(AGENPARL) - Roma, 14 mar - "Le iniziative portate avanti dall’Unar non
hanno nulla a che fare con l’eliminazione delle discriminazioni a sfondo
sessuale, ma intendono rieducare l’Italia per farle accettare
l’ideologia del gender. E' particolarmente preoccupante che questa linea
sia stata confermata oggi per bocca del Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio, Sesa Amici, come parte di una ‘strategia del Governo’.
Nessuno vuole discriminare gli orientamenti sessuali dei cittadini, ma
qui è in atto una discriminazione inversa, cioè nei confronti di chi
pensa che la famiglia possa essere solo quella composta da una mamma e
da un papà". Lo ha affermato in Aula il deputato dei Popolari Per
l'Italia Gian Luigi Gigli durante lo svolgimento della sua interpellanza
urgente con cui aveva chiesto al governo di fare chiarezza sugli
opuscoli "Educare alla diversità a scuola", prodotti dall'istituto Beck e
dall'Unar sotto l'egida, con il finanziamento e il logo della
Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per le Pari
Opportunità, con cui sono promossi modelli familiari composti da
genitori dello stesso sesso”. “Preoccupante anche – ha affermato Gigli –
che il Sottosegretario Amici abbia rimandato alla valutazione degli
organi competenti ogni provvedimento contro il funzionario che,
scavalcando gli stessi responsabili politici e istituzionali, sta
promuovendo nella scuola l’ideologia delle associazioni Lgbt. Vuol dire
solo che ogni doverosa censura è stata già insabbiata. Non è possibile
che, a partire dalle elementari, venga attuato nella scuola di Stato un
autentico lavaggio del cervello di studenti e insegnanti, in contrasto
con il modello educativo voluto dai genitori. La responsabilità
educativa primaria appartiene alle famiglie anche nella scuola di Stato.
Se questa è la strategia del Governo, sui temi dell’educazione non sarà
possibile alcun sostegno alla sua azione”.
Fonte. agenparl.it
Visualizzazione post con etichetta UNAR. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta UNAR. Mostra tutti i post
sabato 15 marzo 2014
lunedì 24 febbraio 2014
Opuscoli “Educare alla diversità a scuola”: interpellanza al Presidente del Consiglio
di Anna Fusina
Nella
seduta n. 176
del 19 febbraio scorso gli On. Gianluigi Gigli e Mario Sberna hanno
presentato un'interpellanza (n. 2-00414)
al
Presidente del Consiglio relativamente alla pubblicazione dei tre
opuscoli dal titolo “Educare
alla diversità a scuola”,
prodotti a cura dell’Istituto Bech e dell’UNAR, ufficio afferente
al Dipartimento Pari Opportunità dipendente dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
Gli
Onorevoli interpellanti sottolineano come il contenuto dei suddetti
opuscoli, pubblicati sotto l’egida e con il logo della “Presidenza
del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità”,
si proponga esplicitamente di “rendere
le scuole più aperte e accettanti, scuole delle pari opportunità,
che consentano e favoriscano lo sviluppo sano di tutti i ragazzi,
indipendentemente dal loro orientamento sessuale; di fornire agli
insegnanti gli strumenti per approfondire le varie tematiche legate
all’omosessualità, così da diventare essi stessi educatori
dell’omofobia”.
In
realtà però, affermano Gigli e Sberna, “le
”Pari Opportunità”, secondo gli autori dei tre volumetti,
consisterebbero nell’insegnare a tutti gli alunni, dalle elementari
alle superiori, che la famiglia padre-madre-figli è solo uno
«stereotipo da pubblicità», che i due generi maschio e femmina
sono un’astrazione, che leggere romanzi in cui i protagonisti sono
eterosessuali è una violenza, che la religiosità è un disvalore,
arrivando al ridicolo di censurare le favole in quanto appiattite
sulla presentazione di solo due sessi e non già di sei generi o a
proporre problemi di matematica che partono da situazioni in cui
operano nuovi modelli di famiglie omosessuali”.
