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sabato 15 marzo 2014

FAMIGLIA: GIGLI (PI), GRAVE SOSTEGNO UNAR A IDEOLOGIA GENDER

(AGENPARL) - Roma, 14 mar - "Le iniziative portate avanti dall’Unar non hanno nulla a che fare con l’eliminazione delle discriminazioni a sfondo sessuale, ma intendono rieducare l’Italia per farle accettare l’ideologia del gender. E' particolarmente preoccupante che questa linea sia stata confermata oggi per bocca del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sesa Amici, come parte di una ‘strategia del Governo’. Nessuno vuole discriminare gli orientamenti sessuali dei cittadini, ma qui è in atto una discriminazione inversa, cioè nei confronti di chi pensa che la famiglia possa essere solo quella composta da una mamma e da un papà". Lo ha affermato in Aula il deputato dei Popolari Per l'Italia Gian Luigi Gigli durante lo svolgimento della sua interpellanza urgente con cui aveva chiesto al governo di fare chiarezza sugli opuscoli "Educare alla diversità a scuola", prodotti dall'istituto Beck e dall'Unar sotto l'egida, con il finanziamento e il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le Pari Opportunità, con cui sono promossi modelli familiari composti da genitori dello stesso sesso”. “Preoccupante anche – ha affermato Gigli – che il Sottosegretario Amici abbia rimandato alla valutazione degli organi competenti ogni provvedimento contro il funzionario che, scavalcando gli stessi responsabili politici e istituzionali, sta promuovendo nella scuola l’ideologia delle associazioni Lgbt. Vuol dire solo che ogni doverosa censura è stata già insabbiata. Non è possibile che, a partire dalle elementari, venga attuato nella scuola di Stato un autentico lavaggio del cervello di studenti e insegnanti, in contrasto con il modello educativo voluto dai genitori. La responsabilità educativa primaria appartiene alle famiglie anche nella scuola di Stato. Se questa è la strategia del Governo, sui temi dell’educazione non sarà possibile alcun sostegno alla sua azione”.

Fonte. agenparl.it

Interpellanza On. Gianluigi Gigli - Strategia dell'Unar per la promozione dell'ideologia del gender nelle scuole



Video  in:

https://www.youtube.com/watch?v=bEdBAalrxcw

lunedì 24 febbraio 2014

Opuscoli “Educare alla diversità a scuola”: interpellanza al Presidente del Consiglio


