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lunedì 13 novembre 2017
domenica 15 dicembre 2013
Mihaela ha dato la vita per far nascere sua figlia
Mihaela Bălăniuc, una ventiquattrenne rumena di Agigea (Constanţa), è morta alcuni giorni fa dopo aver rifiutato l’estirpazione di una massa tumorale che aveva invaso un rene, intervento che le avrebbe provocato la perdita della gravidanza.
La scorsa primavera, in seguito ad una visita dal ginecologo, la giovane donna venne a sapere che era incinta. Ma nell’ecografia appariva pure il profilo di qualcosa che sembrava una ciste. Si trattava, infatti, di un tumore maligno installatosi in uno dei reni. Mihaela era ormai al quarto mese di gravidanza.
Il suo caso fu subito analizzato dal comitato dell’ospedale ed i medici conclusero che l’unica via di scampo era l’estirpazione della massa tumorale. In gergo medico il prezzo da pagare era la “perdita della gravidanza”. Ciò che i medici chiamavano “una gravidanza persa” in realtà era un essere umano, troppo prezioso per essere perso. E Mihaela ha preso la sua irrevocabile decisione, quella di difenderlo ad ogni costo.
Dopo otto mesi di combattimento è riuscita a portare alla luce una bambina in buona salute, ma la malattia l’aveva consumata completamente. Ha fatto giusto in tempo ad abbracciare e a baciare la bimba, poi ha perso la conoscenza e, dopo due giorni di coma, è volata in cielo.
Agli occhi del mondo un tale gesto è pazzesco. Ciononostante Mihaela sapeva che lo scopo del nostro viaggio su questa terra è quello di dare la vita, non di sopprimerla. Certo, ha avuto paura ed ha sperato sino alla fine di poter posticipare quell’intervento per mettere in salvo la figlia, ma non si è sentita di tradire la vita.
La vita, per chi crede, conosce vari modi di espressione e se una Mihaela (la mamma) e andata a vivere nell’eternità, un’altra Mihaela – perché così si chiamerà la figlia – sta per iniziare la sua avventura. La via continua, in un modo o in altro …
di Padre Adrian Măgdici
fonte: prolifenews.it
sabato 16 novembre 2013
Il concepito è "Uno di Noi"
Il Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento Europeo risponde agli appelli del beato Giovanni Paolo II
Cracovia, 16 Novembre 2013 (Zenit.org) Antonio Gaspari
“Sono
commosso di parlare qui a Cracovia, in una sala a fianco della Chiesa
della Misericordia, una città dove è stato vescovo Giovanni Paolo II”.
Così l’onorevole Carlo Casini ha iniziato
ieri il suo intervento all’Incontro europeo dei movimenti per la vita e
per la famiglia, che si sta svolgendo a Cracovia.
L’iniziativa dei cittadini europei “Uno di Noi”, ha spiegato il
Presidente del Movimento per la Vita, è la risposta alla domanda che
Giovanni Paolo II rivolse al mondo intero l’8 settembre 1984 a Vaduz,
capitale del Principato del Liechtenstein.
Disse il beato Karol Wojtyla: “io vi chiedo che il concepito sia considerato un uomo a tutti gli effetti”
Ebbene, con l’iniziativa europea “Uno di Noi” abbiamo risposto: “Si, Santo padre il concepito è Uno di Noi”.
Dopo aver ricordato che i cittadini
italiani hanno contribuito alla raccolta firme con più di 633.000
adesioni, Casini ha precisato che le firme erano molte di più, ma un
gran numero erano certificate con la patente come documento di identità,
e in questo caso la patente di guida non ha valore identificativo.
Per evitare equivoci, il comitato italiano
dell’iniziativa “Uno di Noi” ha selezionato solo le firme certificate
con la carta d’identità o il passaporto.
Il
Presidente della Commissione per gli Affari Costituzionali del
Parlamento Europeo, ha spiegato che proprio come sostenitori della
cultura della vita, con l’iniziativa “Uno di noi” si è voluto “fermare
il finanziamento della distruzione della vita”.
