sabato 14 settembre 2013

Una canzone per "Uno di noi"

 

Intervista con Don Mario Costanzi, autore e compositore del brano

Roma, (Zenit.org) Anna Fusina


“Uno di Noi”: una canzone dedicata all’omonima iniziativa europea promossa dal Movimento per la Vita italiano volta a richiedere all’Europa il riconoscimento giuridico del bambino fin dal suo concepimento.

La musica e il testo sono di Don Mario Costanzi, sacerdote della diocesi di Siena che vive attualmente ad Empoli, dove si occupa di progettazione pastorale in ambito giovanile, nel campo della musica e dello spettacolo.

ZENIT lo ha intervistato.

Don Mario, quando e perché ha iniziato a scrivere canzoni?

Don Mario Costanzi: Ho iniziato a scrivere canzoni molti anni fa, prima della scelta del sacerdozio, e sono portato a scrivere della vita in tutti i suoi aspetti e anche in tutte le sue contraddizioni.
In questa narrazione cerco di far trasparire nel modo migliore, senza trionfalismo ma con chiarezza e lucidità, il mistero di Amore che è Dio, in particolare evidenziando le dinamiche positive che esistono nelle vicende dell’umanità, dei singoli e dei popoli.
Il mio stile musicale si richiama alla scuola cantautorale italiana, con tendenze verso il pop e l’etnico. Scrivo anche per bambini e musical.
Attualmente porto nei teatri uno spettacolo di canzoni ed illustrazioni ispirato al libro “Il Piccolo Principe”.

Come è nata l'idea della canzone “Uno di Noi” e che messaggio vuole dare attraverso di essa?
Don Mario Costanzi: L’idea nasce dal desiderio di dare visibilità a un tema, quello della vita nascente, che spesso rimane sommerso dal clamore di cose più futili ma certamente più alla moda.
Scrivere di un embrione, anzi… scrivere “a” un embrione poteva essere qualcosa di un po’ originale, ed è stata anche una sfida dal punto di vista artistico, ma mi sembrava un modo per scuotere e dire con parole inusuali qualcosa di fondamentale, perché il messaggio potesse arrivare più in esteso possibile.
Il messaggio della canzone è che anche “qualcosa” che apparentemente non ha forma o nome, che non ha capacità di esprimersi e di “gridare il suo nome” è degno di essere rispettato come qualsiasi altro essere umano, perché di fatto già lo è!

Questa bellissima canzone è stata eletta dai  Giovani Prolife del Movimento per la Vita “canzone dell’estate 2013”...
Don Mario Costanzi: Sono contento che questa canzone abbia riscontrato l’entusiasmo del Movimento per la Vita Italiano e soprattutto che i giovani del Movimento, i “Giovani Prolife” la abbiano voluta come leit motif del loro seminario annuale, il Seminario Quarenghi, svoltosi quest’anno a Maratea.
I giovani portano in sé la naturale predisposizione ad essere a favore e accanto alla vita, in tutte le sue forme, compresa quella più debole e indifesa, che è quella nascente, e mi auguro che il loro entusiasmo, magari quello che corre anche sulle note di questa canzone, possa indurre tanti ad appoggiare l’iniziativa e a mettere la propria firma a sostegno di essa!

Guarda qui  video della canzone: http://vimeo.com/62284313#at=0
Firma l'iniziativa qui: http://www.oneofus.eu/it/

Canzone: “UNO DI NOI” (testo):

Cosa sappiamo noi di te che non sai dire tu chi sei
e ci fai chiedere perché la vita non si ferma mai

cosa si muove dentro te che dice quello che sarai
è tutto lì e non c’è un perché anche se piccolo ora sei

ma che mistero questo angolo di vita che si affaccia in questo
mondo che non sembra proprio accorgersi di te

perché tu sei semplice e fragile, sei piccolo ed immenso
tu sei unico come soltanto un uomo può essere, tu sei

UNO DI NOI
e devi vivere qui e questa è già casa tua perché tu sei come noi perché tu seiUNO DI NOI