di Anna Fusina

Nella seduta n. 176 del 19 febbraio scorso gli On. Gianluigi Gigli e Mario Sberna hanno presentato un'interpellanza (n. 2-00414) al Presidente del Consiglio relativamente alla pubblicazione dei tre opuscoli dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, prodotti a cura dell’Istituto Bech e dell’UNAR, ufficio afferente al Dipartimento Pari Opportunità dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Gli Onorevoli interpellanti sottolineano come il contenuto dei suddetti opuscoli, pubblicati sotto l’egida e con il logo della “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità”, si proponga esplicitamente di “rendere le scuole più aperte e accettanti, scuole delle pari opportunità, che consentano e favoriscano lo sviluppo sano di tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale; di fornire agli insegnanti gli strumenti per approfondire le varie tematiche legate all’omosessualità, così da diventare essi stessi educatori dell’omofobia”.
In realtà però, affermano Gigli e Sberna, “le ”Pari Opportunità”, secondo gli autori dei tre volumetti, consisterebbero nell’insegnare a tutti gli alunni, dalle elementari alle superiori, che la famiglia padre-madre-figli è solo uno «stereotipo da pubblicità», che i due generi maschio e femmina sono un’astrazione, che leggere romanzi in cui i protagonisti sono eterosessuali è una violenza, che la religiosità è un disvalore, arrivando al ridicolo di censurare le favole in quanto appiattite sulla presentazione di solo due sessi e non già di sei generi o a proporre problemi di matematica che partono da situazioni in cui operano nuovi modelli di famiglie omosessuali”. I tre opuscoli suddetti, a parere degli Onorevoli interpellanti, si collocano in continuità con precedenti iniziative rieducative dello stesso UNAR, dirette ai professionisti dell’informazione, al personale della scuola e agli studenti di ogni ordine e grado (già segnalate con una precedente interpellanza degli stessi onorevoli interroganti rivolta al Ministro dell’Istruzione, depositata in data 14/01/14, alla quale aveva dato risposta il sottosegretario Marco Rossi Doria in data 17/01/14) che scavalcano deliberatamente la libertà e le scelte educative delle famiglie dei ragazzi.
Gli On. Gigli e Sberna rilevano che “di fronte alle proteste e alla richieste di spiegazioni, il Ministero dell’Istruzione ha sostenuto di non sapere nulla dell’iniziativa dell’UNAR e, in particolare, di non aver richiesto e in alcun modo approvato la produzione del materiale didattico predisposto dall’UNAR” e che il sottosegretario del MIUR Gabriele Toccafondi “ha dichiarato in data 15 febbraio 2014 che "il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'UNAR e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave”, aggiungendo che “l'UNAR sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo.” e che “una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".
Gli Onorevoli interroganti evidenziano come il Vice Ministro Maria Cecilia Guerra, titolare della delega per le Pari Opportunità abbia decisamente smentito la paternità dell’iniziativa, affermando di ignorarne addirittura l’esistenza ed abbia stigmatizzato il comportamento del Direttore dell’UNAR, Marco De Giorgi (oggetto fra l'altro di una “nota formale di demerito” da parte del Dipartimento delle Pari Opportunità, per aver diffuso materiale mai prima approvato e addirittura sconosciuto a chi di dovere), criticando la decisione presa da quest'ultimo in totale autonomia e giudicando “non accettabile che materiale dibattito su questi argomenti sia diffuso dagli insegnanti da un Ufficio del Dipartimento Pari Opportunità senza alcun confronto con il Miur”.
Per tutti i suddetti motivi gli interpellanti Gianluigi Gigli e Mario Sberna chiedono al Presidente del Consiglio:
“quali iniziative pensi di intraprendere per rispondere all’allarme educativo creato in molte famiglie dalle iniziative dell’UNAR;
in che modo intenda muoversi per ricondurre l’UNAR ai suoi compiti istituzionali evitando per il futuro che tale ufficio possa occuparsi di rieducare gli Italiani e in particolare gli studenti al politically correct del pensiero unico delle associazioni LGBT;
se ritenga opportuno sostituire urgentemente il Direttore dell’UNAR, responsabile di abuso di delega e di essersi sostituito all’autorità politica in iniziative che coinvolgono aspetti molto rilevanti della vita sociale e ambiti molto delicati del processo educativo delle giovani generazioni;
chi abbia autorizzato la spesa di fondi europei generata dalle iniziative del predetto Direttore dell’UNAR e, nel caso essa non fosse stata autorizzata, se non ritenga che lo stesso funzionario debba essere considerato responsabile della spesa non giustificata e come tale tenuto a risarcirla;
se non intenda risolvere immediatamente il contratto con l’Istituto Bach, in essere dal 2012 per evidente uso a fini ideologici del rapporto con la Pubblica Amministrazione.”







domenica 16 febbraio 2014

Il kit pro-gender in classe? Sconfessato il grande bluff

Le "pari opportunità" secondo gli autori dei tre volumetti intitolati "Educare alla diversità a scuola" consisterebbero nell’insegnare a tutti gli alunni, dalle elementari alle superiori, che la famiglia padre-madre-figli è solo uno «stereotipo da pubblicità», che i due generi maschio e femmina sono un’astrazione, che leggere romanzi in cui i protagonisti sono eterosessuali è una violenza, che la religiosità un disvalore...

Ma a sconfessare l’operazione (vedi Avvenire di ieri) è proprio il Dipartimento per le Pari Opportunità, per bocca di Maria Cecilia Guerra, il viceministro che ne ha la delega: «Di questa ricerca ignoravo addirittura l’esistenza».
Gravissimo, visto che i tre volumi erano spacciati proprio sotto l’egida altisonante della "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità". Di seguito, i nomi degli autori: Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e Istituto Beck.

Ora dal Dipartimento delle Pari opportunità arriva «una nota formale di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi», per la diffusione nelle scuole di materiale mai approvato, e addirittura mai conosciuto da chi di dovere. Se non bastasse, sconosciuto anche al Miur, il ministero dell’Istruzione: «L’Istituto Beck – ricostruisce Guerra – sulla base di un contratto con l’Unar che risale al 2012, ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità nel luglio 2013, ha prodotto il kit per insegnanti.

