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sabato 14 giugno 2014
venerdì 25 aprile 2014
È il tempo dei testimoni. Il convegno per la Vita
di Renzo Puccetti
Anche quest’anno, come ogni anno, la Marcia per la Vita sarà preceduta dal convegno di un’intera giornata che si terrà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, sede dell’unica facoltà di bioetica esistente in tutto il mondo, dove cioè da tutto il mondo si viene per studiare la bioetica ed apprendere la bioetica personalista fondata sulla dignità ontologica dell’essere umano, quella bioetica di cui il cardinale Elio Sgreccia è stato uno dei massimi esponenti.
La data del convegno di quest’anno è sabato 3 maggio e come nelle edizioni precedenti anche in questa occasione ho avuto il piacere di svolgere un ruolo nell’organizzazione. La giornata si articolerà in una sessione medica ed una giuridica la mattina a cui nel pomeriggio seguirà la sessione per i giovani e la conferenza plenaria.
Come nelle precedenti edizioni anche quest’anno al Regina Apostolorum avremo l’arricchimento di esperienze straniere; nel 2012 ascoltammo Irene Van Der Wende e la sua storia di conversione totale alla causa pro-life dopo l’aborto conseguito ad una violenza sessuale, l’anno scorso fu la volta di Jeanne Monahan, presidente della March for Life di Washington, e Lila Rose di Live Action, quest’anno avremo il dottor Xavier Dor, condannato dalla laicité giustizialista francese per il reato di “intralcio all’aborto” avendo donato un paio di scarpine da neonato a una mamma che voleva abortire. Ci sarà poi il professor Miguel Ayuso, presidente della Unione Internazionale dei Giuristi Cattolici. Citare alcuni nomi del convegno pre-marcia del Regina Apostolorum non solo costringerebbe ad ometterne ingiustamente molti, ma rischierebbe di assimilare un importante evento scientifico ad una passerella canora. Per questo nel presentare i relatori mi limito a rimandare al programma. Molto più importante è invece presentare i contenuti.
Nella sessione medica sarà esaminata una questione di estrema attualità quale l’abortività che si cela dietro l’impiego di molti strumenti dispensati come contraccettivi, analizzando gli aspetti scientifici dei vari presidi e le implicazioni etiche del loro uso nelle varie circostanze. Seguendo il metodo triangolare ideato dal cardinale Sgreccia, il ragionamento bioetico non può non partire dal dato scientifico che deve essere presentato con gli strumenti della scienza nel modo più rigoroso possibile; Deus mendacio non eget (Dio non ha bisogno della menzogna). Ricordo ancora un magnifico congresso al Regina Apostolorum organizzato dal consorzio STOQ (Scienza Tecnologia e Questione Ontologica) formato dal Pontificio Consiglio per la Cultura e ben tre atenei pontifici.
Uno dei relatori fu Scott Gilbert, autore di uno dei testi più studiati al mondo di embriologia, sostenitore di una filosofia funzionalista negatrice dello statuto personale del concepito; fu anche grazie alle sue posizioni religiose e filosofiche, agli antipodi rispetto alla prospettiva cattolica, che il suo intervento fu di una potenza persuasiva straordinaria nel mostrare come le evidenze scientifiche attestino che l’embrione sin dal momento della fecondazione è un essere umano ed è più dei suoi geni. Mi lasciò le diapositive che proiettò in quell’occasione, alcune di esse fanno parte del bagaglio di strumenti didattici che uso per spiegare l’umanità del concepito. Come in quel caso anche per il convegno che precede la marcia è stata la competenza nei rispettivi ambiti il criterio seguito.
Nella sessione giuridica ampio spazio sarà dedicato alle due questioni che per urgenza richiedono massimo impegno: l’obiezione di coscienza, messa oggi dal relativismo etico sul banco degli imputati, come ha ricordato il cardinale Bagnasco, e il diritto alla libertà di espressione e di educazione dei propri figli. Si devono infatti studiare le strategie e le azioni del nemico per poterlo contrastare con qualcosa che vada oltre la semplice opposizione ideale. La tavola rotonda per i giovani sarà dedicata alla vita nascente, all'affettività autentica e all’attacco forsennato al dato naturale che vede, per lo sviluppo integrale dell’essere umano, la necessaria presenza di quella prosecuzione dell’utero materno che è la famiglia: un uomo, una donna che si promettono amore esclusivo e fecondo per tutta la vita. La sessione plenaria del pomeriggio sarà ampiamente dedicata al racconto delle esperienze di persone che nella difesa della vita, in vari ambiti, si sono spese con tutte le loro forze. Se, come diceva l’ormai prossimo San Giovanni Paolo II, ripreso da Benedetto XVI e ora da Papa Francesco, oggi è il tempo dei testimoni, nel pomeriggio ascolteremo intense testimonianze pro-life che ci faranno battere il cuore ed udire una voce interiore: “se loro sì, perché io no?”.