Ora che vivi dentro noi come si può mandarti via
è proprio vero che ci sei e non è solo fantasia

sei vivo come siamo noi e ognuno può sentirti suo
che cosa importa se non puoi gridare ancora il nome tuo

ma che miracolo questo piccolo cuore che già batte e che si
affaccia in questo mondo che un giardino è per te

perché tu sei semplice e fragile, sei piccolo ed immenso
tu sei unico come soltanto un uomo può essere, tu sei

UNO DI NOI

 e devi vivere qui e questa è già casa tua perché tu sei come noi perché tu sei 
UNO DI NOI

Sogna dai un mondo che ti vuole
costruirai la vita come noi

vieni qui ti stiamo già chiamando
tu che sei tu che sei tu che sei
UNO DI NOI

UNO DI NOI 
e devi vivere qui e questa è già casa tua perché tu sei come noi perché tu sei 
UNO DI NOI

giovedì 12 settembre 2013

Family Happening 2013



famiglia_genere_discriminazione

Venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 settembre 2013 c/o Piazze del Centro Storico – Verona si terrà la 9^ edizione del FAMILY HAPPENING: sport, laboratori, conferenze, mostre, spettacoli a misura di famiglia, co-organizzato dal Comune di Verona e dalla Associazione Family Happening.
Una manifestazione per promuovere la famiglia e i suoi valori in un contesto di festa.
Ma anche occasione di solidarietà con il sostegno al Banco Alimentare che assiste persone bisognose attraverso 230 strutture caritative beneficiarie.
Molto ricco il programma proposto, tra cui spiccano:
  •     venerdì 13: conferenza “Non lasciatevi rubare la speranza! Giovani e desiderio” con John Waters, columnist e scrittore irlandese che ha svolto la relazione principale al Meeting di Rimini 2013;
  •     sabato 14: conferenza/spettacolo “Dante, poeta del desiderio” con il prof. Franco Nembrini;
  •     sabato 14: presentazione della mostra tolkieniana “In te c’è più di quanto tu creda” a cura di Chiara Nejrotti;
  •     domenica 15: presentazione della mostra “Cos’è l’uomo perché tu te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune” a cura del prof. Umberto Fasol
I dettagli e l’elenco completo delle iniziative nel depliant allegato e sul sito dedicato www.familyhappening.it

fonte: prolifenews.it

sabato 7 settembre 2013

Apologia della vita




Apologia della vita
E’ davvero impressionante il video della deputata Beatriz Escudero che risponde all’interpellanza presentata dal Gruppo Socialista al Governo spagnolo sull’ipotesi di riforma della legislazione sull’aborto del 2010.
“Signori: basta parlare di arretratezza, voi veramente pensate che una società che voglia difendere il diritto di tutti sia una società arretrata? Il diritto alla vita, signori, è il principale dei nostri diritti. Non avremmo diritto alla libertà di espressione, nè diritto alla libertà sessuale, nè diritto di poter decidere del nostro corpo, se non avessimo quel diritto fondamentale, quel valore supremo che è il diritto alla vita. I Diritti possono essere difesi solo a partire dalla verità“.
E ancora aggiunge: “Come potete spiegare alla società spagnola che difendete gli embrioni dei polipi e dei calamari, delle mucche e dei cavalli, perchè sapete che soffrono?“
Vale la pena dedicare otto minuti per vederlo, e pochissimi secondi per condividerlo e farlo girare su internet, suggerendolo agli amici. Perché?
Innanzitutto è un tentativo di riconsiderare quelli che ormai sono tabù intoccabili del ’68. Da allora, la legislazione e la società occidentale hanno preso una china inarrestabile: divorzio, aborto, eutanasia, coppie di fatto, droga. La direzione si può e si deve cambiare, poco a poco, con preparazione e coraggio.
E poi è un esempio di buona comunicazione: contenuti, ironia, testa alta. Apprezzo soprattutto l’incipit, in cui la deputata ribalta la situazione rispetto a come la presentano i giornaloni: non è reazionario chi difende la vita, bensì chi si ostina a rimanere al ’68; non è retrogrado chi vuole costruire una società giusta, umana, bella, bensì chi la vuole distruggere.
Vale veramente la pena vederlo, è molto incisivo.
Buona visione.
(Per vedere i sottotitoli in italiano, una volta messo play, cliccare sull’icona cerchiata in rosso).

