giovedì 19 marzo 2015

Da Vita a Vita : un viaggio alla scoperta della riproduzione umana













di Anna Fusina


"Da Vita a Vita - viaggio alla scoperta della riproduzione umana" è il titolo del libro edito dalla Società Editrice Universo e scritto dal Prof. Bruno Mozzanega, ricercatore universitario presso la Clinica ginecologica ed ostetrica dell'Università di Padova e presidente della SIPRe (Società Italiana Procreazione Responsabile), di recente costituzione.

Ne parliamo con l'autore.

- Prof. Mozzanega, come e quando è nata l'idea di questo libro?

Il libro nasce dalla attività di formazione che ho svolto nelle scuole medie, in collaborazione con i docenti di Scienze, negli anni in cui lavoravo nel consultorio familiare pubblico.

So che sembrerà strano, ma devo riconoscere che ho scoperto quanto sia affascinante la biologia della riproduzione nel momento in cui ho iniziato ad illustrarla ai ragazzi. Naturalmente ne avevo già affrontato lo studio nell'ambito dei programmi del corso di laurea e di quelli più specifici della Scuola di Specializzazione. Tuttavia l'armonia che ne lega gli eventi mi era sfuggita, forse a causa della preoccupazione, allora preminente, di approfondirne in modo analitico i singoli particolari. La necessità di presentare ai ragazzi questi argomenti in modo organico, con lo scopo di far capire prima ancora che far imparare, mi ha spinto a riorganizzare le informazioni che avevo e a ricercare le relazioni che più intimamente le legano e le unificano in vista di quell'obiettivo, unico e fondamentale, che è la comparsa della vita umana. Ne è uscito un percorso di informazioni che si susseguono, concatenate le une alle altre, e che accompagnano il lettore a comprendere con gradualità i meccanismi della riproduzione ed insieme a ripercorrere le origini della propria storia.

Una volta smessa l’attività nel consultorio, ho deciso che nulla dovesse essere perso e l’ho trascritto. La prima edizione di “Da Vita a Vita” è del 1992. Le edizioni successive sono riccamente aggiornate, anche se i dati anatomici e la fisiologia del ciclo mestruale restano sostanzialmente invariati.


- “Da Vita a Vita”... perché questo titolo?


Il titolo traduce l'ampio respiro del testo. E’ la vita stessa che fluisce e si perpetua, in un modo che ci vede, insieme, protagonisti e strumenti. Già appena concepiti, nelle primissime fasi della nostra esistenza, si differenziano in noi le cellule germinali primordiali che ci consentiranno, un giorno, di trasmettere la Vita e di essere partecipi, spero sempre consapevolmente, di questa immensa opportunità che ci è data.


- Un "viaggio" alla scoperta della riproduzione umana?
Sì. E’ una Bellezza da scoprire nella sua meraviglia e nella sua perfezione. Riga dopo riga, nell’apprendere o nel sistemare nozioni che magari già possiede, chi legge si rende conto di leggere di sé. In questo viaggio il ragazzo, l'uomo, capisce di essere prezioso: il suo ruolo biologico è insostituibile, ovviamente. Ma capisce anche che è la donna la “garante” della vita umana: è il suo organismo a determinare i tempi della fertilità, quelli nei quali all’affettività si associa la procreazione. E’ lei la custode di questi eventi. Lei ospita il figlio e lo sente vivere e crescere in sé. Lei gli offre il cibo, la protezione, la prima e immediata comunicazione. E gli organi destinati a consentire tutto questo sono protetti all’interno del suo corpo, a differenza dei genitali maschili, pure importanti, è ovvio, ma che sono all’esterno e sono del tutto complementari a quelli femminili. E poi l’emergere della nostra prima cellula..

- "La vita che nasce non si esaurisce in una serie di eventi mirabili che si ripetono da millenni; essa porta in sé anche lo stupore e la magia di un evento unico, che trascende la biologia e si fa irripetibile..."


