sabato 8 marzo 2014

Esistono nuove pillole postcoitali non abortive?

Non esiste alcuna “pillola del giorno dopo” che inibisca solo l'ovulazione

La pillola del giorno dopo impedisce che si sviluppi una nuova vita o distrugge un embrione già fecondato? Secondo alcuni scienziati, una nuova pillola postcoitale basata su ulipristal acetato (AUP) inibisce solo l'ovulazione, per cui verrebbero meno le riserve etiche.

È vero che teoricamente ci sarebbe un periodo di tre giorni in cui questa pillola potrebbe essere dispensata senza il rischio che impedisca l'annidamento di un embrione già fecondato, ma nella pratica non è possibile escludere questo effetto abortivo, come spiega in uno studio dettagliato l'esperto in bioetica in medicina riproduttiva Rudolf Ehmann.

L'Associazione Federale di Ginecologi BVF e la Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina Riproduttiva DGGEF sostengono che la pillola del giorno dopo ellaONE, in commercio dal 2009, sia un anticoncezionale non abortivo perché impedisce solo l'ovulazione e non l'annidamento.

Sulla base di quanto gli hanno riferito queste entità, il cardinale Joachim Meisner ha autorizzato all'inizio del 2013 che gli ospedali cattolici della sua diocesi, Colonia (Germania), dispensassero questa pillola in caso di stupro.

Ora lo studio di Ehmann dimostra che non esiste alcuna pillola del giorno dopo che inibisca solo l'ovulazione, ma che tutte – anche la ellaONE hanno anche l'effetto di impedire l'annidamento dell'embrione nel caso in cui sia avvenuta la fecondazione.

Il principio attivo di ellaONE è l'ulipristal acetato (AUP), che nell'anticoncezionale di emergenza sta sostituendo il levonorgestrel (LNG), una sostanza dalla fama piuttosto negativa su cui si basano le precedenti pillole del giorno dopo (Postinor, Norlevo, PiDaNa, Vikela,…).

L'AUP viene presentato come un inibitore dell'ovulazione che può essere assunto in uno spazio di tempo fino a tre giorni senza rischio di un'inibizione dell'annidamento.

Il nuovo studio indica tuttavia che oltre a inibire l'ovulazione inibisce anche l'annidamento (vale a dire distrugge la vita) e può provocare danni all'embrione.

Come modulatore selettivo dei recettori di progesterone, annulla l'effetto di questo ormone negli organi genitali interni della donna, modificando la funzione tubulare e l'endometrio in modo tale che un annidamento dell'embrione risulta impossibile”, spiega lo studio.

“Oltre alle prove documentate, abbiamo scoperto affermazioni contraddittorie di quanti sostengono che l'AUP inibisce solo l'ovulazione, contraddizioni che a loro volta confermano l'effetto inibitore dell'annidamento – si denuncia –. Esistono poi dichiarazioni inequivocabili delle imprese Watson e HRA, distributrici di ellaOne, riguardo al suo effetto inibitore dell'annidamento”.

Tre giorni senza riserve etiche?

Quanto al periodo in cui la pillola potrebbe essere assunta senza rischio di inibire l'annidamento e quindi di provocare la morte dell'embrione, la ricerca afferma che “nella pratica questi tre giorni non possono essere delimitati con sufficiente sicurezza”.

Per determinare dei giorni possibili del ciclo in cui questa pillola possa inibire solo l'ovulazione bisognerebbe analizzare con attenzione il ciclo stesso, come minimo la mucosa per delimitare la fase fertile. Potrebbero poi aiutare la realizzazione di un ultrasuono vaginale per stabilire la dimensione follicolare o di un possibile corpo luteo e dello spessore endometriale, e una prova rapida di progesterone nell'urina. Tutto questo, però, non è realistico, men che meno dopo una violenza.

“Come può sapere un medico di pronto soccorso in queste circostanze qual è il periodo di tempo corretto e giustificabile? - si chiede Ehmann -. Per essere sicuro, dispenserà l'AUP visto che, secondo Brache e altri, nel caso di una dimensione follicolare superiore a 18 l'espulsione del follicolo si ritarderebbe o non si verificherebbe con una probabilità del 60%”.

E aggiunge: “È possibile che nella pratica questa percentuale relativamente alta spinga il medico a prescrivere l'AUP senza prestare la dovuta attenzione all'inibizione dell'annidamento nel 40% dei casi di ovulazioni 'di fuga'”.