di



Fonte: cogitoetvolo.it 

venerdì 6 settembre 2013

La vita come possibilità




Ventisette anni, veronese, giornalista e donna con disabilità, Valentina Bazzani presenterà il 6 settembre a Tamassia di Isola della Scala (Verona), il suo libro intitolato “Quattro ruote e tacco 12. La vita come possibilità”, con il quale si propone anche di contribuire a far cambiare prospettiva sulla disabilità. La pubblicazione si avvale della prefazione del noto musicista Giovanni Allevi

Valentina Bazzani
Valentina Bazzani

Verrà presentato venerdì 6 settembre, a Tamassia di Isola della Scala, in provincia di Verona (Villa Guarienti Baja, ore 20), il nuovo libro di Valentina Bazzani, intitolato Quattro ruote e tacco 12. La vita come possibilità. All’evento interverranno gli storici Valentina Cesco e Carlo Baja Guarienti.
Ventisette anni, veronese, giornalista e Socia della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) di Verona da una decina d’anni, Valentina non è una sorpresa, ma una piacevolissima conferma. All’età di 16 anni, infatti, con il libro Una vita diversa, aveva già scelto la sua strada, la strada della scrittura, e oggi, laureata in Giornalismo e iscritta all’Ordine dei Giornalisti, collabora intensamente con alcune testate locali, occupandosi di musica e spettacoli, associazioni di volontariato e disabilità. Per Valentina, la scrittura è «una passione quasi viscerale, emozione allo stato puro».
Abbiamo avuto il piacere di incontrare questa persona squisita, per avere alcune anticipazioni sul suo nuovo lavoro, e per apprezzare e condividere le sue emozioni, in vista dell’importante giorno della presentazione, ormai imminente.
Di cosa tratterà il nuovo libro e come è nata l’idea di un titolo così provocatorio, quanto ironico?
«Quattro ruote e tacco 12 raccoglie frames di vita quotidiana di una giornalista su una sedia a rotelle, che racconta avventure, peripezie e aneddoti a cui assiste. Non mancano riflessioni sul senso della sofferenza, sull’Amore, sull’Amicizia e su una società che molto spesso discrimina chi considera “diverso”. Il tono varia dal serio all’ironico, dal profondo al provocatorio, in uno spazio intercalato da pensieri poetici, scritti sull’onda di un’emozione. Nella seconda parte del volume, poi, ci sono anche articoli e interviste che ho avuto l’opportunità di realizzare in questi anni.
Il titolo è volutamente provocatorio e se da una parte rimanda alla mia situazione, dall’altra apre le porte alla femminilità, prendendo come simbolo appunto il tacco 12. Sono certa, infatti, che il look sia un aspetto molto importante per una donna, che possa aiutare a migliorare la propria autostima e le relazioni. Certo, la femminilità non dev’essere ricondotta solamente all’aspetto fisico, ma comprende anche la componente psicologica, spirituale ed emozionale della persona. Molto spesso, quando una donna è su una sedia rotelle, viene definita disabile, prima che donna. È tempo di cambiare prospettiva!».
Cosa intendi con la seconda parte del titolo, La vita come possibilità? È una sfida che intendi lanciare alla società in cui viviamo oggi?