Sì. Sono eventi che si ripetono da millenni e millenni, è vero, e che a volte possono rischiare di passare come routine. Ma nella realtà ogni volta avviene un prodigio: viene alla vita un individuo unico nel tempo e nello spazio, prescelto, selezionato fra infinite possibilità.

Sei tu, sono io, sono tutte le persone, così particolari nella loro individualità, che hanno popolato e popoleranno questa Terra. Che l’arricchiranno con le loro storie particolari.

La magia è nella selezione dell’uovo che sarà scelto, quello contenuto nel follicolo ovarico che crescerà meglio degli altri. La magia è nella gara degli spermatozoi: un percorso ad eliminazione che ne porta solo uno a fecondare l’uovo: uno fra le decine e decine di milioni che vengono emesse ogni volta e poste all’ingresso delle vie genitale femminili. La magia è quella della prima cellula, che inizia immediatamente a svilupparsi e a crescere, secondo le istruzioni già presenti nel genoma nelle quali è scritto immediatamente chi siamo, il genoma che noi siamo... Quel singolo e irripetibile genoma (l’insieme di tutti i nostri geni) che è singolarmente ognuno di noi. E l’immediato rapporto del figlio con l’organismo della madre, della quale inibisce le difese immunitarie locali, quasi a dire: “Ci sono... iniziamo a collaborare”. E’ straordinario.

Raccontarlo è rischioso. Raccontare la perfezione è rischioso: il rischio è farlo male, non tradurla e non trasmetterne il senso; non suscitare lo stupore che questa Bellezza inevitabilmente dovrebbe evocare.


- Qual è per lei il significato profondo della sessualità? L'informazione biologica è sufficiente al fine di una completa educazione della sessualità?

La sessualità è forse il livello di comunicazione più profonda che ci sia dato di sperimentare.

La conoscenza della biologia è il presupposto ineludibile perché si viva pienamente una sessualità che sia consapevole. Consapevole della ricchezza che la sessualità ha in sé, della possibilità che ne consegua la procreazione, delle responsabilità che tutto ciò comporta nei confronti dell’altro e del figlio che può emergere alla vita. Una consapevolezza che nulla tolga alla spontaneità e a tutti gli altri infiniti significati e portati che sono propri della sessualità, ma che li integri tutti insieme in una relazione positiva e consapevole.

Direi che la conoscenza è una condizione sine qua non, e che il momento informativo è essenziale. E’ preliminare. Dobbiamo sapere bene cosa succede nel nostro organismo e quali tesori ci siano stati dati da custodire e utilizzare con responsabilità.

L’essere informati, o meglio ancora il conoscere, è il presupposto fondante di un processo educativo e auto-educativo che dura per sempre e che forse si concluderà solo alla fine della vita. Credo che la vita stessa possa anche intendersi come un’avventura che continuamente ci educa.


- Attualmente è diventato difficile attribuire significati univoci a termini scientifici come "concepimento" e "gravidanza". Si parla di contraccezione di emergenza per nascondere metodiche potenzialmente abortive....


La vita inizia con il concepimento. Nel testo è tutto molto chiaro, ma prima ancora lo è nella realtà della biologia. Nei primi giorni di vita l’embrione si nutre delle riserve che erano nella cellula uovo, la cellula più grande che esiste in natura. Dialoga, in termini biologici, con l’organismo materno e infine si annida, per ricevere il nutrimento che gli serve per poter crescere e svilupparsi. L’embrione è ben vivo dal primo istante.

Un organismo morto (non vivo) non potrebbe mai annidarsi, potrebbe soltanto andare in disfacimento, come succede a noi, a qualunque età.

Anche se accettassimo l’assunto che, per definizione, la “gravidanza” inizi con l’impianto (che peraltro non è un colpo di calamita ma un processo che si perfeziona in più giorni), la vita comunque inizia dal concepimento.