Fonte: http://www.lanuovabq.it
Anche quest’anno, come ogni anno, la Marcia per la Vita sarà preceduta dal convegno di un’intera giornata che si terrà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, sede dell’unica facoltà di bioetica esistente in tutto il mondo, dove cioè da tutto il mondo si viene per studiare la bioetica ed apprendere la bioetica personalista fondata sulla dignità ontologica dell’essere umano, quella bioetica di cui il cardinale Elio Sgreccia è stato uno dei massimi esponenti.
La data del convegno di quest’anno è sabato 3 maggio e come nelle edizioni precedenti anche in questa occasione ho avuto il piacere di svolgere un ruolo nell’organizzazione. La giornata si articolerà in una sessione medica ed una giuridica la mattina a cui nel pomeriggio seguirà la sessione per i giovani e la conferenza plenaria.
Come nelle precedenti edizioni anche quest’anno al Regina Apostolorum avremo l’arricchimento di esperienze straniere; nel 2012 ascoltammo Irene Van Der Wende e la sua storia di conversione totale alla causa pro-life dopo l’aborto conseguito ad una violenza sessuale, l’anno scorso fu la volta di Jeanne Monahan, presidente della March for Life di Washington, e Lila Rose di Live Action, quest’anno avremo il dottor Xavier Dor, condannato dalla laicité giustizialista francese per il reato di “intralcio all’aborto” avendo donato un paio di scarpine da neonato a una mamma che voleva abortire. Ci sarà poi il professor Miguel Ayuso, presidente della Unione Internazionale dei Giuristi Cattolici. Citare alcuni nomi del convegno pre-marcia del Regina Apostolorum non solo costringerebbe ad ometterne ingiustamente molti, ma rischierebbe di assimilare un importante evento scientifico ad una passerella canora. Per questo nel presentare i relatori mi limito a rimandare al programma. Molto più importante è invece presentare i contenuti.
Nella sessione medica sarà esaminata una questione di estrema attualità quale l’abortività che si cela dietro l’impiego di molti strumenti dispensati come contraccettivi, analizzando gli aspetti scientifici dei vari presidi e le implicazioni etiche del loro uso nelle varie circostanze. Seguendo il metodo triangolare ideato dal cardinale Sgreccia, il ragionamento bioetico non può non partire dal dato scientifico che deve essere presentato con gli strumenti della scienza nel modo più rigoroso possibile; Deus mendacio non eget (Dio non ha bisogno della menzogna). Ricordo ancora un magnifico congresso al Regina Apostolorum organizzato dal consorzio STOQ (Scienza Tecnologia e Questione Ontologica) formato dal Pontificio Consiglio per la Cultura e ben tre atenei pontifici.
Uno dei relatori fu Scott Gilbert, autore di uno dei testi più studiati al mondo di embriologia, sostenitore di una filosofia funzionalista negatrice dello statuto personale del concepito; fu anche grazie alle sue posizioni religiose e filosofiche, agli antipodi rispetto alla prospettiva cattolica, che il suo intervento fu di una potenza persuasiva straordinaria nel mostrare come le evidenze scientifiche attestino che l’embrione sin dal momento della fecondazione è un essere umano ed è più dei suoi geni. Mi lasciò le diapositive che proiettò in quell’occasione, alcune di esse fanno parte del bagaglio di strumenti didattici che uso per spiegare l’umanità del concepito. Come in quel caso anche per il convegno che precede la marcia è stata la competenza nei rispettivi ambiti il criterio seguito.