L’Unar ha poi autorizzato la diffusione di questo materiale con il logo della Presidenza del Consiglio - Pari Opportunità senza che il direttore me ne desse alcuna informazione...». Non è una questione formale, vista la gravità degli argomenti: «Una materia così sensibile – spiega il viceministro – richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio. Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla!».

Incredibile anche l’esclusione del Miur, soprattutto in considerazione del violento impatto su bambini e adolescenti: «Non è accettabile – conclude Guerra – che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Miur».

Proprio come notavamo ieri su queste pagine, non è che l’argomento bullismo non sia urgente e attuale, anzi, ma l’imposizione di punti di vista quanto meno discutibili e il capovolgimento di valori e tradizioni millenarie non sono certo la chiave: «Sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale», ma «la finalità non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del mondo, quanto di sollecitare nei giovani senso critico, rispetto di ogni specificità e identità, a partire da quelle che coinvolgono l’ambito affettivo e valoriale».

"Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'Unar e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige Unar ne tragga le conseguenze". Lo dichiara in una nota Gabriele Toccafondi, Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in merito all'introduzione nelle scuole dei manuali di educazione alla diversità, curati dall'Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali. "L'Unar - prosegue Toccafondi - sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo. Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".

  
 
Fonte: avvenire.it

giovedì 23 gennaio 2014

Interpellanza On Gigli su penetrazione ideologia LGBT nelle scuole

  • Testo INTERPELLANZA

Atto a cui si riferisce:
C.2/00369 l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha...
 

 Atto Camera

 Interpellanza urgente 2-00369 presentato da GIGLI Gian Luigi

testo di Martedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
 l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha approvato in data 29 aprile 2013 il documento denominato «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere» (2013-2015);
 il documento, che contiene le linee guida per l'applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, è stato adottato successivamente alle dimissioni del Governo Monti ed in regime di ordinaria amministrazione, senza essere stato sottoposto alla valutazione e al dibattito parlamentare, dopo, peraltro, che il precedente Governo, a guida Berlusconi, aveva espressamente ritenuto di non assumere alcun provvedimento per 31 marzo 2010;
 il documento è stato, inoltre, adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori ed ai docenti, violando secondo gli interpellanti in tal modo non solo il principio ribadito all'interno dello stesso documento (pagina 16) e relativo alla necessità di un coinvolgimento di «tutti gli attori della comunità scolastica, in particolar modo le seguenti categorie: gli studenti, i docenti e le famiglie», ma anche il principio previsto nella stessa Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, – di cui è emanazione –, nella parte in cui invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l'educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n. 31); in realtà, come si evince dal decreto di costituzione del Gruppo nazionale di lavoro emanato in data 20 dicembre 2012 nessuna associazione familiare o associazione professionale dei docenti è stata coinvolta, mentre si è ritenuto di limitare la partecipazione al gruppo di lavoro a ben ventinove associazioni LGBT;
 il medesimo documento contempla, in particolare, uno specifico punto strategico (4.1. Asse Educazione e Istruzione) per diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti l'elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere; tutto questo attraverso l'attuazione di misure, che devono comprendere «la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere»;
 il documento dell'UAR prevede espressamente, tra l'altro, l'obiettivo strategico di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT», di «garantire un ambiente scolastico sicuro e gay friendly», di «favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni», nonché di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all'orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali», anche attraverso:
 a) la «valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze» anche per «rafforzare il legame con le reti (LGBT) locali»;
 b) «la consultazione delle associazioni LGBT, così come avviene per il tema del contrasto della violenza sulle donne»;
 c) il «coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti»;
 d) la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali», un probabile riferimento, ai tentativi di sostituire l'indicazione della paternità e maternità con i termini di genitore 1 e 2;
 e) l’«accreditamento delle associazioni LGBT, presso il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca, in qualità di enti di formazione»;
 f) l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio»;
 g) la «realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT sullo sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente, sull'educazione affettivo-sessuale, sulla conoscenza delle nuove realtà familiari», formazione che «dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli eccetera)»;
 dal canto suo, infine, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, aderendo alle sollecitazioni dell'UAR, ha avviato una campagna informativa attraverso la pubblicazione di sussidi didattici come quello «Tante diversità. Uguali diritti: Omofobia», l'attivazione del sito www.noisiamopari.it all'interno del sito del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, oltre che l'attivazione già nel 2013 di percorsi formativi sulle tematiche LGBT destinati alle figure apicali delle amministrazioni centrali (Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e USR) e locali;
 ad avviso degli interpellanti il citato documento e le modalità con le quali è attuato, non appaiono rispettosi delle «Linee di Indirizzo sulla partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa», diramate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 22 novembre 2012, laddove prevedono il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» e costituiscano violazione delle disposizioni dell'articolo 30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori ad educare i propri figli, espropriando di fatto la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – del compito di formazione in campo sessuale e disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l'ambiente più idoneo ad assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi;
 sempre ad avviso degli interpellanti sia il documento che la sua modalità di attuazione si pongono in palese contrasto con l'articolo 18 e con l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: il primo garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell'educazione, mentre il secondo attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli –:
 se non intenda approfondire l'effettiva conformità del citato documento «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)» e delle azioni messe in campo dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rispetto alla ratio del quadro costituzionale e normativo richiamato in premessa.
 (2-00369) «Gigli, Dellai, Sberna».

