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martedì 22 ottobre 2013

“Che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune”

 

L’Associazione Medicina e Persona del Piemonte, in collaborazione con l’Associazione ‘Il Cammino’ e con il Centro Culturale Piergiorgio Frassati e grazie al patrocinio della Regione Piemonte, propone la mostra dal titolo “Che cos’è l’uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune” curata dall’Associazione Euresis e dalla Fondazione Jerome Lejeune con il contributo dell’Associazione Nazionale Medicina e Persona.
La mostra sarà esposta presso il Centro Incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23 a Torino seguendo il seguente orario: lunedì 21 ottobre h 9-­-19; martedì 22 ottobre h 9-­-20.30; mercoledì 23 ottobre h 9-­-19; giovedì 24 e venerdì 25 ottobre h 17-­-20; sabato 26 ottobre h 9-­-13.
Sono previste visite guidate prenotabili all’indirizzo email: prenotamostra@gmail.com.
Martedì 22 ottobre ore 20.45 si terrà l’incontro di presentazione della mostra con l’intervento del prof. Strippoli, genetista dell’Università di Bologna e la testimonianza di Walter Dal Pos, Letizia Salanitro e Stefano Lovato.

Breve presentazione della mostra.
La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino. Quella che viene proposta è un‘indagine sulla “natura umana” a partire dalla testimonianza di Jerome Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.
Il prof. Lejeune è lo scopritore della trisomia del cromosoma 21, l’alterazione che causa la sindrome di Down.
Lejeune è stato ricercatore e medico, in particolare un medico pediatra: la sua rigorosa ricerca scientifica è stata mossa dal desiderio di conoscere la genetica umana per poter curare; e curare per Lejeune significa prendersi cura della persona, di ogni singolo malato.
E’ un’esperienza professionale e umana fondata su una precisa visione dell’uomo e della realtà che ha alimentato le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che ogni uomo sia “unico” e “insostituibile” e come tale vada guardato.
Dalle scoperte di Lejeune ad oggi la genetica ha fatto grandi progressi: conosciamo gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; in tal modo diventa possibile individuare le basi genetiche di numerose malattie.
Questa evoluzione fa sorgere inevitabili interrogativi: qual è lo scopo di tali pratiche? Quali informazioni possiamo ricavarne? E’ proprio vero, come alcuni sostengono, che potremo sapere se una persona è portatrice di malattie genetiche, se è predisposta a malattie degenerative, addirittura quali saranno le sue doti, il suo carattere, le sue inclinazioni? Soprattutto, queste conoscenze servono a curare meglio?
All’interno della mostra viene sottoposta a critica l’idea, per altro molto diffusa, che ogni organismo vivente sia la somma di tanti “geni per” ogni caratteristica umana.
La moderna biologia evolutiva ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altri fonti di informazione, per costruire la sua vita.
Riaffiora dunque quell’immagine, cara a Lejeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni essere vivente: potevamo non esserci, invece ci siamo. Questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda.
Clicca qui per maggiori informazioni

lunedì 23 settembre 2013

Reggio: convegno organizzato dall'AIPD Associazione Italiana Persone Down



“Amare la vita appassionatamente - Jérôme Lejeune e la Trisomia 21" questo il titolo del convegno organizzato per domenica 29 settembre,  a Reggio Calabria, presso la sala Giuditta Levato del Palazzo del Consiglio Regionale, con inizio alle 10:30, dall'AIPD Associazione Italiana Persone Down.
Jérôme Lejeune  - come ebbe modo di affermare Giovanni Paolo II - nella sua condizione di scienziato e di biologo era un appassionato della vita e arrivò ad essere il più grande difensore dei diritti dei nascituri con sindrome di Down. A lui si deve la scoperta della trisomia 21, l’anomalia cromosomica che caratterizza le persone con sindrome di Down, e il conseguente studio sulle patologie spesso associate alla sindrome, con l’obiettivo di gettare le basi per l'introduzione di terapie innovative.
Parlerà di lui, e del suo messaggio, che continua ad essere quanto mai vivo, il Prof. Pierluigi Strippoli, Responsabile del Laboratorio di Genomica del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna. Il suo lavoro si ispira, infatti, all’opera scientifica di Jérôme Lejeune per svilupparne le intuizioni con i moderni strumenti della genomica.
L’AIPD, che è attiva sul territorio provinciale reggino, per il sostegno e la condivisione delle esperienze tra famiglie al cui interno vi siano persone con sindrome di Down, nei mesi scorsi ha già proposto il convegno “Essere diversi è normale” in cui si è discusso soprattutto di integrazione.
Con l’iniziativa programmata per il 29 settembre, intende ulteriormente coinvolgere la cittadinanza, stavolta sotto un profilo strettamente scientifico, su un tema che coinvolge tutte le Istituzioni poiché la problematiche legate alla crescita e alla realizzazione sociale delle persone con Sindrome di Down non possono appartenere solo alle famiglie direttamente coinvolte.
I lavori, coordinati dall’arch. Maria Giuffrida, socio AIPD, saranno introdotti dal Presidente della sezione AIPD di Reggio Calabria, Bruno Arichetta, e vedranno la partecipazione dei massimi rappresentanti istituzionali.