L’importante è non utilizzare queste distinzioni terminologiche per ingannare: oggi si pretende che la gravidanza inizi con l’impianto e non comprenda la prima settimana di vita del figlio: quella in cui l’embrione inizia a crescere e si prepara ad annidarsi.

Dal momento che la definizione comune di aborto è interruzione della gravidanza, pretendendo che la gravidanza inizi con l’annidamento si esclude dalla definizione di aborto tutto ciò che sopprime l’embrione prima dell’impianto nella sua prima settimana di vita.

Ma tutte le nostre Leggi, e prima ancora i nostri princìpi, tutelano esplicitamente il concepito e quindi anche la sua prima settimana di vita: eliminarlo prima che si annidi non può certo essere procreazione responsabile.

I contraccettivi d’emergenza agiscono prevalentemente dopo il concepimento: in Europa e nel mondo accademico si accetta passivamente che la contraccezione si estenda fino a impedire l’impianto, ma è aberrante e anche contrario al sentire comune.

A differenza di quanto pretende il mondo accademico, la gente comune ritiene correttamente che “contraccettivo” sia tutto ciò che impedisce il concepimento e “abortivo” sia, invece, tutto ciò che agisce dopo il concepimento eliminando il concepito.
- A chi è destinato il libro "Da Vita a Vita"?


Come scrivo nell’introduzione, il libro è diretto soprattutto ai ragazzi, agli studenti: credo che leggendo la prima parte, auspicabilmente insieme ai loro insegnanti che li aiutino a consolidare le informazioni, essi non possano che appropriarsi con stupore della perfezione di questi apparati e meccanismi fisiologici che permetteranno loro di trasmettere la vita. Credo anche che, divenendone consapevoli, essi apprendano come sia possibile regolare la propria capacità di procreare senza mai interferire con l’esistenza di un figlio e cioè che essi sappiano distinguere con chiarezza le metodiche che consentono di prevenire i concepimenti da quelle che, al contrario, impediscono al figlio di sopravvivere. E soprattutto che il rispetto per la vita del figlio dal suo inizio possa essere il criterio fondamentale in ogni scelta inerente la procreazione.

”Da Vita a Vita” è diretto anche agli operatori del settore, a chi tiene corsi di educazione sessuale, alle coppie che desiderino vivere responsabilmente la propria capacità di procreare. E’ diretto a chiunque voglia conoscere l’immenso mistero della procreazione, almeno nei termini biologici in cui esso si realizza, e in esso riconoscere anche la propria storia fin dai suoi primi istanti.

Il testo è rigorosamente scientifico, ma è intriso della perfezione degli eventi che descrive e dall’affetto e dal profondo rispetto per quel piccolo essere umano che può emergerne.

Vorrei che ognuno apprezzasse questa grande Bellezza, se ne innamorasse, la sentisse intimamente costitutiva di sé e la proteggesse come un bene prezioso, in se stesso e negli altri.


Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/




martedì 10 marzo 2015

Ora ti racconto come sei nato...



























di Anna Fusina

Ora ti racconto come sei nato... Storie e idee per l'educazione sessuale e affettiva dei bambiniè il titolo del bellissimo libro edito da Ancora e scritto da Aldo Andaloro e Pierluigi Diano.

Ne parliamo con uno degli autori: Pierluigi Diano, medico, giornalista ed illustratore, autore di varie pubblicazioni, tra cui “Educazione sessuale a fumetti!” (pubblicato da Ancora nel 2009), destinato agli over 10, tradotto in spagnolo e polacco. Il Dottor Diano si occupa da molti anni di divulgazione scientifica, con una particolare attenzione ai temi della famiglia. Ha pubblicato anche “Gli errori di mamma e papà”, “Sarò mamma”, “Sarò papà”, “La mamma e il suo bambino” e “Grande Atlante del Corpo Umano”, edito da Fabbri e tradotto in francese, tedesco, ceko e russo.

- Dottor Diano, come è nata l'idea di questo libro?