Nella sessione giuridica ampio spazio sarà dedicato alle due questioni che per urgenza richiedono massimo impegno: l’obiezione di coscienza, messa oggi dal relativismo etico sul banco degli imputati, come ha ricordato il cardinale Bagnasco, e il diritto alla libertà di espressione e di educazione dei propri figli. Si devono infatti studiare le strategie e le azioni del nemico per poterlo contrastare con qualcosa che vada oltre la semplice opposizione ideale. La tavola rotonda per i giovani sarà dedicata alla vita nascente, all'affettività autentica e all’attacco forsennato al dato naturale che vede, per lo sviluppo integrale dell’essere umano, la necessaria presenza di quella prosecuzione dell’utero materno che è la famiglia: un uomo, una donna che si promettono amore esclusivo e fecondo per tutta la vita. La sessione plenaria del pomeriggio sarà ampiamente dedicata al racconto delle esperienze di persone che nella difesa della vita, in vari ambiti, si sono spese con tutte le loro forze. Se, come diceva l’ormai prossimo San Giovanni Paolo II, ripreso da Benedetto XVI e ora da Papa Francesco, oggi è il tempo dei testimoni, nel pomeriggio ascolteremo intense testimonianze pro-life che ci faranno battere il cuore ed udire una voce interiore: “se loro sì, perché io no?”.
Fonte: http://www.lanuovabq.it
mercoledì 12 febbraio 2014
La pillola del giorno dopo non è abortiva? Non ci sono prove. Perché l’Aifa ha cambiato parere?
La pillola non ha alcun effetto sulla salute pubblica e «le
evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere gli
effetti antinidatori, il cui esito è l’aborto». Intervista a Renzo
Puccetti
«La pillola del giorno dopo è un farmaco potenzialmente abortivo. Mi sorprende che l’Aifa abbia cambiato la dicitura, eliminando questa informazione dalle avvertenze del farmaco». Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referenti di Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza&Vita, confessa il suo stupore di fronte all’improvviso mutamento di parere dell’Aifa sulla pillola a base di levonorgestrel e prodotta dalla Norlevo. «L’autorità del farmaco italiana – spiega a tempi.it – dovrebbe rendere pubblico l’iter e i passaggi che hanno portato a questo cambiamento. Dovrebbe spiegare quale letteratura scientifica è stata citata e come è stata vagliata. E da ultimo dovrebbe comunicare se questo mutamento di parere è l’esito di una istanza partita dall’azienda produttrice della pillola».
Perché tutte queste richieste? La pillola non è già stata sdoganata dalle autorità del farmaco straniere come “contraccettivo d’emergenza”, smentendo ogni suo potenziale effetto abortivo?
Non appartiene alla metodologia scientifica proporre cambiamenti di dicitura sugli effetti di un farmaco solo sulla base dell’autorità che le ha proposte. Si devono controllare le pubblicazioni. Anche nel lavoro del giornalista si va sempre a vedere qual è la fonte primaria, soprattutto se si sta scrivendo un articolo delicato. Non ci si basa soltanto sulle informazioni degli altri giornali. È vero che ci sono dei “position statement”, pareri, sia da parte della Federazione internazionale ginecologia e ostetricia del 2008, sia da parte dell’Associazione ginecologi americani del 2013, che escludono che la pillola possa indurre un aborto, ma la loro attendibilità scientifica lascia molto a desiderare. Si basa su una letteratura specialistica qualitativamente bassa.
Sta dicendo che l’Aifa potrebbe aver eliminato dalle informazioni della pillola il rischio di aborto, basandosi su pubblicazioni scientificamente poco attendibili?
Vorrei sapere come sono arrivati a cambiare la dicitura. La posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, sulla pillola del giorno dopo è che le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere effetti antinidatori del farmaco, il cui esito è l’aborto. Sono aspetti estremamente tecnici, ma importantissimi dal punto di vista etico.
Perché insiste nel dire che gli studi che smentiscono gli effetti abortivi della pillola non sono credibili?
Purtroppo è abbastanza diffuso in tutto l’ambito della cosiddetta salute riproduttiva trarre conclusioni forti da ricerche deboli o, peggio, da dati sperimentali che non le confermano assolutamente. Quando si va a vedere i position statement sulla pillola del giorno dopo di quelle associazioni che smentiscono i suoi effetti potenzialmente abortivi, uno penserebbe di trovare un’estesa citazione della letteratura scientifica, viceversa si trova una citazione di tutte le voci bibliografiche orientate e largamente omissive. Inoltre molti di quegli studi giungono alle loro conclusioni grazie alla citazione di altre pubblicazioni che però – se si va a controllare – non dicono affatto quello che gli è stato fatto dire. In quasi tutti le pubblicazioni che propagandano i benefici della pillola del giorno si assiste a questo sovvertimento della realtà. C’è un controllo di qualità estremamente basso su questi studi, molti dei quali pubblicati da autori che o sono in rapporto di collaborazione con le aziende produttrici di questo farmaco o sono in rapporto di collaborazione con strutture che lo dispensano. Difficile dar loro credito.