A proposito del bambino concepito, Casini
ha ricordato che il Comitato Nazionale di Bioetica, presieduto dal
professor Francesco D’Agostino e con voto unanime ha sottolineato di
“riconoscere il dovere morale di trattare l’embrione umano come una
persona”.
“Il Papa venuto da Cracovia è stato un
gigante nella difesa della vita”, ha sottolineato Casini, per questo –
ha rilevato - che “bisogna riscoprire l’anima dell’Europa”.
Riprendendo le parole che il Papa polacco disse al Movimento per la Vita
Italiano nel novembre 1987, Casini ha ricordato: “l’Europa di domani è
nelle nostre mani” per questo “Siate degni di questo compito. Lavorate
per restituire all’Europa la sua vera dignità quella di essere luogo
dove ogni persona è accolta nella sua incomparabile dignità”
L’eurodeputato spagnolo Jaime Mayor Oreja è
intervenuto per spiegare come è necessaria una grande cultura per la
vita per convincere chi vuole fare dell’aborto un diritto.
Stiamo vivendo tempi nuovi, ha detto Mayor Oreja, e abbiamo bisogno di
unire le nostre voci, unità di azione ed una strategia europea.
Esattamente come è stato fatto per l’iniziativa “Uno di Noi”.
L’eurodeputato spagnolo ha sollecitato
un’alleanza tra i rappresentanti politici, i mezzi di comunicazione e le
associazioni ed i gruppi che si battono per la promozione della vita e
della famiglia.
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I movimenti per la vita uniscono l'Europa
A Cracovia l'incontro degli organizzatori della raccolta di firme "Uno di Noi" nei 28 paesi dell'Unione Europea
Cracovia, 15 Novembre 2013 (Zenit.org) Antonio Gaspari
Per un
anno intero i movimenti per la vita e per la famiglia si sono mobilitati
al fine di raggiungere gli obiettivi dell’iniziativa conosciuta come
“Uno di Noi”.
L’iniziativa dei cittadini europei “Uno di
Noi” chiedeva alle istituzioni Europee, Commissione e Parlamento, di
riconoscere la vita fin dal concepimento, non utilizzare fondi europei
per sostenere le associazioni che promuovono l’aborto in Europa e nel
mondo e, allo stesso modo, non utilizzare il denaro dei cittadini
europei per finanziare ricerche mediche che violano la dignità della
vita nascente.
Le istituzioni europee riconoscono le
legittimità delle richieste solo se almeno un milione di cittadini di
almeno sette paesi dell’Unione le sottoscrivono
In
un anno i movimenti per la vita europei hanno raccolto più di un
milione e 800 firme nei 28 paesi dell’Unione e 20 paesi hanno superato
la quota richiesta dalla Commissione.
Nei giorni 15, 16 e 17 novembre i delegati
dei movimenti di ogni Paese che ha contribuito a questo incredibile
risultato, si sono riuniti a Cracovia per fare il punto sui risultati
dell’iniziativa e per riflettere su come dare una forma di
rappresentanza ai cittadini europei che hanno sottoscritto “Uno di Noi”.
Un grande successo, che ha stupito gli stessi organizzatori. Molti all’inizio erano scettici e temevano di non riuscire.
Gregor Puppinck, Presidente del comitato “Uno di Noi” ha detto che “quello che siamo riusciti a raggiungere è un miracolo”.
“La consegna delle firma raccolte – ha
spiegato Puppinck - non è la fine di un cammino ma l’inizio di un
processo per far sì che la voce di coloro che difendono la vita e la
famiglia sia sempre presente “forte e chiara” nelle istituzioni
europee”.
Puppinck ha sottolineato che è la prima
volta nella storia che i movimenti per la vita europei si riuniscono
insieme in un congresso ed ha rilevato la mobilitazione dei cristiani
tutti, non solo cattolici ma luterani, evangelici e ortodossi.