I
tre opuscoli suddetti, a parere degli Onorevoli interpellanti, si
collocano in continuità con precedenti iniziative rieducative dello
stesso UNAR, dirette ai professionisti dell’informazione, al
personale della scuola e agli studenti di ogni ordine e grado (già
segnalate con una precedente interpellanza
degli stessi onorevoli interroganti rivolta al Ministro
dell’Istruzione, depositata in data 14/01/14, alla quale aveva dato
risposta il sottosegretario Marco Rossi Doria in data 17/01/14) che
scavalcano deliberatamente la libertà e le scelte educative delle
famiglie dei ragazzi.
Gli
On. Gigli e Sberna rilevano che “di
fronte alle proteste e alla richieste di spiegazioni,
il Ministero dell’Istruzione ha
sostenuto di non sapere nulla dell’iniziativa dell’UNAR e, in
particolare, di non aver richiesto e in alcun modo approvato la
produzione del materiale didattico predisposto dall’UNAR” e
che il sottosegretario del MIUR Gabriele Toccafondi “ha
dichiarato in data 15 febbraio 2014 che "il fatto che gli
opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'UNAR e diffusi
nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità
da cui dipende, e senza
che
il ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave”,
aggiungendo che “l'UNAR sembra voler imporre un'impronta culturale
a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il
sistema educativo.” e che “una materia così delicata richiede
particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a
maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di
età".
Gli
Onorevoli interroganti evidenziano come il Vice Ministro Maria
Cecilia Guerra, titolare della delega per le Pari Opportunità abbia
decisamente
smentito la paternità dell’iniziativa, affermando di ignorarne
addirittura l’esistenza ed abbia stigmatizzato il comportamento del
Direttore dell’UNAR, Marco De Giorgi (oggetto fra l'altro di una
“nota formale di demerito” da parte del Dipartimento delle Pari
Opportunità, per aver diffuso materiale mai prima approvato e
addirittura sconosciuto a chi di dovere), criticando la decisione
presa da quest'ultimo in totale autonomia e giudicando “non
accettabile che materiale dibattito su questi argomenti sia diffuso
dagli insegnanti da un Ufficio del Dipartimento Pari Opportunità
senza alcun confronto con il Miur”.
Per tutti
i suddetti motivi gli interpellanti Gianluigi Gigli e Mario Sberna
chiedono al Presidente del Consiglio:
“quali
iniziative pensi di intraprendere per rispondere all’allarme
educativo creato in molte famiglie dalle iniziative dell’UNAR;
in che
modo intenda muoversi per ricondurre l’UNAR ai suoi compiti
istituzionali evitando per il futuro che tale ufficio possa occuparsi
di rieducare gli Italiani e in particolare gli studenti al
politically correct del pensiero unico delle associazioni LGBT;
se
ritenga
opportuno sostituire
urgentemente il Direttore dell’UNAR, responsabile di abuso di
delega e di essersi sostituito all’autorità politica in iniziative
che coinvolgono aspetti
molto rilevanti della vita sociale e ambiti molto delicati del
processo educativo delle giovani generazioni;
chi
abbia autorizzato la spesa di fondi europei generata dalle iniziative
del predetto Direttore
dell’UNAR
e, nel caso essa non fosse stata autorizzata, se non ritenga che lo
stesso funzionario debba essere considerato responsabile della spesa
non giustificata e come tale tenuto a risarcirla;
se non
intenda risolvere immediatamente il contratto con l’Istituto Bach,
in essere dal 2012 per evidente uso a fini ideologici del rapporto
con la Pubblica Amministrazione.”
Fonte:
vitanascente.blogspot.it
domenica 16 febbraio 2014
Il kit pro-gender in classe? Sconfessato il grande bluff
Le
"pari opportunità" secondo gli autori dei tre volumetti intitolati
"Educare alla diversità a scuola" consisterebbero nell’insegnare a tutti
gli alunni, dalle elementari alle superiori, che la famiglia
padre-madre-figli è solo uno «stereotipo da pubblicità», che i due
generi maschio e femmina sono un’astrazione, che leggere romanzi in cui i
protagonisti sono eterosessuali è una violenza, che la religiosità un
disvalore...