Diffusione della pillola del giorno dopo

Lo studio apporta anche dati interessanti sulla frequenza annuale dell'assunzione di pillole postcoitali, tra cui la cifra di 12 milioni di pillole del giorno dopo nel mondo nel 2012.

Le indicazioni delle associazioni tedesche che hanno fornito informazioni alla Chiesa in Germania si basavano su uno studio realizzato da Kirstina Gemzell (e altri), che presiede da quattro anni la Federazione Internazionale dei Professionisti dell'Aborto e della Contraccezione FIAPAC.

Per il responsabile del nuovo studio, “evidentemente, Rabe e gli altri conoscevano l'effetto inibitore dell'annidamento dell'AUP quando hanno pubblicato l'informazione per cui che questo farmaco inibiva solo l'ovulazione. In questo contesto, quindi, la tesi si deve interpretare come un inganno intenzionale nei confronti del cardinale Meisner e della Conferenza Episcopale Tedesca”.

A suo avviso, “questo è tanto più grave perché queste tergiversazioni semantiche non si riferiscono a oggetti inanimati, ma all'esistenza o meno di una vita umana non nata”.

“È difficile comprendere che si formulino affermazioni indifferenziate al riguardo che contraddicono tutte le conoscenze scientifiche”, ha affermato. “Ad ogni modo, la comprensione è più facile se si tiene conto dell'interesse di alcune lobbies ideologiche e dei produttori, che consiste nell'eludere qualsiasi dibattito etico e nel vendere quante più pillole del giorno dopo possibile”.

“Fino ad oggi non esiste alcuna 'pillola del giorno dopo' che inibisca solo l'ovulazione – conclude lo studio –. Purtroppo, il cardinale Meisner e i vescovi tedeschi sono stati informati in modo non corretto a questo proposito”.
Cos'è l'ulipristal acetato (AUP)?

Secondo lo studio, l'AUP è un modulatore selettivo dei recettori di progesterone, ovvero antiprogestina, successore del mifepristone (RU 486).

Per l'esperto, il semplice fatto di un'efficacia per un periodo di tempo fino a 120 ore dopo il coito è una prova del fatto che non inibisce solo l'ovulazione. Anche il maggior grado di sicurezza è un indizio del suo effetto inibitore dell'annidamento, visto che con l'AUP il tasso di gravidanze è crollato dal 5,5% all'1,8% (con l'LNG si è ridotto dal 5,4% al 2,6%).

Il libro Klinische Endokrinologie für Frauenärzte (Endocrinologia per ginecologi), pubblicato nel 2009 da Freimut A. Leidenberger, T. Strowitzki e O. Ortmann, indica che l'“ulipristal è un modulatore selettivo di recettori di progesterone (MSRP): impedisce il collegamento dell'ormone sessuale progesterone del corpo annullandone così l'effetto. Si impedisce o si ritarda l'ovulazione. Si elimina la formazione delle proteine necessarie per l'inizio e il mantenimento di una gravidanza”.

Per Brache e gli altri, assumendo l'AUP l'ovulazione viene ritardata o inibita anche durante l'aumento del livello di HL, ma solo nel 79% dei casi; nel restante 21%, quindi, si producono ovulazioni “di fuga”, in cui ci può essere un effetto inibitore dell'annidamento.

Come spiega il nuovo studio, “la soppressione dell'effetto del progesterone da parte dell'AUP toglie la base di vita all'embrione, visto che senza il progesterone o il suo effetto non c'è alcun annidamento e non si può portare avanti la gravidanza”.

Perfino l'azienda HRA-Pharma, produttrice delle pillole PiDaNa, basate sull'LNG, e di ellaOne, che contiene AUP, segnala come informazione di fondo sull'ulipristal acetato che “il progesterone svolge un ruolo decisivo nella procreazione di molte specie. Interviene sul controllo dell'ovulazione, sull'annidamento e sul mantenimento della gravidanza”.

Il meccanismo d'azione dell'AUP in relazione all'inibizione dell'ovulazione e dell'annidamento interesse le ovaie, le tube e l'endometrio:

1) Ovaie: inibizione o ritardo dell'ovulazione: effetto agonista sui recettori del progesterone. Per via della retroalimentazione negativa, si riduce la secrezione e si evita il picco di HL (asse ipotalamo-ipofisi). È possibile che si inibisca l'ovulazione per l'effetto diretto sulle ovaie.