Fonte:
http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/26634

lunedì 20 gennaio 2014

Una firma in difesa dell'educazione scolastica senza ideologie

Perché tanta pubblicità alle tesi di lesbiche, gay bisessuali e trans, nelle scuole italiane?

 

Roma, (Zenit.org) Antonio Brandi 

Pro Vita propone una petizione in difesa dei bambini contro le direttive scolastiche che favoriscono la diffusione dell’ideologia di lesbiche, gay, bisessuali e trans (lbgt)
Non si capisce perché l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) , che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità, abbia iniziato la sua campagna di indottrinamento dei nostri bambini, dei nostri ragazzi e degli insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali”.
Corsi di formazione all’Università di Padova, lezioni di aggiornamento per gli insegnanti organizzati dal Comune di Venezia, istruzioni ai giornalisti su come scrivere riguardo le tematiche Lesbiche Gay, Bisessuali e Trans (LGBT), fondi stanziati dalla Statale di Milano ad organizzazioni LGBT a scopo “educativo”, concorsi di “formazione” sulle tematiche LGBT presso varie scuole come il liceo Giordano Bruno di Roma, l’Amerigo Vespucci di Vibo Marina, ecc.
Questa ideologia è stata ripresa nel Decreto Legge Carrozza che all’art. 16, lettera d, ha scritto “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.
La macchina istituzionale e i media stanno  promuovendo sempre di più la parità di tutti gli orientamenti sessuali e dell’identità di genere. Il pretesto classico sono le “pari opportunità” e la “non discriminazione”.
Che cosa c’entra il razzismo con le pratiche sessuali particolari di alcune persone?
E poi, ridurre le persone alla singola pratica sessuale e addirittura ghettizzarle in categorie come lesbiche, gay, bisessuali e trans, non è forse una politica che favorisce la discriminazione?
Per queste ragioni Pro Vita ha lanciato una petizione per difendere i nostri bambini ed i nostri ragazzi, da questi “strani insegnamenti”.
La petizione sarà inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri; al Ministro degli Interni; al Ministro dell’Istruzione; al Ministro per le Pari Opportunità; al Ministro della Salute; all’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; alla Commissione Parlamentare per l’infanzia.
Per sottoscrive la petizione cliccare sul link che segue:http://www.prolifenews.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/
Gli italiani sono per la difesa dei bambini e per la famiglia. Non ha senso che le istituzioni preposte all’educazione insegnino una cultura che stravolge i parametri antropologici e naturali sui quali si è sviluppata la società umana.
Chi non abbia ancora firmato l’appello si affretti a farlo ed a diffonderlo.
http://www.prolifenews.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/
In due settimane  la petizione di Pro Vita, ha raccolto quasi 4000 adesioni. Ringraziamo tutti coloro che l'hanno sottoscritta fino a questo momento e, continuando la raccolta di firme, invitiamo quelli che non l'avessero ancora fatto ad aderire a quest'importante iniziativa:
Abbiamo bisogno del sostegno di tutti per contribuire a frenare un’ideologia che investe il delicato campo dell'educazione. Un’ ideologia che vorrebbe indottrinare i nostri figli verso pratiche sessuali particolarmente“strane”.