Il piccolo Jett Morris, considerato “feto non vitale”, nasce contro il parere dei medici a 25 settimane di gravidanza. Pesa meno di 600 grammi, sopravvive ed ora festeggia felice il suo primo compleanno
di Anna Fusina
Jett Morris nasce a sole 25 settimane di gravidanza, pesa meno di un
sacchetto di zucchero ed è più piccolo della mano di suo padre. Ma i
suoi genitori sono felici che sia vivo.
I medici avevano infatti sconsigliato a Mhairi e Paul Morris, una
coppia inglese di Crawley, nel West Sussex, di tenere il loro bambino.
Pensavano che non sarebbe mai sopravvissuto ad una tale precocità.
L'incredibile storia di questo bambino, nato dall'amore e dalla determinazione dei suoi genitori è raccontata dal Daily Mail.
La signora Morris aveva subìto la rottura prematura delle membrane a
20 settimane di gravidanza. "In quel momento, i medici non lo vedevano
come un bambino, ma come un feto non vitale”, ha dichiarato la madre
del piccolo al quotidiano.
La coppia decide però di andare contro il parere e le pressioni dei
medici che consigliano l'aborto. Non abortisce e sceglie di continuare
la gravidanza e di far nascere il bimbo. In seguito alla signora Morris
viene diagnosticata la placenta previa, che può causare emorragie ed
infezioni. Le si dice che probabilmente entrerà in travaglio entro 48
ore e il bambino morirà. Ma nei giorni successivi la signora non
partorisce e viene dimessa dall'ospedale.
Dopo 12 giorni lei comincia a sanguinare e la coppia decide di fare
il viaggio della speranza. Viaggia per 80 miglia e raggiunge un ospedale
di Portsmouth, dove vi è un'unità di cura attrezzata per accogliere
bambini nati dopo le 28 settimane di gravidanza.
I medici avvertono i coniugi Morris che il loro figlio potrebbe
nascere con il cervello danneggiato e che probabilmente morirà al
momento della nascita, perché i suoi polmoni non sono
sviluppati. Tuttavia Jett, il piccolo “lottatore” sfida ogni previsione
medica e nasce il 6 dicembre 2013.
Dopo la sua nascita, Jett ha sofferto di una malattia polmonare e di
ittero. Ma ha subito recuperato quando i suoi polmoni e gli altri organi
si sono sviluppati. E' stato poi dimesso il 5 marzo: quasi tre
settimane prima della data prevista.
Il piccolo ha ora festeggiato felice il suo primo compleanno e gode di buona salute.
La signora Morris, che gestisce una boutique per bambini con suo
marito, ha dichiarato: “Noi abbiamo avuto un esito felice, ma temo che
altre madri potrebbero avere abortito mentre i loro bambini sarebbero
potuti sopravvivere”. Ed ora spera che la sua storia sia conosciuta da
altre donne incinte affinché facciano la sua stessa scelta.
Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/
mercoledì 7 gennaio 2015
sabato 3 gennaio 2015
Una canzone di benvenuto per ogni bambino che fa nascere
Il
Dr. Jaja sa quanto speciale sia ciascun bambino che fa nascere.
Questo è il motivo per cui riserva ad ogni neonato un trattamento
davvero unico: una meravigliosa canzone
di
Anna Fusina
E'
soprannominato “Singing
Doctor”.
In
trent'anni di servizio come ostetrico-ginecologo ha infatti cantato
per tutti gli 8.000 bambini che ha fatto nascere, per accogliere in
modo speciale queste nuove vite che sono venute al mondo.
Si
tratta del Dottor Carey D. Andrew-Jaja, nigeriano di
nascita, in servizio presso il Medical Center's Magee Womens
Hospital dell'Università di Pittsburgh.
Tutto ha avuto inizio quando il dottor Jaja era un giovane praticante
presso un medico che ha sempre cantato per i bambini che ha fatto
nascere. “Stava per andare in pensione, – racconta il
Dott. Jaja - mi ha chiesto di continuare la tradizione e da allora
l'ho fatto!”
Andrew Jaja dice di ritrovare se stesso attraverso il canto, che
diffonde veramente felicità ed allegria nelle persone intorno a lui.