2) Tube: blocco dei recettori del progesterone nella tuba, che porta a una deregolamentazione della motilità della tuba e della funzione di secrezione (desincronizzazione di questi processi), che ha come conseguenza un trasporto eccessivamente rapido dell'embrione e un cambiamento nella composizione della secrezione della tuba.

3) Endometrio non preparato all'annidamento, perché il blocco dei recettori PR ritarda o impedisce la sincronizzazione endometriale (mancanza di concordanza in fasi): si impedisce la maturazione, ovvero la trasformazione secretrice dell'endometrio.

Dall'altro lato, la sicurezza e l'efficacia di questa nuova sostanza attiva nel caso di minorenni non sono state ancora dimostrate, ma questo non viene menzionato ed ellaOne viene prescritta anche a ragazze e bambine. Lo studio ricorda infine che la contraccezione postcoitale non ha ridotto il numero di aborti.

Autore: Patricia Navas
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fonte: Aleteia Team


ripreso da:  http://1-3-4.aleteia.org








venerdì 7 marzo 2014

AMCI: libera fornitura della RU 486 nei consultori toscani, una preoccupante deregulation

Il parere tecnico con il quale il Consiglio Sanitario della regione Toscana apre alla possibilità di prescrivere e somministrare la pillola RU486 nei consultori-poliambulatori è atto arbitrario, poco convenzionale ma anche violento perché manifesta l’intento utilitaristico di voler gestire la vita umana e particolari momenti di fragilità della donna in modo poco responsabile ed esponendola a dei rischi non indifferenti.
L’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani) richiede una seria riflessione in relazione alla prevenzione dell’aborto e al sostegno delle gravidanze inattese, con particolare riguardo alle funzioni attribuite dalla legge ai consultori.
Sono molte le perplessità che solleva la dichiarazione freddamente burocratica, diramata dal Consiglio Sanitario della Toscana, che promuove l’effettuazione dell’aborto medico in consultorio, senza la indispensabile continuativa assistenza medica e senza alcuna norma regolatoria di prudenza.
Il documento della Regione Toscana nella sua rozza intrusione non tiene spregiudicatamente per nulla conto dell’obiezione di coscienza sia dei prescrittori sia dei farmacisti erogatori della RU486.
L’aborto determinato dalla RU486 non può avere radice in un Consultorio, notoriamente istituito per legge al fine di promuovere una nuova vita, offrendo accorta informazione sui metodi utilizzabili ove non più accettata.
In considerazione di questa banalizzazione della procreazione umana e della problematica dell’aborto si evince una totale mancanza di consapevolezza circa la gravità delle molteplici situazioni di rischio che potrebbero venire a crearsi.
Il rischio che la donna non più assistita incontra dopo la somministrazione del farmaco la pone in uno status di imprudente solitudine non potendo disporre di un sicuro e pronto aiuto medico al bisogno.
Lasciar sola una donna per garantirle libertà e autonomia e farle realizzare un aborto in totale solitudine e senza alcun sostegno psicologico, oltre che sanitario, in situazioni di emergenza è un vero e proprio atto di violenza.
In concreto si potrebbero perdere due vite: quella dell’embrione e persino quella della gestante.
La decisione del Consiglio Sanitario della Toscana non è presa nel rigoroso rispetto della legge 194, anzi ne risulta in aperto contrasto.
L’articolo 8 della legge 194/78 cita testualmente:
“Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione”.
Ci si chiede: dove e in quale realtà territoriale esistono poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e funzionalmente collegati agli ospedali con requisiti di un servizio ostetrico-ginecologico di un ospedale generale?
I consultori e i poliambulatori italiani non hanno per nulla queste caratteristiche.
Certamente vengono disattesi i tre pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004, del 2005 e del 2010.
Il CSS ha ritenuto necessario il regime di ricovero ordinario per l’intera procedura abortiva, nelle sue diverse fasi; vengono anche disattese le raccomandazioni dell’AIFA ed eluse le linee guida del Ministero della Salute elaborate nel giugno 2010.
E’ auspicabile che ci sia in ogni caso – a tutela della donna – il massimo delle provvidenze cautelative.
In eventi siffatti occorre abbattere pregiudizi ideologici, occorre spezzare le catene del silenzio, della solitudine e del disagio.
Occorre sì valorizzare lo specifico territoriale dei consultori, ma anche riaffermare la loro centralità come luoghi di counseling e non come strutture medicalizzate, che viceversa non rispettano la precipua vocazione di essere opportune realtà sociali di base, capaci di creare idonee integrazioni a più livelli anche con i servizi del volontariato sociale.
Piuttosto che creare strutture favorenti gli aborti occorre che, attraverso operatività concrete, si realizzino obiettivi di prevenzione di gravidanze indesiderate, di sconfitta dell’aborto facile e soprattutto di quello clandestino.
L’aborto a domicilio fa saltare le norme della legge 194 del 1978, lede la dignità delle donne e le espone a notevoli rischi di complicanze, anche gravi.
Ne segue la grave irresponsabilità del disposto – su cui si potrà sussumere presso le Corti di pertinenza – nel favorire l’aborto farmacologico senza peraltro accompagnarlo con modi tecnici di prudenza e di assistenza
I consultori non siano solo dispensatori di aborto!