Ora ti racconto come sei nato…”, da pochi mesi in libreria, è nato soprattutto grazie al co-autore Aldo Andaloro.
Ci siamo conosciuti tramite internet. Lui rimase piacevolmente sorpreso dal mio precedente libro “
Educazione sessuale a fumetti!”, dedicato agli adolescenti, e mi propose questa nuova avventura nel mondo dei bambini.

- Un libro... a quattro mani....
Andaloro è uno straordinario maestro delle elementari, da qualche anno in pensione, che ha combinato da subito l’insegnamento didattico tradizionale con la passione per il tema "vitale" degli affetti e della sessualità da affrontare con i suoi bambini, sviluppando un innovativo metodo didattico e una eccezionale esperienza. Basti pensare che è autore di uno dei primi testi di educazione sessuale per i più piccoli, scritto negli anni '70 a Palermo. Tuttora mantiene il filo diretto con i bambini tramite il suo sito internet aldoeduweb.it.
Io, come medico di famiglia, ho invece la mia esperienza quotidiana con le dinamiche genitori-figli che si coniugano con tutto quanto riguarda la prevenzione e l'attenzione alla salute a 360°, ovvero su come star bene sia dentro sia fuori. Oltre ai testi, ho curato personalmente le illustrazioni. Quindi ho potuto dare supporto iconografico a tutto ciò che mi sembrava opportuno dettagliare, senza rischio di lesinare in figure. Anche i disegni li ho realizzati con stile diverso, molto giocosi per i bambini, precisi e scientifici quando entriamo in dettagli sulle piccole patologie e disturbi da prevenire in età pediatrica. In effetti, penso che, mettendo insieme le nostre personalità, Aldo ed io abbiamo realizzato un libro davvero particolare e - in un certo senso - innovativo. Non ci siamo preoccupati di nient'altro del fatto che potesse essere davvero utile e completo, per tutta la famiglia. E pure per gli insegnanti.
-Il libro è un manuale, anzi “una cassetta degli attrezzi” indispensabile per raccontare e far capire come nascono i bambini....

...ma anche come nascono gli insegnanti e i genitori.
Volevamo infatti realizzare un libro che guidasse l'educazione nel senso pieno del termine, quindi che coinvolgesse tutti i "protagonisti" - bambino, insegnanti e genitori - rivolgendoci ad ognuno con il proprio linguaggio.

- Qual è, a suo parere, il momento più opportuno per iniziare a raccontare ad un bambino ”come è nato”?

Solo un genitore può rendersi conto di quando sia il momento "giusto". Ogni bambino ha infatti il proprio percorso conoscitivo e le proprie fasi di sviluppo psicologico. L'insorgenza della fatidica domanda "come sono nato?", varia pertanto da bambino a bambino e può celare in sé diverse sfumature di curiosità. Vuole sapere davvero "come" o piuttosto "perché"? Vuole sapere "da dove viene"? Vuole avere conferma di qualcosa che ha "sentito dire" da altri? Solo un genitore può avere la sensibilità per rendersi conto della risposta che sta cercando il proprio figlio.
In linea di massima, sappiamo comunque che fino ai 3 anni il bambino è più interessato alla conoscenza e alla scoperta del suo corpo; tra i 3 e 4 anni inizia a rivolgere la sua attenzione a come sono fatti gli altri; tra i 4 e i 5 anni può essere già soddisfatto di sapere come si è sviluppato nella pancia della mamma, senza necessità di dettagli sulla fase del concepimento; tra i 5 e i 6 anni, avendo il bambino acquisito una discreta conoscenza delle differenze degli organi riproduttivi maschili e femminili, può iniziare a comprendere la dinamica del rapporto sessuale.

- Cosa devono fare i genitori per creare l'ambiente adatto per un dialogo sereno su questi temi con i loro bambini?

