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giovedì 28 agosto 2014

Nel contesto giusto, gli assistiti diventano contribuenti

Carlo Hanau, docente universitario di Programmazione dei Servizi Sociali e Sanitari, prende spunto dalla recente censura in Francia di un noto spot informativo sulla sindrome di Down, per proporre alcune riflessioni dal taglio economico e sociale, su come i costi per l’educazione di un bimbo con grave disabilità consentano poi di raggiungere mete di autonomia per tutta la vita e anche risparmi enormi sul fronte dell’assistenza
Persona con sindrome di Down timbra il cartellino

Rispetto a quanto scritto su queste stesse pagine da Marco Piazza, sull’intervento del Consiglio Superiore per l’Audiovisivo (CSA) francese nei confronti di alcuni canali televisivi che avevano trasmesso lo spot Dear Future Mom, progettato in Italia dal CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down), come docente di Programmazione dei Servizi Sociali e Sanitari mi sento di affermare innanzitutto che il diritto all’informazione è comunque da privilegiare, in quanto le scelte – ancor più nel campo sanitario – devono essere fatte dopo un’informazione esaustiva e corretta.
Molte persone, infatti, hanno una conoscenza della problematica della sindrome di Down (trisomia 21) che risale all’epoca in cui la vita media di chi ne era affetto era molto corta e le carenze di educazione erano tali, per cui si poteva dubitare che quella vita valesse la pena di essere vissuta. Oggi si sono fatti grandi passi avanti nella quantità e nella qualità della vita di queste persone.
Dal canto loro, poi, gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale danno spesso una visione troppo pessimistica della vita delle persone con questa sindrome e anche di altre sindromi più rare. Al contrario, le assistenti sociali addette alle procedure di adozione tendono alla sottovalutazione, quando non anche a negare l’evidenza, della disabilità dell’adottando. Una ragione economica potrebbe essere l’ingente spesa sanitaria che un bimbo con sindrome di Down impone al Servizio Sanitario Nazionale. L’altra ragione potrebbe essere il tentativo di scaricare su una famiglia le spese del servizio sociale pubblico.
A tal proposito vorrei qui segnalare che in Emilia Romagna vi è da una decina d’anni una Direttiva che prescrive come la prima comunicazione della diagnosi venga effettuata ai genitori “nuovi”, avvalendosi della consulenza gratuita di genitori “senior”, appartenenti cioè a un’Associazione qualificata (già più di vent’anni fa l’ANFFAS di Bologna, l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Relazionale e/o Intellettiva, proponeva questo servizio come prassi). Ovviamente questa regola vale se i genitori nuovi accettano la proposta.
Si tratta di un adattamento italiano del cosiddetto Parent to Parent, formula USA, dove appunto i genitori senior vengono addirittura pagati per questi servizi di informazione, che si prolungano per la vita. Da noi ci sono da decenni le Associazioni, come la citata ANFFAS, e si costituiscono anche – gratis – gruppi di auto mutuo aiuto.
Purtroppo, da qualche anno, l’Azienda USL di Bologna non convoca più i genitori dell’ANFFAS – e neppure quelli dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) -, probabilmente ritenendo che un’informazione esatta sui diritti di questi figli e di queste famiglie generi domande legittime, ma difficilmente sostenibili, in questi tempi di risparmio selvaggio. Infatti, ai bambini con grave disabilità si cerca di dare il meno possibile: ad esempio l’indennità di frequenza (poco meno di 280 euro al mese), anziché quella di accompagnamento, che vale quasi il doppio (poco più di 500 euro al mese).
Come economista, devo ricordare che l’educazione di un bambino con disabilità grave costa più di 30.000 euro all’anno fin dalla scuola dell’infanzia, ma che tale educazione intensiva consente di raggiungere mete di autonomia per tutta la vita, le quali frutteranno una vita migliore e risparmi enormi per l’assistenza degli adulti e del cosiddetto “dopo di noi” che – nel caso peggiore, di sindrome di Down con comportamento autistico – può arrivare a 3 milioni di euro per una vita.
Oggi l’educazione speciale e una migliore tolleranza da parte della società consentono a queste persone di passare da assistite a contribuenti, se vengono inserite in un contesto lavorativo adeguato. E anche il tirocinio lavorativo può essere utilizzato dalle persone con trisomia 21. Nella Regione Emilia Romagna, ad esempio, la Legge sui tirocini del 2013 [Legge Regionale Emilia Romagna 7/13, N.d.R.] e i relativi Regolamenti del settembre successivo, che l’economista assessore Patrizio Bianchi ha fatto approvare con il consenso delle Federazioni FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), permettono l’uso dell’istituto del tirocinio anche per queste persone, senza gravare sulle imprese che danno loro accoglienza.