L’autorità del farmaco italiana rischia di trarre in inganno i consumatori, i medici, i farmacisti, non facendo una corretta informazione? Non c’è un problema deontologico?
Questa domanda è stata affrontata anche all’interno del dibattito scientifico. Sono stati contati almeno cinque studi, fra varie popolazioni, europee e americane, e tutti sono concordi sul fatto che vi sono tantissime donne che non assumerebbero un prodotto che è venduto come contraccettivo d’emergenza quando ha un meccanismo d’azione che è anche solo possibilmente di tipo abortivo. Molte donne affermano che se stessero assumendo uno di questi presidi, venute a conoscenza di questo meccanismo, lo interromperebbero.
Alla luce di questi studi, qualcuno potrebbe aver pensato che fosse meglio eliminare il problema, almeno solo sulla carta. Che effetti potrebbe avere questo comportamento?
Qui si tratta di un problema enorme che riguarda la validazione del consenso informato. Allorquando mi venga prescritto un medicamento che possa essere confliggente con quelle che sono le mie convinzioni etiche si può addirittura profilare un danno alla persona. E che la pillola del giorno dopo possa provocare l’aborto è contemplato dalla letteratura scientifica. Questo fatto non si può ignorare. Basti rimandare al lavoro di Bruno Mozzanega, che ha pubblicato 170 lavori sulle riviste internazionali. Un minimo di serenità nel verificare i dati di cui tutti gli esperti sono a conoscenza.
Perché non si riesce?
C’è un problema di correttezza per quanto riguarda la trasparenza. Quando le comunità scientifiche prendono determinate posizioni sarebbe corretto che allegassero alla presa di posizione una “disclosure” sui loro possibili conflitti d’interesse. D’altra parte, l’autore quando fa una pubblicazione deve comunicare quelli che sono i possibili conflitti d’interesse.
Potrebbe però esserci un motivo sociale e umanitario dietro questo inganno. Meglio la pillola del giorno che abortire in ospedale, si dice.
In realtà la pillola del giorno dopo non ha fermato gli aborti, dove è stata utilizzata. È un dato ormai acclarato in letteratura. Conosciuto e dimostrato da almeno quattro revisioni della letteratura, di cui tre dall’istituto più prestigioso in questo senso che è l’istituto Cochrane. In Francia, per esempio, l’ultimo dato dice che a fronte di 1 milione e 100 mila pillole del giorno dopo distribuite anche nelle scuole, nell’ultimo anno ci sono stati 220 mila aborti, con un tasso di abortività nettamente più alto fra le adolescenti francesi che quelle italiane. Che la diffusione della pillola del giorno dopo non esplichi alcun effetto nell’ambito della salute pubblica è un dato consolidato.
di Francesco Amicone
Fonte: tempi.it
«La pillola del giorno dopo è un farmaco potenzialmente abortivo. Mi sorprende che l’Aifa abbia cambiato la dicitura, eliminando questa informazione dalle avvertenze del farmaco». Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referenti di Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza&Vita, confessa il suo stupore di fronte all’improvviso mutamento di parere dell’Aifa sulla pillola a base di levonorgestrel e prodotta dalla Norlevo. «L’autorità del farmaco italiana – spiega a tempi.it – dovrebbe rendere pubblico l’iter e i passaggi che hanno portato a questo cambiamento. Dovrebbe spiegare quale letteratura scientifica è stata citata e come è stata vagliata. E da ultimo dovrebbe comunicare se questo mutamento di parere è l’esito di una istanza partita dall’azienda produttrice della pillola».
Perché tutte queste richieste? La pillola non è già stata sdoganata dalle autorità del farmaco straniere come “contraccettivo d’emergenza”, smentendo ogni suo potenziale effetto abortivo?
Non appartiene alla metodologia scientifica proporre cambiamenti di dicitura sugli effetti di un farmaco solo sulla base dell’autorità che le ha proposte. Si devono controllare le pubblicazioni. Anche nel lavoro del giornalista si va sempre a vedere qual è la fonte primaria, soprattutto se si sta scrivendo un articolo delicato. Non ci si basa soltanto sulle informazioni degli altri giornali. È vero che ci sono dei “position statement”, pareri, sia da parte della Federazione internazionale ginecologia e ostetricia del 2008, sia da parte dell’Associazione ginecologi americani del 2013, che escludono che la pillola possa indurre un aborto, ma la loro attendibilità scientifica lascia molto a desiderare. Si basa su una letteratura specialistica qualitativamente bassa.
