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mercoledì 30 luglio 2014

L’Europa celebra il primo caso riuscito di “fecondazione selettiva”. Serve a impiantare solo gli embrioni sani (e a scartare meglio gli altri)


La tecnica si chiama “karyomapping” e permette di individuare se un embrione ha malattie genetiche o il «corretto numero di cromosomi»
fecondazione-vitro-embrioneI giornali di mezzo mondo hanno esultato per il «primo successo» di un nuovo metodo di fecondazione assistita «selettiva» che dovrebbe permettere ai genitori di non trasmettere ai figli le proprie malattie genetiche. Il primo caso, come riportato dal Guardian, si è verificato a Londra, dove grazie alla nuova tecnica Carmen Meagu, 26 anni, è incinta di 17 settimane di un figlio sano.
KARYOMAPPING. La tecnica, chiamata “karyomapping”, richiede solo due settimane di tempo: una volta ottenuto «un set di embrioni» con un normale ciclo di fecondazione assistita, viene praticata a questi una biopsia attraverso la quale si scopre quali hanno contratto la malattia genetica e quali no. La stessa tecnica può essere usata anche «per verificare il numero di cromosomi» ed evitare così «disordini come la Sindrome di Down». L’embrione sano viene poi impiantato nell’utero della donna.
«EPOCA D’ORO DELLA GENETICA». Carmen Meagu, così come suo padre, è affetta dalla malattia di Charcot-Marie-Tooth, una grave forma di distrofia muscolare. Insieme al marito Gabriel si è recata alla clinica specializzata londinese Centre for Reproductive and Genetic Health per evitare di trasmettere la malattia al figlio. «Stiamo entrando nell’epoca d’oro della genetica applicata alla comprensione dell’infertilità», ha dichiarato Dagan Wells, della compagnia che ha analizzato gli embrioni. «Gli unici embrioni trasferiti nella madre sono quelli che hanno il corretto numero di cromosomi e sono liberi dalla condizione familiare ereditaria. Così si elimina la malattia dalla famiglia e si riducono i rischi di un aborto spontaneo».
E GLI ALTRI EMBRIONI? L’esaltazione dei medici è comprensibile, così come la felicità della coppia. Resta però una domanda: che fine hanno fatto gli altri embrioni del «set» prodotto? Dove sono finiti quelli meno fortunati che non avevano «il corretto numero di cromosomi» ed erano «malati»? Per loro «l’epoca d’oro della genetica» significa venire scartati ed eliminati. Se il “karyomapping” fosse stato disponibile già 26 anni fa la stessa Carmen Meagu, affetta solo lievemente dalla malattia che ha stroncato il padre, non sarebbe mai venuta alla luce, scartata dalla «fecondazione selettiva» insieme agli altri embrioni malati.

domenica 29 dicembre 2013

Test prenatale per individuare la sindrome di Down: quali effetti?

Prenatalsafe_test_Down

Prenatalsafe: ultima frontiera del test prenatale, tutto italiano, per rilevare anomalie genetiche nel bambino ancora nel ventre materno.
Si tratta di un esame ematico della madre, circa alla decima settimana di gravidanza: attraverso l’analisi del DNA, si possono riscontrare eventuali anomalie nel nascituro sfruttando le tracce del suo patrimonio genetico in circolo nel sangue della donna.
Margini di errore? Inferiori all’1% garantiscono i curatori del progetto. In 7 giorni lavorativi ricevi il tuo responso.
Pur essendo il test indirizzato a tutte le anomalie genetiche, particolare attenzione viene rivolta nei confronti della sindrome di Down, certamente la più frequente tra tutte.
Il test è sicuro per il bambino e per la mamma. A differenza dell’amniocentesi, per esempio, non comporta rischi di aborto causati proprio dall’operazione. Questo è uno degli aspetti che fanno di questo studio un progetto molto interessante.
Ma il classico rovescio della medaglia è che, proprio “grazie” a tale nuova via, le potenzialità di morte per questi bambini aumentano esponenzialmente: in un sistema sanitario che investe molto di più nella ricerca diagnostica della sindrome di Down invece che concentrarsi anche sulla cura, a quante donne verrà messo il dubbio sulla propria gravidanza? A quante di queste verrà spiegato quanto sia crudele mettere al mondo un bambino con anomalie genetiche? E in quante di queste il dubbio attecchirà a tal punto da trovare una soluzione solamente nell’aborto?
La diagnosi è un aspetto fondamentale nell’ambito medico ma se collegata alla cura, non alla selezione eugenetica.

Redazione

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Fonte: http://www.prolifenews.it/