* Docente di Programmazione dei Servizi Sociali e Sanitari all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Fonte: superando.it


mercoledì 7 agosto 2013

Sono il papà di un bimbo con sindrome di down


La lettera di un padre: "Ringrazio l'AIPD e le altre istituzioni. Oggi sono felice".




04/08/2013  Gentile Direttore,
sono il papà di un bimbo con sindrome di down di un anno.
Quest'anno è stato per me di "sperimentazione", di studio di tale situazione di "normale diversità". Oggi ripenso allo smarrimento, lo sgomento, l'incredulità del primo istante e a come sarebbe stato ancora più complicato districarsi fra la burocrazia e affrontare questa "nuova vita" senza l'aiuto di parenti, amici, senza la macchina organizzativa di assistenza sociale del Comune di Parma e anche dell'ospedale, al quale va il mio grazie.
Ma il grazie più grande lo rivolgo, e l'ho già fatto con loro, alla AIPD - ass italiana persone con sindrome di down. La loro vicinanza, i loro consigli e le loro dritte mi hanno dato davvero tanto, facendomi scoprire questo mondo "diverso" e oggi sono il papà piu felice del mondo.
Ecco perché, a distanza di un anno, ho chiesto alla Aipd di aprire una sede a Parma. Credo che un'associazione specifica sia l'opportunità per Parma di conoscere meglio questa disabilità, le famiglie di persone down e le persone stesse... e possa essere un luogo non solo di incontro per persone down o loro familiari, ma un luogo di integrazione fra persone con " diverse abilità " siano esse disabili o meno...

A.M.

L’Associazione Italiana Persone Down,Nata a Roma nel 1979 con la denominazione di Associazione Bambini Down, si pone quale punto di riferimento per le famiglie e gli operatori sociali, sanitari e scolastici su tutte le problematiche riguardanti la sindrome di Down.
Il suo scopo è tutelare i diritti delle persone con sindrome di Down, favorirne il pieno sviluppo fisico e mentale, contribuire al loro inserimento scolastico e sociale a tutti i livelli, sensibilizzare sulle loro reali capacità divulgare le conoscenze sulla sindrome.
L’AIPD fa parte dal 1994 della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH).
Mantiene inoltre rapporti con le altre associazioni di persone con sindrome di Down italiane per un utile scambio di informazioni e per affrontare con una linea unitaria temi di interesse comune.
In tale ambito si è costituito un coordinamento (www.coordown.it) che sta progressivamente strutturandosi e che si incontra annualmente in Assemblea.
Sul piano internazionale è membro dell’EDSA (European Down Syndrome Association) e del FID - Forum italiano per la disabilità, organo di coordinamento delle realtà italiane per la rappresentanza in Europa.
L’Associazione Italiana Persone Down ha 45 Sezioni su tutto il territorio nazionale ed è composta prevalentemente da genitori e da persone con questa sindrome.
Stiamo avviando i lavori per la costituzione di una sezione “AIPD” anche nella città di Parma,che possa essere nel tempo sia un punto di informazione e supporto che un luogo di incontro fra la città,le persone con sindrome di Down ed i loro familiari.
Per far ciò abbiamo bisogno della prima adesione di un numero minimo di famiglie,pertanto se interessati inviare una mail con i propri dati per essere ricontattati ad aipd.parma@gmail.com 

Fonte: parmadaily.it