della violenza contro donne e bambini”. Una somma di problemi che mina “la vita della società nel suo complesso”. All’analisi, Papa Francesco fa seguire dei percorsi d’azione, apprezzando nel contempo i piani pastorali già messi in atto dai presuli di Sudafrica, Botswana e Swaziland. A essere nutrito deve essere anzitutto lo spirito poiché, ribadisce, “l'assenza di Cristo è per tutti la più grande povertà”.
Abbiamo bisogno di “trovare – incita – modi nuovi e creativi per aiutare le persone a incontrare Cristo attraverso una comprensione più profonda della fede”. Nello specifico, oltre alla promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose, Papa Francesco mostra come sempre grande attenzione al mondo laicale. Chiede che “bambini e adulti siano avvicinati alla vita di preghiera e a una fruttuosa recezione dei Sacramenti”, specie quello della Riconciliazione. Quindi, altro punto cardine, che “la santità e l'indissolubilità del matrimonio cristiano, spesso disintegrato sotto la terribile pressione da parte del mondo laico", siano "approfondite da una dottrina chiara e sostenute dalla testimonianza di sposi impegnati. Il matrimonio cristiano – ripete Papa Francesco – è un patto permanente di amore tra un uomo e una donna”, che “comporta sacrifici reali per allontanarsi dalle idee illusorie della libertà sessuale e al fine di promuovere la fedeltà coniugale”.
E qui, il Papa cita i programmi pastorali di preparazione al matrimonio basati sugli insegnamenti specifici di Giovanni Paolo II, che, riconosce, “si stanno rivelando strumenti promettenti e anzi indispensabili per comunicare la verità liberatrice sul matrimonio cristiano e stanno ispirando ai giovani una nuova speranza per sé e per il loro futuro come mariti e mogli, padri e madri”. Le ultime considerazioni sono per quel certo “degrado della morale cristiana”, denunciato dai presuli, “tra cui – stigmatizza Papa Francesco – una crescente tentazione di colludere con la disonestà”. La corruzione, ribadisce, è un “rubare ai poveri” che “danneggia l'intera comunità” e “distrugge” la fiducia.
Alla comunità cristiana il compito di testimoniare le “virtù dell’onestà e dell’integrità” e con “questo imperativo morale in mente”, conclude Papa Francesco, sarà necessario accostarsi anche ai rifugiati e ai migranti. “Possano questi uomini e donne essere sempre accolti dalle nostre comunità cattoliche, trovando in esse cuore aperto e case in cui poter iniziare una nuova vita”.
La buona battaglia della fede. È a questo che in sostanza Papa Francesco, con la sua accurata disamina della situazione sociale, sprona la Chiesa di Sudafrica, Botswana e Swaziland. Come ormai sua consuetudine nelle udienze ad Limina, le prime parole del Papa sono per i santi che hanno fondato la Chiesa nel meridione africano, missionari itineranti che, ricorda, hanno “costruito chiese, scuole e cliniche” per quasi due secoli, il cui “patrimonio risplende ancora oggi” e si riflette anche nell’attuale “fioritura di parrocchie”, nonostante le “grandi distanze tra le comunità, la carenza di risorse materiali e l'accesso limitato ai Sacramenti”.
Ma la battaglia della fede nei tre Stati di provenienza dei presuli è senza quartiere, in molti campi. Papa Francesco ricorda il servizio quotidiano della Chiesa “ai figli e alle figlie di Dio più vulnerabili: vedove, madri sole, divorziati, bambini a rischio”, in particolare “ai diversi milioni di orfani” causati dall'Aids. Ormai, nota il Papa, aiuti dai Paesi una volta missionari arrivano sempre meno e dunque le Chiese locali sono costrette “sempre più” a contare sulle proprie forze. Forze impegnate in tante direzioni, che equivalgono ad altrettante “gravi sfide pastorali”.
Papa Francesco le elenca minuziosamente. “Le famiglie cattoliche – osserva – hanno meno figli e ciò si ripercuote sul numero delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Alcuni cattolici si allontanano dalla Chiesa verso altri gruppi che sembrano promettere qualcosa di meglio. L'aborto aggrava il dolore di molte donne che ora portano con sé profonde ferite fisiche e spirituali dopo aver ceduto alle pressioni di una cultura secolare che svaluta il dono di Dio della sessualità e il diritto alla vita del nascituro”.