Fonte: http://www.strill.it/

lunedì 8 luglio 2013

Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi?

Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune
9 luglio – 21 luglio 2013  Santuario di Oropa – Galleria Sant’Eusebio
Presentazione della mostra
La mostra è composta da 40 pannelli
A cura di: Associazione Euresis e Fondazione Jérôme Lejeune.
In collaborazione con: Associazione Medicina e Persona e Centro Culturale Crossroads

La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino. Quella che viene proposta è un’indagine sulla “natura umana” a partire dalla testimonianza di Jérôme Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

Oropa Lejeune 2Il percorso espositivo inizia ripercorrendo le fasi della formazione scientifica di Lejeune, pioniere della citogenetica, nel contesto delle conoscenze biomediche del suo tempo; viene quindi illustrata la sua attività scientifica, il suo approccio alla ricerca e le sue scoperte: in particolare, viene descritto il processo che l’ha portato a dimostrare il nesso tra sindrome di Down e trisomia 21.

Lejeune è un ricercatore ma è anche un medico, in particolare medico pediatrico: la sua ricerca scientifica è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare; e curare significa prendersi cura della persona, di ogni singolo malato. L’attività medica di Lejeune è una testimonianza dell’importanza per il malato di un contesto umano, anche nei casi dove non registrino significativi progressi conoscitivi e terapeutici. È una esperienza professionale e umana fondata su una precisa visione dell’uomo e della realtà, che ha alimentato anche le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che ogni uomo sia “unico” e “insostituibile” e come tale vada guardato.

Oropa Lejeune 3Dalle scoperte di Lejeune a oggi la genetica ha fatto enormi progressi. Conosciamo ormai gran parte dei geni dell’uomo e l’intera sequenza del suo DNA; è possibile quindi individuare le basi genetiche di numerose malattie. Non solo. Con le tecnologie attuali e con relativamente poca spesa possiamo ottenere l’intera sequenza del DNA di numerosi singoli individui.
Sorgono a questo punto inevitabile interrogativi. Qual è lo scopo di tali pratiche? Quali informazione possiamo ricavarne? È proprio vero, come alcuni sostengono, che potremo sapere se una persona è portatrice di malattie genetiche, se è predisposta a malattie degenerative, addirittura quale saranno le sue doti, il suo carattere, le sue inclinazioni? Soprattutto, queste conoscenze sono per curare meglio, come affermava Lejeune, o sono proiettate verso nuove forme di eugenetica?

Oropa LejeuneInfine, ampliando lo sguardo, viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica umana; è l’idea che l’uomo, e più in generale ogni organismo vivente, sia la somma di tanti “geni per”. La moderna biologia evolutiva suggerisce però un’altra prospettiva: ci dice che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita.
Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come a esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. E riaffiora quell’immagine, cara a Lejeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente: potevamo non esserci , invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda.

lunedì 24 giugno 2013

JEROME LEJEUNE "Non abbiate paura!"



Pubblicato in data 05/nov/2012
Video utilizzato in occasione della mostra "Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jèrome Lejeune" presentata a Rimini in occasione della XXXIII edizione del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli. A cura di Associazione Euresis.