Ma a sconfessare l’operazione (vedi Avvenire di ieri) è proprio il Dipartimento per le Pari Opportunità, per bocca di Maria Cecilia Guerra, il viceministro che ne ha la delega: «Di questa ricerca ignoravo addirittura l’esistenza».
Gravissimo, visto che i tre volumi erano spacciati proprio sotto l’egida altisonante della "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità". Di seguito, i nomi degli autori: Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e Istituto Beck.
Ora dal Dipartimento delle Pari opportunità arriva «una nota formale di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi», per la diffusione nelle scuole di materiale mai approvato, e addirittura mai conosciuto da chi di dovere. Se non bastasse, sconosciuto anche al Miur, il ministero dell’Istruzione: «L’Istituto Beck – ricostruisce Guerra – sulla base di un contratto con l’Unar che risale al 2012, ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità nel luglio 2013, ha prodotto il kit per insegnanti.
L’Unar ha poi autorizzato la diffusione di questo materiale con il logo della Presidenza del Consiglio - Pari Opportunità senza che il direttore me ne desse alcuna informazione...». Non è una questione formale, vista la gravità degli argomenti: «Una materia così sensibile – spiega il viceministro – richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio. Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla!».
Incredibile anche l’esclusione del Miur, soprattutto in considerazione del violento impatto su bambini e adolescenti: «Non è accettabile – conclude Guerra – che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Miur».
Proprio come notavamo ieri su queste pagine, non è che l’argomento bullismo non sia urgente e attuale, anzi, ma l’imposizione di punti di vista quanto meno discutibili e il capovolgimento di valori e tradizioni millenarie non sono certo la chiave: «Sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale», ma «la finalità non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del mondo, quanto di sollecitare nei giovani senso critico, rispetto di ogni specificità e identità, a partire da quelle che coinvolgono l’ambito affettivo e valoriale».
"Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'Unar e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige Unar ne tragga le conseguenze". Lo dichiara in una nota Gabriele Toccafondi, Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in merito all'introduzione nelle scuole dei manuali di educazione alla diversità, curati dall'Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali. "L'Unar - prosegue Toccafondi - sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo. Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".
Ma a sconfessare l’operazione (vedi Avvenire di ieri) è proprio il Dipartimento per le Pari Opportunità, per bocca di Maria Cecilia Guerra, il viceministro che ne ha la delega: «Di questa ricerca ignoravo addirittura l’esistenza».
Gravissimo, visto che i tre volumi erano spacciati proprio sotto l’egida altisonante della "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità". Di seguito, i nomi degli autori: Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e Istituto Beck.
Ora dal Dipartimento delle Pari opportunità arriva «una nota formale di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi», per la diffusione nelle scuole di materiale mai approvato, e addirittura mai conosciuto da chi di dovere. Se non bastasse, sconosciuto anche al Miur, il ministero dell’Istruzione: «L’Istituto Beck – ricostruisce Guerra – sulla base di un contratto con l’Unar che risale al 2012, ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità nel luglio 2013, ha prodotto il kit per insegnanti.
L’Unar ha poi autorizzato la diffusione di questo materiale con il logo della Presidenza del Consiglio - Pari Opportunità senza che il direttore me ne desse alcuna informazione...». Non è una questione formale, vista la gravità degli argomenti: «Una materia così sensibile – spiega il viceministro – richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio. Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla!».
Incredibile anche l’esclusione del Miur, soprattutto in considerazione del violento impatto su bambini e adolescenti: «Non è accettabile – conclude Guerra – che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Miur».