Il Dr. Jaja sa quanto speciale sia ciascun bambino che fa nascere.
Questo è il motivo per cui riserva ad ogni neonato un trattamento
davvero unico, celebrandone l'arrivo con una meravigliosa canzone
cantata dalla sua splendida voce.
Quale modo migliore per entrare nel mondo se non quello di essere
accolti da una canzone?
Il dottore-cantante incanta in sala parto le mamme, i papà ed i
neonati cantando felice “What a Wonderful World” di Louis
Armstrong ed “Happy Birthday” o altre melodie rilassanti
ai piccoli nati. E chiede a tutti di partecipare, compresi parenti e
personale ospedaliero, anche nelle stanze delle mamme che hanno
appena partorito.
A suo parere, quando vediamo il miracolo della nascita di fronte a
noi e ci prendiamo del tempo per apprezzarlo, si possono dimenticare
tutte le crisi in corso nel mondo, anche se solo per un momento.
Per lui ogni vita è veramente preziosa e unica.
“Quando sto cantando a quei bambini, - osserva
il Dott. Jaja - penso che sto cantando ad una futura
persona importante. Questo è il credito che dò a tutti loro. Quindi
per me è una cosa meravigliosa nelle mie mani: il miracolo della
vita.”
Il suo slogan è:” Affronta ogni incontro con un sorriso sul tuo
viso ed una canzone nel tuo cuore” e
assicura che ogni bambino che fa nascere ne ottiene un assaggio
cominciando la sua vita con una canzone.
Lo si può ammirare a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=NBrhF77Hqag
mercoledì 24 dicembre 2014
Il Natale di Papa Francesco
Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po' di silenzio per ascoltare la voce dell' Amore.Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.L' albero di Natale sei tu, quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita.Gli addobbi di Natale sei tu, quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di Natale sei tu, quando chiami, congreghi e cerchi di unire.Sei
anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli
altri, con la bontà, la pazienza, l'allegria e la generosità. Gli angeli di Natale sei tu, quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore.La stella di Natale sei tu, quando conduci qualcuno all'incontro con il Signore. Sei anche i re magi, quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.La musica di Natale sei tu, quando conquisti l'armonia dentro di te.Il regalo di Natale sei tu, quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.Gli auguri di Natale sei tu, quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.Il cenone di Natale sei tu, quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco. Tu
sei la notte di Natale, quando umile e cosciente ricevi nel silenzio
della notte il Salvatore del mondo senza rumori né grandi celebrazioni;
tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un
Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.
Papa Francesco
Ama la vita così com'è - Madre Teresa di Calcutta
Ama la vita così com'è
amala pienamente, senza pretese.
Amala quando ti amano o quando ti odiano.
Amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un po'.
Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!
(Madre Teresa di Calcutta)
domenica 21 dicembre 2014
Petizione sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole
By ProVita Onlus · 12/15/2014
Sempre più diffusa è la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’affettività e della sessualità. Molti hanno già reagito contro la subdola introduzione della teoria del gender
nelle scuole di ogni ordine e grado (fin dagli asili nido). Tuttavia,
anche quando non si arriva a questo punto, in molti casi l’educazione sessuale è priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia, e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi.
Attualmente i progetti educativi in questo ambito vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di “lottare contro la discriminazione”. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, obesità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste. In realtà il concetto generico di “non discriminazione” nasconde molto spesso: la negazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto; la libertà di identificarsi in qualsiasi “genere” indipendentemente dal proprio sesso biologico; l’equiparazione di ogni forma di unione e di “famiglia”; la giustificazione e normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale. Tutto ciò, anche in altri paesi dove simili strategie educative sono da tempo applicate, come in Inghilterra e Australia, ha già causato una sessualizzazione precoce della gioventù che ha portato ad un aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), alla dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia.
Inoltre i suddetti progetti educativi, e persino la “strategia nazionale” dell’UNAR, vengono sovente redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori, e quindi, sia per le modalità che per i contenuti, sono elaborati e diffusi in violazione dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”); dell’art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (“Lo Stato … deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”); dell’art. 30 della Costituzione italiana (“E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”); e dell’art. 14 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’UNICEF (“Gli Stati parte rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione”).
