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venerdì 16 ottobre 2015

Dalla cicogna all'utero in affitto: soluzione o tratta delle schiave?

di Valeria Randone


In America aumenta, in maniera esponenziale, il numero delle “mamme surrogate” - donne che mettono a disposizione di un’altra coppia il loro utero - e gli italiani con la valigia in mano sono in costante e, preoccupante, aumento.

Leggi l'intero articolo in:

http://www.medicitalia.it/news/psicologia/6066-cicogna-utero-affitto-soluzione-tratta-schiave.html

lunedì 17 agosto 2015

Cresce l'assuefazione alle madri-schiave







di Assuntina Morresi

venerdì 19 giugno 2015

Gender, il 20 giugno in piazza per difendere l'ovvio

18/06/2015  Una mobilitazione trasversale di laici e cattolici per ribadire che una famiglia può generare alla vita solo se è composta da un uomo e una donna. E sostenere il principio della libertà di educazione dei figli dopo che nelle scuole, con la scusa della lotta all'omofobia, si insegna che non c'è differenza tra maschile e femminile

 

di Antonio Sanfrancesco

Quel genio di Chesterton l’aveva predetto con l’allegrezza tipica di chi afferma una cosa seria senza essere serioso: «Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Ecco, ci siamo. Il 20 giugno in piazza San Giovanni a Roma va in scena una mobilitazione trasversale di famiglie, laici, cattolici, non credenti, singoli, parrocchie e associazioni (dalla "Manif pour tous" ai comitati "Sì alla famiglia", dal Cammino neocatecumenale all'Alleanza Evangelica italiana fino al comitato parlamentare per la famiglia con oltre un centinaio di adesioni trasversali).

Per fare cosa? Per difendere l’ovvio: vale a dire che una famiglia può generare alla vita un’altra persona solo se è composta da un uomo e da una donna. E che la strada della rivendicazione del figlio come diritto assoluto, a tutti i costi, per tutti, porta dritta dritta – nel nome di un egoismo mascherato da finto buonismo e della solita, stucchevole retorica dei “diritti civili” – a pratiche pericolosissime e allucinanti come l'utero in affitto o il mercato in provetta dei figli, nuova inquietante frontiera del business del futuro che spezzetta l’uomo, letteralmente, lo divide in parti (ovuli, cellule, embrioni…) e ne fa commercio.

Si scenderà in piazza anche per dire no al disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili (ora in Commissione Giustizia al Senato e sul quale si comincerà a votare nei prossimi giorni) che prevede l’apertura alle adozioni gay per via giurisprudenziale con il pericolo più concreto di legittimare surrettiziamente la pratica dell’utero in affitto.

E poi, last but not least, c’è l’ubriacatura della teoria del gender che il Papa ha definito più volte una “colonizzazione ideologica”, un ricatto. Nelle scuole italiane ed europee si è insinuata con la scusa della lotta all’omofobia scippando ai genitori e alle famiglie la libertà di educazione dei propri figli, baluardo irrinunciabile di una società autenticamente liberale e democratica. Insegna, l’ideologia del gender, che non c’è differenza tra maschile e femminile e che l’identità sessuale non è un dato di natura, biologico ma una costruzione sociale, una scelta che il singolo può fare in base ai propri gusti e al contesto storico-sociale. Il gender, nella sua paradossalità, finora è riuscito a incidere profondamente sulle scelte politiche del Parlamento italiano (come dimostra la proposta di legge Scalfarotto già approvata dalla Camera e ora al Senato) e sull’educazione scolastica dei ragazzi attraverso una “Strategia nazionale” voluta dal Governo e diffusa nelle scuole contro l’omofobia, solito grimaldello agitato come strumento di repressione nei confronti di chi sostiene un’antropologia diversa.    