IL COMUNICATO E’ ESPRESSIONE UNANIME DEL CONSIGLIO DI PRESIDENZA AMCI

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa in formato pdf

Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale

giovedì 6 marzo 2014

MENDEL DAY A SIENA










































MENDEL DAY

Enzo Pennetta (naturalista): Da Mendel a Lejeune, scienza, genetica e fede

Carlo Bellieni (neonatologo): Sento, dunque sono (la scienza e la vita prenatale)

Introducono la serata:
Paolo Delprato, Presidente Scienza & Vita di Siena
Angela Petraglia, Vicepresidente Scienza & Vita di Siena
Venerdì 7 marzo ore 21.15
Centro Culturale Benedetto XVI - Via Aretina, 174 - Siena


fonte: http://www.scienzaevita-siena.it


lunedì 3 marzo 2014

Sanità: Gemelli, Roma convegno cure perinatali e tutela maternità

convegno Gemelli_cure perinatali_tutela maternità


Vedere per curare, accompagnare per amare‘ e’ il titolo del convegno che si terra’ venerdi’ 7 marzo presso il policlinico universitario ‘Agostino Gemelli‘ (Aula Brasca), ore 8.30, promosso dal Centro Studi per la tutela della salute della madre e del concepito dell’universita’ Cattolica di Roma, dal dipartimento per la Tutela della Salute della donna, della vita nascente, del bambino e dell’adolescente del policlinico Gemelli, dall’Aigoc (Associazione italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), da La Quercia Millenaria onlus e dalla rivista ‘Notizie Pro Vita’.
Il Convegno sara’ un’occasione dedicata alle donne, alle famiglie, ai ricercatori e agli operatori sanitari, che ogni giorno lavorano e si impegnano per trovare cure e modalita’ di assistenza sempre migliori ed efficaci dalla fase preconcezionale a quella della maternita’ e anche oltre, quando- per esempio- la diagnosi fetale e’ infausta, e i piccoli pazienti e i loro genitori hanno comunque il diritto ad un accompagnamento fino all’ultima fase della vita.
Durante la giornata medici di diverse specialita’ (ginecologi, neonatologi e neurochirurghi) presenteranno i grandi e recenti sviluppi delle cure prenatali e perinatali e informeranno su tecnologie e conoscenze per curare e proteggere i bambini prima della nascita. Genitori, famiglie e operatori sociali porteranno la propria testimonianza sull’accompagnamento dei piccoli pazienti che hanno ricevuto prognosi infauste: l’esperienza dello staff medico e sanitario del Gemelli mostra che e’ essenziale e moralmente doveroso, per i genitori, la famiglia e le e’quipe sanitarie, che la vita sia curata, protetta e accompagnata fino alla sua fine naturale, con gli adeguati interventi palliativi.”La diagnosi (‘vedere’) e’ sempre finalizzata alla cura e quando l’ I cure non e’ possibile ci muoviamo verso l’I care (‘mi prendo cura)- spiega il ginecologo della Cattolica Giuseppe Noia, Presidente Aigoc- . La Quercia Millenaria Onlus e il Day Hospital Ostetrico del policlinico Gemelli, unico Hospice perinatale esistente in Italia (negli Usa ce ne sono piu’ di duecento), sviluppa da dieci anni questi concetti che evidenziano come il perinatal caring e il comfort care siano diventati elementi scientifici ineludibili nell’attuale sequela delle gravidanze speciali”. Al Convegno, che sara’ aperto dall’assistente Ecclesiastico Generale dell’Universita’ Cattolica, mons. Claudio Giuliodori, e dal direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della donna, della vita nascente, del bambino e dell’adolescente del policlinico Gemelli, Giovanni Scambia, parteciperanno, fra gli altri, Alessandro Caruso, direttore del Centro Studi per la tutela della salute della madre e del concepito dell’universita’ Cattolica, Giuseppe Noia, responsabile del Centro di Terapia Fetale del policlinico Gemelli, Antonio Lanzone, direttore dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’universita’ Cattolica del Sacro Cuore, Giovanni Neri, gia’ direttore dell’Istituto di Genetica dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, Leonardo Caforio, responsabile dell’ambulatorio di Fisiopatologia fetale dell’ospedale pediatrico ‘Bambino Gesu” di Roma, Matteo Bertelli, genetista e direttore del Centro per la diagnosi e cura delle malattie genetiche e rare ‘Ma-gi’ di Rovereto, l’editore del mensile ‘Pro Vita’, Antonio Brandi e la presidente dell’associazione ‘La Quercia millenaria’ Sabrina Paluzzi.