«Più che una sfida, come dicevo, il mio obiettivo è proprio quello di stimolare un cambiamento significativo di prospettiva. Siamo spesso abituati a vedere quello che ci manca, senza considerare quello che comunque abbiamo. Nella sofferenza, la persona è chiamata a mettere in pratica la sua capacità più grande: il cosiddetto “valore di atteggiamento”. La sofferenza non rappresenta una possibilità qualsiasi, ma l’occasione per conferire pienezza al senso più profondo della vita.
Ognuno di noi, indipendentemente dalla situazione in cui si trova a vivere, ha comunque delle potenzialità e delle risorse importanti da sfruttare. La vita ci offre diverse opportunità, sta a noi saperle cogliere! Certo, dobbiamo essere i primi a uscire dal vortice di vittimismo che molto spesso ci tiene imprigionati. Le barriere architettoniche non mancano e quelle culturali sono ancora molto pesanti, ma nel corso di questi anni molto è stato fatto ed è possibile vivere normalmente anche nelle difficoltà».
Spiegaci le analogie e le differenze tra questo libro e il tuo primo lavoro, Una vita diversa, tra i quali è trascorso veramente tanto tempo.
«Una vita diversa è stata un’esperienza bellissima che mi ha permesso di conoscere veramente tante persone. Ha avuto un successo al di sopra delle mie aspettative, anche se, riguardando quelle pagine, mi rendo conto che le cose sono cambiate molto. A quell’epoca avevo 16 anni ed ero una ragazzina fragile, introversa e timida. Si trattava di una sorta di diario nato quasi per gioco, scritto in un momento in cui avevo bisogno di sfogare le mie emozioni. Ora ho 27 anni e il percorso e le esperienze che ho potuto fare in questi anni mi hanno cambiata completamente. Ora sono più ottimista e innamorata della vita. Il filo conduttore comune, invece, potrebbe essere un canovaccio autobiografico che lega i vari contenuti».
Raccontaci, infine, le emozioni e gli stati d’animo che stai vivendo con l’avvicinarsi del lancio del libro, completato nientemeno che dalla prefazione di un artista importante come Giovanni Allevi.
«Per me scrivere è emozione allo stato puro, è un bisogno che ho, è una passione quasi viscerale che grazie al mio percorso universitario e lavorativo, è diventata anche un vero e proprio lavoro e questo libro, sviluppatosi negli anni, ripercorre praticamente le tappe più importanti della mia vita. Sono quindi felice, commossa ed entusiasta che il maestro Giovanni Allevi ne abbia scritto la prefazione. Ci siamo conosciuti in occasione della maratona televisiva di Telethon 2010 e dopo quell’occasione, per una serie di coincidenze ed esperienze lavorative, ho avuto l’opportunità di intervistarlo più volte. Mi sento molto in sintonia con lui, che attraverso il suo ultimo lavoro Sunrise, realizza e comunica un risveglio, una nuova possibilità, una rinascita, dopo un periodo difficile».
Un bell’esempio per tutti, quindi, quello di Valentina Bazzani, per il suo modo di essere, estroverso e autoironico, per la sua competenza in materia, ma soprattutto per la sua voglia di vita che ogni giorno manifesta attraverso l’impegno e anche con il suo ruolo di scrittrice.