Audio in lingua francese, sottotitoli in italiano.
Video originale realizzato dall'Associazione Amici di Jérome Lejeune: http://www.amislejeune.org

    martedì 18 giugno 2013

    Associazione "Il Disegno": mostra su Jérome Lejeune, il genetista che scoprì la Sindrome di Down



     
    L'Associazione di volontariato "Il Disegno - insieme per condividere l'handicap" di Cesena presenterà ed inaugurerà sabato 22 giugno 2013 alle ore 18.00 presso il Giardino Pubblico di Cesena in Corso Ubaldo Comandini, una mostra sul genetista francese Jérôme Lejeune, colui che scoprì la causa della Sindrome di Down, dando il via di fatto alla genetica moderna.
    All'inaugurazione della mostra, intitolata: "Cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune", interverranno Pierluigi Strippoli, Professore Associato di Biologia applicata presso l'Università di Bologna, ed il Dott. Andrea Alberti, Presidente dell'Associazione di volontariato "Il Disegno" di Cesena.
    "Il Disegno" svolge da ormai 30 anni attività con ragazzi disabili, di cui molti affetti da Sindrome di Down; questa mostra mira a far conoscere al maggior numero di persone possibile la figura di Lejeune, l'esempio che è stato ed è tuttora, la grandezza di alcune sue scelte personali e lavorative, la capacità di coniugare la competenza che aveva maturato con impegno e dedizione con il rispetto più profondo per la dignità di ogni singolo essere umano. Prima e dopo la nascita. Le tematiche da lui affrontate risultano ancora di strettissima attualità ed altri illustri genetisti stanno seguendo ancora oggi con grande fatica (carenza di risorse) le sue orme ed il suo esempio.
    La mostra, che è stata presentata per la prima volta a Rimini nell'agosto 2012, in occasione del Meeting per l'amicizia fra i popoli ed ha successivamente girato l'Italia fino ad approdare a Cesena,  sarà in esposizione dal 22 al 24 giugno 2013 nel contesto della manifestazione Happening 2013 dal titolo “Ciò che occorre è un uomo (C. Betocchi)” e sarà possibile usufruire gratuitamente di visite guidate.
    Per informazioni e prenotazioni Elena Conti 348/6907683 o cesena0912@libero.it

    Fonte: "Il Disegno - insieme per condividere l'handicap" – Cesena

    mercoledì 5 giugno 2013

    Genetica e natura umana. Una mostra su Jerome Lejeune all'ospedale San Donato di Arezzo


    Pubblicato in data 04/giu/2013
    Le interviste a Cristina Martini, promotrice dell'evento, e a Pierluigi Strippoli, docente dell'Università di Bologna.
    Servizio di Michele Francalanci. Riprese di Edoardo Malvestiti.
    TSD Notizie del 04.06.2013

    venerdì 31 maggio 2013

    Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune



     Che cos'è l'uomo perché te ne ricordi?

    Dal 2 al 9 giugno 2013 la mostra itinerante «Che cos'è l'uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Lejeune» farà tappa presso la Hall dell’Ospedale  “S. Donato” di  Arezzo.

    La mostra, dedicata a J. Lejeune, lo scienziato che scoprì il cromosoma 21, all’origine della sindrome di Down,  sarà inaugurata lunedì 3 giugno 2013 alle ore 18.00 presso l’Auditorium dell’Ospedale S. Donato di Arezzo. Interverranno:   

    PIERLUIGI STRIPPOLI - professore associato di Biologia Applicata, responsabile del Laboratorio di  Genomica del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna

    ROSSANO SANTUARI e ROBERTA SCIASCIA - genitori adottivi di bambina affetta da sindrome di  Down, membri dell'associazione  “Famiglie per l’accoglienza”

    Orari mostra: 10.00 – 20.00
    Info e prenotazioni visite guidate: centroculturale.arezzo@gmail.com