I genitori non devono far nulla di straordinario rispetto “all’ordinaria straordinarietà di volersi bene”.
Il loro esempio nel vivere in armonia nonostante le difficoltà, il sapersi aiutare e supportare nei momenti difficili, l’imparare a perdonare quando serve, valgono più di un milione di parole. Vivendo nel rispetto e nella comprensione reciproca, i figli impareranno a comprendere l’importanza che c’è dietro un “giuramento d’amore” che diventa promessa quotidiana.
Devono essere il papà e la mamma i veri “sex symbol” per i nostri ragazzi, non gli stereotipi che mostrano loro la televisione e la pubblicità.

- “Ora ti racconto come sei nato” contiene un racconto divertente da sfogliare con i propri figli, ma anche una raccolta di “letterine” dei bambini che chiedono risposte su affetti e sessualità...

In effetti, nella prima parte del libro si trova un racconto da leggere serenamente con i proprii figli ed una simpatica raccolta di letterine di bambini, che pongono i loro quesiti su sessualità e dintorni.
Come ho già detto, mi sono occupato anche di realizzare le illustrazioni, quindi ce l'ho messa tutta per rendere quest'area molto simpatica e curiosa, in modo da stimolare il più possibile lo stupore e la poesia, sentimenti che non devono mai mancare quando si parla della bellezza della vita e dell'amore.

- Lei ed Aldo Andaloro, coautore del testo, amate definirlo un libro “BIG”: in che senso?

Con un po’ di scherzosa presunzione, sul retro di copertina, noi abbiamo scritto che “è BIG!”, partendo dalle iniziali di Bambini, Insegnanti e Genitori.
In effetti è suddiviso in tre parti.
La prima parte, come abbiamo accennato, è dedicata ai più piccini, con un divertente racconto da sfogliare insieme ai genitori e una graziosa raccolta di letterine di bambini che chiedono risposte su affetti e sessualità.
La seconda parte è per gli educatori scolastici: una vera e propria guida con punti, spunti e appunti, per affrontare al meglio l’argomento con i propri alunni; si danno informazioni sulle attuali normative e consigli concreti (metodi ed esperienze) su come sviluppare questi temi in classe.
Infine, la terza parte è una piacevole chiacchierata con i genitori, a tutto campo su educazione, igiene, prevenzione dei disturbi dell’età pediatrica, pubertà, internet, TV…

- Per gli insegnanti ed i genitori il testo è veramente una guida con punti, spunti ed appunti per svolgere al meglio la propria funzione educatrice...

Il tema degli affetti e della sessualità è il tema della vita. Richiede un’esplorazione interiore, per scoprire su cosa si basano davvero le nostre speranze, le nostre sicurezze, la nostra disponibilità verso gli altri. Penso che questa sia l'area educativa per eccellenza per un insegnante: accompagnare un bambino a scoprire la forza dell'amore che è dentro di lui.

- Nella parte dedicata ai genitori, il libro contiene molti consigli sulla cura del corpo e sull'igiene del bambino...
In effetti, abbiamo dedicato una particolare attenzione ad un'area spesso sottovalutata dai libri di questo settore educativo, ovvero l'attenzione all'igiene e prevenzione su malattie e disturbi che possono influenzare la fertilità degli "uomini di domani".
Siamo inoltre stati al passo con i tempi attuali, aiutando i genitori a porre particolare attenzione all'attuale esposizione dei bambini a internet, ai messaggi televisivi, alla moda...
Ci è anche scappata qualche "parolaccia"... in senso scherzoso, ovvero qualche parola che ormai quasi non si osa più pronunciare ai nostri bambini, come "pudore", "umiltà", "mitezza", "rispetto", "intimità". Molti spunti interessanti per raccontare non solo come si nasce ma anche come si cresce.

-"Ora ti racconto come sei nato” è anche un libro... interattivo?