Nel suo ultimo saggio, Passaggio d'epoca, il sociologo Pietro Barcellona, non certo uno studioso cattolico, scriveva: «Il problema della vita, o meglio del potere sulla vita e del rapporto tra vita e potere, che per un lungo periodo della storia umana è stato relegato alla dimensione privata, è divenuto la posta in gioco del nostro tempo. Il dominio della vita consiste nel sostituire la natura nei meccanismi del vivente, arrivando alla produzione della vita per mezzo della tecnica, attraverso tecniche di manipolazione e di appropriazione del vivente; oltre ad infrangere ogni sacralità della vita, si afferma così un processo di frantumazione dell'individuo, non più percepito come persona organica, in cui gli aspetti psicologici sono indivisibili dal corpo, ma come entità fisica divisibile in più parti e implementabile con reti neurali e microchip». Ecco qual è la posta in gioco del nostro tempo.

Fonte: famigliacristiana.it

 

 

giovedì 2 ottobre 2014

Utero in affitto, schiavismo moderno

In nome del "diritto al figlio" di ricchi occidentali, donne povere affittano il proprio utero accettando condizioni contrattuali umilianti, che prevedono anche l'aborto selettivo

 

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci 

Il vaso di Pandora l’ha scoperchiato la vicenda del piccolo Gammy, il neonato abbandonato - in quanto affetto da sindrome di Down - da una coppia di non più giovani aspiranti genitori australiani che si erano recati in Thailandia per “commissionare” la gravidanza a una donna del posto. Storia che rappresenta soltanto la punta di un iceberg che si estende nei meandri miserabili del Terzo mondo. Donne povere e disperate lasciano per denaro che la propria dignità venga schiacciata dal “diritto al figlio" reclamato da ricchi occidentali. L’umiliazione cui si sottopongono è attestata dai contratti che regolano il loro rapporto con i committenti, i quali curano ogni minimo dettaglio affinché il proprio “diritto al figlio” sia “soddisfatto o rimborsato”. Di questo moderno fenomeno di schiavismo ce ne parla la prof.ssa Assuntina Morresi, che dal 2006 fa parte del Comitato Nazionale di Bioetica.
***
Prof.ssa Morresi, può aiutarci a fare ordine tra le varie modalità di gravidanze a pagamento?
Esistono due modalità, quella “tradizionale” e quella “gestazionale”. Nella gravidanza a pagamento “tradizionale”, la donna che porta avanti la gravidanza è anche la madre genetica del nato: la donna che partorisce è cioè a tutti gli effetti la madre naturale del bambino, perché gli trasmetterà anche il proprio patrimonio genetico. Detto in altri termini, il bambino ha due madri: la prima che potremmo definire “naturale”, cioè quella che ha partecipato al suo concepimento mettendo a disposizione un proprio ovocita, e che al tempo stesso ha portato avanti la gravidanza e che lo partorirà, e la seconda madre “legale”, cioè quella che ha commissionato la gravidanza, e che si prenderà cura del bambino, crescendolo. Nella gravidanza a pagamento “gestazionale”, invece, il nascituro è stato concepito con un ovocita che non appartiene alla donna che porta avanti la gravidanza e partorisce, la quale quindi non ha legami genetici con il bambino. In questo caso il bambino può avere fino a tre madri: quella “genetica”, che ha dato il proprio ovocita; quella “gestazionale”, che ha portato avanti la gravidanza e che partorisce; quella “legale”, che ha commissionato la gravidanza e che si prenderà cura del bambino. A volte la prima e la terza – madre genetica e legale – coincidono.
Da cosa sono accomunate queste due modalità? Quali obblighi deve osservare la mamma surrogata?
Hanno in comune un contratto fra la coppia - o la persona singola, a seconda dei casi - committente, cioè quella che vuole un figlio e paga tutte le procedure necessarie per averlo mediante questi percorsi, e la donna che accetta di portare avanti la gravidanza a pagamento e di rinunciare al figlio appena nato. Dal momento in cui firma, la madre surrogata deve rispettare gli obblighi del contratto, che solitamente le indicano un preciso stile di vita a garanzia della salute del nascituro: niente fumo, alcool, droghe o farmaci al di fuori della prescrizione medica, ma anche divieto di ingrassare rispetto a un peso forma, poco caffè,  niente contatti con animali domestici, no ai dolcificanti, e così via. Se il neonato avrà qualche disabilità o malattia, sarà facile addossarne le responsabilità alla gestante, che dovrebbe restituire le somme eventualmente ricevute, e tenersi il bambino. Per garantire buone condizioni igienico sanitarie e uno stretto controllo medico, spesso le madri surrogate restano all’interno di apposite “case”, possibilmente accanto alle cliniche dove si sono sottoposte ai trattamenti che hanno procurato loro la gravidanza, e dove partoriranno. In queste dimore protette, lontano dalle loro famiglie, sono continuamente sotto controllo.