* La presente intervista è già apparsa nel sito della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo “Quattro ruote e tacco 12 – La vita come possibilità” e viene qui ripresa, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

Fonte: www.superando.it (per gentile concessione)

mercoledì 4 settembre 2013

Mamma e scienziata: «La ricerca miri alla terapia»

BARI. «Tiramore» ha nove anni e un musetto da scugnizzo biondo. Sua madre, la dottoressa Rosa Anna Vacca, biologa molecolare e ricercatrice Cnr all’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica di Bari, lo definisce il più bel dono mai ricevuto, «nato il 23 marzo 2004, giorno del mio compleanno». 'Tiramore' in realtà si chiama Enrico, ma è così bravo ad attirarsi l’affetto di tutti che lo hanno ribattezzato così.
Anche se non sempre le cose sono state facili, non all’inizio, almeno: «Io non avevo fatto l’amniocentesi, perché nella precedente gravidanza mi aveva provocato un aborto spontaneo, e gli altri test prenatali risultavano tutti negativi, così non avevo messo in conto che potesse nascere con la sindrome di Down. Avevamo già altri due figli, ma sentivo che a tutti i costi ne desideravo un altro e alla fine è nato Enrico: per questo dico che non è venuto per caso e che è un dono di Dio». Nove anni dopo, Enrico è la gioia dei fratelli maggiori, 13 e 16 anni, e di tutta la famiglia. Ma l’inizio è stato duro, soprattutto «per colpa di genetisti e ginecologi – testimonia la ricercatrice –, subito ti prospettano un futuro a tinte fosche. Per questo in Italia il 90% delle coppie di fronte alla diagnosi si spaventa e decide di abortire, se invece conoscessero la grande ricchezza che questi figli portano, farebbero un’altra scelta».
Che Enrico sia un bambino felice e capace di donare gioia, è evidente, così come l’alta lezione che con la sua pulita innocenza può dare a molti bambini più sani di lui. «Il suo è un amore allo stato puro, privo di ogni cattiveria, è l’amore più vicino a quello di Cristo», sorride sua madre, e da scienziata ha anche una spiegazione: «Quel cromosoma in più che altera l’aspetto razionale nelle persone con sindrome di Down sviluppa invece quello emozionale, per cui i bambini come lui suscitano enorme simpatia. Non gli si può resistere». Non ci è riuscito nemmeno Kay van Dijk, attaccante nella squadra di pallavolo del Molfetta: il giorno del passaggio in serie A, quei due metri e 15 di gigante hanno visto tra i tifosi il bambino, lo hanno preso in braccio e hanno esultato con lui. «Fu un momento straordinario per tutti, due metri di uomo annullati da un bimbo grande la metà – racconta la madre –, si è tolto la maglia e gliel’ha data, occhi negli occhi. Chi dice che noi genitori vorremmo un figlio diverso? Quello che invece ci preoccupa è il quadro clinico, specie con l’età...».
Ecco allora la lezione di Enrico: la ricerca, oggi massicciamente volta alla diagnosi prenatale e quindi spesso all’eliminazione del feto, dovrebbe invece focalizzarsi sulla migliore qualità di vita di questi pazienti. «Molti studi finiscono sulle riviste scientifiche perché fanno sfoggio di tecnologie inapplicabili per l’uomo e non hanno alcun fine terapeutico. Il vero problema invece è che a 45 anni il 50% di loro soffre già di Alzheimer o invecchiamento precoce. Tutto dipende dall’alterazione dei mitocondri – spiega la ricercatrice, autrice di studi sul campo –, le centrali energetiche della cellula. Se si intervenisse a livello fetale sui mitocondri, potremmo prevenire molte delle alterazioni». Sono passati 50 anni da quando Lejeune, scoperta la causa della malattia, auspicò: tutto questo porterà alla terapia. «Invece ha portato alla loro eliminazione».

di Lucia Bellaspiga

Fonte: Avvenire

lunedì 2 settembre 2013

Il dottore che canta “Happy Birthday” ad ogni bambino nato

Il giorno della nascita è l’evento più importante di ognuno di noi e, come in ogni occasione particolarmente rilevante e bella, non si può non festeggiare ricevendo anche un regalo, il più bello che si potrebbe ricevere: la vita.
Il dottor Andrew Carey-Jaja, ginecologo presso il Magee Women’s Hospital di Pittsburgh (Pennsylvania), soprannominato the singing doctor, accoglie ogni neonato che aiuta a venire alla vita con un regalo molto speciale: lo prende in braccio e lo culla cantando per lui Happy Birthday o What a Wonderful World di Louis Armstrong.
Questo suo rituale commovente, in cui letteralmente augura ai neonati “felice giorno della nascita”, è il suo modo di accogliere in questa vita nell’aldilà del parto ogni nuova persona , è il suo modo per esprimere quanto ogni bambino nato sia speciale e per dargli il benvenuto in questo “meraviglioso mondo”.
«Sono speciali» – dice il dottore dei suoi neonati – «Quando vedi il miracolo della vita di fronte a te, per un attimo dimentichi tutte le crisi in corso in tutto il mondo». Il dottor Andrew ha fatto nascere migliaia di bambini e con ciascuno di loro ogni volta crea un legame davvero speciale. Il suo motto è «affronta ogni incontro con un sorriso sul tuo viso e una canzone nel tuo cuore». E sembra proprio che lo metta in pratica alla lettera ad ogni “incontro” con ogni nuova vita da conoscere ed amare, perché unica e speciale.

di Rossella Rumore

Fonte: cogitoetvolo.it