Qui il programma dell’evento

Fonte: Ag. Stampa Dire

venerdì 28 febbraio 2014

Aborto: una cicatrice che rimane per tutta la vita



aborto_cicatrice_vita

di Anna Fusina


Riportiamo qui di seguito l'esperienza di aborto spontaneo di una mamma di 5 figli.

La mia quarta gravidanza (e quinto figlio, essendo stata una delle precedenti gravidanze gemellare) è arrivata “dal cielo”.
Il test positivo è stato “un colpo”, ma io ho pensato subito che, se ci era stato mandato un figlio, voleva dire che ce la potevamo fare.
La preoccupazione più grande era che tutto andasse per il meglio.
A 5 settimane di gravidanza però sono iniziati i problemi.
Ho avuto un'emorragia improvvisa e mi sono vista il mondo crollare addosso.
Il mio medico, dopo avermi fatto un'ecografia, da cui si vedeva solo un residuo di sangue in utero, mi disse che era troppo presto per poter dire qualcosa, che bisognava attendere almeno altre due settimane per vedere come si evolveva il tutto e che comunque io non avrei potuto fare niente: solo la natura avrebbe deciso.
Le due settimane seguenti sono state interminabili, le emorragie si sono ripresentate ed io ho provato una sensazione bruttissima ed inspiegabile di “svuotamento”. Piangevo senza riuscire a fermare le lacrime: era più forte di me.
Ma non avevo realizzato assolutamente quello che mi stava accadendo.
Alla settima settimana di gravidanza il ginecologo mi rifà l'ecografia transvaginale. Non avevo il coraggio di guardare il monitor e così fissavo il medico in viso. Quando ho visto la sua espressione triste mi sono sentita morire!
Nel monitor si vedeva un grande ematoma e basta!
Il ginecologo però vuole approfondire. Mi esegue l'ecografia esternamente e si accorge che sopra l'ematoma c'è un'altra camera gestazionale ed il cuoricino pulsa forte.
Mi sono scese le lacrime all'istante.
L'emozione è stata ancora più grande quando il medico mi ha detto che la spiegazione di tutto era che anche questa gravidanza (come l'altra mia precedente) era partita come gemellare.
Nelle settimane successive ho continuato ad avere perdite. Mi era stato detto che erano normali, visto l'ematoma, ma io non le ho mai accettate con serenità.
Ero felicissima che la gravidanza ci fosse, la pancia cominciava anche a farsi vedere... Ma io non la “sentivo”.
Anche il giorno di Natale, quando avrei dovuto essere al settimo cielo avendo “Gesù bambino” in grembo, mi sentivo nervosa, irritata... e non riuscivo a spiegarmi come mai.
A 12 settimane ho avuto improvvisamente un'altra emorragia che non dava cenno a fermarsi.
Mi sono recata all'ospedale e sono rimasta bloccata lì a letto per sei giorni.
Il bimbo stava bene, ma l'emorragia aveva dato origine ad un ematoma di 7 cm. Quindi si temeva un'infezione.
Quel ricovero che, sono convinta, non è venuto a caso, mi è stato molto chiarificatore.
Durante la mia permanenza in ospedale passa a farmi visita una mia carissima amica ostetrica che avverte subito il mio stato di tensione interna. Mi dice chiaramente che così non sarei potuta arrivare a temine e mi consiglia di sottopormi ad un massaggio che faceva una sua collega, in quanto ciò mi avrebbe aiutato a riequilibrarmi un po'...
La sera seguente mi sono fatta fare quel massaggio. L'ostetrica si mise all'opera. Iniziò dalla mia testa ed io scoppiai in un pianto incontrollabile e liberatorio.
Alla fine del massaggio non percepivo più il contatto con il letto, mi sembrava di essere in un'altra dimensione, in uno stato di abbandono e di benessere.
Con l'aiuto di questa cara ostetrica ho avuto l'illuminazione: ho capito in quel momento che tutte le mie tensioni, tutte le mie paure, paure di “perdere”..., erano legate a quel coagulo di sangue che avevo in grembo, in quanto lo associavo ad un essere vivente.
Ebbi così la capacità di discernere il coagulo dall'essenza di vita e mi fu chiaro che quell'essere vivente non c'era più dentro di me, ma se ne era andato a 5 settimane, quando avevo avuto le prime emorragie, quei pianti violenti e quel senso di “svuotamento” che non mi era ben chiaro.
Ho metabolizzato solo allora di aver subìto un aborto.
Fino a quel momento avevo una forte confusione inconscia tra vita e morte dentro di me.
Ho deciso quindi di “lasciare andare” quella vita.
Le diedi un nome: Mattia ed immaginandomi due ali che si innalzavano in cielo, la lasciai andare.
Quella sera stessa la mia gravidanza cambiò: sentii in utero come se ci fosse più spazio per quella creatura che stava crescendo dentro di me, come se io inconsciamente l'avessi prima tenuta premuta per far spazio a quell'ematoma che pensavo ricco di essenza di vita.
Il resto della gravidanza fu fisicamente impegnativo, ma psicologicamente molto più sereno.
Ora tra le mie braccia ho Anna, che ha già otto mesi ed è sana, vispa e serena: un angioletto.
Spesso mi “incanto” a guardarla.
Ho sentito un bisogno forte di condividere questa esperienza perché, avendola vissuta, posso affermare che non è assolutamente vero che un aborto si sceglie o si subisce e poi tutto finisce lì...
NO! Un aborto ti penetra, ti colpisce l'inconscio, che tu lo voglia o no, e ti crea “un buco”, una ferita che può anche cicatrizzare se la metabolizzi, ma certo è che quella cicatrice ti resta per tutta la vita!