Nei contratti è previsto anche l’aborto? In quali casi? E laddove il bambino, una volta nato, abbia bisogno di essere rianimato, cosa succede?
L’aborto può essere previsto nel caso in cui la gravidanza è plurigemellare, per evitare che nascano bambini prematuri, o semplicemente perché i committenti hanno concordato un numero di bambini inferiore a quello che risulta dalle ecografie. Generalmente l’aborto è incluso nel contratto in presenza di malformazioni al feto. Per quanto riguarda la rianimazione del neonato, come in tutti i casi in cui si rende necessaria una decisione di tipo medico riguardante la gravidanza, questa spetta solamente ai committenti o, in loro assenza, al loro medico di fiducia. Se la madre surrogata si rifiuta di seguire le indicazioni date, il contratto si considera interrotto, eventuali somme ricevute dalla donna vanno restituite e il bambino rimane a suo carico.
In quali Paesi è maggiormente diffusa la pratica dell’utero in affitto?
È diffusa in due tipologie di Paesi. La prima è quella dei Paesi terzi: zone con sacche di povertà estese - per esempio alcune regioni di India, Thailandia e Guatemala, o anche Paesi dell’ex zona a influenza sovietica - in cui ci sono molte donne povere, scarsamente tutelate dal punto di vista dei diritti umani, poco istruite e anche poco consapevoli di avere dei diritti. La seconda è quella del Nord America, dove vale sempre il movente economico - non esistono donne in carriera con ricchi stipendi disposte a diventare madri surrogate - ma il contesto giuridico è tale da rendere questo mercato maggiormente regolato, anche solo dal punto di vista della contrattualistica privata, e le donne vengono pagate di più.
Lo scenario che ci descrive, soprattutto guardando a quelli che chiama Paesi terzi, fa apparire le madri surrogate alla stregua di moderne schiave. Come mai, a suo avviso, in un clima di spiccata sensibilità nei confronti della violenza sulle donne e dello sfruttamento del corpo femminile, a questa orribile realtà viene data così poco rilevanza?
Innanzitutto perché quello nato intorno alle tecniche di procreazione assistita è un mercato enorme, e le spinte a favorirlo ed ampliarlo sono altrettanto enormi. E poi perché dal punto di vista ideologico il “diritto al figlio” viene oramai prima di tutto, oscurando volutamente lo sfruttamento delle donne. Dovremmo sempre ricordare che per ogni coppia che racconta la propria felicità di avere avuto un figlio dalla fecondazione eterologa, c’è sempre qualcuno - che rimane in silenzio - che ha venduto parti del proprio corpo; donne sottoposte a trattamenti altamente invasivi. E dovremmo ricordare che per ogni coppia che rivela di avere raggiunto il proprio sogno di avere un figlio con l’utero in affitto ci sono donne che hanno accettato contratti subumani come quelli di cui abbiamo parlato. Ma adesso l’unico soggetto ad avere  realmente diritti è la coppia che desidera un figlio: coloro che “contribuiscono” in altro modo - chi vende i propri gameti, chi porta avanti a pagamento la gravidanza - così come i figli stessi, di diritti sembra non ne possano rivendicare.
Ritiene che le legalizzazioni del “matrimonio gay” e dell’adozione agli omosessuali aprano la strada a una maggior propagazione di questo fenomeno?
La gravidanza conto terzi è l’unico modo in cui una coppia di omosessuali maschi può avere un figlio in qualche modo legato geneticamente almeno a uno dei due, senza ricorrere a rapporti sessuali con donne. Cercando in rete si può vedere come molte delle organizzazioni di maternità surrogata siano dedicate esclusivamente alle coppie omosessuali maschili.
Da membro del Comitato Nazionale di Bioetica, una sua valutazione sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità della legge 40 rispetto al divieto di fecondazione eterologa?
Dal punto di vista etico, ritengo gravissima l’affermazione di “diritto incoercibile” ad avere figli, ribadita ancora qualche giorno fa da Giuseppe Tesauro, Presidente della Consulta, che ha sottolineato il “diritto ad avere una famiglia e arricchirla con la presenza di figli”. Se il diritto al figlio è incoercibile, allora tutto deve essere subordinato ad esso, compresi altri diritti che, pur teoricamente rispettati, vengono necessariamente subordinati rispetto a quelli cosiddetti incoercibili.