Per questi motivi con la presente petizione chiediamo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, non solo, come già chiesto sia dalla nostra che da altre associazioni, di disapplicare la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” e di impedire la diffusione di ogni progetto educativo che ad essa si ispiri, ma soprattutto di emanare precise direttive affinché tutti i progetti, corsi, strategie educative, si conformino ad alcune linee guida, prevedendo, in particolare:
• Che venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dei decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 275/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR235/2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012). Ogni “strategia” educativa, specie se di rilievo nazionale, dovrebbe rispettare sia nelle sue modalità di elaborazione e diffusione (coinvolgendo prevalentemente enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie) che nei contenuti, questo diritto fondamentale. Similmente, i progetti sull’affettività e la sessualità da attuare nelle scuole dovrebbero coinvolgere le famiglie nell’opera di educazione e rendere i propri contenuti trasparenti ad esse, evitando il contrasto con le “convinzioni religiose e filosofiche” dei genitori. L'azione educativa della scuola in questo ambito deve essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori).
• Che sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’art.29, privilegi la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, della quale “riconosce” gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione.
• Che si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. In questo modo gli studenti impareranno anche che la madre e il padre, nella famiglia, ancor più che nel mondo del lavoro o in altri contesti, apportano la loro propria ed insostituibile ricchezza specifica.
• Che si educhi al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva. Questo implica che si tenga conto delle specificità neurofisiologiche e psicologiche dei ragazzi e delle ragazze in modo da accompagnarli nella loro crescita in maniera sana e responsabile, prevedendo corsi di educazione all’affettività e alla sessualità, concordati con i genitori.
• Che si porti a riconoscere che l’attività sessuale non si riduce alla dimensione del piacere, ma che comporta delle conseguenze gravi e dei doveri importanti. A questo proposito si potranno mostrare utilmente i risultati delle indagini sociologiche secondo le quali ritardare l’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenta le possibilità di intrattenere relazioni stabili nel futuro e riduce i problemi psicologici (come la depressione), specialmente nelle ragazze.
Firma subito anche tu la petizione affinché il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca accolgano la nostra proposta educativa e garantiscano che nelle scuole i nostri figli possano trovare, non ideologie pericolose, ma la via verso uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche.
Per firmare vai a ; http://www.citizengo.org/
ProVita
Onlus, l'Associazione Italiana Genitori (AGe), l'Associazioni Genitori
delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita, presentano questa petizione propositiva al Ministro dell’Istruzione, nonché al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, affinché i nostri figli possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.
Attualmente i progetti educativi in questo ambito vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di “lottare contro la discriminazione”. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, obesità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste. In realtà il concetto generico di “non discriminazione” nasconde molto spesso: la negazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto; la libertà di identificarsi in qualsiasi “genere” indipendentemente dal proprio sesso biologico; l’equiparazione di ogni forma di unione e di “famiglia”; la giustificazione e normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale. Tutto ciò, anche in altri paesi dove simili strategie educative sono da tempo applicate, come in Inghilterra e Australia, ha già causato una sessualizzazione precoce della gioventù che ha portato ad un aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), alla dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia.
Inoltre i suddetti progetti educativi, e persino la “strategia nazionale” dell’UNAR, vengono sovente redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori, e quindi, sia per le modalità che per i contenuti, sono elaborati e diffusi in violazione dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”); dell’art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (“Lo Stato … deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”); dell’art. 30 della Costituzione italiana (“E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”); e dell’art. 14 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’UNICEF (“Gli Stati parte rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione”).