In un certo senso sì, perché chiediamo ai nostri lettori di mantenere il dialogo aperto con noi, attraverso il sito aldoeduweb.it o la apposita pagina facebook “oratiraccontocomeseinato", che ha già circa 3.500 fans, dove parliamo dei temi del libro e non solo. In particolare, chi visita la nostra pagina facebook troverà sempre serenità e buonumore, perché il vero inizio di ogni vita nasca sempre da un sorriso.




giovedì 12 febbraio 2015

Educazione all'affettività e sessualità a scuola: nasce il Progetto “RispettiAMOci”



 Progetto RispettiAMOci - primaria - Copia

di Anna Fusina

Il Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria ha lanciato il Progetto “RispettiAMOci”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado per un'educazione all'affettività e sessualità basata sul rispetto e sull'approccio integrale alla persona.
Ne parliamo con il Presidente del Forum, Dott. Ernesto Rossi.

_ Dott. Rossi, come e quando è nato il vostro progetto?

L'idea parte da una riunione della Commissione scuola del Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria, formata dai professionisti e volontari delle associazioni impegnate sulle tematiche di scuola e relazionalità, che si è tenuta nell'aprile dello scorso anno e ha prodotto un lavoro di sei mesi conclusosi a ottobre, anche se occorre dire che RispettiAMOci è un laboratorio in continua evoluzione. La tematica era stata sollecitata dalle numerosissime segnalazioni e richieste di attenzione ai corsi sull'educazione all'affettività che molti genitori e studenti sentivano inadeguati. «Mi sono sentita a disagio», mi ricordo che in una circostanza una studentessa ha usato esattamente questo termine; testimonianze di questo tipo ne ho sentite molte. Abbiamo capito che alla fonte c'era una richiesta molto profonda di riempire un vuoto educativo, e che un certo approccio improntato al lato tecnico e sociologico, sia alla sessualità, sia alle relazioni affettive, fosse riduttivo e risultasse distante e impersonale; talvolta particolarmente assertivo nel somministrare ricette di vita che non tenevano in conto le sensibilità di ciascuno. Quando abbiamo indagato, l'impressione che spesso abbiamo avuto al riguardo è stata effettivamente quella di un disagio strisciante sia tra gli studenti che tra molti insegnanti. Una ricerca dell'Università di Bari, segnalataci dal Forum nazionale, ha sottolineato tutta una serie di aspetti positivi e negativi di questi processi e progetti educativi, sicché abbiamo tentato di esprimere una proposta che si ispirasse ai modelli e alle ricerche più attuali, con un approccio integrale della persona. Abbiamo voluto riportare tutte queste cose a una dimensione umanistica che fosse quanto più ricca possibile. In questo senso, le Raccomandazioni europee e dell'OMS da cui tutti questi corsi prendono spunto, parlano di dimensione "olistica" dell'educazione, ma a ben guardare in molte proposte l'aspetto olistico è applicato alla sola lettura scientifica della questione affettiva/sessuale, sottovalutando ed escludendo in maniera quasi puerile tutta la dimensione umanistica e culturale che forma la coscienza di ciascuno. In questo senso, studi che di per sé sarebbero molto interessanti, soprattutto nella dimensione sociologica, a mio modo di vedere presentano una lettura di fondo povera, unidimensionale, uno scheletro fragile su cui tutto il resto non si sorregge in modo pieno e florido, e di fatto, poi molti progetti mostrano di non far breccia tra la popolazione studentesca e familiare, al punto da doverne dare continua propulsione attraverso iniziative di politiche amministrative specificamente studiate. Questo è segno della volontà politica di spingere in una determinata direzione, con la tendenza a prediligere la visione di certi specifici organismi, e però, proprio perché tali spinte sono di natura politica, sono vulnerabili a visioni di parte e dunque a veicolare messaggi ideologicamente orientati, cosa che abbiamo spesso denunciato essere grave e inopportuna, perché i figli sono di tutti e devono essere salvaguardati da pressioni ideologiche e politiche.

- "RispettiAMOci": perché avete dato questo nome al vostro Progetto?