Proprio come notavamo ieri su queste pagine, non è che l’argomento bullismo non sia urgente e attuale, anzi, ma l’imposizione di punti di vista quanto meno discutibili e il capovolgimento di valori e tradizioni millenarie non sono certo la chiave: «Sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale», ma «la finalità non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del mondo, quanto di sollecitare nei giovani senso critico, rispetto di ogni specificità e identità, a partire da quelle che coinvolgono l’ambito affettivo e valoriale».
"Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'Unar e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige Unar ne tragga le conseguenze". Lo dichiara in una nota Gabriele Toccafondi, Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in merito all'introduzione nelle scuole dei manuali di educazione alla diversità, curati dall'Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali. "L'Unar - prosegue Toccafondi - sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo. Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".
Fonte: avvenire.it
giovedì 23 gennaio 2014
Interpellanza On Gigli su penetrazione ideologia LGBT nelle scuole
Testo INTERPELLANZA
Atto a cui si riferisce:
C.2/00369
l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente
governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari
opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha...
Atto Camera
Interpellanza urgente 2-00369 presentato da GIGLI Gian Luigi
testo di Martedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha approvato in data 29 aprile 2013 il documento denominato «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere» (2013-2015);
il documento, che contiene le linee guida per l'applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, è stato adottato successivamente alle dimissioni del Governo Monti ed in regime di ordinaria amministrazione, senza essere stato sottoposto alla valutazione e al dibattito parlamentare, dopo, peraltro, che il precedente Governo, a guida Berlusconi, aveva espressamente ritenuto di non assumere alcun provvedimento per 31 marzo 2010;
il documento è stato, inoltre, adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori ed ai docenti, violando secondo gli interpellanti in tal modo non solo il principio ribadito all'interno dello stesso documento (pagina 16) e relativo alla necessità di un coinvolgimento di «tutti gli attori della comunità scolastica, in particolar modo le seguenti categorie: gli studenti, i docenti e le famiglie», ma anche il principio previsto nella stessa Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, – di cui è emanazione –, nella parte in cui invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l'educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n. 31); in realtà, come si evince dal decreto di costituzione del Gruppo nazionale di lavoro emanato in data 20 dicembre 2012 nessuna associazione familiare o associazione professionale dei docenti è stata coinvolta, mentre si è ritenuto di limitare la partecipazione al gruppo di lavoro a ben ventinove associazioni LGBT;
il medesimo documento contempla, in particolare, uno specifico punto strategico (4.1. Asse Educazione e Istruzione) per diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti l'elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere; tutto questo attraverso l'attuazione di misure, che devono comprendere «la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere»;
il documento dell'UAR prevede espressamente, tra l'altro, l'obiettivo strategico di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT», di «garantire un ambiente scolastico sicuro e gay friendly», di «favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni», nonché di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all'orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali», anche attraverso:
a) la «valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze» anche per «rafforzare il legame con le reti (LGBT) locali»;
b) «la consultazione delle associazioni LGBT, così come avviene per il tema del contrasto della violenza sulle donne»;
c) il «coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti»;
d) la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali», un probabile riferimento, ai tentativi di sostituire l'indicazione della paternità e maternità con i termini di genitore 1 e 2;
e) l’«accreditamento delle associazioni LGBT, presso il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca, in qualità di enti di formazione»;
f) l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio»;
g) la «realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT sullo sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente, sull'educazione affettivo-sessuale, sulla conoscenza delle nuove realtà familiari», formazione che «dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli eccetera)»;
dal canto suo, infine, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, aderendo alle sollecitazioni dell'UAR, ha avviato una campagna informativa attraverso la pubblicazione di sussidi didattici come quello «Tante diversità. Uguali diritti: Omofobia», l'attivazione del sito www.noisiamopari.it all'interno del sito del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, oltre che l'attivazione già nel 2013 di percorsi formativi sulle tematiche LGBT destinati alle figure apicali delle amministrazioni centrali (Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e USR) e locali;
ad avviso degli interpellanti il citato documento e le modalità con le quali è attuato, non appaiono rispettosi delle «Linee di Indirizzo sulla partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa», diramate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 22 novembre 2012, laddove prevedono il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» e costituiscano violazione delle disposizioni dell'articolo 30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori ad educare i propri figli, espropriando di fatto la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – del compito di formazione in campo sessuale e disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l'ambiente più idoneo ad assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi;
sempre ad avviso degli interpellanti sia il documento che la sua modalità di attuazione si pongono in palese contrasto con l'articolo 18 e con l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: il primo garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell'educazione, mentre il secondo attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli –:
se non intenda approfondire l'effettiva conformità del citato documento «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)» e delle azioni messe in campo dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rispetto alla ratio del quadro costituzionale e normativo richiamato in premessa.