 

 

giovedì 11 settembre 2014

No ovuli, no party: congelatori in vendita in America

Dilagano negli Stati Uniti le campagne per convincere le donne a pianificare, a tutti i “costi”, la maternità

 



Il business della ricostruzione dell’orologio biologico è lì, dietro l’angolo. La scienza permette, lo sappiamo, di congelare gli ovuli della donna e di utilizzarli in seguito. O meglio, provare ad utilizzarli, dato che il numero di donne che rimane incinta grazie a questa tecnica è inferiore al 10%, come ha dichiarato Lord Robert Winston, il “mago” della fecondazione assistita. Ciò nonostante, la EggBanxx usa toni promettenti nelle campagne promozionali dei suoi grandi eventi, i cosiddetti “Congelamento degli ovuli party” – il prossimo “Let’s Chill” (“Congeliamoli”) sarà a New York – nel chiedere alle donne 8.000 dollari per l’intervento, più 1.000 all’anno per l’affitto del congelatore, in cambio di una presunta possibilità di pianificazione di tempi, carriera e rapporti con gli uomini in relazione alle proprie voglie di maternità. Ancora una volta da un reparto marketing, in questo caso quello della EggBanxxx, giunge l’incoraggiamento pressante ad assumere nuovi modelli antropologici. Parla ad Aleteia dei rischi di tutto questo la professoressa Paola Ricci Sindoni, docente di Filosofia Morale all’Università di Messina e direttore nazionale dei Quaderni di “Scienza & Vita”.

Che ne pensa di questa proposta?

Ricci Sindoni: La cosa più semplice sarebbe fare valutazioni etiche su questa nuova e un po’ bizzarra modalità di presentare la maternità come un bazar, un grande magazzino dove puoi al tempo opportuno trovare un figlio. Io vorrei fare un discorso che va a monte e che riguarda il fatto che si va sempre più diffondendo l’idea che l’unica forma valida di argomentazione razionale sia quella della tecno-scienza, che non viene mai messa in dubbio dalle persone, le quali sempre meno si fermano a pensare se le possibilità di successo siano alte o basse, se vale la pena spendere tanti soldi per un’impresa di questa genere. Si ragiona così: è possibile fare questa cosa tecnicamente? Sì, e allora la si fa. Questo passaggio immediato non tiene conto che l’argomentazione delle tecno-scienze dovrebbe essere accompagnata da altri tipi di argomentazioni, ad esempio di tipo giuridico, sociale, religioso, valoriale. Tutti questi punti di vista partecipano di una visione più globale. Il fatto che continuiamo anche noi, gente comune, a dare sempre per buono come un dogma l’accettazione di quello che fa la scienza, indica che siamo ormai a una svolta epocale. In realtà non tutto quello che si può fare tecnicamente lo si deve fare, perché la tecnica è uno strumento, ma non si lascia coinvolgere dal fine. Per evitare i paradossi impliciti in proposte come questa che arriva dagli Stati Uniti bisognerebbe decostruire l’idea che la tecno-scienza sia l’unica via per ragionare, per conoscere, per valutare. Da sola, la tecno-scienza ti porta al marketing e all’aspetto economico: queste donne spendono tanti soldi – e si parla infatti di truffa – per avere percentuali molto basse di successo.

C’è un corto circuito tra valori universali come la maternità e tendenze culturali ed economiche che invece sono nazionali?