Sta dicendo che l’Aifa potrebbe aver eliminato dalle informazioni della pillola il rischio di aborto, basandosi su pubblicazioni scientificamente poco attendibili?
Vorrei sapere come sono arrivati a cambiare la dicitura. La posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, sulla pillola del giorno dopo è che le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere effetti antinidatori del farmaco, il cui esito è l’aborto. Sono aspetti estremamente tecnici, ma importantissimi dal punto di vista etico.
Perché insiste nel dire che gli studi che smentiscono gli effetti abortivi della pillola non sono credibili?
Purtroppo è abbastanza diffuso in tutto l’ambito della cosiddetta salute riproduttiva trarre conclusioni forti da ricerche deboli o, peggio, da dati sperimentali che non le confermano assolutamente. Quando si va a vedere i position statement sulla pillola del giorno dopo di quelle associazioni che smentiscono i suoi effetti potenzialmente abortivi, uno penserebbe di trovare un’estesa citazione della letteratura scientifica, viceversa si trova una citazione di tutte le voci bibliografiche orientate e largamente omissive. Inoltre molti di quegli studi giungono alle loro conclusioni grazie alla citazione di altre pubblicazioni che però – se si va a controllare – non dicono affatto quello che gli è stato fatto dire. In quasi tutti le pubblicazioni che propagandano i benefici della pillola del giorno si assiste a questo sovvertimento della realtà. C’è un controllo di qualità estremamente basso su questi studi, molti dei quali pubblicati da autori che o sono in rapporto di collaborazione con le aziende produttrici di questo farmaco o sono in rapporto di collaborazione con strutture che lo dispensano. Difficile dar loro credito.
L’autorità del farmaco italiana rischia di trarre in inganno i consumatori, i medici, i farmacisti, non facendo una corretta informazione? Non c’è un problema deontologico?
Questa domanda è stata affrontata anche all’interno del dibattito scientifico. Sono stati contati almeno cinque studi, fra varie popolazioni, europee e americane, e tutti sono concordi sul fatto che vi sono tantissime donne che non assumerebbero un prodotto che è venduto come contraccettivo d’emergenza quando ha un meccanismo d’azione che è anche solo possibilmente di tipo abortivo. Molte donne affermano che se stessero assumendo uno di questi presidi, venute a conoscenza di questo meccanismo, lo interromperebbero.
Alla luce di questi studi, qualcuno potrebbe aver pensato che fosse meglio eliminare il problema, almeno solo sulla carta. Che effetti potrebbe avere questo comportamento?
Qui si tratta di un problema enorme che riguarda la validazione del consenso informato. Allorquando mi venga prescritto un medicamento che possa essere confliggente con quelle che sono le mie convinzioni etiche si può addirittura profilare un danno alla persona. E che la pillola del giorno dopo possa provocare l’aborto è contemplato dalla letteratura scientifica. Questo fatto non si può ignorare. Basti rimandare al lavoro di Bruno Mozzanega, che ha pubblicato 170 lavori sulle riviste internazionali. Un minimo di serenità nel verificare i dati di cui tutti gli esperti sono a conoscenza.
Perché non si riesce?
C’è un problema di correttezza per quanto riguarda la trasparenza. Quando le comunità scientifiche prendono determinate posizioni sarebbe corretto che allegassero alla presa di posizione una “disclosure” sui loro possibili conflitti d’interesse. D’altra parte, l’autore quando fa una pubblicazione deve comunicare quelli che sono i possibili conflitti d’interesse.
Potrebbe però esserci un motivo sociale e umanitario dietro questo inganno. Meglio la pillola del giorno che abortire in ospedale, si dice.
In realtà la pillola del giorno dopo non ha fermato gli aborti, dove è stata utilizzata. È un dato ormai acclarato in letteratura. Conosciuto e dimostrato da almeno quattro revisioni della letteratura, di cui tre dall’istituto più prestigioso in questo senso che è l’istituto Cochrane. In Francia, per esempio, l’ultimo dato dice che a fronte di 1 milione e 100 mila pillole del giorno dopo distribuite anche nelle scuole, nell’ultimo anno ci sono stati 220 mila aborti, con un tasso di abortività nettamente più alto fra le adolescenti francesi che quelle italiane. Che la diffusione della pillola del giorno dopo non esplichi alcun effetto nell’ambito della salute pubblica è un dato consolidato.