Crescono, prosegue, separazioni e divorzi – con ricadute sulla stabilità dei figli – e aumenta pure – “e possiamo solo deplorarlo”, afferma, un “incremento della violenza contro donne e bambini”. Una somma di problemi che mina “la vita della società nel suo complesso”. All’analisi, Papa Francesco fa seguire dei percorsi d’azione, apprezzando nel contempo i piani pastorali già messi in atto dai presuli di Sudafrica, Botswana e Swaziland. A essere nutrito deve essere anzitutto lo spirito poiché, ribadisce, “l'assenza di Cristo è per tutti la più grande povertà”.
Abbiamo bisogno di “trovare – incita – modi nuovi e creativi per aiutare le persone a incontrare Cristo attraverso una comprensione più profonda della fede”. Nello specifico, oltre alla promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose, Papa Francesco mostra come sempre grande attenzione al mondo laicale. Chiede che “bambini e adulti siano avvicinati alla vita di preghiera e a una fruttuosa recezione dei Sacramenti”, specie quello della Riconciliazione. Quindi, altro punto cardine, che “la santità e l'indissolubilità del matrimonio cristiano, spesso disintegrato sotto la terribile pressione da parte del mondo laico", siano "approfondite da una dottrina chiara e sostenute dalla testimonianza di sposi impegnati. Il matrimonio cristiano – ripete Papa Francesco – è un patto permanente di amore tra un uomo e una donna”, che “comporta sacrifici reali per allontanarsi dalle idee illusorie della libertà sessuale e al fine di promuovere la fedeltà coniugale”.
E qui, il Papa cita i programmi pastorali di preparazione al matrimonio basati sugli insegnamenti specifici di Giovanni Paolo II, che, riconosce, “si stanno rivelando strumenti promettenti e anzi indispensabili per comunicare la verità liberatrice sul matrimonio cristiano e stanno ispirando ai giovani una nuova speranza per sé e per il loro futuro come mariti e mogli, padri e madri”. Le ultime considerazioni sono per quel certo “degrado della morale cristiana”, denunciato dai presuli, “tra cui – stigmatizza Papa Francesco – una crescente tentazione di colludere con la disonestà”. La corruzione, ribadisce, è un “rubare ai poveri” che “danneggia l'intera comunità” e “distrugge” la fiducia.
Alla comunità cristiana il compito di testimoniare le “virtù dell’onestà e dell’integrità” e con “questo imperativo morale in mente”, conclude Papa Francesco, sarà necessario accostarsi anche ai rifugiati e ai migranti. “Possano questi uomini e donne essere sempre accolti dalle nostre comunità cattoliche, trovando in esse cuore aperto e case in cui poter iniziare una nuova vita”.
Alessandro De Carolis, Radio Vaticana
Fonte. avvenire.it
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giovedì 17 aprile 2014
La carezza del Papa al mondo della sofferenza
Ecco chi sono i dodici disabili a cui il Santo Padre dedicherà il gesto della lavanda dei piedi in occasione della Messa in Coena Domini al Centro "Santa Maria alla Provvidenza"
La carezza del Papa ai sofferenti. I dodici assistiti della
Fondazione Don Gnocchi a cui il Santo Padre dedicherà il gesto della
lavanda dei piedi, in occasione della Messa in coena domini di
domani, giovedì Santo, al Centro “Santa Maria alla Provvidenza” di Roma
sono il simbolo - ciascuno nel proprio calvario di lacrime e dolore e
nel proprio bisogno di prossimità e speranza - delle vecchie e nuove
forme di fragilità nelle quali la comunità cristiana è chiamata a
riconoscere Cristo sofferente e a dedicare attenzione, solidarietà e
carità.
I dodici pazienti a cui papa Francesco laverà i piedi sono affetti
da disabilità - per alcuni cronica e per altri temporanea - con la quale
fanno i conti dalla nascita o da quand’erano giovanissimi. Di età
compresa dai 16 agli 86 anni (nove italiani e tre stranieri, di cui uno
di fede musulmana), sono affetti da patologie invalidanti di carattere
ortopedico, neurologico e oncologico.Il più giovane si chiama Osvaldinho ed è originario di Capo Verde, pur risiedendo a Roma. Nell’agosto dello scorso anno, un banale tuffo in mare ha straziato la sua adolescenza. L’acqua troppo bassa e l’impatto violento gli hanno causato un trauma vertebro-midollare costringendolo su una sedia a rotelle.