(2-00369) «Gigli, Dellai, Sberna».
Fonte:
http://parlamento17.openpolis.
lunedì 20 gennaio 2014
Una firma in difesa dell'educazione scolastica senza ideologie
Perché tanta pubblicità alle tesi di lesbiche, gay bisessuali e trans, nelle scuole italiane?
Roma, (Zenit.org) Antonio Brandi
Pro Vita propone una petizione in difesa dei bambini contro le direttive scolastiche che favoriscono la diffusione dell’ideologia di lesbiche, gay, bisessuali e trans (lbgt)Corsi di formazione all’Università di Padova, lezioni di aggiornamento per gli insegnanti organizzati dal Comune di Venezia, istruzioni ai giornalisti su come scrivere riguardo le tematiche Lesbiche Gay, Bisessuali e Trans (LGBT), fondi stanziati dalla Statale di Milano ad organizzazioni LGBT a scopo “educativo”, concorsi di “formazione” sulle tematiche LGBT presso varie scuole come il liceo Giordano Bruno di Roma, l’Amerigo Vespucci di Vibo Marina, ecc.
Questa ideologia è stata ripresa nel Decreto Legge Carrozza che all’art. 16, lettera d, ha scritto “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.
La macchina istituzionale e i media stanno promuovendo sempre di più la parità di tutti gli orientamenti sessuali e dell’identità di genere. Il pretesto classico sono le “pari opportunità” e la “non discriminazione”.
Che cosa c’entra il razzismo con le pratiche sessuali particolari di alcune persone?
E poi, ridurre le persone alla singola pratica sessuale e addirittura ghettizzarle in categorie come lesbiche, gay, bisessuali e trans, non è forse una politica che favorisce la discriminazione?
Per queste ragioni Pro Vita ha lanciato una petizione per difendere i nostri bambini ed i nostri ragazzi, da questi “strani insegnamenti”.
La petizione sarà inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri; al Ministro degli Interni; al Ministro dell’Istruzione; al Ministro per le Pari Opportunità; al Ministro della Salute; all’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; alla Commissione Parlamentare per l’infanzia.
Per sottoscrive la petizione cliccare sul link che segue:http://www.prolifenews.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/
Gli italiani sono per la difesa dei bambini e per la famiglia. Non ha senso che le istituzioni preposte all’educazione insegnino una cultura che stravolge i parametri antropologici e naturali sui quali si è sviluppata la società umana.
Chi non abbia ancora firmato l’appello si affretti a farlo ed a diffonderlo.
http://www.prolifenews.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/
In due settimane la petizione di Pro Vita, ha raccolto quasi 4000 adesioni. Ringraziamo tutti coloro che l'hanno sottoscritta fino a questo momento e, continuando la raccolta di firme, invitiamo quelli che non l'avessero ancora fatto ad aderire a quest'importante iniziativa:
Abbiamo bisogno del sostegno di tutti per contribuire a frenare un’ideologia che investe il delicato campo dell'educazione. Un’ ideologia che vorrebbe indottrinare i nostri figli verso pratiche sessuali particolarmente“strane”.
(19 Gennaio 2014) © Innovative Media Inc.
Iscriviti a:
Post (Atom)