di Francesco Amicone
Fonte: tempi.it
martedì 11 febbraio 2014
La pillola è abortiva, anche se la sua scheda lo nega
di Renzo Puccetti
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Nel ruolo di edulcorante della pillola del giorno dopo non c'è bisogno
di Mary Poppins, più semplicemente si fa carico dell'impresa
nientepopodimeno che l'agenzia italiana del farmaco, AIFA, attraverso la
revisione della scheda tecnica del Levonorgestrel come preparato
somministrato dopo il rapporto sessuale. Nella gazzetta ufficiale del 4
febbraio è riportato che la vecchia dicitura che avvertiva del possibile
meccanismo antinidatorio della molecola, un meccanismo eticamente
criptoabortivo, è stata modificata per cui si dice che la pillola del
giorno dopo “inibisce o ritarda l’ovulazione”.
«Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della contraccezione di emergenza. Si colma così un gap noto da anni a tutta la comunità scientifica», è il commento soddisfatto di Emilio Arisi, presidente della Società della Contraccezione. Ah, scienza, scienza, quando ne sento parlare a proposito di questi argomenti, mi vengono in mente i versi del Metastasio: "che vi sia, ognun lo dice, dove sia, nessun lo sa". Nessuno più di un incallito pro-life come il sottoscritto sarebbe lieto di apprendere che la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo non agiscono come abortivi, ma per farlo dovrebbe essere convinto da argomenti un po' più solidi di quelli, debolissimi, ex auctoritate. Dispiace che si debba scendere in aspetti tecnici, ma dal momento che si invoca la scienza, come si dice, se scienza dev'essere, che scienza sia.
Siamo piuttosto certi che tra la documentazione che l'agenzia del farmaco produrrà a sostegno della decisione vi saranno sicuramente gli studi del gruppo del Karolinska Institutet e quelli del gruppo dell'Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva, entrambi vengono in genere assunti come la prova provata che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Ma gli studi non sono come il whisky nei saloon che si tracanna tutto d'un sorso senza badare bene alla qualità della materia, le conclusioni, soprattutto se sono studi finanziati da enti distributori del farmaco, o se gli autori hanno qualche interesse con le aziende produttrici, vanno sorseggiate meditandone pregi e difetti. Nel primo studio gli autori non hanno rilevato alcuna differenza statisticamente significativa nel tasso di adesione degli embrioni ad un preparato tridimensionale di endometrio aggiungendo Levonorgestrel o placebo, concludendo da ciò che la pillola del giorno dopo non impedisce l'annidamento dell'embrione. Non so se gli esperti dell'Aifa hanno preso in considerazione l'articolo scientifico pubblicato da Mozzanega e Cosmi su Gynecological Endocrinology nel 2011 che rilevavano come questo modello era ben lungi dal replicare le condizioni di reale somministrazione del Levonorgestrel. Gli stessi espertissimi non so se abbiano pensato ad un altro elementare criterio scientifico: la dimensione del campione. Non ci vuole molto, basta un piccolo software statistico e mettendo dentro i dati di quello studio ci si accorge che la differenza tra i campioni non è nulla, ma è ben presente, ed è del 16%, essa non raggiunge la differenza statisticamente significativa perché il campione è troppo piccolo, per escludere con certezza la significatività serviva un numero di casi almeno dieci volte maggiore. Negli studi di Croxatto e coll. gli autori hanno invece verificato gli effetti del Levonorgestrel somministrato prima o dopo l'ovulazione rilevando nel primo caso un'efficacia del 100% e nessuna differenza statisticamente significativa rispetto alle gravidanze attese in assenza di farmaco nel secondo caso.