Ricci Sindoni: Anche in America si dovrebbe imporre un modello culturale più comprensivo, su questa cosa come su molte altre. Perché è vero che la tecno-scienza ci può portare domani ad avere – perché tecnicamente si può fare – un utero artificiale per l’uomo in maniera tale che possa anche lui avere nove mesi di gravidanza e partorire. Però, mi chiedo, si deve fare? Questo è il punto. C’è un limite oltre al quale non dico si debba dire moralisticamente basta, ma occorre far intervenire altre argomentazioni. Questo non si fa, e ci troviamo in una corsa al massacro dove vince questo modello dogmatico della tecno-scienza. Bisognerebbe correre ai ripari e creare un sentire comune di fronte al dogma della scienza, che c’è anche da noi. Non bisogna tanto parlare di modelli culturali diversi: certo, noi abbiamo una cultura umanistica più radicata e lì certi modelli sono più galoppanti, ma bisogna parlare di limiti della scienza. Se non si pongono paletti si potrà fare qualunque cosa: trapiantare il cervello di un maiale in un bambino perché malato. Si dirà: in fondo è malato, perché non lo si può fare?

Il problema è l’alleanza tra economia e scienza, che ha dominato il XX secolo?


Ricci Sindoni: Assolutamente sì. E questa alleanza andrebbe sciolta, perché porta a una corsa contro l’umanizzazione dell’uomo: noi infatti abbiamo una donna che diventa una macchina, un computer, che si programma, che deposita un ovulo, poi lo va a ritirare dopo dieci mesi. Così si perde di vista l’idea stessa di maternità. Io non credo si debba imporre un modello antico di maternità: la cultura evolve, perché evolvono i sistemi giuridici, quelli religiosi, quelli valoriali. Ma tutte queste cose andrebbero viste insieme altrimenti si giunge a disumanizzare l’uomo; così la tecno-scienza prende il sopravvento sull’uomo stesso, l’uomo perde il controllo su sé stesso, costruisce la bomba atomica e si uccide. Occorre costruire modelli culturali diversi, non dico confessionali o morali, ma anche razionali, che siano il più possibile ampi perché siamo in una realtà complessa.

Lei vede le donne particolarmente vulnerabili di fronte a questi nuovi modelli?

Ricci Sindoni: Io penso che - ahimè - il modello femminista è ormai molto e sepolto perché quel modello femminista degli anni Ottanta e Novanta non ha più ragione d’essere. Per questo si impone un modello femminista di autonomia anche nei confronti dell’idea della relazione, dell’immaginare un progetto di genitorialità nei confronti del figlio, del legame con un uomo con cui avere un figlio. E a mio avviso questo è quello che fa dire ad una Angelina Jolie che poiché è una grande seccatura aspettare secondo i ritmi naturali l’arrivo di un figlio è molto meglio sottoporsi alla fecondazione assistita. Questo significa che non vuoi più avere un figlio con quell’uomo, ma preferisci che la scienza prenda il tuo posto nel tuo rapporto con lui. Più che una fragilità questo testimonia una volontà di potenza della donna che vuole un figlio, poi se l’uomo c’è o non c’è che importa, ci penserà la scienza.

In Italia questo modello femminile è in espansione?

Ricci Sindoni: No, direi che questo tipo di proposta sembra ancora – detta in termini un po’ banali – un’americanata. Però se il trend a cui accennavo prima continua tutto è possibile. Ci scandalizzavamo dell’utero in affitto, ma se l’adozione verrà concessa anche alle coppie gay si affermerà anche l’idea dell’utero in affitto. L’eterologa che non era voluta – anni fa abbiamo fatto un referendum – è arrivata. Quindi, magari con qualche resistenza in più, arriverà anche questa se non ci si muove a livello culturale. Di fronte ad una trasformazione epocale come questa occorre decostruire proprio il potere della tecno-scienza. Se questo non succede ne vedremo altre, e tra qualche anno non mi sorprenderebbe che anche in un hotel di Roma si arrivasse ad organizzare un evento del genere.   