Si fa un gran parlare di bullismo, omofobia, parità, identità, tutte parole che devono suggerire l'esigenza di incontrarsi su un piano di riconoscimento reciproco, e certamente dovrebbe sempre essere così; tutti dobbiamo cercare di andare in quella direzione ogni giorno. Eppure, non si può parlare di questi vocaboli soltanto se li si guarda da una sola direzione, dall'idea di una libertà fine a sé stessa, avulsa da ogni confine di rispetto per l'altro, come se nelle questioni della vita delle persone si fosse obbligati ad annullare il proprio criterio di giudizio, la propria coscienza, la dimensione morale, etica, religiosa, culturale, il proprio vissuto; ciò in ossequio a una ricetta sociale somministrata a tutti forzatamente allo stesso modo. Non funziona così; la panacea per tutti i mali non esiste, specialmente quando una proposta è priva della condivisione dialogata, perché questo porta esattamente nella direzione opposta, cioè a imporre agli altri quello che si crede giusto per sé stessi. La realtà della vita, delle persone e delle scelte personali è infinitamente sfaccettata, richiede enorme rispetto, molto più di quanto chi usa quelle parole come una bandiera si illude di praticare. In questo senso, quando pure enunciamo tutti quei termini citati all'inizio, che nelle intenzioni vorrebbero dire tante cose buone, senza un vero approccio integrale alla persona non riusciamo a raggiungere l'ideale ambìto. Per questo nel nostro piccolo abbiamo pensato che il termine «rispetto» dovesse essere abbracciato nella sua forma più autentica di amore verso l'essenza umana di tutti, nessuno escluso; poi, dal rispetto a RispettiAMOci il passo è stato nelle cose.

- L'azione educativa della scuola nell'ambito dell'educazione all'affettività ed alla sessualità deve essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori)...

Questo dovrebbe essere il principio che regola la nostra scuola. Dico dovrebbe, perché, come tante cose scritte bene nelle nostre leggi, l'applicazione pratica trova spesso difetto. Per fortuna non tutti i progetti sono discutibili, sono però troppi i progetti che giungono ai ragazzi senza che i genitori ne sappiano nulla. Certamente le procedure burocratiche spesso sono farraginose, talvolta è difficile procedere a una comunicazione pratica, ma è innegabile che la casistica esprima numeri che devono far riflettere; e visto che sta aumentando ogni giorno di più l'insoddisfazione per come certe procedure sono ordinariamente condotte, la prima azione che dovrebbero svolgere la scuola e i promotori dei corsi, sarebbe quella di un pieno e attivo coinvolgimento dei genitori. Dico attivo, nel senso che non si può pensare di aver sbrigato l'obbligo informativo con una semplice circolare su un sito internet, o su un POF vagabondo in una segreteria. Ci deve essere una volontà attiva e agita di coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica dei figli da parte degli operatori scolastici. Non di meno i genitori devono rendersi conto che l'educazione dei figli non può essere una cambiale in bianco delegata o scaricata sulla scuola. Anche i genitori devono svolgere una funzione educativa attiva in questo senso. Ciò è il fulcro e l'essenza del patto di corresponsabilità educativa, cioè dell'alleanza educativa tra scuola e famiglia per far sì che i nostri figli siano costruttori saggi e responsabili della società del futuro che noi tutti sogniamo.
- Per chi è pensato "RispettiAMOci"?

Abbiamo pensato “RispettiAMOci” con un criterio modulare, adatto a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di tutte le scuole di ogni ordine e grado, quindi a partire dalle scuole materne fino alle superiori, con un criterio di applicazione locale e regionale. Inoltre esiste il progetto "Rispettiamoci+" (con il suffisso più), con una struttura più articolata che poggia su una rete di cinque regioni che sono: Lazio, Abruzzo, Umbria, Lombardia e Sardegna; ha una dimensione e un coordinamento nazionale, ed è anche più articolato ed elaborato. Ciononostante i principi educativi rimangono gli stessi.

- Quali obiettivi si prefigge il vostro Progetto?