“Possiamo raggiungere – ha concluso - un
successo legislativo, possiamo modificare la legge. Abbiamo delle
aspettative nei confronti di Commissione e Parlamento e pensiamo che la
nuova composizione del Parlamento Europeo sarà più favorevole alle
nostre iniziative”.
Maria del Pino Ana Garcia Barrera,
coordinatrice esecutiva di “Uno di Noi” ha detto entusiasticamente: “Con
un milione e ottocentomila firme, siamo la prima iniziativa dei
cittadini europei che ha raccolto un così alto numero di firme in così
tanti Paesi”.
“È una vittoria degli europei che difendono i diritti umani e principalmente il diritto alla vita”.
“Il successo di “Uno di Noi” - ha concluso Ana - è un esempio della cultura della vita che unisce i popoli e le Nazioni”.
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martedì 9 luglio 2013
In scena la Vita
Caricato in data 07/ott/2007
Lo spettacolo nasce dal cuore di due
coniugi, Antimo Verrengia e Cinzia Calusi, che, spinti dal grande
desiderio di difendere il diritto alla Vita (specialmente quello dei
bambini non nati) e avvalendosi della loro esperienza di attori e
ballerini professionisti, hanno deciso di portare in scena la Vita.
Vedere una famiglia che danza insieme e racconta la bellezza dell'amore
coniugale e dell'accoglienza della vita nascente suscita emozioni forti e
dimostra ancora una volta la bellezza e l'importanza di diffondere la
Vita.
Ripreso dal sito: www.giovaniprolife.org
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mercoledì 12 giugno 2013
"Dalle tenebre alla luce": percorso di elaborazione del lutto per un figlio mai nato
Dall'1 al 5 settembre, a Medjugorje, un seminario guidato dalla dott.sa Benedetta Foà, psicologa e counselor post-aborto
Roma, (Zenit.org)
Si chiama "Dalle tenebre alla luce" il seminario che si terrà dall'1 al 5 settembre presso la Casa Cuore Immacolato di Maria a Medjugorje, guidato dalla psicologa e counselor post-aborto Benedetta Foà.Lo scopo finale del percorso è quello di prendersi cura del proprio figlio mai nato, per dargli l’identità e la dignità negata, per poi lasciarlo andare in pace. Sarà proprio il prendersi simbolicamente cura del figlio, che aiuterà i genitori a ritrovare la pace perduta, sotto lo sguardo amorevole di Maria Santissima.
Le iscrizioni sono aperte fino al 30 giugno e sono a numero limitato.Il programma può variare a seconda delle necessità a Medjugorje
Per maggiori informazioni:
Scrivere info@benedettafoa.it o visitare il sito www.benedettafoa.it o chiamare il 377 2686484
(10 Giugno 2013) © Innovative Media Inc.
Curare le ferite del post-aborto
Intervista a Benedetta Foà, psicologa, già consulente del CAV Mangiagalli di Milano, da anni impegnata nella cura delle sindromi post-aborto
di Elisabetta Pittino
Lo afferma Benedetta Foà, laureata in psicologia, che ha lavorato come consulente al Cav Mangiagalli. Autrice di Maternità Interrotte, 'manuale' sulle sindromi post-aborto, la dottoressa Foà racconta a ZENIT del suo impegno per curare le ferite delle donne che hanno vissuto l'esperienza dell'interruzione di gravidanza.
***
Dottoressa Foà, lei si prende cura delle donne ferite dall'aborto: cosa è significato per lei, quindi, raccogliere firme per la campagna "Uno di Noi" al Festival dei Giovani di Medjugorje 2012? E soprattutto perché ha accettato di partecipare a questa missione impegnativa?
Benedetta Foà: Per prima cosa vorrei sottolineare il mio legame con Medjugorie. Vengo in questo luogo di grazia dal 1986, ci ho vissuto quasi tre anni durante il conflitto (1991-96) ed è un paese che per me è “casa”. Detto questo viene automatico che quando il vicepresidente del Movimento per la vita, Elisabetta Pittino, mi ha invitato a dare una mano significativa a questa missione, mi sono sentita “chiamata” ancora una volta a mettere a disposizione le mie conoscenze del posto e a lavorare per la vita.