C’è poi una donna romana, Orietta, di 51 anni, colpita a due anni dal vaiolo che gli ha provocato un’encefalite. A 3 anni, invece, Samuele, oggi sessantaseienne, è stato colpito dalla poliomelite, malattia che a quei tempi falcidiava i bambini e a cui don Gnocchi si era dedicato una volta terminata l’esigenza dei mutilatini.
A un giovane di 19 anni, di nome Marco, proveniente da Sabaudia (Lt), è stata riscontrata nell’ottobre scorso una neoplasia celebrale. Arriva dalla provincia di Latina (dal paese di Maenza) anche Angelica, 86 anni, che nel 1988 ha subito il primo intervento per protesi all’anca sinistra, inizio di un calvario che ha avuto il più recente capitolo nell’agosto scorso: caduta con fratture scomposte dell’anca già operata e di varie costole.
E poi, ancora. Daria, 39 anni, è affetta da tetraparesi spastica neonatale; Pietro, 86 anni, affetto da deficit dell’equilibrio e della deambulazione e ipotonotrofia muscolare; Gianluca, 36 anni, che da quando ne aveva 14 ha subito vari interventi per meningiomi; Stefano, 49 anni, affetto da oligofrenia grave e spasticità in esiti di cerebropatia neonatale; Hamed, 75 anni, libico di religione musulmana, che ha subito gravi danni neurologici a seguito di un incidente stradale; Giordana, 27 anni, etiope, affetta da tetraparesi spastica, scrive poesie e cura con altri disabili il Centro per l’emittente web “Radio Don Gnocchi”. Infine Walter, 59 anni, affetto da sindrome di down.
Fonte: zenit.org
martedì 15 aprile 2014
Giovedi santo il Papa laverà i piedi a 12 disabili
Per
il rito della lavanda dei piedi abbiamo scelto dodici disabili di
diversa età, etnia e di diversa appartenenza religiosa, con handicap di
diversa gravità. È infatti un gesto davvero universale di un Dio che
si fa uomo e serve tutta l'umanità ed è segno della misericordia
evangelica che vuole abbracciare con il gesto del Papa tutto il mondo
della sofferenza". Lo ha detto alla Radio Vaticana monsignor Angelo Bazzari,
presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi, a proposito della messa
"in coena Domini" che papa Francesco celebrerà il Giovedì Santo nella
chiesa del centro romano "Santa Maria della Provvidenza" tra i disabili e
gli operatori dell'Opera del "papà dei mutilatini", caratterizzata dal
gesto della lavanda a dodici ospiti disabili.
"È un gesto che il Papa compie sempre nel solco di quella convincente Chiesa che vuole inforcare il grembiule del servizio a favore degli ultimi che - evangelicamente - sono poi i primi. Questo regalo è certamente una tenera carezza che Francesco fa al mondo della sofferenza, all'universo abitato dai più fragili e dai più vulnerabili", sottolinea Bazzari. "Un gesto - aggiunge - che certamente vuole seminare speranza e diventa anche un modello poi da imitare perché si pone in continuità non solo con i gesti del nostro fondatore ma anche con tutta l'azione della Fondazione nei suoi oltre sessant'anni di vita".
Su come è nata la decisione del Papa, il presidente della Fondazione Don Gnocchi spiega che "la cosa è stata semplice: ho inviato una lettera al Papa e poi l'ho incontrato, per un paio di minuti, in piazza San Pietro e gli ho rinnovato l'invito. Mi rispose : 'Perché no? Pensiamoci sù. Poi quando ci è arrivata la notizia della sua decisione - racconta - ha suscitato in tutti noi grande ammirazione e una gioiosa e trepidante attesa. Lo consideriamo un gesto di grande apprezzamento per tutto il mondo della disabilità".
Giovedì Francesco incontrerà tutti gli operatori dei due centri di Roma, "Santa Maria della pace" e "Santa Maria della Provvidenza", ai quali si aggiungono anche delegazioni di tutti i 27 centri Don Gnocchi dislocati in Italia.
Per la messa papa Francesco userà un nuovo pastorale in legno rivestito da una lamina d'argento che gli è stato donato da alcuni artigiani romani che collaborano con il Vaticano.