domenica 3 agosto 2014

Speranza per Gammy





Coppia australiana abbandona il bimbo con sindrome di Down alla madre surrogata e ritira solo la gemella sana

  di Anna Fusina 

Una coppia australiana, non riuscendo ad avere figli, chiede ad una donna thailandese di 21 anni, Pattharamon Janbua, di “affittarle” il suo utero su pagamento al fine di far nascere il bimbo che era stato concepito attraverso fecondazione in vitro.
La donna, la cui famiglia è in serie difficoltà economiche, accetta di prestare il suo utero allo scopo.
Tre mesi dopo che il medico ha iniettato l'ovulo fecondato della donna australiana nel suo utero, la madre surrogata scopre però di aspettare due gemelli.
I medici, durante i controlli di routine, si accorgono successivamente che uno dei due bambini che la donna thailandese ha in grembo ha la sindrome di Down.
Alla notizia che uno dei piccoli sarebbe stato portatore di trisomia 21, la coppia australiana ne richiede l'aborto.
Pattharamon, profondamente buddhista, rifiuta di abortire per motivi religiosi e porta a termine la gravidanza.
Ma dopo che i gemelli vengono alla luce all'ospedale di Bangkok, la coppia committente porta con sé la bimba sana in Australia ed abbandona invece il piccolo Gammy, nato con sindrome di Down.
Gammy, che ora ha sei mesi, ha una seria patologia cardiaca congenita e dovrà affrontare, per salvarsi, una serie di interventi urgenti e cure mediche costose che Pattharamon, la madre surrogata, non può permettersi.
Pattharamon Janbua ha dichiarato al quotidiano Sydney Morning Herald:
“Vorrei dire alle donne thailandesi di non entrare in questo business come madri surrogate.
Non basta pensare solo ai soldi, se qualcosa va storto nessuno ci aiuterà ed il bambino sarà abbandonato dalla società. Allora dobbiamo assumerci la responsabilità per questo fatto”.
Un medico dell’ospedale dove il piccolo Gammy è nato, e che ha seguito la vicenda, ha quindi aperto una sottoscrizione online sul sito Gofundme (per chi volesse partecipare questo è il link).
Viene lanciata così una campagna di raccolta fondi per pagare le spese mediche intitolata Hope for Gammy, che viene subito inondata da donazioni da tutto il mondo.
Abbiamo chiesto l'opinione su questa vicenda a Jean-Marie Le Méné, Presidente della Fondazione Jérôme Lejeune, organizzazione benefica la cui missione è quella di continuare il lavoro del professor Jérôme Lejeune (scopritore della causa della sindrome di Down) nel campo della ricerca scientifica, della cura e della difesa della vita, che così ha commentato:
“Questo caso era prevedibile per due ragioni:
- in primo luogo, le gravidanze gemellari sono molto più frequenti nei casi di procreazione assistita. Dunque questo genere di situazioni rischia di essere frequente. Si incontreranno così delle coppie che, anche senza che uno dei loro gemelli sia malato, rifiuteranno di avere due figli semplicemente perché ne avevano “ordinato” solo uno;
- in secondo luogo, la madre surrogata non è sempre disposta ad abortire, soprattutto nel caso di una gravidanza gemellare, in cui ciò risulta più complicato.
In sintesi, forse la nascita di questo bambino trisomico che suscita uno slancio di generosità nel mondo intero, ci salverà dalla legalizzazione della maternità surrogata.”

Fonte:  Zenit.org


 

 

mercoledì 9 aprile 2014

SCIENZA & VITA: CADUTO IL DIVIETO ALL’ETEROLOGA AVANZA LA BABELE PROCREATIVA

Comunicato n° 136 del 09 Aprile 2014 

“Con la sentenza della Corte costituzionale, che travalica la funzione politica del Parlamento su temi complessi che riguardano la società civile e i propri modelli di riferimento culturali, prosegue lo smantellamento progressivo a mezzo giudiziario della legge 40. Una normativa forse da rivedere dopo dieci anni, ma che ha avuto il merito di porre un quadro di riferimento scientifico ed etico in tema di procreazione assistita”, commentano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.

“In tal modo si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreatico che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere. Con la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa viene legittimata ogni pratica di riproduzione umana, con il solo pretesto che tutti, comunque, hanno diritto a veder garantiti i propri desideri. La cultura giuridica si rimette in tal senso al dominio della tecnoscienza, legittimandone lo strapotere. Questa sentenza apre inoltre lo scandalo del mercato dei gameti: nessuno garantisce che non avverrà - come già ora all’estero - con lo sfruttamento di chi si trova in difficoltà economiche”.