    mercoledì 29 maggio 2013

    MOSTRA SU LEJEUNE: INTERVISTA AI RICERCATORI OMBRETTA SALVUCCI E PIERLUIGI STRIPPOLI

    Immagine
     Articolo pubblicato sul nr. 19/2013 de "IL NUOVO AMICO" di PESARO

    Fonte:  www.anffaspesaro.com

    Allarme autismo: terapie molecolari la cura del futuro




    Press-IN anno V / n. 1209

    Avvenire del 28-05-2013

    ROMA. Dai tre o quattro casi ogni 10mila bambini del 1985, siamo arrivati oggi a uno su 100: l’autismo ormai non è più una patologia rara. Si manifesta attorno ai tre anni con la difficoltà a intrecciare relazioni, fino al completo isolamento. Molti i fattori di questo allarmante boom: una delle cause è il concepimento in età sempre più adulta, ma è probabile che molti casi di autismo in passato venissero classificati come generico ritardo mentale. Il fattore preponderante all’origine della sindrome è genetica, ma esistono fattori ambientali come alcune infezioni virali o l’esposizione a farmaci anti-epilettici o a determinati pesticidi nei primi mesi di gravidanza.
    Grandi speranze arrivano dalla ricerca. Il professor Antonio Persico, neuropsichiatra infantile e ricercatore dell’Università Campus Bio- Medico di Roma, spiega che, grazie ad analisi genomiche e sequenziamento di singoli geni, «tra alcuni anni grazie alle nuove terapie molecolari personalizzate saremo in grado di curare in modo risolutivo l’autismo nel singolo paziente». Oggi le terapie sono soprattutto comportamentali e psico-educative, solitamente a carico delle famiglie che spendono dai 900 ai 1.700 euro al mese.
    Anche per venire incontro a queste esigenze a Milano è nato il centro Mafalda Luce - di pertinenza del Campus Bio-Medico - un modello che mira all’eccellenza in diagnostica, assistenza clinica, ricerca e formazione. Il Campus fa parte del consorzio incaricato dall’Ue di produrre protocolli diagnostici e terapie molecolari personalizzate. L’Unità ambulatoriale di Neuropsichiatria dell’infanzia del Campus, che opera presso il centro Luce, fornisce prestazioni mediche e psicodiagnostiche.
    Per sostenere questa iniziativa l’Associazione 'Amici dell’Università Campus Bio-Medico onlus' promuove fino al 1° giugno una raccolta di fondi. Si possono donare 2 euro attraverso sms oppure 2 o 5 euro chiamando da rete fissa il numero 45502.

    di Luca Liverani

    giovedì 23 maggio 2013

    Inagurata al Policlinico di Bari la mostra “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune”

    043

    22 maggio 2013

    di Francesco Elios Coviello

    Si è svolto ieri pomeriggio, nell’ aula magna del Policlinico di Bari, gremita di studenti, medici, professori e semplici curiosi, l’incontro di inaugurazione della mostra Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura umana nello sguardo di Jérôme Lejeune, che verrà esposta al pubblico nel corso di questa e della prossima settimana.