Il compito era sicuramente impegnativo, soprattutto considerando il clima soffocante, che ben conoscevo, e i milioni di pellegrini di tutte le lingue con cui dover comunicare il messaggio importante che stavamo portando. Certo è che essere a Medjugorje durante il Festival è una grazia di per sé, con tutta quella carica, gioia ed entusiasmo trasmesso dai giovani. Poter lavorare per la vita vuol dire mettere in pratica i messaggi della Madonna, essere le “Sue mani”, come ci chiede nei suoi messaggi. Vivere i suoi messaggi è la cosa veramente importante.
Raccogliere le firme non era il solo scopo, infatti la cosa fondamentale era far sapere a tanti giovani di tutta Europa e del Mondo che i cittadini europei stanno lottando per la vita, che vogliono difendere la vita fin dal suo concepimento e che essa non è un gioco ma è sacra. Questo secondo me è un messaggio forte che va contro corrente, contro il pensiero agnostico di questo momento storico. E' stato bello vedere giovanissimi e non solo, venire muniti di penna e documento “per aiutare” la causa della vita. Personalmente mi hanno commosso particolarmente i ragazzini croati, che pur non essendo “ancora” europei volevano firmare “a tutti i costi”.
Com'è nata la sua vocazione al post-aborto?
Benedetta Foà: La mia vocazione a prendermi cura della donna è nata a Medjugorie. Come ho detto ho vissuto qui quasi tre anni, sono venuta nel 1995 come volontaria a portare aiuti umanitari con e per una associazione chiamata A.R.P.A fondata da A. Bonifacio. Sono stati anni molto duri ma anche tanto fecondi. E' stato durante questo periodo che la parrocchia di Medjugorie ha chiamato in suo aiuto un esperto, il Canadese dottor Philip Ney. Con lui abbiamo fatto un percorso di Counseling specifico su Abuso sessuale e Aborto. Questo seminario ha aiutato tutti (sacerdoti, suore, laici), ma a me ha veramente aperto un mondo fino a quel momento sconosciuto.
Da quel giorno in poi ho studiato l'argomento aborto e le sue conseguenze. All'epoca (parlo di 17 anni fa), in Italia non se ne parlava molto, ma in America e Canada c'erano già molte ricerche relative allo stress post-aborto. Quando mi sono iscritta all'università avevo già chiaro che mi sarei occupata di ricerca e cura del post-aborto. Ora dopo lunghi anni di studi e la laurea in Psicologia Clinica, spero di poter aiutare tanti uomini e donne che soffrono per non aver accettato la vita dei loro figli.
Lei è co-autrice di Maternità Interrotte, un “manuale” sul post-aborto edito dalla San Paolo. Ci parli del suo libro e di quelli che saranno i suoi progetti futuri.
Benedetta Foà: Il libro è stato molto importante perché rappresenta uno dei primi libri pubblicati in Italia da professionisti italiani in cui viene trattato il problema del post-aborto e soprattutto di una possibile cura. Personalmente il futuro è ancora tutto da costruire, ma la strada è spianata. Se va tutto come stabilito nel giro di pochi mesi ci sarà a Milano un centro che si occupa della cura e recupero di coloro che soffrono del trauma identificato con il nome di “stress post-aborto”. Ho dei progetti anche su Medjugorie, infatti nel 2013 si dovrebbe tenere il primo Seminario di guarigione sul post-aborto.