Per questi motivi con la presente petizione chiediamo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, non solo, come già chiesto sia dalla nostra che da altre associazioni, di disapplicare la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” e di impedire la diffusione di ogni progetto educativo che ad essa si ispiri, ma soprattutto di emanare precise direttive affinché tutti i progetti, corsi, strategie educative, si conformino ad alcune linee guida, prevedendo, in particolare:
• Che venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dei decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 275/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR235/2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012). Ogni “strategia” educativa, specie se di rilievo nazionale, dovrebbe rispettare sia nelle sue modalità di elaborazione e diffusione (coinvolgendo prevalentemente enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie) che nei contenuti, questo diritto fondamentale. Similmente, i progetti sull’affettività e la sessualità da attuare nelle scuole dovrebbero coinvolgere le famiglie nell’opera di educazione e rendere i propri contenuti trasparenti ad esse, evitando il contrasto con le “convinzioni religiose e filosofiche” dei genitori. L'azione educativa della scuola in questo ambito deve essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori).
• Che sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’art.29, privilegi la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, della quale “riconosce” gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione.
• Che si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. In questo modo gli studenti impareranno anche che la madre e il padre, nella famiglia, ancor più che nel mondo del lavoro o in altri contesti, apportano la loro propria ed insostituibile ricchezza specifica.
• Che si educhi al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva. Questo implica che si tenga conto delle specificità neurofisiologiche e psicologiche dei ragazzi e delle ragazze in modo da accompagnarli nella loro crescita in maniera sana e responsabile, prevedendo corsi di educazione all’affettività e alla sessualità, concordati con i genitori.
• Che si porti a riconoscere che l’attività sessuale non si riduce alla dimensione del piacere, ma che comporta delle conseguenze gravi e dei doveri importanti. A questo proposito si potranno mostrare utilmente i risultati delle indagini sociologiche secondo le quali ritardare l’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenta le possibilità di intrattenere relazioni stabili nel futuro e riduce i problemi psicologici (come la depressione), specialmente nelle ragazze.
Firma subito anche tu la petizione affinché il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca accolgano la nostra proposta educativa e garantiscano che nelle scuole i nostri figli possano trovare, non ideologie pericolose, ma la via verso uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche.
Per firmare vai a ; http://www.citizengo.org/
Fonte: ciiizengo.org/
domenica 14 dicembre 2014
EllaOne: contraccezione o aborto?
La
carenza d’informazione costituisce un grave problema etico, perché
chi non conosce non è in grado di scegliere consapevolmente e
liberamente.
Il
meccanismo d’azione di ellaOne, la pillola dei cinque
giorni dopo, non è esclusivamente di tipo antiovulatorio.
Le
donne che assumono ellaOne nel periodo fertile del ciclo mestruale
per la maggior parte ovulano e possono concepire, ma, essendo il loro
endometrio irrimediabilmente compromesso a causa dell’azione della
pillola, non si verificherà l’annidamento dell’embrione
nell’utero materno e verrà così provocata la morte del concepito.
Il
possibile effetto antinidatorio è incompatibile con la legislazione
italiana.
La
legge di riferimento, quando si parla di contraccezione, è la L.
405/75, istitutiva dei Consultori familiari. Nel suo primo articolo
essa definisce la procreazione responsabile e finalizza quest’ultima
alla tutela della salute della donna e del “prodotto del
concepimento”, escludendo così i metodi con meccanismo d’azione
post-concezionale.
Anche
la recente sentenza della Corte Europea di Giustizia del 18 ottobre
2011 ha riconosciuto nella fecondazione l’inizio della vita e nel
concepito un soggetto che deve essere tutelato.
La
Direttiva europea 2001/83/CE, relativa ai medicinali per uso umano,
all’art. 4 prevede che le procedure di approvazione comunitaria non
impediscono ai singoli Stati della UE di vietare farmaci
contraccettivi o abortivi incompatibili con le rispettive
legislazioni nazionali.
Inoltre
la Direttiva europea 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali
sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno, recepita dal
nostro Codice del Consumo nel 2007, prevede che l’informazione
all’utenza sia corretta e in nessun modo ingannevole. Essa non deve
infatti contenere informazioni false, ma neppure ingannare il
consumatore medio nella sua presentazione complessiva (anche se
l’informazione sia di fatto corretta) riguardo all’esistenza o
alla natura del prodotto, cioè alle sue caratteristiche principali,
fra cui la sua composizione, l’idoneità allo scopo ed i risultati
che si possono attendere dal suo uso.