    Invitati a presentarla sono stati tre ricercatori correlati, ognuno a suo modo, alla scoperta e alla persona del medico francese che scoprì la Trisomia 21 e che è protagonista dell’esposizione. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII “D. Diderot”, conosciuto dagli studenti durante la scorsa edizione del Meeting di Rimini come prima guida ai pannelli della mostra, ha fatto un’interessante premessa: “La proposta che viene presentata nel salone antistante quest’aula, da domani pomeriggio a sabato mattina, non è una rinuncia alla propria sensibilità o alla propria idea, ma uno sforzo di immedesimazione, una possibilità di scoprire lo sguardo di Jérôme Lejeune, come riporta il sottotitolo, e di vedere le cose dal suo punto di vista inedito e sorprendente”. Una sorta di scambio di occhi, quindi, ed è proprio dagli occhi chiari e dal sorriso sincero e insieme appassionato del geniale pediatra, genetista e biochimico che prende avvio questo viaggio nella sua esperienza, animata da una tensione instancabile alla verità. Questa forza si esprime dunque in un’esigenza, quella della ricerca scientifica, applicata alla realtà della sindrome di Down, così vicina nel reparto di pediatra del Saint-Louis di Parigi e così oscura nelle cause e nella terapia, e porta alla brillante intuizione, avvalorata poi da evidenze sperimentali, del cromosoma in più nella coppia 21. E’ il 1958, questa è l’origine della patologia e questa la strada giusta per comprendere anche le altre malattie cromosomiche. Nasce così la moderna citogenetica, seguono altre scoperte, come quella della causa della sindrome del cri du chat, e la ricerca non si ferma all’eziologia o alla descrizione dei sintomi ma si apre alla prospettiva della cura. A questo punto appare tutta l’umanità e la compassione di Lejeune, medico per vocazione e ricercatore per necessità, dove la necessità è quella di trovare una cura e di farlo al più presto, prima che si possa decidere se loro, i suoi piccoli pazienti, debbano vivere o morire, prima che si possa giocare all’immatura dama della selezione artificiale e dell’eugenetica. “Allora resta una via, una sola, guarirli e guarirli in fretta.” E ancora: “Troveremo. E’ impossibile non trovare, è molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna”. “Quella di Lejeune è la storia di un ottimista” afferma Flagiello: “non per indole ma per realismo, non per una predisposizione positiva alla vita ma per un’acutezza di sguardo, propria di un eccellente scienziato, che non trascurava nessun fattore e che andava dritta al problema, con la fiducia, anch’essa razionale, di poter comprendere e di poter guarire.” E prosegue: “Lavorando con un mio professore, ch’era stato allievo di Jérôme Lejeune, ho compreso quanto la ricerca sia un continuo domandare, in maniera esponenziale, e fare una scoperta significhi aprire centinaia di nuovi interrogativi. Egli, come il suo maestro, credeva bene che il nostro intelletto possa comprendere le leggi dell’universo, col quale è in sintonia.” Ma Lejeune non è solo questo, è anche il medico che compatisce i genitori in difficoltà, che consola e che ridà fiducia, come dimostrano le testimonianze di tanti padri, madri e figli trisomici. “E’ tutto questo ma è un uomo solo, una persona unita, integra, dunque medico sì, ma fino in fondo all’anima” conclude il professore.
    La parola spetta a questo punto a Rosa Anna Vacca, ricercatrice del CNR di Bari ma innanzi tutto madre di un bambino trisomico. “Io e mio marito l’abbiamo accolto pieni di dubbi, guardando solo gli aspetti negativi della situazione, ma poi abbiamo riconosciuto in lui un dono, vera espressione di un amore eccezionale, seppure dotato di una maniera semplice di esprimersi come è quella di mio figlio Enrico”. La dottoressa ha poi chiarito le caratteristiche principali della malattia e i suoi aspetti più preoccupanti, come la tendenza a invecchiamento e neurodegenerazione precoci.  Sono stati menzionati i fattori e le proteine responsabili di alcuni dei sintomi e i loro effetti e si è parlato della complessità a scoprire i completi meccanismi metabolici che dal cromosoma soprannumerario condurrebbero alle caratteristiche note, considerando anche l’intricato network d’informazioni e d’influenze che s’intesse all’interno del genoma umano. Ha anche comunicato la scarsa attenzione che la ricerca biologica rivolge alla cura per la trisomia 21, più orientata alla miglior definizione dei metodi di diagnosi prenatale, e la diminuzione nel corso degli ultimi anni dei soggetti trisomici in Italia, al punto da far riferire alla sindrome di Down la definizione di malattia rara, con un affetto su duecento. Ed a realizzare ciò ha contribuito la frequenza di aborti e l’utilizzo della diagnosi prenatale come mezzo di riconoscimento e selezione e non opportunità di cura prima del parto. Ritorna perciò l’esperienza di Jérôme Lejeune, conosciuta dalla dottoressa Vacca per caso nel cercare un ente che finanziasse le sue ricerche sui mitocondri e su un estratto del tè verde che riattiva la loro funzionalità riducendo lo stress ossidativo e il deficit bioenergetico. Lo studio su questa molecola, l’epigallocatechina-3-gallato, è stato finanziato dalla Fondazione Lejeune, istituzione chiave in Francia per la ricerca sulla trisomia 21 e sulle altre patologie di origine cromosomica, fondata l’indomani della morte del genetista, nel 1996. L’estratto ha inoltre la proprietà di superare le barriere ematoencefalica e placentale e così si presenta come una possibilità di poter intervenire in senso terapeutico sul feto affetto, come era negli auspici del pediatra e genetista francese.