La messa "in coena domini" dell'anno scorso era stata celebrata dal Papa nella cappella dell'Istituto penale per minori di Casal del Marmo a Roma.
Fonte: avvenire.it
"È un gesto che il Papa compie sempre nel solco di quella convincente Chiesa che vuole inforcare il grembiule del servizio a favore degli ultimi che - evangelicamente - sono poi i primi. Questo regalo è certamente una tenera carezza che Francesco fa al mondo della sofferenza, all'universo abitato dai più fragili e dai più vulnerabili", sottolinea Bazzari. "Un gesto - aggiunge - che certamente vuole seminare speranza e diventa anche un modello poi da imitare perché si pone in continuità non solo con i gesti del nostro fondatore ma anche con tutta l'azione della Fondazione nei suoi oltre sessant'anni di vita".
Su come è nata la decisione del Papa, il presidente della Fondazione Don Gnocchi spiega che "la cosa è stata semplice: ho inviato una lettera al Papa e poi l'ho incontrato, per un paio di minuti, in piazza San Pietro e gli ho rinnovato l'invito. Mi rispose : 'Perché no? Pensiamoci sù. Poi quando ci è arrivata la notizia della sua decisione - racconta - ha suscitato in tutti noi grande ammirazione e una gioiosa e trepidante attesa. Lo consideriamo un gesto di grande apprezzamento per tutto il mondo della disabilità".
Giovedì Francesco incontrerà tutti gli operatori dei due centri di Roma, "Santa Maria della pace" e "Santa Maria della Provvidenza", ai quali si aggiungono anche delegazioni di tutti i 27 centri Don Gnocchi dislocati in Italia.
Per la messa papa Francesco userà un nuovo pastorale in legno rivestito da una lamina d'argento che gli è stato donato da alcuni artigiani romani che collaborano con il Vaticano.
La messa "in coena domini" dell'anno scorso era stata celebrata dal Papa nella cappella dell'Istituto penale per minori di Casal del Marmo a Roma.
Fonte: avvenire.it
mercoledì 9 aprile 2014
In Vaticano presentazione ufficiale della canzone “Amico Papa” del cantautore Franco Nocchi
Il ricavato della pubblicazione sarà interamente devoluto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Il giorno 11 aprile 2014, alle ore 11.00 nella sala del C.I.A.M in Vaticano avrà luogo la conferenza stampa di presentazione ufficiale della canzone “Amico Papa” dell’artista pisano Franco Nocchi. La canzone vuole essere un omaggio alla grandezza dimostrata dal Santo Padre, un omaggio che, forse in modo solo apparentemente casuale, cade proprio nel periodo dell’anniversario del Suo primo anno di Pontificato. Nel testo in ben tre passaggi si possono infatti ascoltare direttamente la sua voce e le sue parole rivolte al mondo. La voce di Sua Santità è utilizzata con l’approvazione, oltre che il plauso e la piena collaborazione, della Libreria Editrice Vaticana e di Radio Vaticana.
Anche l’Osservatore Romano ha sposato l’iniziativa concedendo l’autorizzazione all’utilizzo di una delle più belle foto del Santo Padre da inserire nel cd-book. L’iniziativa vede anche la collaborazione di Propaganda Fide e della testata giornalistica on line Tg Vaticano.it.
Il progetto della canzone ha uno scopo interamente benefico: tutto il ricavato della pubblicazione verrà infatti devoluto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che lo utilizzerà per sostenere il proprio reparto di Onco-ematologia.
La distribuzione è curata dalla Halidon, nota casa distributrice con sede a Milano. Infatti dal giorno 11 Aprile “Amico Papa” sarà disponibile su tutti gli store digitali e il cd potrà essere acquistato su http://www.halidon.it.