Questi dati provano l'assenza di effetti abortivi? Per nulla. Essi dimostrano solo che la pillola del giorno dopo è più efficace se somministrata prima dell'ovulazione. A questi studi si possono sollevare una marea di critiche metodologiche ma si tratta di elementi molto tecnici da riservare alle sedi appropriate, due cose però spiccano su tutte e sono più facilmente comprensibili. Per escludere che la differenza rilevata rispetto alle attese sia statisticamente significativa in questo studio il campione avrebbe dovuto essere cento volte più grande. È come se gli autori si fossero messi alla ricerca di un microbo con un microscopio capace di vedere oggetti soltanto cento volte più grandi del microbo in questione e così concludere che il microbo non c'è perché non si vede. Il secondo aspetto che gli esperti dell'Aifa e il professor Arisi speriamo ci possano spiegare è un vero e proprio arcano: tra le donne che hanno assunto il Levonorgestrel prima dell'ovulazione non si è verificata nessuna gravidanza pur ovulando nell'80% dei casi. Deve trattarsi di uno stranissimo effetto antiovulatorio per cui l'ovulazione c'è, nessun ritardo è documentato (nello studio pubblicato da Croxatto e coll. nel 2004 che ha esplorato questo parametro, il ritardo della rottura del follicolo ovarico si è verificato con la stessa incidenza nel gruppo trattato rispetto al placebo), la gravidanza viene evitata nel 100% dei casi, eppure gli esperti dell'Aifa ci vogliono convincere che la pillola del giorno dopo ha agito bloccando o ritardando l'ovulazione. È un effetto antiovulatorio a cui viene ricondotta la cosiddetta "disfunzione ovulatoria" di cui è però parte integrante l'inibita produzione di progesterone post-ovulatoria, un effetto notoriamente associato all'abortività precoce. Si pregano gli interlocutori di non rifugiarsi nella storiella dei possibili effetti sul muco cervicale e gli spermatozoi perché trattasi di meccanismi dimostrati inesistenti da almeno cinque studi. Per l'altra molecola, la pillola dei cinque giorni dopo, Mozzanega e coll. hanno appena pubblicato una revisione dei dati sulla rivista Reproductive Sciences che distrugge la tesi degli effetti solo ovulatori. Di tutto questo egli ci parlerà al convegno del 3 maggio che si svolgerà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum il giorno precedente la Marcia per la vita in cui personalmente potrò aggiungere un po' di dati.
La schiera di quanti la pensano come me, Mozzanega e Cosmi è piuttosto lunghetta: Chris Kahlenborn, Walter B. Severs, Joseph B. Stanford, Rafael T. Mikolajczyk, Emilio Jesús Alegre-del Rey ed altri ancora tutti autori di pubblicazioni scientifiche sull'argomento regolarmente omesse nei documenti di consensus emanate da società scientifiche da cui invano attendiamo una disclosure dei possibili conflitti d'interesse.
Adesso si apre un contenzioso che crediamo finirà davanti ai giudici. Al dottor Arisi, che esultante crede che da oggi saremo obbligati a prescrivere quelle pillole, siamo ben felici di dare una piccola delusione perché non so se ne è al corrente, ma c'è una cosetta che nel codice di deontologia medica si chiama clausola di coscienza; alla luce di questa scriteriata decisione, essa diventa un bene ancora più prezioso da difendere con l'unghie e coi denti. Se lo mettano bene nella testa, noi quelle pillole non le prescriveremo mai.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
(http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-pillola-e-abortiva-anche-se-la-sua-scheda-lo-nega-8401.htm)
«Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della contraccezione di emergenza. Si colma così un gap noto da anni a tutta la comunità scientifica», è il commento soddisfatto di Emilio Arisi, presidente della Società della Contraccezione. Ah, scienza, scienza, quando ne sento parlare a proposito di questi argomenti, mi vengono in mente i versi del Metastasio: "che vi sia, ognun lo dice, dove sia, nessun lo sa". Nessuno più di un incallito pro-life come il sottoscritto sarebbe lieto di apprendere che la pillola del giorno dopo e quella dei cinque giorni dopo non agiscono come abortivi, ma per farlo dovrebbe essere convinto da argomenti un po' più solidi di quelli, debolissimi, ex auctoritate. Dispiace che si debba scendere in aspetti tecnici, ma dal momento che si invoca la scienza, come si dice, se scienza dev'essere, che scienza sia.
Siamo piuttosto certi che tra la documentazione che l'agenzia del farmaco produrrà a sostegno della decisione vi saranno sicuramente gli studi del gruppo del Karolinska Institutet e quelli del gruppo dell'Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva, entrambi vengono in genere assunti come la prova provata che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Ma gli studi non sono come il whisky nei saloon che si tracanna tutto d'un sorso senza badare bene alla qualità della materia, le conclusioni, soprattutto se sono studi finanziati da enti distributori del farmaco, o se gli autori hanno qualche interesse con le aziende produttrici, vanno sorseggiate meditandone pregi e difetti. Nel primo studio gli autori non hanno rilevato alcuna differenza statisticamente significativa nel tasso di adesione degli embrioni ad un preparato tridimensionale di endometrio aggiungendo Levonorgestrel o placebo, concludendo da ciò che la pillola del giorno dopo non impedisce l'annidamento dell'embrione. Non so se gli esperti dell'Aifa hanno preso in considerazione l'articolo scientifico pubblicato da Mozzanega e Cosmi su Gynecological Endocrinology nel 2011 che rilevavano come questo modello era ben lungi dal replicare le condizioni di reale somministrazione del Levonorgestrel. Gli stessi espertissimi non so se abbiano pensato ad un altro elementare criterio scientifico: la dimensione del campione. Non ci vuole molto, basta un piccolo software statistico e mettendo dentro i dati di quello studio ci si accorge che la differenza tra i campioni non è nulla, ma è ben presente, ed è del 16%, essa non raggiunge la differenza statisticamente significativa perché il campione è troppo piccolo, per escludere con certezza la significatività serviva un numero di casi almeno dieci volte maggiore. Negli studi di Croxatto e coll. gli autori hanno invece verificato gli effetti del Levonorgestrel somministrato prima o dopo l'ovulazione rilevando nel primo caso un'efficacia del 100% e nessuna differenza statisticamente significativa rispetto alle gravidanze attese in assenza di farmaco nel secondo caso.