    L’ultimo intervento è quello di Pierluigi Strippoli, medico e professore di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, che ha voluto esordire con un ragguaglio storico sulla sindrome e sul suo studio, partendo dalla prima descrizione medica dell’inglese John Langdon Down ed evidenziando l’accento di razzismo che era contenuto nella prima definizione della condizione, “mongolismo”, a cui si associava la torma dei pregiudizi cui l’ignoranza sulla patologia dava adito. Jérôme Lejeune vince su queste congetture e dimostra, con la pura lucidità del medico e dello scienziato, ch’essi, i trisomici, come dopo il 1959 vengono chiamati, sono uomini e dotati di pari dignità rispetto a qualsiasi altro individuo. E le parole di Bruno, il ragazzo trisomico che al termine del funerale del medico francese, nel 1994 a Notre Dame, strappa un microfono per poter parlare, esprime palesemente questa realtà: “Ti ringrazio mio professore per quello che hai fatto per mio padre e mia madre. Grazie a te, sono fiero di me.” E’ un uomo che cambia la vita delle persone che lo incontrano, grazie a uno sguardo che non esclude nulla, nemmeno il dolore, ed è pronto a rischiare tutto – anche un premio Nobel – per la riuscita della sua impresa, quella di trovare una cura e di difendere i suoi piccoli pazienti. E cambia la vita anche a chi lo conosce indirettamente, come a Strippoli stesso, che racconta di aver scelto di dedicarsi alla ricerca subito dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e di essere stato indirizzato dal suo professore allo studio della sindrome di Down. Per nulla motivato, intraprende tiepide ricerche e tuttavia scopre che, sebbene nel 2000 sia stato completato il sequenziamento del cromosoma 21, un gene di circa 100.000 basi non è ancora stato scoperto. Determinante è però l’incontro con la famiglia Lejeune e il monito di questa: “You must see patients.” Convinto, il medico bolognese inizia a frequentare l’ambulatorio e a incontrare i bambini, seguendo le orme del genetista francese, e da questo momento sgorgano giovani intuizioni, oltre all’inesauribile insegnamento che c’è sempre da imparare. “Mi pare che questi bambini non abbiano tanta difficoltà nel comprendere quanto più nel comunicare” afferma il ricercatore, che ha ripreso lo studio sulla malattia. “La  sindrome di Down è una malattia che fa paura: perché mentre per molte altre sono pochi i geni implicati, per questa non se ne conosce il numero preciso e quindi la sfida è nel trovare il musicista che stona”, nell’efficace metafora riportata anche in uno dei pannelli della mostra. E le intuizioni di Lejeune, considerato da Strippoli uno dei più grandi scienziati del ventesimo secolo, continuano ad essere studiate proprio per la loro lungimiranza, straordinaria per l’età storica e i mezzi: “Egli già diceva che la trisomia è una malattia da intossicazione, noi lo stiamo studiando, ed inoltre negli individui considerati normali v’è comunque una piccola percentuale di cellule mutate, trisomiche e monosomiche, pari in media al 2%, e la differenza con i soggetti Down sta in questa percentuale, che cresce, ma in uno spettro variabilissimo. Da cosa dunque noi decidiamo chi è normale e chi no e, ancor peggio, chi ha diritto alla vita e chi alla morte?” Conclude il ricercatore: “Inoltre Jérôme Lejeune era convinto che partendo dalla trisomia si possano capire le monosomie e noi ci stiamo rendendo conto che il modo migliore è questo.”
    Cosa resta della vita di un uomo così grande, così arditamente innamorato della vita e dell’uomo, così realista eppure così ispirato dall’alto ideale? La certezza che si può continuare a cercare e, ancor più, la certezza che la risposta c’è, gli sguardi, le parole, i volti e l’opera di chi cerca ne sono la promessa.
    Troveremo. E’ impossibile non trovare, è molto meno difficile che mandare un uomo sulla luna.
    La mostra rimarrà esposta nei giorni dal 22 al 24 maggio nello spazio antistante l’Aula Magna del Policlinico, dalle ore 14.00 alle 20.00, il 25 maggio nella mattinata, e poi continuerà ad essere fruibile nell’aula D del palazzo di Biologia, nel Campus Universitario di Bari, negli orari 8.00-9.00, 13.30-15.00, 17.00-20.00.