Franco Nocchi, 51 anni, docente di “Psico-Pedagogia dei Gruppi”, di “Medicina Tradizionale Cinese” e di “Teoria e Tecnica delle Arti Marziali” dell’Università di Pisa, è un compositore poliedrico e pianista. Le sue composizioni sono quasi sempre orientate a dare vita a progetti in favore delle fasce deboli dell’umanità. Nel 2012, con il suo primo cd “Viandante tra le note”, i suoi concerti hanno avuto l’obiettivo di offrire un contributo di solidarietà verso il popolo africano (Tour “Tai Chi Blues for Africa”) e nel 2013, con la pubblicazione del secondo cd “Abbracciare l’Impermanenza”, verso il popolo tibetano (Tour “Tai Chi blues for Tibet”). E poiché la solidarietà si persegue, oltre che con l’aiuto economico, anche e soprattutto con l’informazione e la sensibilizzazione, dopo i 2 cd sopracitati Franco Nocchi ha prodotto e pubblicizzato il singolo “Il Volo dell’Anima”, un brano (accompagnato dal relativo videoclip) finalizzato a lanciare un messaggio sociale ben preciso: compito principale di ognuno di noi dovrebbe essere quello di aiutare gli altri, soprattutto i più deboli ed i meno fortunati ma, se proprio non riusciamo o non vogliamo essere d’aiuto, è necessario evitare di danneggiare e di essere ostacolo al prossimo, perseguendo un comportamento rispettoso e gentile nei confronti dell’alterità, in qualunque forma essa si presenti.
Alla conferenza stampa, oltre all’autore, ai diversi rappresentanti di varie categorie e forse ad alcuni testimonial dello spettacolo, prenderà parte anche il suo Manager, Thomas Aspidi 35 anni livornese, con alle spalle una pluriennale esperienza nel settore, che ha curato la delicata e lunga fase di coinvolgimento delle varie realtà editoriali e delle principali strutture di comunicazione della Città del Vaticano, oltre che dei dicasteri interessati al progetto. Thomas Aspidi, insieme all’artista, ha anche curato la fase di produzione musicale successiva alla composizione ottenendo la preziosa collaborazione del musicista Ugo Bongianni, arrangiatore e pianista della cantante Mina.
lunedì 24 marzo 2014
«Custodire la vita fin dal concepimento»
"Nella custodia e nella promozione della
vita, in qualunque stadio e condizione si trovi, possiamo
riconoscere la dignità e il valore di ogni singolo essere
umano, dal concepimento fino alla morte". Lo ha affermato Papa
Francesco in un discorso rivolto oggi al Pontificio Consiglio
per la pastorale sanitaria. "Teniamo sempre presente la carne
di Cristo nei poveri, nei sofferenti, nei bambini, anche
indesiderati, nelle persone con handicap fisici o psichici,
negli anziani", ha esortato il Pontefice, assicurando ai membri
e consultori del dicastero "la riconoscenza del Vescovo di Roma
per l'impegno che ponete verso tanti fratelli e sorelle che
portano il peso della malattia, della disabilità, di
un'anzianità difficile".
Papa Francesco ha poi ricordato Giovanni Paolo II, un mese prima della sua canonizzazione che presiederà in piazza San Pietro. Le sue parole «fare del bene con la sofferenza e fare del bene a chi soffre» Giovanni Paolo II «le ha vissute, le ha testimoniate in maniera esemplare (..) Il suo è stato un magistero vivente, che il Popolo di Dio ha ricambiato con tanto affetto e tanta venerazione, riconoscendo che Dio era con lui».
Fonte: avvenire.it
Papa Francesco ha poi ricordato Giovanni Paolo II, un mese prima della sua canonizzazione che presiederà in piazza San Pietro. Le sue parole «fare del bene con la sofferenza e fare del bene a chi soffre» Giovanni Paolo II «le ha vissute, le ha testimoniate in maniera esemplare (..) Il suo è stato un magistero vivente, che il Popolo di Dio ha ricambiato con tanto affetto e tanta venerazione, riconoscendo che Dio era con lui».
Fonte: avvenire.it
mercoledì 6 novembre 2013
La gioia dei genitori di Fabrizio, ragazzo down, che ha abbracciato Papa Francesco
Pubblicato in data 06/nov/2013
Anna Hakulinen e Fabrizio Granelli
sono ospiti di Fabio Bolzetta nello spazio Arancio di Nel cuore dei
giorni. Fabrizio è affetto dalla sindrome di down. Per Anna non è stato
facile all'inizio accettare la malattia di Fabrizio, ma adesso è il
centro della sua famiglia, colui che ha insegnato a tutti il valore
dell'amore ed è stato segno tangibile della presenza di Dio. Il 4
ottobre, ad Assisi, Fabrizio è stato abbracciato da Papa Francesco.
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