Nel
foglietto illustrativo di ellaOne si dice che “si ritiene che
ellaOne agisca bloccando l’ovulazione”, ma se ne omette il
possibile effetto antinidatorio, e dunque abortivo.
La
presentazione di questo farmaco come “contraccettivo”, termine
correntemente usato per indicare la prevenzione del concepimento
(inteso come fecondazione) è ingannevole: potrebbe indurre infatti
ad utilizzarlo persone che non lo farebbero mai, se solo ne
conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio.
La
relazione tecnico-scientifica “Ulipristal acetato (CDB 2914) -
Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici”
della Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED
Galileo del 16 aprile 2010 riporta a questo proposito il risultato
di alcuni studi:
“In
uno studio condotto su 618 donne negli Stati Uniti di età inferiore
a 50 anni l’11,8% del campione riteneva che la
contraccezione d’emergenza agisse prima del concepimento, il 56,6%
tra il concepimento e l’impianto nell’utero ed il 18,1% dopo
l’impianto. Il 48% dello stesso campione considerava la
fecondazione come l’inizio della vita umana, contro il 19% che
individuava tale inizio con l’impianto dell’embrione o fasi
successive. (...) In un altro studio, condotto su 581 donne di età
media poco superiore ai 30 anni, è risultato che il 39,4% non
avrebbe assunto un metodo contraccettivo che avesse esercitato la
propria azione dopo la fecondazione. Il 46,3% ha individuato l’inizio
della vita umana con la fecondazione contro il 35,7 che ha indicato
l’impianto o fasi successive. (...)
La
collocazione dell’inizio della vita umana e la religiosità sono
fortissimi predittori dell’attitudine delle donne ad utilizzare o
rifiutare i contraccettivi in base al meccanismo d’azione (non
quindi sulla base della semplice indicazione contraccettiva). Il più
recente studio in questo senso, condotto su 178 donne di 18-50 anni
che frequentavano due centri universitari di medicina generale, ha
confermato i precedenti risultati indicando che il 30% delle donne
ritiene che la vita inizi al momento della fecondazione, il 47%
indica la fecondazione come momento di inizio della gravidanza, il
20% darebbe il consenso all’utilizzo della contraccezione
d’emergenza solamente se essa agisse prima della fecondazione, il
34% la utilizzerebbe solamente se il proprio medico la informasse
assicurando che essa non provoca alcun aborto.”
Il
fatto che nel foglietto illustrativo di ellaOne manchi un riferimento
diretto al possibile impedimento dell’annidamento dell’embrione
nell’utero materno rende l’informazione alle possibili utenti
difettosa ed inesatta sia dal punto di vista tecnico-farmacologico
che sotto il profilo del consenso informato.
Detta
lacuna nell’informazione all’utenza, secondo la Società
Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, “può
costituire un importante ostacolo all’esercizio dell’autonomia
decisionale della donna e alla sua capacità di assumere decisioni
non in contrasto con le proprie convinzioni etiche da cui potrebbero
derivare potenziali rischi per la propria salute psichica. (...) un
consenso dato senza adeguata e completa informazione sarebbe da
ritenersi “non valido”, condizione a cui sarebbero riconducibili
possibili problematiche sia in ambito penalistico che civilistico nei
confronti del medico (e della struttura) che ha prescritto il
farmaco.”
Un’altra
questione di particolare rilevanza riguarda la disposizione dell’art.
3 della Determinazione Aifa dell’8 novembre 2011, che subordina la
prescrizione del farmaco alla presentazione di un test di gravidanza
ad esito negativo basato sul dosaggio dell’HCG beta, al fine di
escludere una gravidanza in atto.
L'
hCG (Human chorionic gonadotropin) o gonadotropina corionica è un
ormone prodotto dall'embrione, subito dopo il suo impianto
nell'utero.
Il
test di rilevamento dell’ormone beta hCG nel sangue o nelle urine,
che si dovrebbe esibire al momento della richiesta di prescrizione
del farmaco, può dare esito positivo di una eventuale gravidanza
solo 7-8 giorni circa dopo la fecondazione, quando l'embrione si è
già annidato nell'utero; pertanto, se c'è stata la fecondazione ma
l'embrione non si è ancora annidato, il test darà come esito un
falso negativo, anche se l'embrione sta viaggiando verso l'utero e,
quindi, la gravidanza esiste.