                                                                           Una mamma di cinque figli



mercoledì 26 febbraio 2014

COMUNICATO AMCI (ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI) su modifica foglietto illustrativo della pillola del giorno dopo

E’ stata presa, di recente, una decisione alquanto discutibile da parte dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco): quella di rimuovere dal foglietto illustrativo del Levonorgestrel, meglio conosciuto come pillola del giorno dopo, la dicitura: «Il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto dell’ovulo fecondato». Che,in pratica, significa: impedire all’embrione di vivere e svilupparsi.
E quindi rimane soltanto la dicitura: «Inibisce o ritarda l’ovulazione».Tale modifica è stata, evidentemente, il frutto di una scelta ben precisa e forse poco ponderata: non si può infatti pensare ad una svista omissiva, oppure ad una variazione linguistica o semantica relativa alla cosiddetta “contraccezione d’emergenza”. Anche perché, per ogni medico è ben chiaro che il Levonorgestrel non agisce come un semplice contraccettivo, soprattutto se somministrato quando la gravidanza potrebbe già essere iniziata ed essere in corso di evoluzione. Tutti i medici cattolici AMCI ritengono che tale modifica costituisca una maliziosa manipolazione dell’evidenza scientifica e tale manipolazione, per noi medici, risulta quindi inaccettabile, da un punto di vista scientifico, prima ancora che morale!
Ecco perché questa modifica del foglietto illustrativo, di cui oltretutto non appaiono evidenziate le reali motivazioni, da un canto se potrebbe sembrare apparentemente banale e poco significativa, è di fatto realmente fuorviante: si va a considerare il Levonorgestrel come un semplice contraccettivo, senza considerare minimamente le potenzialità abortive del farmaco stesso, e le relative implicazioni etiche, scientifiche e di prudenza terapeutica, che dovrebbero essere obbligatoriamente contemplate dallo stesso foglietto illustrativo.
I medici cattolici esprimono quindi tutta la propria indignazione per questa assurda decisione dell’AIFA, che contraddice palesemente tutte le evidenze scientifiche, pubblicate dalla letteratura internazionale e chiedono, pertanto, alle istituzioni ed organi di controllo preposti un’immediata verifica scientifica, su quanto esposto ed i relativi provvedimenti del caso!

Prof. Filippo M. Boscia
Presidente Nazionale AMCI