Questi dati provano l'assenza di effetti abortivi? Per nulla. Essi dimostrano solo che la pillola del giorno dopo è più efficace se somministrata prima dell'ovulazione. A questi studi si possono sollevare una marea di critiche metodologiche ma si tratta di elementi molto tecnici da riservare alle sedi appropriate, due cose però spiccano su tutte e sono più facilmente comprensibili. Per escludere che la differenza rilevata rispetto alle attese sia statisticamente significativa in questo studio il campione avrebbe dovuto essere cento volte più grande. È come se gli autori si fossero messi alla ricerca di un microbo con un microscopio capace di vedere oggetti soltanto cento volte più grandi del microbo in questione e così concludere che il microbo non c'è perché non si vede. Il secondo aspetto che gli esperti dell'Aifa e il professor Arisi speriamo ci possano spiegare è un vero e proprio arcano: tra le donne che hanno assunto il Levonorgestrel prima dell'ovulazione non si è verificata nessuna gravidanza pur ovulando nell'80% dei casi. Deve trattarsi di uno stranissimo effetto antiovulatorio per cui l'ovulazione c'è, nessun ritardo è documentato (nello studio pubblicato da Croxatto e coll. nel 2004 che ha esplorato questo parametro, il ritardo della rottura del follicolo ovarico si è verificato con la stessa incidenza nel gruppo trattato rispetto al placebo), la gravidanza viene evitata nel 100% dei casi, eppure gli esperti dell'Aifa ci vogliono convincere che la pillola del giorno dopo ha agito bloccando o ritardando l'ovulazione. È un effetto antiovulatorio a cui viene ricondotta la cosiddetta "disfunzione ovulatoria" di cui è però parte integrante l'inibita produzione di progesterone post-ovulatoria, un effetto notoriamente associato all'abortività precoce. Si pregano gli interlocutori di non rifugiarsi nella storiella dei possibili effetti sul muco cervicale e gli spermatozoi perché trattasi di meccanismi dimostrati inesistenti da almeno cinque studi. Per l'altra molecola, la pillola dei cinque giorni dopo, Mozzanega e coll. hanno appena pubblicato una revisione dei dati sulla rivista Reproductive Sciences che distrugge la tesi degli effetti solo ovulatori. Di tutto questo egli ci parlerà al convegno del 3 maggio che si svolgerà al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum il giorno precedente la Marcia per la vita in cui personalmente potrò aggiungere un po' di dati.
La schiera di quanti la pensano come me, Mozzanega e Cosmi è piuttosto lunghetta: Chris Kahlenborn, Walter B. Severs, Joseph B. Stanford, Rafael T. Mikolajczyk, Emilio Jesús Alegre-del Rey ed altri ancora tutti autori di pubblicazioni scientifiche sull'argomento regolarmente omesse nei documenti di consensus emanate da società scientifiche da cui invano attendiamo una disclosure dei possibili conflitti d'interesse.
Adesso si apre un contenzioso che crediamo finirà davanti ai giudici. Al dottor Arisi, che esultante crede che da oggi saremo obbligati a prescrivere quelle pillole, siamo ben felici di dare una piccola delusione perché non so se ne è al corrente, ma c'è una cosetta che nel codice di deontologia medica si chiama clausola di coscienza; alla luce di questa scriteriata decisione, essa diventa un bene ancora più prezioso da difendere con l'unghie e coi denti. Se lo mettano bene nella testa, noi quelle pillole non le prescriveremo mai.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
(http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-pillola-e-abortiva-anche-se-la-sua-scheda-lo-nega-8401.htm)
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