Il
concepito rimane dunque “invisibile” al test per circa 7-8
giorni, un intervallo di tempo nel quale il livello di beta HCG non
si positivizza.
Quindi
i test attualmente in uso non servono a escludere un’azione
abortiva della pillola, perché non segnalano la presenza
dell’embrione se esso non è ancora annidato in utero.
Esiste
un test più sensibile che potrebbe segnalare la presenza
dell’embrione poco dopo la fecondazione. Entro due giorni da
quest’ultima è possibile infatti rilevare nel circolo materno il
Fattore Precoce di Gravidanza: l’EPF (Early Pregnancy Factor) che
appunto è presente quando inizia una gravidanza.
L’EPF
è una sostanza immunosoppressiva, prodotta dall’ovaio prima
dell’impianto dell’embrione in utero, che appare circa 48 ore
dopo la fecondazione ed è la risposta ormonale della madre ai
segnali endocrini che l’embrione appena formato invia, segnalando
la sua presenza.
L’impiego
del test del dosaggio dell’EPF nel sangue non è però a tutt’oggi
standardizzato e non costituisce per il momento un esame di routine a
causa del dispendio economico e di tempo che comporta.
Riguardo
alla disposizione dell’esecuzione del test di gravidanza
preliminare, occorre inoltre rilevare che le donne che volessero
farsi prescrivere ellaOne potrebbero anche presentare il test di
gravidanza sulle urine eseguito da loro stesse o da altre donne in un
periodo di assenza di rapporti sessuali o di rapporti sessuali
verificatisi nel periodo infecondo nel ciclo. Il test risulterebbe
così negativo e la pillola potrebbe così essere messa da parte,
come “scorta” per le “esigenze future”.
Un
altro aspetto importante da rilevare riguardo all’informazione data
sulla “contraccezione d’emergenza” (in cui è inclusa anche
ellaOne), è l’affermazione che la sua diffusione costituisca il
presupposto fondamentale per un minore ricorso all’interruzione
volontaria di gravidanza.
Numerosi
articoli documentano invece come il ricorso alla “contraccezione
d’emergenza” (CE) non riduca l’abortività volontaria, che,
anzi, in diversi casi, aumenta.
Infine,
si deve rilevare come la disinformazione di molte donne riguardo alla
fisiologia della riproduzione, soprattutto delle adolescenti,
maggiori consumatrici di contraccettivi di emergenza, porti spesso ad
un uso fuori luogo e magari ripetuto della contraccezione
d'emergenza.
Nel
testo “Sessualità e riproduzione: tutto sotto controllo?”
vengono riportati i risultati di uno studio (Bonarini 2004) su mille
donne seguite dai Consultori della città di Padova (100 pazienti per
ognuno dei 10 consultori dell’area urbana).
A
dette donne è stato chiesto di indicare la durata del proprio ciclo
mestruale, di identificare su di un grafico il periodo fertile del
proprio ciclo, di indicare il giorno della propria ovulazione e il
giorno presunto dell’ovulazione in un ciclo che durasse solo 22
giorni.
Sono
risultate informate il 21,4% delle ragazze di età inferiore a 20
anni, il 28,9% delle donne di età compresa tra 20 e 29 anni, il
29,1% delle donne comprese tra 30 e 39 anni ed il 36% delle donne di
40 anni ed oltre.
La
carenza d’informazione costituisce un grave problema etico, perché
chi non conosce non è in grado di scegliere consapevolmente e
liberamente.
Se
la donna non ha elementi corretti per scegliere personalmente, le sue
scelte saranno effettuate da altri, poiché non fondate su una vera
conoscenza ma su informazioni veicolate spesso da “fonti
interessate”.
E’
indubitabilmente indispensabile una conoscenza non superficiale del
meccanismo di azione di ellaOne sia da parte del medico che
prescrive questo prodotto, sia da parte della donna che pensa di
assumerlo, al fine che quest’ultima esprima un consenso libero,
veramente informato e valido.
Anna
Fusina
Fonte: vitanascente.blogspot.it/
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