In parte l'abbiamo già detto, ma mi preme sottolineare che un obiettivo che ci sta a cuore è far capire ai bambini e alle bambine, e alle ragazze e ai ragazzi, quanto loro stessi siano preziosi come persone, e quanta dignità e rispetto ciascuno di noi merita di dare e ricevere.

- Quali tematiche vengono affrontate durante lo svolgimento del Progetto?

Questa risposta esigerebbe un discorso molto ampio e una risposta anche tecnica, ma a voler essere didascalici, a seconda dell'età dei ragazzi vengono affrontati in maniera più o meno articolata gli argomenti della crescita, della personalità e della persona, dei sentimenti e dell'amore, della relazione e dell'affetto, dello sviluppo biologico e psicologico, dell'identità del sé; del rispetto di ogni persona e della sua cultura ed educazione; del dialogo tra ragazzi e con gli adulti. Vengono affrontati gli aspetti della sessualità e della conoscenza e consapevolezza del proprio corpo. Il tutto sempre rapportato al concetto integrale di persona e dell'importanza e delicatezza delle relazioni, della comunicazione con il prossimo, sia duale che in famiglia o nel gruppo sociale, sia attraverso i numerosi mezzi di comunicazione oggi disponibili.

- All'interno dei temi affrontati vi è anche la cultura del rispetto. Vi proponete anche la prevenzione della discriminazione, la consapevolezza degli effetti negativi degli stereotipi...

Sì, questo è strutturale in “RispettiAMOci.” In particolare vorremmo riuscire a suscitare negli alunni il desiderio di dotarsi degli strumenti critici per essere in grado di ragionare e decidere con la propria testa, avere fiducia in loro stessi e di quante cose buone e preziose sono in loro. Uno stereotipo è tale quando è subìto acriticamente o passivamente, o peggio imposto, mentre una scelta consapevole e coscienziosa, orientata a un bene che è per sé e anche comune non è uno stereotipo per definizione.

- Negli ultimi mesi si è avuta notizia che sono stati proposti in alcune scuole dei progetti che presentavano come obiettivi l'educazione alle differenze e la lotta al bullismo, ma che in realtà promuovevano l'ideologia gender, spesso ad insaputa dei gentori...

Sta capitando che molti progetti dai contenuti insondabili arrivino fino agli studenti. In certi casi i Comitati di genitori riferiscono di approvazioni di cui mai sono venuti a conoscenza neanche nei Consigli d'Istituto, e questo è davvero grave, tant'è che mi hanno confidato che si stanno valutando eventuali interventi disciplinari. Proprio per questa ragione e per riportare un po' di ordine e rispetto delle procedure non solo formale ma sostanziale nei confronti delle famiglie, è stato naturale aderire alla petizione di ProVita per fermare la deriva gender nelle scuole. Sulla questione del gender c'è una gran confusione e una disinformazione ingiustificabile. Si parla di introdurre nuovi paradigmi educativi, nuove visioni sociali e nuovi modelli culturali che non possono essere buttati là nel mezzo, tra i minorenni anche molto piccoli, senza aver minimamente allargato e aperto onestamente un dibattito con la popolazione tutta. Ciò che mi sembra poco serio è far credere che questi modelli culturali siano una normale operazione educativa. Questo non è affatto vero, troppe volte sono promossi con l'intenzione di veicolare un preciso modello sociale e culturale completamente diverso dal modello educativo delle famiglie di origine, e questo in realtà non fa che introdurre un nuovo tipo di stereotipo, una contraddizione nei termini. Rispetto a questo “RispettiAMOci" ha un afflato di libertà estremamente più ampio e un approccio molto onesto.


-     A chi si può rivolgere chi volesse avere ulteriori informazioni sul vostro Progetto?

Può contattare la nostra segreteria attraverso le indicazioni sul sito internet www.forumfamiglieumbria.org o può scrivere a info@forumfamiglieumbria.org
Inoltre è possibile contattare il Forum nazionale attraverso i contatti in www.forumfamiglie.org

Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/