Dall'approvazione della legge 194 del 1978 solo in Italia sembra che ci siano stati 5.000.000 di aborti praticati: questo vuol dire che ci sono altrettante madri/padri che hanno perso uno o più figli. Non tutti stanno male nello stesso modo e con gli stessi tempi, ma quando ci si rende conto che un figlio manca all'appello, e che la responsabilità è propria, molti stanno veramente male. Ho ricevuto telefonate di donne che dopo 10/15 anni di distanza dall'aborto procurato sono cadute in una depressione tale da non riuscire più a lavorare, fino a non riuscire più ad uscire di casa. Lo stress post-aborto esiste ed è molto invasivo, è importante lavorarci con tecniche specifiche perché non è un lutto come gli altri.
Il suo aiuto si rivolge solo alle donne, o anche agli uomini?
Benedetta Foà: Nonostante possa sembrare meno immediato, anche gli uomini soffrono di stress post-aborto. Anche loro quando si rendono conto che avrebbero potuto avere dei figli e invece non li hanno accolti, soffrono. Il pensiero si blocca e l'aborto che hanno fatto fare alla compagna può diventare un chiodo fisso, tanto da non farli progredire nel loro cammino di vita. Penso che non ci siano altri modi per far conoscere il dramma dell'aborto se non quello di scrivere libri, tenere conferenze e far sapere, soprattutto alle giovani generazioni, che la vita è sacra e va protetta, anche a costo di sacrifici.
Come ci si può mettere in contatto con lei?
Benedetta Foà: Ho iniziato a progettare la mia pagina web, sarà semplice ma dettagliata e chi vorrà trovarmi saprà come farlo. E' chiaro che già da ora per chi volesse dei consigli può contattarmi al mio indirizzo mail: benedetta.foa@libero.it.
(11 Settembre 2012) © Innovative Media Inc.
www.zenit.org
mercoledì 15 maggio 2013
PROGETTO DI SOLIDARIETA’ INSIEME PER L’EMILIA, INSIEME PER LA VITA
SOLIDARIETA’ – INCONTRO – AMICIZIA – CULTURA DELLA VITA
L’evento è stato articolato in due momenti:
1) premiazione delle dodici classi delle scuole primarie di
Campodarsego che hanno partecipato al concorso “Coloriamo la vita”, patrocinato dal Comune di
Campodarsego e dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Padova;
2) spettacolo teatrale “Il gatto Pompiere” portato in scena
dagli alunni di classe quinta della scuola primaria di Finale Emilia.
Nell’atrio del cinema è stata allestita una mostra con i bellissimi
elaborati grafici realizzati dagli alunni, integrata con materiale informativo
e divulgativo del Centro aiuto alla Vita (volantini Uno di Noi, numero verde,
progetto Gemma, ecc.). Sono state proiettate inoltre due brevi animazioni in
DVD realizzate dagli alunni di un plesso della Scuola di Campodarsego.
Terminata la premiazione, gli spettatori presenti in sala hanno “gustato” il musical ispirato al libro di
Antonella Diegoli, insegnante dei piccoli attori, nonché presidente di
Federemilia, scritto a seguito delle terribili scosse di terremoto che hanno
sconvolto l’Emilia lo scorso anno.
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Gli alunni coinvolti, belli nei loro coloratissimi costumi
di scena e molto bravi a recitare, cantare e danzare, hanno voluto mettere a
disposizione il proprio talento e il loro impegno al fine di raccogliere fondi
per la ristrutturazione del Museo di Finale Emilia che, a seguito del
terremoto, ha subito ingenti danni. Nel pomeriggio lo spettacolo è stato
replicato per i bambini dell’I.C. di Borgoricco e della scuola Materna di S.
Maria di Non, dove in questi giorni si sono svolte le ultime premiazioni.
In totale sono stati premiati oltre 500 alunni di due
Istituti Comprensivi e di una scuola per l’Infanzia.
Tutti le classi partecipanti sono state premiate allo stesso
modo in quanto, gli alunni che in questo periodo sono stati seguiti molto bene
dalle loro insegnanti, hanno centrato il tema e realizzato con cura ed impegno bellissimi elaborati, esprimendosi molto bene nel campo dei
diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita.
Fonte: http://cavcampodarsego.blogspot.it/
Fonte: http://cavcampodarsego.blogspot.it/
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