    Fonte: http://bari.ilquotidianoitaliano.it

    sabato 18 maggio 2013

    Bari - Inaugurazione della mostra su Jerome Lejeune, 'Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?'





    Si inaugura martedì 21 maggio, presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, la mostra su Jerome Lejeune, “Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”.

    Parteciperanno: il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII; il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down; la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari.

    In occasione dell’Anno della Fede, gli studenti universitari di Biologia e Medicina di Bari presenteranno la mostra, “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”, sulla vita di Jerome Lejeune, già esposta nell’ultima edizione del meeting di Rimini.
    La mostra mette a tema l’uomo e il suo destino, proponendo un’indagine sulla “natura umana”, a partire dalla testimonianza di Jérome Lejeune, seguendo gli sviluppi della genetica clinica e attraverso un confronto con le più recenti acquisizioni della biologia evoluzionista sul determinismo genetico.

    Lejeune è il medico che ha dimostrato il nesso tra la Sindrome di Down e Trisomia 21. Egli è diventato ricercatore per necessità: la sua ricerca scientifica è mossa dal desiderio di conoscere per poter curare, e curare significa prendersi cura di ogni persona, di ogni singolo malato. Il suo impegno per la vita non nasce da riflessioni teoriche, morali, filosofiche o solo astrattamente scientifiche, bensì nasce accanto al malato. Coloro che l’hanno conosciuto, o incontrato solo per un istante, non possono dimenticarlo. La sua è stata un’esperienza umana e professionale fondata su una precisa visione dell’ uomo e della realtà, che ha alimentato anche le sue decise prese di posizione pubbliche in favore della vita: visione sintetizzabile nell’idea che “ogni uomo è unico e insostituibile e come tale va guardato.

    Dopo i vari progressi nella genetica, come l’intero sequenziamento del DNA, ci si domanda se queste conoscenze hanno come scopo la cura delle malattie genetiche, o se, come affermava Léjeune, sono proiettate verso nuove forme di eugenetica.

    Viene sottoposta a critica l’idea, peraltro molto diffusa, che ci sia un “gene per” ogni caratteristica umana; è l’idea che l’uomo sia la somma di tanti “geni per”. La moderna biologia evolutiva suggerisce però che il corredo genetico più che un “programma esecutivo” è un insieme di “strumenti” che l’organismo biologico usa, insieme a molte altre fonti di informazione, per costruire la sua vita. Quindi risulta difficile pensare ai viventi, e soprattutto all’uomo, come ad esseri totalmente determinati e dipendenti dai geni. Riaffiora quell’ immagine, cara a Léjeune, dell’unicità irriducibile dell’uomo e della contingenza di ogni vivente: “potevamo non esserci, invece ci siamo e questo sguardo sul reale non può non essere una continua e inesauribile fonte di sorpresa e di domanda”.
    L'esposizione della mostra sarà preceduta, nel giorno 21 Maggio alle ore 17 presso l’Aula Magna “De benedictis” del Policlinico di Bari, da un’ inaugurazione alla quale parteciperanno professori che indirettamente hanno incontrato Jerome Lejeune:
    il prof. Domenico Flagiello, docente di Biologia dell’Università di Parigi VII, che in veste di curatore della mostra ha incontrato i ragazzi durante il Meeting di Rimini, avvicinandoli alla vita, all'umanità e alla tenacia di Jerome Lejeune;
    il prof. Pierluigi Strippoli, docente di Biologia Applicata dell’Università di Bologna, ricercatore sulla Sindrome di Down che avrebbe abbandonato la ricerca relativa alla Sindrome di Down se non avesse poi incontrato, dietro invito di un'amica, la famiglia Lejeune che proponeva di ritornare in clinica perché la ricerca di una cura parte accanto al malato da curare;
    la dott.ssa Rosa Anna Vacca dell’Istituto di Biomembrane e Bioenergetica del CNR di Bari, che avendo accolto con amore suo figlio affetto dalla Sindrome di Down ha iniziato a cercare una possibile cura, osservando in prima persona che nei pazienti aumenta lo stress ossidativo ed è fortemente compromessa la funzionalità mitocondriale, determinanti importanti del deficit cognitivo associato a questa sindrome; ma ha scoperto che una molecola di origine naturale estratta dal tè verde, può migliorare tale deficit.

    La mostra sarà esposta:
    • dal 22 al 25 Maggio presso la Zona Antistante l’Aula Magna “De Benedictis” del Policlinico di Bari, dalle 14 alle 20
    • dal 27 al 30 Maggio presso l’ Aula D del Palazzo di Biologia dell’Università di Bari, dalle 8 alle 9; dalle 13,30 alle 15; dalle 17 alle 20
    Per prenotazioni e informazioni:
    Nadir Lezza (Biologia) tel. 342 3125191
    Antea Lopergolo (Medicina) tel. 392 5302379

    Fonte: http://puglialive.net