“Una sentenza nel solco di quella pronunciata ieri in materia di utero in affitto e che, anche in questo caso, rimette in questione i capisaldi della civiltà occidentale al cui interno l’esperienza della trasmissione della vita viene segnata dall’accoglimento del dono senza la pretesa di determinarlo in modo spersonalizzante. In questo modo invece non vi è riguardo per i diritti dei bambini, chiamati al mondo a tutti i costi in virtù di un non identificato ‘diritto alla genitorialità’ ”.
 
Fonte: scienzaevita.orgciazione Scienza&Vita



sabato 22 marzo 2014

98 figli, un solo padre e nessuna obiezione

donor
Il record assoluto, stando a The New York Times, apparterrebbe un uomo padre almeno di 150 figli. Ciò nonostante, non si può dire che Ed Houben sia un donatore di sperma pigro, anzi: ci sono almeno 98 buone ragioni per pensare il contrario. 98 come i figli che questo signore, di professione guida turistica, ha contribuito a mettere al mondo prestando il proprio servizio rigorosamente gratis, spinto solo – così ha raccontato alla Bbc – dalla «bellissima speranza di creare una nuova vita, che sarà amata e seguita».Ovviamente i redattori di Repubblica.it  non si sono fatti sfuggire questa storia, riproponendola ai loro lettori. Per la verità – dicevamo poc’anzi – non è detto che Houben sia l’effettivo “padre-record”, né il suo è il primo caso d’intervista di un donatore di sperma con molti figli (il giovane avvocato Ben Seisler, qualche anno fa, dichiarò pubblicamente di averne 75, e tutti grazie a questa “attività”, esercitata per mantenersi), tuttavia non c’è dubbio che la storia di questo signore olandese abbia dello straordinario.
Anche se c’è, purtroppo, qualcosa di ancora più straordinario e scarsamente sottolineato, vale a dire l’incapacità diffusa – o una capacità sempre più debole – di cogliere quanto di assurdo ci sia in storie come queste. Storie che da un lato confermano come il giusto ormai coincida col possibile (e tanti saluti al qualsivoglia riflessione bioetica) e, d’altro lato, come il figlio, secondo la mentalità dominante, rappresenti a tutti gli effetti un prodotto anziché un dono, «una nuova vita» da «creare», per dirla con Houben, e non più da accogliere. Tutto questo senz’alcuna obiezione. Osi sostenere o sostieni convintamente che uno come Ed Houben, che fra l’altro dona sperma senza lucrare, non sia un benefattore? Sei solo un fanatico e bigotto. Pensi forse che tutte le coppie lesbiche e di donne single che costui ha aiutato a diventare madri non avrebbero dovuto essere aiutate? Vergognati, hai un cuore di pietra. Credi che il mondo non sarebbe migliore se altri uomini non seguissero l’esempio di questo esemplare signore olandese? Lavati, perché puzzi di medioevo.
Battute a parte, l’aspetto più drammatico di questa ed altre vicende è che non sono più percepite come tragiche, ma presentate come esempi di solidarietà, quando non di eroismo. Da applaudire, cioè, non è più la ragazza sola che, magari scontrandosi col parere dei propri genitori, sceglie di non abortire, ma quella che pur di realizzare il sogno di diventare madre ricorre al donatore di sperma. L’esempio non è più quello della donna che rinuncia alla carriera professionale per dedicarsi alla famiglia, ma quella che per rimanere indipendente rinuncia a cercarsi un marito ma non a procacciarsi un figlio. A questo, dunque, siamo arrivati: 98 figli, un solo padre e nessuna obiezione tollerata. Il desiderio prima di ogni cosa, sempre e comunque. Che si tratti d’acquistare una casa, di ordinare un’automobile nuova o di commissionare un figlio ora al donatore di sperma ora alla donna che affitta il proprio utero al miglior offerente, il discorso non cambia: ogni aspirazione individuale è un ordine. E sei tu, che davanti a questo scuoti il capo, il solo che vede problemi.

Fonte: http://giulianoguzzo.wordpress.com